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Indignazioni

Questa volta Farinetti ha proprio toppato! L’allucinante spot tv di Già

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Oggi sono veramente fuori di me, anzi incazzato. E ancora più incazzati, offesi, sconcertati, sono i vignaioli, quelli che portano il messaggio di questo villaggio magico e del suo vino simbolo, il Barolo, nel mondo, di Serralunga d’Alba. Già vilipesa dalla costruzione, in uno dei suoi angoli più belli, di un autentico “ecomostro”.
Siamo, sono stati traditi. E quel che lascia più stupefatti è che la colpa è di un uomo, un “mercante di utopie”, ma forse soprattutto mercante, nato nientemeno che ad Alba, che ha casa a Novello, aziende di proprietà a Barolo, La Morra e anche Serralunga d’Alba, che dice di amare (e credo che non menta) il Barolo e la Langa.
Ma questa volta, anche se si chiama Oscar Farinetti, ha clamorosamente toppato. Una persona umanamente molto simpatica, come ho già scritto, ma quando fa cose del genere ti fa venire da pensare, e la cosa non è un complimento, né per me, né tantomeno per lui, che sia soprattutto una sorta di “Berlusconi di sinistra”, un grande venditore e molto meno un idealista. Andatevi a vedervi, per avere subito un’idea della mia “incazzatura” solenne, questo video, che trovate qui su You Tube.
Si tratta dell’anteprima dello spot pubblicitario, in onda da ieri sera sulle reti Mediaset (e ci resterà, purtroppo, sino al 18 dicembre), dedicato ad un nuovo prodotto di casa Fontanafredda, l’azienda di cui Farinetti è detentore del pacchetto di maggioranza dal 2008, che nel comunicato stampa aziendale viene così descritto: “una novità assoluta per quanto riguarda il mondo del vino piemontese: un Langhe rosso giovanissimo, proposto a poco più di due mesi dalla raccolta, quindi frutto dell’ultima vendemmia, destinato a rivoluzionare il concetto stesso di vino di qualità e con un nome accattivante e curioso,: Già”.
E ancora, più oltre, un vino che “anticipa quindi i tempi di uscita al consumo pur mantenendo le potenzialità evolutive e le caratteristiche di longevità simili a quelle di qualsiasi altro vino rosso giovane. E’ poi è un vino dalla straordinaria leggerezza: con soltanto 11 gradi di alcool, rappresenta il vino a più bassa gradazione di tutta la D.O.C. Langhe”.
Un Langhe Rosso espressione “delle uve più tipiche e apprezzate delle Langhe: il Dolcetto, il Barbera e il Nebbiolo vendemmiate e vinificate separatamente e poi assemblate” che come ha raccontato Sergio Miravalle sulla Stampa, in un articolo vagamente “agiografico”, “nasce a 13 gradi e poi ne perde due con una operazione di dealcolizzazione fisica con filtri molecolari”.
Particolari che denotano un interventismo in cantina, dove opera Danilo Drocco, direttore tecnico dell’azienda, che personalmente a me fanno accapponare la pelle.
Ma ancora di più la fa accapponare la pelle la “furbizia” di cui dà prova lo spot, che propone come protagonista un piemontese doc, Felice Marino, 87 anni, patriarca della più famosa famiglia di mugnai di Langa. Una sorta di Tonino Guerra (ricordate lo spot per la Unieuro del celebre poeta e sceneggiatore romagnolo?) di Langa.
Nel suo bel dialetto di Cossano Belbo (sottotitolato in italiano) Marino ci racconta una sorta di fiaba: “Si è sempre detto che dalle colline di Serralunga viene un vino speciale. Una volta si usava fare un vino giovane, non faceva tanti gradi era già pronto prima di Natale e l’era “bun ma propi bun”, lo si beveva in famiglia, fresco. Mi piacerebbe berlo ancora”.
Il finale dello spot vorrebbe rassicurarci dicendoci che il desiderio di Marino è stato esaudito ed il vino, Già, sarà in vendita dall’8 dicembre. Perché questo spot, che vi invito a vedere e rivedervi anche qui, con le scene del backstage, oltre che nei passaggi sulle reti Mediaset, mi indigna e sta indignando molti produttori di Serralunga d’Alba e diversi personaggi del mondo del vino di Langa, importatori e distributori dei vini di Langa nel mondo?

Perché nello spot viene chiaramente ricordato “Si è sempre detto che dalle colline di Serralunga viene un vino speciale”, ma quel vino non è, come verrebbe logico pensare, come ogni persona normale penserebbe, il Barolo, il vino simbolo di Serralunga d’Alba, un vino che a Serralunga d’Alba grazie a vigneti magici e speciali, offre alcune delle sue migliori espressioni, bensì un “vino intelligente e trasversale”, come lo definisce il direttore commerciale di Fontanafredda, Roberto Bruno, o ancora “una novità commerciale, un vino ricco di valenze innovative”.
Certo, come ricorda il direttore generale della Fontanafredda, il vecchio amico Gian Minetti, le valenze del vino “rimangono quelle legate alla tradizione, espressa sia nel rievocare l’antica abitudine dei vignaioli piemontesi di imbandire le mense con il vino “nuovo” spillato da San Martino in poi”, ma diffondere, servendosi di immagini fuorvianti (ad esempio le botti grandi in cantina che si vedono nello spot) che non c’entrano in alcun modo con il vino, perché Già non tocca legno, un’idea errata e falsa di Serralunga d’Alba, come la terra del “vinot” da bere giovane prima di Natale, è una cosa assurda. Che da un Farinetti non ci saremmo mai aspettati.
Che fare dunque, dopo aver dato vita ad uno spot che non è più solo una legittima, nessuno la discute, operazione commerciale, ma un modo non corrispondente alla realtà di raccontare al grande pubblico della televisione quale sia il vero legame tra Serralunga d’Alba ed il vino?
Molto semplice: Oscar Farinetti ha intelligenza, cultura, sensibilità e soprattutto mezzi per farlo, e per riparare all’errore. L’ideale sarebbe un altro spot pubblicitario, che ribadisca lo stretto legame di identificazione tra Serralunga d’Alba ed il Barolo (e Fontanafredda è uno dei principali produttori di Barolo a Serralunga e dovrebbe avvertire questa esigenza…) e che chiarisca che il vero vino di Serralunga d’Alba è il Barolo non una “una novità commerciale” come Già.
Oppure, come è solito fare, acquisti pagine pubblicitarie sulla Stampa di Torino, su Repubblica, sul Corriere della Sera, e su alcuni altri quotidiani nazionali e restituisca a Serralunga d’Alba quel che è di Serralunga d’Alba, con le parole svelte ed efficaci che sa trovare.
In caso contrario questo suo spot pubblicitario assumerebbe un solo significato, molto sgradevole: quello di un autentico tradimento, di un uomo di Langa, verso la sua terra ed il suo vino simbolo.
Sono sicuro che tutto desideri dalla vita Oscar Farinetti tranne che di apparire come un “traditore” della sua terra… Ci ripensi e agisca presto, Già che é in tempo…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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filippo
10 anni fa

