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My Wine Notes

Garantito... da me!

Garantito… da me: Bardolino 2009 Le Fraghe

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Eh no Angelo, questa volta non posso proprio essere d’accordo con te! Questo anche se condivido in toto l’idea di fondo di rivendicare “il diritto alla piacevolezza dei vini da bere” e penso che sia giusto, in nome di quello che chiami “l’onesto piacere del vino”, contrapporre “all’estetica autoreferenziale della degustazione l’immediatezza appagante della freschezza fruttata e della sapidità”.
Per me questo ottimo vino di cui mi accingo a parlare, che tra l’altro i privati che passano in cantina ad acquistarlo, si possono portare via al prezzo piccolo, onestissimo, di 5,60 euro, questo vino che davvero “interpreta il sapere gastronomico d’un territorio”, anche se canonicamente rientrerebbe nella categoria dei vini che costituiscono il tema del tuo nuovo, simpatico sito Internet non può proprio essere definito come un… vinino!
So di toccare un tema a te particolarmente caro trattando del “tuo” Bardolino, del vino simbolo di quella sponda veronese del Garda che è la tua heimat ma non posso proprio, dopo essere tornato a Colombare di Cavaion Veronese, in visita alla cantina di una delle produttrici che maggiormente un’idea alta e nobile, e fedele alle migliori tradizioni, di Bardolino onorano, ovvero Matilde Poggi, alias Le Fraghe, liquidare il suo magnifico Bardolino 2009 come un, pur simpatico, “vinino”.
In questo vino, espressione di vigneti di una dozzina d’anni, posti nei comuni di Affi e Cavaion Veronese, ottenuto da uve Corvina, in larga parte, e Rondinella (niente Molinara), vinificate separatamente, con macerazione di poco più di una settimana, non protratta oltre la fine della fermentazione alcolica, e affinato in acciaio sino a fine primavera, c’è la stessa volontà puntuale di ottenere un grande vino, un vero “vin de terroir” e non solo un bel “vin du pays”, che Matilde applica al più ambizioso dei suoi vini, l’eccellente Cabernet (Sauvignon e franc) Quaiare.
Per il quale non perdo la testa, ma di cui non dimentico che costa in cantina, sempre a quei privati che pagano 6,20 euro l’esemplare Garganega e ancora 5,60 il Bardolino Chiaretto Rodon (degustato il 4 gennaio, il 2010 appare già piacevolissimo, franco, dotato di ampia fragranza, sale e sicura personalità), intorno ai 12-15 euro (o forse meno), ovvero una cifra nettamente inferiore a quello che costano determinati giustamente blasonatissimi tagli bordolesi che si possono trovare, a poca distanza, nel confinante Trentino.
Vini che magari, anche senza magari, non si bevono con la stessa piacevolezza del Quaiare: affinato, vedi caso, non in barrique ma in tini di rovere da venticinque ettolitri…
Non può essere definito, seppure con simpatia, sorridente affetto e ampia considerazione solo un “vinino” questo Bardolino per cui Matilde Poggi suggerisce l’abbinamento a piatti di carni bianche e rosse dai sapori delicati e con formaggi non stagionati, ma che io penso sia perfetto anche su tutti i menu proposti da otto ristoranti, Cà Orsa ad Affi, 21° Secolo, Al Cacciatore e Villa a Cavaion Veronese, Al Forte, Eva, La Carica e Stella d’Italia a Pastrengo, che aderiscono all’iniziativa “Il Maiale e il Bardolino nei menu dei ristoranti della collina gardesana” (dal 7 gennaio al 28 febbraio) promossa con intelligenza dei ristoranti della Collina gardesana e del Consorzio di tutela del vino Bardolino.
E con la collaborazione del Consorzio di tutela del formaggio Monte Veronese, dato che il tipico formaggio del monte Baldo e della Lessinia è compreso nei menù.
Trovo questo vino, invece, che meritoriamente la guida Slowine ha selezionato come “vino quotidiano”, non solo un ideale “vino anticrisi”, ed emblema di quella riscoperta della piacevolezza (che per me è sempre stata elemento fondamentale anche negli anni in cui altri colleghi esaltavano i vini muscolari e quelli più sfacciatamente internazionali) ma un gran bel vino tout court.
Di cui non si sognerei mai di coniare una definizione diminutiva o riduttiva che presentasse il suffisso -ino. E che non mi sentirei mai di presentare ad un collega di lingua inglese come un “funny wine” o peggio ancora come uno “smart wine”…
Tutto in questo vino induce al rispetto e all’ammirazione, dal colore, un rosso rubino brillante, di splendida rilucente vivacità, alla gamma esplosiva dei profumi, che vanno a comporre, con quella sugosa sostanza ciliegiosa (oh dio, starò mica lucamaroneggiando?), quel ribes, quel mirtillo così presente, e poi con una parata di sfumature pepate, leggermente speziate (roba da terra e da frutto: qui non v’è traccia di legno né di tannini aggiunti…) e accenni minerali, di grafite, di sottobosco ed erbe aromatiche, di liquirizia, un insieme complesso, stratiforme, variegato, ma vivo, diretto, fresco ed elegante, di precisa e nitida, accattivante definizione.
E poi da vino vero, con saldo carattere e tanto di “attributi”, enologici ovviamente, il gusto, succoso, ben polputo, godibile e fruttato, eppure percorso da un tannino ben rilevato e vivo, che vivacizza, dà energia e nerbo, saldo, schietto al vino e lo mantiene in continua tensione.
Merito anche di una calibratissima e salata acidità, di una ricchezza di sapore, che rende il vino godibile e perfetto ad esaltare ed esaltarsi su preparazioni a base di carne, specie quelle dove è il divin porcello protagonista.