Mah, che dire Frank… io, che sono di eno-incazzatura pronta, questa volta ho optato per l’ironia, come mi accade sempre quando parlo e scrivo dell’omino coi baffi. Vedi qui: http://www.400asafoto.com/sapori/?p=4313. Oscar, come ho scritto, ha avuto una bella pensata. Nulla di più. Da qui a scrivere che salverà le sorti del vino piemontese ce ne corre. Lui però è uno che, commercialmente e mediaticamente, ci sa fare, almeno quanto il Caimano. Forse non scenderà in politica, anche se non nasconde le simpatie di sinistra. A proposito, perchè Miravalle dice che nonostante queste simpatie Farinetti manda lo spot di Già sulle reti Mediaset? Solo perché sono del Berlusca? Maddai! Da da che mondo e mondo pecunia non olet, manco a sinistra (vedi Consorte, Unipol, Fassino e compagnia cantante). Tornando a Già l’operazione è davvero ruffiana, ma come lo sono i lanci dei nuovi prodotti. Il Farinettismo (come il Berlusconismo) è fatto di furbizie che servono ad un unico scopo: fare bene i propri affari. Lo fanno tutti: Farinetti usando bene i media, altri magari si danno all’architettura pseudo-artistica tra le vigne, o muovono le loro pedine per comandare l’eno-politica, o si accodano ad un movimento enogastronomico godendone dei favori. Farinetti traditore della sua terra? Non sono d’accordo. Come ho sempre detto e scritto lui è un imprenditore. Punto. La terra, i paesaggi, le cantine storiche, i buoni vini, il gusto… son cose che interessano nella misura in cui danno reddito… altrimenti nada… È tradimento? Non credo… è business anche perché il vino va venduto. E se dicendo questo passerò per filo aziendalista o, peggio, filo farinettiano pazienza. Sono convinto che i tradimenti siano altri: lo scempio dell’ambiente, l’assenza di infrastrutture, i soldi pubblici sperperati, una viticoltura che naviga a vista, un’economia che resta subalterna all’onnipotente Fiat. .. p.s.: non toccarmi il mio amico Felice Marino, è la cosa migliore dello spot insieme al suo dialetto (e se lo dico io che sono siculo…)

Seb
Seb
6 anni fa
Reply to  filippo

Dire che Farinetti “…forse non scenderà in politica…” non mi sembra corretto, perché Farinetti nella politica c’è dentro fino al collo, sta andando a braccetto con Renzi come non mai, sta avendo ed ha avuto favori e regali dalla politica di sinistra a non finire da imbarazzo. Tutto questo dall’acquisto di Fontanafredda dal MPS fino ad arrivare all’EXPO…….! Sono solo d’accordo che è un’imprenditore di Sx e come tale fa i suoi affari + o – correttamente come tutti quelli imprenditori schierati politicamente con la Dx o con la Sx, però si chiude più un occhio per quelli di SX……!

Tommaso Farina
10 anni fa

Debbo dire che stavolta sono del tutto d’accordo.

marco arturi
marco arturi
10 anni fa

La Langa è tanto facile da amare; rispettarla, però, è un altro paio di maniche.

corrado dottori
10 anni fa

Ciao Franco. Complimenti, gran pezzo. A suo tempo avevo letto il libro “Mercante di utopie”.
Non so. A me il personaggio continua a non piacere, nonostante alcune intuizioni importanti e nonostante tutta l’agiografia, come giustamente hai ricordato, che lo circonda. Soprattutto in certi ambienti champagne-socialist.
Ho visto la pubblicità per caso e mi ha colpito (dunque è d’impatto). Sicuramente questo Già va nella direzione che da un pò richiede il mercato: poco alcool, rossi agili e freschi, immagine giovanile. Di fronte alla crisi del novello e di certi vini base di langa potrebbe essere una felice intuizione per un colosso come Fontanafredda (ragionando in termini commerciali). Ma la de-alcolizzazione e l’accozzaglia di vitigni fanno accapponare la pelle di tutti i terroiristi…

www.playwine.blogspot.com

C’è crisi, si vuole monetizzare il più presto possibile, non è il mondo del vino però quello più adatto ad arricchirsi in fretta. Se poi si fa danno all’immmagine di una zona la frittata è fatta. Non sono del tutto sicuro però che la produzone di un prodotto cosi influenzi quella degli altri vini in zona.
Lo spot non mi è affatto piaciuto, e tutta l’operazione mi sembra un bel rischio, bisognerà assaggiarlo sto Già, magari alla cieca.
Saluti a tutti.

Franco Ziliani
10 anni fa

… io invece ho deciso di non assaggiarlo questo vino. Non me ne frega niente se possa essere buono o meno buono, quello che trovo allucinante, come ho scritto, é il modo di “spacciare” in maniera fraudolenta questo tipo di vino come “il vino di Serralunga d’Alba”. E no, come avrebbe detto un altro Oscar (molto più antipatico): no, io non ci sto!

federico
federico
10 anni fa

Mah, non so di cosa devono incazzarsi i produttori, hanno “dormito” fino adesso ( vedi anche ecomostro) ed ora che in zona arriva un bel po’ di gente, proprio tramite il “mercante”, si incazzano? Comunque mio nonno, GIA’ 40 anni fa faceva un “vinot” giovane in quella zona e non era barolo ovviamente. Pubblicità del barolo (il suo) sui giornali ne fa fin troppa. Poi tutto discutibile.

Giovanna
Giovanna
10 anni fa

Non presto una particolare attenzione alle pubblicità televisive, ma nel sentirla distrattamente ho pensato fosse un “Volo Rosso” piemontese, mi son chiesta quale azienda qui potesse pubblicizzare quella che una volta era chiamata “picheta” ovvero la bevanda ottenuta bagnando con acqua le vinacce del vino buono dopo la sua svinatura. Però allora il buon Barolo veniva trattato con i guanti e seguito come un bambino, rispettato come un anziano e poi venduto dopo anni. Ora realizzo che invece si tratterebbe di un “vino” ottenuto con alchimie di cantina, da vendere giovane, solo dopo 50 – 60 giorni dalla vendemmia: inorridisco e non posso chiamarlo vino. Purtroppo in molti “apprezzeranno” questa novità commerciale, ma credo che nessuno che abbia una minima conoscenza del vino possa prendere in considerazione questo prodotto o pensare che possa lontanamente essere parente con il Barolo. Brutta immagine e discredito per i vini di Langa, passo falso che potrebbe coinvolgerci tutti. Certo non è edificante neppure per Oscar e per la sua Fontanafredda. Disperazione commerciale?

GIAMPIERO PEZZUTI
GIAMPIERO PEZZUTI
10 anni fa

L’ho assaggiato a Lucca, il vino dello spot ”Già”.

Il gusto e il prezzo sono da GDO di terz’ordine.

Il problema è che la confezione è carina e la gente lo

compra. Siamo alle solite, qualche volta parlare alle masse,

purtroppo, paga.

Franco Ziliani
10 anni fa

Giampiero, come ha fatto ad assaggiarlo se verrà commercializzato solo l’8 dicembre? 🙂

GIAMPIERO PEZZUTI
GIAMPIERO PEZZUTI
10 anni fa

No, no. Un’enoteca molto carina a Lucca di miei amici/clienti

lo vende già da qualche giorno, con tanto di pubblicità

anche molto bella.

Vignadelmar
10 anni fa

Posso dire la mia?
.
Io tutto questo scandalo non ce lo vedo.
.
Innanzi tutto è chiaramente presentato come un Langhe DOC e non come un Barolo di Serralunga.
.
Poi tutta quella “accozzaglia di vitigni” è appunto autorizzata dal disciplinare. Disciplinare che credo venga rispettato anche nelle altre sue parti. Disciplinare che è stato creato appositamente per poter produrre un vino con quell’accozzaglia di vitigni. Oppure volete obbligare i produttori a produrre esclusivamente barolo e barbaresco? Con il nebbiolo in purezza naturalmente…..
.
Lo si accusa di fare interventi in cantina…“nasce a 13 gradi e poi ne perde due con una operazione di dealcolizzazione fisica con filtri molecolari. Particolari che denotano un interventismo in cantina……”
Dai Franco, di interventi in cantina, se ne fanno in tutte le cantine del mondo. Il vino si fa in cantina. E questo stregonesco intervento di dealcolizzazione non mi sembra così allucianante, specialmente se paragonato appunto ai tanti e disparati interventi in cantina che giornalmente vengono ovunque compiuti….leciti o illeciti.
.
Si intacca il sacro nome di Serralunga…ma dai, sai quanti pessimi vini vengono imbottigliati,a de sempio, come vino toscano e nessuno mai si sogna di accusarne i produttori del reato di “vilipendio della Toscana enologica, quella seria”.
.
Chiaramente è un’iniziativa commerciale che punta ad un pubblico estremamente diverso da quello che potrebbe essere interessato ad un barolo di Serralunga. E forse, dico forse, potrebbe essere il traino per avvicinare tanti neofiti ai vini piemontesi di lignaggio ben superiore….sai che le cantine son piene e di nuovi consumatori ce n’è un disperato bisogno.
.
Ciao

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Vignadelmar

caro Luciano, grazie per la tua cortese espressione di dissenso. Non ho scritto io di “accozzaglia di vitigni”, peraltro tutti autorizzati e presenti da sempre in Langa, e resto stupito quando proprio tu ricordi che “il vino si fa in cantina”. No, il vino che piace a me e credo anche a te si fa in vigna, ed in quel vino si interviene il minimo indispensabile. Certo che é un’iniziativa commerciale come dici tu, che punta ad un pubblico che il Barolo magari non conosce e non ama, ma é fatta in maniera scorretta, facendo passare l’equazione Serralunga d’Alba = vinot giovane.
E’ come se a Montalcino una grande azienda facesse uno spot analogo provando a proporre l’equazione Moscadello = vino di Montalcino. Certo, c’é anche quello, e magari una grossa azienda ed un noto personaggio in passato provarono, facendo un clamoroso buco nell’acqua, ad investire inizialmente tutto su quel vino per impostare quell’azienda nascente a Montalcino. Poi fecero marcia indietro, accorgengosi, anche loro dell’equazione Montalcino = Brunello (da Sangiovese di Montalcino, ça va sans dire…). Non ti “incazzeresti” anche tu di fronte ad una “pensata” del genere?

Vignadelmar
10 anni fa

Franco, dai non fare il poeta.
Tu in questo mondo ci vivi e sai benissimo che il vino si fa in vigna ma si fa anche in cantina.
E “anche” non vuol dire in minima parte.
Altrimenti non spenderemmo continuamente fiumi di parole sull’uso o non uso dei lieviti selezionati, uso o non uso delle barrique, uso o non uso delle chiarifiche, dei concentratori, dei rotomaceratori, del controllo delle temperature, dei travasi, delle follature etc etc.
.
Il “minimo indispensabile” è paurosamente soggettivo e forse la dealcolizzazione è una pratica ben meno invasiva di tante altre pratiche comunemente usate ed autorizzate.
.
Ciao

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Vignadelmar

… e invece voglio fare il “poeta” Luciano, ed il sognatore. A me quello spot e quella tecnica usata per produrre quel vino non piacciono affatto

federico
federico
10 anni fa

Io, l’equazione Serralunga-vinot giovane proprio non la vedo e ancora meno, non vedo come questo spot possa “intaccare” il nome di Serralunga. Mai dai, in tutto il mondo, con Barolo, con Monforte è conosciuta per il re dei vini, cosa vuoi che possa danneggiare il buon Felice Marino. E poi, a dire la verità, i produttori locali se ne sbattono e parlo a ragion veduta.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  federico

il buon Felice Marino non ha alcuna colpa… Ed i produttori di Serralunga d’Alba non “se ne sbattono” e si faranno presto sentire. Anche qui, credo… Comunque lo spot questa assurda equazione la propone eccome: ed il nome Barolo é assurdamente e accuratamente evitato…

Vignadelmar
10 anni fa

Franco, scusa, ma secondo me cadi in errore.
E’ proprio a quelli che la pensano come te che dovrebbe far piacere che in quello spot il nome Barolo sia accuratamente evitato.
Secondo me è volutamente e rispettosamente evitato.
.
Ciao

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Vignadelmar

e invece per me é volutamente e irrispettosamente evitato…

federico
federico
10 anni fa

Due visioni diverse. Su chi si farà sentire immagino i nomi, o il nome. Buona serata e viva il barolo.

maurizio fava
10 anni fa

fatevene una ragione: farinetti non è ne’ un santo, ne’ babbo natale.
è solo un furbo e abile industriale della grande distribuzione che sa fare bene i suoi interessi, e sa usare tanta gente per i suoi fini. TROPPA gente.