Piatti come Grigliata di maiale (braciole, costine, salsicce, luganeghe, carne salà), Carrè di maialino da latte allo scalogno, Puntine di maiale con salsa al Bardolino e fonduta di Monte Veronese, Arrostino di capocollo, Cosciotto di maiale al forno con patate e zucchine, Cotechino con salsa verde, kren e pearà, che saranno tra i protagonisti della settimana Maiale e Bardolino sopra citata.
Roba da “vinino” o piuttosto da vino da prendere sul serio e considerare come se costasse tre o quattro volte tanto e una volta stappata la bottiglia, invece di vederla rapidamente vuotarsi, rimanesse tristemente semipiena (com’è il caso di tanti presunti “grandi vini”) sul tavolo?

Azienda Agricola LE FRAGHE
Loc. Colombare 3 Cavaion Veronese (VR)
e-mail: info@fraghe.it
sito Internet www.fraghe.it

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Angelo Peretti

    10/01/2011 at 10:54

    Temo di dover essere d’accordo con te, Franco: il Bardolino di Matilde Poggi è davvero un gran bel… vino. Soprattutto nella versione in tappo Stelvin, nella capsula a vite.

    • Franco Ziliani

      10/01/2011 at 10:57

      ma non é un “vinino” Angelo, é un signor vino! cordialità

  2. Angelo Peretti

    10/01/2011 at 14:05

    E dunque non è un caso che io non l’abbia recensito fra i miei vinini?

    • Franco Ziliani

      10/01/2011 at 14:28

      molto bene Angelo, anche se il Valpolicella, in genere, rientra nella categoria di quelli che tu hai deciso di chiamare… vinini…

  3. giuseppe trisciuzzi

    10/01/2011 at 14:36

    Brava Matilde e soprattutto non se la tira, fa ottimi vini senza pensare di averli inventati lei e senza credere di essere la depositaria del Verbo.

  4. Angelo Peretti

    10/01/2011 at 14:54

    Non c’è una denominazione specifica che includo tra i vinini. Dipende dal vino. Per esempio, nel Bardolino sicuramente ci stanno Raval e Costadoro, ma probabilmente non Le Fraghe o Le Vigne di San Pietro. Nel Valpolicella ci sta Corte Zardini, ma certamente non Quintarelli (di cui parlerò presto: che vino il suo ’99!).

    • Franco Ziliani

      10/01/2011 at 14:56

      perfetto Angelo, questa tua precisazione mi conforta. Matilde stessa mi confessava di sentire stretta la definizione di “vinino” per il suo Bardolino…

  5. M.Grazia (Soavemente)

    10/01/2011 at 23:41

    In realtà Franco sono io che ho citato il Bardolino di Matilde Poggi assieme al Tai Riveselle di Piovene Porto Godi come i miei “vinini preferiti”, in un post dedicato all’edizione Winixlive di Ferrara, dedicata appunto ai …. vinini e dove Angelo ha presentato il nuovo blog.
    So che Matilde non ama questa definizione e perciò qui chiedo pubblicamente venia. Angelo non lo inserisce tra i vinini… Direi che a Ferrara c’erano però almeno un paio di vini assai meno “vinini” di quel Bardolino! Comunque sia è un vino eccellente e che si beve alla grande. E che continuerà a non mancare mai nella mia cantina.
    Un caro saluto.
    MG

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