Pietro Visinelli
Pietro Visinelli
10 anni fa

Scusate la franchezza, ma se uno non regge un vino a 14 gradi forse è meglio che non beva nemmeno quello a 11. In fondo basta berne un mezzo bicchiere in meno…E’ solo industria e marketing, quindi nulla che mi possa interessare. Ribadisco la mia …filosofia:
Comperare il vino dal produttore e solo se mi sta anche simpatico!!!

Enrico Rivetto
10 anni fa

Caro Franco, ovviamente mi sento preso in causa come produttore di Serralunga. Credo che lo spot sarebbe stato fantastico se si fosse omessa la parola Serralunga. Serralunga e “vinot” non vanno d’accordo. Mio padre che di “vinot” ne ha prodotto,bevuto e venduto tanto, mi ha detto che a 11° neanche ci arrivava. Nonostante Farinetti sia indubbiamente capace, questa volta ha peccato d’inesperienza.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Enrico Rivetto

bravo Enrico, sei il primo produttore di Serralunga d’Alba che si esprime qui pubblicamente. Non credo si possa parlare di “inesperienza” nel caso di Farinetti. In quello spot ogni parola detta e non detta é attentamente soppesata ed il testo, sono pronto a scommettere, é tutta… farinetta del sacco di Oscar…

Patrizia
Patrizia
10 anni fa

A fare i corretti oggi si passa per cretini.
Già. Tutto facile, fin dal nome è perfetto per fare presto e per far arrivare alle masse un messaggio immediato: poco prezzo, un nome storico, vino fresco e giovane. Così si fa: che ci voleva?
Qui, dalla bassa, siamo davvero felici di essere cretini.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Patrizia

ne sono felice anch’io, di passare per “cretino” per certe persone…
E poi, anche da un punto di vista “filologico” e di rispetto del campanile questo spot é sbagliato: ma si doveva proprio scegliere un anziano di Cossano Belbo, che non é terra di Barolo? Possibile che a Serralunga d’Alba non ci fosse nessuno che potesse comparire nello spot al post del pur degnissimo Felice Marino?

federico
federico
10 anni fa

Ma il padre di Rivetti, dove lo produceva il “vinot”?

elena
elena
10 anni fa

caro Franco hai perfettamente ragione nessun anziano di Serralunga avrebbe mai fatto uno spot simile, ultimamente si fa leva su bambini che incarnano l’innocenza e anziani che infondono saggezza vedi nuova pubblicità del san crispino per me da censura

maurizio fava
10 anni fa

in ogni modo, il tavernello di Langa mancava. Ora c’è.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  maurizio fava

esagerato Maurizio…

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Ricordo che per togliere le uve bianche dal Chianti alcuni produttori decisero di inventarsi un vinello leggero (anzi “un sostituto dell’acqua in estate quando si ha molta sete”, come mi scrisse allora un amico direttore del marketing di una grossa casa vinicola) che chiamarono Galestro.
E ricordo che nel nostro Paese c’e’ un sacco di posto anche per vinelli (e novelli) intorno agli 11 gradi che non sono necessariamente dei prodotti da tetrapack o tetrabrick.
Non mi stupisce percio’ il fatto che un imprenditore dall’indubbio fiuto commerciale come Farinetti abbia deciso di destinare ad un nuovo vinello una parte di uve delle vigne piu’ giovani, meno adatte ai sontuosi Barolo, agli ottimi Barbera ed ai sorprendenti Dolcetto, ma che possono produrre reddito comunque.
I braccianti polacchi assunti nelle vigne ungheresi inventarono a un certo punto il Tokaji Szamorodni per non buttare via le uve della vendemmia verde, quelle che venivano scartate apposta onde lasciar maturare soltanto i grappoli migliori per fare poi degli eleganti Tokaji botrytizzati.
E’ un peccato buttar via il pane, anche secco, perche’ non dovrebbe esserlo buttare via quelle uve che non possono diventare vini nobilissimi, ma che possono produrre lo stesso qualcosa da bere al posto dell’acqua?
Mi sembra che Franco insista semmai per non associare il nome di Serralunga a questo GiA’ e che abbia dei dubbi su un vinello fatto con tecniche non tradizionali. Opinioni che condivido, senza nulla togliere a questo prodotto che, ovviamente, assaggero’. Bisogna rendersi conto di tutto cio’ che il consumatore puo’ trovare a milioni di bottiglie in giro per supermercati e stazioni di benzina e che non sarebbero certo in esposizione se non venissero anche comprate, sempre a milioni, e consumate, magari con un tramezzino.

carlo
carlo
10 anni fa

Io non so cosa beva abitualmente il lettore Giampiero che scrive di “gusto… di terz’ordine”, ma anch’io l’ho già bevuto ( sono ad uno sputo da quelle vigne, si trova, si trova) ed è per quello che vuol essere, un vino piacevole e leggero. Condivido quello che ha scritto Mario Crosta, lasciando perdere la battuta su “il tavernello di langa”. Chissà se invece di Serralunga si fosse parlato di Monforte, no perchè certi vinot, che ne dica Rivetti, si facevano sia Serralunga che a Monforte e lo spot dice proprio quello.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  carlo

concordo con le sue osservazioni Carlo. Sicuramente si tratta di un vino corretto e piacevole. Ma a me non interessa e non interessava (come si é visto dal mio post) interrogarmi sulla qualità del vino, ma sull’impostazione dello spot e su un’equazione, proposta nello spot, Serralunga d’Alba = Vinot, che trovo ancora oggi, che sono un filo meno “incazzato”, insultante. Perché lo spot non dice che a Serralunga d’Alba si producevano ANCHE quei vini, ma fa passare l’identificazione vino giovane da bere prima di Natale = Serralunga d’Alba. Identificazione che costituisce un falso e lei, con il cognome che ha dovrebbe saperlo bene…
p.s. sul Già segnalo questo bell’intervento di Angelo Peretti su Internet Gourmet: http://www.internetgourmet.it/2010/12/gia-che-ci-sono-dico-anchio-qualcosa.html

Vignadelmar
10 anni fa

Io propongo a Franco di istituire un pubblico elenco di nomi di paesi, zone geografiche, comprensori vitivinicoli, etc, associati ciascuno a quelle tipologie di vino che si considerino lecite essevi associate.
.
Una volta pubblicato questo elenco chiunque solamente provi ad associarvi un vino diverso verrà immediatamente bandito dall’enoico mondo, fucilato alla schiena poi rinchiuso in una barrique di primo passaggio irta di chiodi verso l’interno e fatto rotolare dalla collina che ospita il presunto ecomostro di Langa !!!
.
Poi a me i vini della DOC Langhe piacciono molto…..quelli a base di nebbiolo e con il 5% di barbera….
.
Buona domenica a tutti 🙂
.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Vignadelmar

devo ridere Luciano?

Vignadelmar
10 anni fa

Sganasciarti dalle risate magari è eccessivo, però potresti sorridere !
.
Dai Franco, era un modo ironico per evidenziare come io trovi strana l’idea di non poter associare ad un determinato luogo altro se non una determinata tipologia di vino.
.
Poi ognuno continui a pensarla liberamente come vuole e come crede, io ho detto la mia.
.
Ciao

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Vignadelmar

Lucianone, si vede che non vivi in Langa e che non subisci il fascino assoluto – é come una bellissima donna, come la donna che ami – della sacra terra di Langa. Basta vedere anche quali vini, tipo quelli cui accenni tu, con un 5% di…. Barbera, ti piacciono… Se tu conoscessi, come immodestamente posso dire di fare io, molto bene quella terra, sapresti bene come sia fortissima l’identificazione Serralunga d’Alba = Barolo, i barolo più tannici, più tradizionali, più importanti, tipo Monfortino, Vigna Rionda, Falletto… Provare a “spacciare” l’idea che Serralunga possa essere sinonimo di un Vinot, ecco, pur da laico come te quale sono, la trovo una bestemmia…
ciao e buona domenica!

Alessandro Franceschini

Peccato perché lo spot è confezionato molto bene ed è gradevole.

Franco Ziliani
10 anni fa

hai ragione Alessandro, sulla “confezione” dello spot nulla da dire: ma é il contenuto, il messaggio che veicola, che indigna…

stefano tesi
10 anni fa

Beh, a giudicare dal numero dei commenti direi che Farinetti il primo risultato – far parlare dei sè e del nuovo vino – l’ha già raggiunto.
D’istinto sarei d’accordo con Franco. Poi mi guardo intorno, in ogni settore, e mi dico che se mi dovessi incazzare per tutte le “farinettate” che vedo, morirei di travaso di bile dopo mezz’ora. Tanto Farinetti il suo “Già”, come ogni prodotto industriale abilmente promosso, lo venderà a palate comunque. Io credo che non solo a risentirsi ma, eventualmente, a reagire dovrebbe essere la gente di Serralunga. Provati, a Siena, a fare un uso appena non ortodosso della parola, del concetto o dell’immagine del Palio: giustamente viene giù il mondo. Vediamo se anche lì succede lo stesso o se la timidezza, il cointeresse, l’acquiescenza, i benefici indiretti avranno la meglio sull’orgoglio.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  stefano tesi

avete ragione in questo Carlo e Stefano: sto ancora aspettando, Rivetto a parte che qui é già intervenuto, che facciano la loro parte, che si facciano sentire, come mi avevano promesso, i produttori di vini, le piccole aziende agricole di Serralunga d’Alba. Io la mia parte l’ho fatta: non vorrei, farebbero brutta figura, che i produttori di Serralunga d’Alba tacessero com’é assurdamente accaduto nel caso del Boscareto resort…
E aspetto anche che qualcuno, che in terra di Langa (e in tutta Italia) é molto importante, dica qualcosa su questo strano, assurdo spot pubblicitario.. Mi sembra strano che non abbiano nulla da dire….

carlo
carlo
10 anni fa

Ma guardi Ziliani, io nella “sacra terra di Langa” ci vivo da generazioni e generazioni, ed onestamente, parlando al bar ( e non su internet), tutte queste bestemmie non le sento, certo, da quando è arrivato Farinetti, tutti stanno con le antenne dritte, ma nulla più. “Dalle colline di Serralunga viene un vino speciale” (verbo presente = barolo)e non bisogna essere una volpe per capirlo. Serralunga? La cantina sta li, non a Monchiero…
“Una volta si usava fare un vino giovane”, verbo..passato, ora Felice Marino auspica di trovarlo nuovamente e Farinetti l’accontenta. Tutto questo ricamarci sopra dimostra soltanto che nel bene e nel male,lo spot ha già funzionato e ripeto, qui non sento tutta questa preoccupazione e indignazione, ma solo una certa indifferenza.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  carlo

Carlo, trovo del tutto fuori luogo il suo accenno alla cantina.. “a Monchiero”. C’é chi ha cantina a Monchiero, un grandissimo amico, Mauro Mascarello ed un produttore esemplare, Giuseppe Mascarello. Ma questo non gli impedisce, grazie a vigneti straordinari in quel di Castiglion Falletto e Monforte d’Alba, di produrre Barolo esemplari, tra i migliori in assoluto.

Silvana Biasutti
10 anni fa

Farinello.
La penso come Visinelli@, qui sopra, tuttavia mi viene spontanea una domanda.
D’accordo che siamo in piena depressione, d’accordo che il pubblico di un ‘vino vero’ cioè autentico vino è circoscritto (quindi non gli parli con uno spot (magari prime time) sulle reti Mediaset, d’accordo che la pubblicità televisiva ormai parla a un target ‘vecchio’ (lo dicono i dati: i giovani stanno lasciando la tv); d’accordo tutto, però:
siamo sotto Natale (e nessuno chieda cos’è) e ci si aspetta uno spot sulle bollicine oppure sui marchi (non le singole etichette, per carità con tre punti esclamativi) dei vini (A, B, B, B,…)da ‘pranzo di Natale’ e non un bello spot (con tutte le carte in regola, meno una) in favore di un vinot.
Boh, bah, mah.

Silvana Biasutti
10 anni fa

Vorrei aggiungere che ne vedremo altri – spot o comunque azioni più o meno pubblicitarie – che si appoggiano deliberatamente al territorio e a tutto ciò che gli gira dentro e intorno: marchi, tipi, toponimi e tipicità.

Franco Ziliani
10 anni fa

informata o semplimente maga, Silvana?

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Cara Silvana,
visto che tra un po’ siamo a Natale, cosa c’e’ di meglio di un buon rosso giovane e fresco con le caldarroste? Io ne avrei un po’ le p…. cioe’ le cosiddette piene di novelli che dovrebbero esser fatti in piena macerazione carbonica, ma che hanno dentro fino al 70% di vino normale (perche’ questo e’ quello che e’ permesso). Ce le aveva piene sicuramente anche Angelo Gaja prima del suo novello e non ultimo anche il Farinetti, che adesso fa parte di quel cielo “dove si puote cio’ che si vuole e piu’ non dimandare”…
Il problema e’ un altro. Serralunga e’ qualcosa di divino. Te lo confesso: sai quante volte non dormivamo di notte, filandoci una bottiglia dietro l’altra di Barolo Riserva (con quel che capitava, anche pane e salame) per andare all’aurora in appostamento sulla strada che sale a Castiglione Falletto, fino ad un punto sul ciglio della strada, sopra il piazzale di un famoso ristorante che si trova in basso sulla sinistra, soltanto per fare una foto di lontano al castello di Serralunga subito prima e subito dopo il sorgere di un sole rosso fra le nebbie che riempivano i fondovalli che si allungavano fino all’orizzonte?
E’ una foto famosa, c’e’ anche sulla copertina di un famoso libro sul Barolo. Serralunga e’ oggi come oggi forse il migliore dei terroir di questo grande vino che e’ il Barolo (mai piu’ grande, tuttavia, di un Barbaresco… su questo sono disposto anche a sfidare a duello perfino Franco). Serralunga e’ un simbolo, un monumento nazionale, un bene dell’umanita’ da tutelare con l’Unesco. Occhio, Silvana, che ho detto oggi: ieri era La Morra, l’altro ieri Castiglione Falletto, prima ancora Monforte, insomma ogni anno e ogni cambiamento climatico trova qui un suo posto d’elezione.
Ecco, questo “sente” il nostro Franco.
E poi forse lui sente (piu’ di noi) lontana dalla naturalita’ anche quella tecnologia della dealcolazione che secondo molti enologi e’ un’assurdita’.
In quanto a tecnologie, pero’, ne ho viste talmente tante di novita’ e quasi tutte all’inizio erano per giunta osteggiate, eppure alcune hanno migliorato davvero i vini con il passar del tempo e lo sviluppo di buone pratiche di cantina, che rispetto la sua opinione, la condivido ma vorrei prima vederci piu’ chiaro. In quanto ai nomi, pero’, suggerirei un rispetto maggiore, anche perche’ le uve di quel vino non vengono soltanto dalle Langhe, ma perfino dal Monferrato e sinceramente mi sembra una forzatura commerciale quello che appare nello spot, botti comprese, visto che non c’entrano proprio niente, come non c’entra niente Serralunga se non per l’attuale posizione della cantina (e sottolineo attuale).
Se Farinetti ci ripensasse, in fondo, non sarebbe poi male. Modificare quello spot sarebbe forse un esempio che nel mondo del vino si puo’ far girare la ruota anche nel senso giusto, nel senso dei giusti. Guadagnerebbe certamente in stima, perche’ sono convinto anch’io che sia un uomo che ama la sua terra e che sia ingiusto percio’ polemizzarci senza tenere conto di questo.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Mario Crosta

Mario, una sola aggiunta a quello che dici: a dispetto di alcuni suoi grandi cru, penso a Brunate e Cerequio, che sono però sul versante che guarda verso Barolo e risente l’influenza di Barolo, oppure Rocche dell’Annunziata, La Morra non é mai stata, ne lo sarà mai, quello che definisci come “il migliore dei terroir di questo grande vino”. Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, la mia amatissima Castiglione Falletto e Barolo sono di un’altra categoria…

carlo
carlo
10 anni fa

Ha ragione Ziliani, ho scritto Monchiero, ma perchè è il primo paese che mi è venuto in mente, nulla sui produttori, anzi… ma era solo per dire che nello spot si cita Serralunga perchè “banalmente”, la sua cantina è li e non altrove. Ma si potrebbe andare avanti per mesi, comunque certamente, si faranno sentire, basta svegliare la gente,la voce si sparge. Un po’ radiocomandati; e se lo faranno, ovviamente, non certo per dire “che bello spot”. Anche se poi, a quel che sento dal vivo, il finale della favola è ” E’ sun tute ca…..” = “Sono tutte cag…” e mi fermo. D’altronde il boscareto è un’esempio lampante! Su quella costruzione sono pienamente d’accordo con lei, su questo articolo un po’ meno e ahimè cado anch’io nel luogo comune ” E’ sun tute….”
A parte le battute, Farinetti potrebbe ripensarci, d’altronde lui dice sempre che è bellissimo cambiare idea. Comunque su Lastampa di oggi c’è una pagina intera , ma è molto sobria, sicuramente questa non la farebbe incazzare tanto.
Forse quando si dice di “bugianen” qualcosa di vero c’è, poi arriva chi di idee ne ha a palate e gli altri? Gli altri… possono scrivere su internet, ben venga, ben venga questo blog, ma domani finisce tutto.

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Sì, Franco, ricordo perfettamente la tua intervista del 1993 a Bruno Giacosa (http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=9&IDNews=1309) dove a una tua precisa domanda ecco cosa risponde il Maestro:

“Tra le diverse zone comprese nei disciplinari di produzione di Barolo e Barbaresco quali ritiene essere le più adatte per fornire le giuste uve ai suoi vini ? Ce n’é qualcuna che Lei ritiene inadatta e di cui non utilizza le uve ?
La zona di Santa Maria della Morra per me non doveva comparire nemmeno nel disciplinare di produzione del Barolo, lo stesso discorso per un’area presso Cherasco compresa nel disciplinare per compiacere un politico che aveva lì propri vigneti… A La Morra ce ne sarebbero di vigneti da tagliare, perché danno vini che perdono colore e profumi. Anche nella zona del Barbaresco, che È più piccola e si controlla meglio, qualche revisione non ci starebbe male, in alcune parti di Neive o di Treiso. La zona del Barolo andava studiata e tutelata meglio, contenuta e non espansa oltre misura. Buona parte dei problemi del Barolo sono dovuti ad una produzione eccessiva ed in zone non pienamente vocate”.

Ma ricordo anche che sul numero di maggio 2004 della rivista britannica Decanter, nella sezione buying guide, era uscito un ampio articolo dedicato alla degustazione di qualcosa come 156 Barolo dell’annata 1999 (dove solo tre ottennero il punteggio massimo ed il Decanter award di outstanding wine), che aveva tutti i titoli per essere definita di ottimo livello e sicuramente più bilanciata e quindi in definitiva superiore alle tanto celebrate annate 1997 e 2000. Un risultato sorprendente, se si considera che nel panel tasting figuravano alcuni autentici conoscitori del Barolo, come Nicolas Belfrage, Stephen Brook, Steven Spurrier, Michael Garner, Paul Merritt e Michael Palij.
E’ vero che i pareri erano un po’ discordanti sui villaggi da cui provenivano i vini degustati, anche perche’ il Barolo 1999 era davvero “superbo ma sottovalutato”, come aveva in seguito osservato il tuo amico spagnolo Juancho Asenjo, pero’ La Morra “con il suo stile fruttato e più femminile” e’ stata l’unica allora a mettere tutti d’accordo nel conquistare tutti i tre cinque stelle assegnati, che venivano solo da questo comune: il Brunate di Mario Marengo, il Case Nere ed il Fossati di Enzo Boglietti,). A completare il successo del villaggio, ottennero poi 4 stelle anche i Barolo di Mauro Veglio (Rocche), il Marcenasco di Pietro Ratti, il Bricco Parussi di Gian Bovio, il Vigna Giachini di Corino, le Brunate ancora di Enzo Boglietti, il Rocche di Aurelio Settimo (premiato come best value wine), il Bricco Gattera di Cordero di Montezemolo, il Corda della Briccolina di Batasiolo, il Vigna Rocche dell’Erbaluna, il Rocche dell’Annunziata di Rocche di Costamagna, il Cerequio di Chiarlo.
In seconda battuta furono invece quelli di Serralunga e Monforte, terroir che mostrano “eleganza ed intensità, ma anche equilibrio”, mentre le maggiori delusioni sono venute dai vini di Barolo e Castiglione Falletto. Non andarono molto bene, in generale, i Barolo più tradizionalisti, con l’eccezione dei vini di Brezza, Cavallotto, Aurelio Settimo.
Allora furono invece inspiegabilmente confinati nelle retrovie, dei Barolo sicuramente molto buoni e di riferimento come quelli delle cantine Comm. G.B. Burlotto di Verduno e Giuseppe (Mauro) Mascarello di Monchiero-Castiglione Falletto.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Mario Crosta

Mario, fidati, credo di conoscere il Barolo e le sue terre abbastanza bene: Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Castiglione Falletto, con i loro grandi crus, sono un altro mondo rispetto alla pur rispettabile La Morra. E una degustazione di Decanter, di anni fa, non può fare certamente testo…

federico
federico
10 anni fa

Ho l’impressione che l’Oscar goda come un riccio, a leggere questo post. Forse ancora di più a leggere le eventuali repliche dei suoi “colleghi” barolsti. E’ una vaga impressione.

claudia
claudia
10 anni fa

per tutti
condivido l’indignazione di Franco e di tanti altri di cui per ora ho letto solo in velocita’ i commenti.
Solo una cosa:è mai esistito negli ultimi anni uno spot che abbia raccontato veramente un vino?
claudia che da oltre 20 anni calpesta vigne e attacca tubi in cantina –

Alessandro Marra
10 anni fa

Per quanto è ben fatto lo spot io non l’avrei sprecato – con tutto il rispetto – per il “vinot”. Ecco, magari non ha bisogno di grossa pubblicità, ma se fosse stato utilizzato per il Barolo credo che avrebbe meritato, voglio esagerare, l’Oscar del vino.

Giancarlo Raccagni
Giancarlo Raccagni
10 anni fa

Sono un semplice ed umile appassionato di vino, curioso e con un visione piuttosto scevra da ideologie di sorta (almeno spero).
Fatta questa doverosa premessa dico la mia:
1 – Oscar Farinetti ha fatto per l’ennesima volta centro!
2 – io non riesco a vedere nello spot l’affermazione della tanto vituperata equazione Serralunga = Già
3 – Sicuramente assaggerò questo vino appena mi sarà possibile
4 – complimenti a Franco per aver dato il via ad una discussione di sicuro interesse e limpida
Buona giornata a tutti

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Certo che mi fido, Franco…
Ci mancherebbe altro! Per me sei tu il vero megafono del buon Barolo nel mondo intero, infatti quasi tutte le notizie che si vogliono avere su questo vino eccezionale passano per la tua penna e su questo non ci piove.
Infatti non e’ un caso che abbia invitato i commentatori a prender visione di quella tua bellissima intervista del 1993 in cui c’e’ un autorevole parere su certi vigneti di La Morra (ma anche di Neive e di Treiso per quanto riguarda il Barbaresco, cioe’ “il mio amore Barbaresco”) che ci tenevo particolarmente a sottolineare.
Parliamo di un mondo che ha bisogno pero’ di un’imprenditoria lungimirante, perche’ quando abbiamo girato con la televisione polacca un film anche da quelle parti (Monforte e Grinzane) nel 2003 l’immagine che ne era emersa era quella di un’imprenditoria ancora frammentata, molta individualita’ e qualche funambolismo, con qualche guizzo isolato. Sono stati tanti, troppi quelli che avevano delle vigne piccole e che erano emigrati per le grandi citta’ quasi abbandonandole quando c’era invece da soffrire in zona, salvo tornare ad occuparsene non appena fiutato l’affare del vino di lusso con qualche nuova moda in cantina per farsi un nome col marketing proposto dagli studi pubblicitari piu’ famosi d’Italia. Qualcuno su in cima al paese che ti piace di piu’ chiudeva perfino i cancelli dei suoi vigneti e delle sue cantine a tutti escluso certi altolocati, se volevi qualche bottiglia non te la dava neanche a pregarlo al telefono ma ti rimandava ad Alba nell’enoteca con cui aveva l’esclusiva, per darsi l’apparenza del produttore mitico e misterioso…

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Mario Crosta

hai ragione Mario! Ora i cancelli chiusi della sua cantina, con l’impossibilità per il normale appassionato di fare visita, li tiene solo qualche presunto Padreterno del vino di Langa, che crede ancora di essere, perché per anni l’hanno chiamato “Le Roi”, il più bravo, il primo della classe..

federico
federico
10 anni fa

Paola, ma sarebbe interessante, da chi calpesta da 20-30 anni le vigne, fosse stato fatto qualcosa. Invece sempre “a traino” e non è solo questione di soldi. Arriva lui con la sua pagina pubblicitaria e dopo un po’ di tempo gli altri a ruota, con pagine simili es. TerredaVino. Sempre dopo.

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Mi sa che hai capito male, Franco: stavamo parlando di Barolo e non di Barbaresco, quindi non c’entra Angelo. Il tipo in questione poi piu’ che un re potrebbe esser confuso con un… chierico.

Nelle Nuvole
Nelle Nuvole
10 anni fa

A me sembra uno spot ben confezionato e sicuramente costoso, ma a chi é diretto?
Se é ad un pubblico di mezza età e oltre che guarda Mediaset in prima serata può anche andare bene la prima parte con il vecchio contadino piemontese e l’accarezzamento delle botti da parte del cantiniere grembiulato, però non c’entra niente la seconda con il nome GIA’, con la creazione dell’aspettativa (copioni, vi ricordate: “E’ GIA’ qui, il Novello Santa Costanza”?)e la canzone di sottofondo che potrebbe influenzare un pubblico più giovane e meno pantofolaro, il quale non penso segua tanto Mediaset.

Una domanda: quanto costa il GIA’?
Riguardo all’accostamento con una zona sacra come Serralunga, Ziliani ti capisco per la stizza, ma é un peccato veniale, solo che sfrucuglia la tua anima di barolista.
Infine, complimenti al look giovanile di Roberto Bruno, perfetto testimonial di questo vino.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Nelle Nuvole

cara Nelle Nuvole, nell’articolo della Stampa già citato si dice che Già “sarà in vendita a non più di dieci euro a bottiglia da un litro e lo si troverà sia nella grande distribuzione che nelle carte dei migliori ristoranti”.

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Beh, se il prezzo di un vino rosso che viene imbottigliato dopo soli due mesi e’ quello annunciato, direi almeno il doppio di quello che ci si attenderebbe anche dal migliore in circolazione, allora risulta straordinariamente esagerato, una vera enormita’. E quindi fara’ il debutto della gran novita’ ben sostenuta da una campagna pubblicitaria e poi scomparira’ in poco tempo o rimarra’ invenduto, un po’ come il NANO ghiacciato della San Pellegrino nei vasetti degli omogeneizzati che fu inventato trent’anni fa da Ezio Rivella e riscosse immediato successo grazie ad una bella canzone di Amanda Lear. Se nelle Langhe si e’ arrivati anche a questo, pover’Italia!

Nelle Nuvole
Nelle Nuvole
10 anni fa

Se questo é il prezzo, é una follia.

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Nelle Nuvole

beh, qualcuno, ovviamente il consumatore, deve pur pagarli gli spot pubblicitari sulle reti Mediaset e le paginate di annuncio di Già pubblicate sulla Stampa, no?

Barone Barolo
Barone Barolo
10 anni fa

Concordo sul fatto che questo spot risulti di cattivo gusto per chi come noi ama il grande vino di Serralunga. Però non si può sottovalutare il fatto che il target dello spot è un altro. Ho l’impressione che il prodotto sia talmente caratterizzato da non poter danneggiare il Barolo, che ha tutta un’altra personalità e tutto un altro valore: e poi, che cosa ne verrebbe in tasca a Farinetti?

Assumendo che il Già non sia una porcheria, si può dire che questa pubblicità ha comunque il merito di parlare di quella terra straordinaria che sono le Langhe. Chi la guarda potrebbe fare la conoscenza di Serralunga per mezzo di un vino senza troppe pretese, e decidere poi di approfondirla con i prodotti migliori. Insomma, sospetto che l’obiettivo finale di Farinetti sia, caso mai, quello di ampliare il mercato potenziale del Barolo — in particolare del *suo* Barolo, ma per riflesso anche di quello degli altri produttori.

Insomma, la pubblicità sarà anche un po’ scorretta, ma non si possono escludere effetti positivi. Vedremo!

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Barone Barolo

io la possibilità di queste ricadute positive a favore del Barolo anche mettendo il binocolo francamente non riesco proprio a vederle… E dire che mi sto sforzando, avendo, ma solo leggermente, superato “l’incazzatura” di ieri…

Barone Barolo
Barone Barolo
10 anni fa

Certo la vera vergogna è il prezzo a cui intendono venderlo. 10 euro? Cos’è, uno scherzo?

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

…“l’incazzatura” di ieri… e le tre pappine dell’altro ieri…

Franco Ziliani
10 anni fa
Reply to  Mario Crosta

quali “pappine” Mario? Vuoi fare il masochista, mettere il dito nella piaga? 🙁

Patrizia Giaquinto
Patrizia Giaquinto
10 anni fa

solo un commento facile facile….siamo sempre i soliti italiani!!! imparassimo qualcosa dai francesi almeno nel rispetto assoluto della tradizione, dei colleghi e della zonazione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Mario Crosta
Mario Crosta
10 anni fa

Te l’avevo scritto in un altro post qualche giorno fa che Benitez doveva portare a casa i giocatori piu’ sani di come sarebbero scesi in campo e percio’ in vista del mondiale non poteva rischiare che i laziali spezzassero altre gambe pur di batterci in casa loro. Non e’ stata una piaga, ma una benvenuta prudenza.

Giovanni
Giovanni
10 anni fa

Ziliani voglio pensare che i produttori di Serralunga d’Alba siano così stati impegnati oggi, magari assediati da turisti accorsi da ogni parte nelle loro cantine, da non trovare ancora il tempo di intervenire per commentare lo spot di Già-Fontanafredda. Mi sembra imbarazzante questo loro silenzio!

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
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