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Enoriflessioni

Oscar Farinetti risponde: ecco la filosofia di Già e del suo spot

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Si potranno dire molte cose (svariate le ho dette io, altre le hanno dette e le diranno ancora i lettori di questo blog) di Oscar “mercante di utopie” Farinetti, il geniale inventore di Eataly, ma non certo che sia un uomo che si sottrae al confronto.
Attaccato (solo da me, e da pochi altri come Angelo Peretti: non ho visto molti altri colleghi giornalisti e wine blogger arrischiarsi a criticare il ricco e super potente di turno. Come diceva Ennio Flaiano “gli italiani corrono sempre in aiuto del vincitore”…) Farinetti non si nasconde affatto, e con la sicurezza di sé e la grinta che lo contraddistinguono mi ha prontamente risposto.
Di seguito la sua replica al mio post su quello che continuo a considerare un clamoroso errore.
Un solo consiglio (non ne ha bisogno e ha già tanti consiglieri, che magari talvolta lo consigliano male o lo inducono a fare qualche clamoroso errore) mi sento di dare ad Oscar: evita, per favore, di buttarla sulla politica, sull’antifascismo (il regime del duce e la guerra civile sono storia di oltre 60 anni fa), sulla mozione degli affetti, sul solito, che palle! “anti-berlusconismo”…
A me, e ai lettori di questo blog (molti dei quali mi seguono pur non avendo affatto le mie idee politiche, cosa che mi ricordavano sorridendo due grandi vignaioli sicuramente e coerentemente di sinistra come Bartolo Mascarello e Teobaldo Cappellano, che mi onoravano della loro amicizia) queste cose interessano ben poco.
Interessa, invece, che Oscar Farinetti, il proprietario di Borgogno, della Fontanafredda, e di svariate altre aziende vinicole (in toto o in quota parte) dimostri, con i fatti, di essere non solo un abilissimo commerciante, ma un vero vignaiolo, miliardario, ma legato alla terra. Legame stretto su cui questo spot scombiccherato (altro che “molto bello”!) fa venire qualche dubbio. Non sarebbe meglio fugarlo, Oscar?

Oscar Farinetti risponde
“Weilà Franco. Ammappete che energia che hai tirato fuori nel commentare GIÀ. Ma grazie! Ce l’hai messa tutta per massacrarlo e massacrarmi. Ma si coglie la malcelata simpatia (ricambiata) che provi per me. Traspare anche la gioia di aver trovato finalmente l’occasione di parlare un po’ male di me, della serie “così la smetteranno di dire che pure io mi accodo ai complimenti”. Guarda che di difetti in me ne puoi trovare fin che vuoi. E se vuoi ti aiuto pure.
Ma su GIÀ sei tu che hai toppato. GIÀ è un vino vero, figlio della sua terra. Una terra che da sempre, come tu ci ricordi, dona un grande barolo. Ma anche dolcetto e barbera da bere giovani e freschi. Non solo, una terra dove le famiglie di coltivatori avevano e ancora oggi alcune hanno l’abitudine di farsi un vinello giovane da bere in casa.
Serralunga è anche questo, non solo barolo. E meno male, visto i tempi grigi del barolo che viene ormai svenduto (non certo da noi) a 3 euro al litro sfuso e a prezzi ridicoli in bottiglia. Sul barolo abbiamo fatto la nostra parte con una forte campagna a 5 euro al bicchiere che ha avuto un clamoroso successo, con il risultato di avvicinare molte nuove persone a questo vino meraviglioso. Poi abbiamo lanciato la nuova linea Mirafiore con un barolo riserva 04, solo botte grande e piena tradizione che ci sta  dando grosse soddisfazioni.

Ma non c’è solo il barolo e soprattutto vi e una richiesta crescente di vini più facili, leggeri, non molto costosi ma nello stesso tempo di qualità.
Dall’altra parte l’agricoltura del dolcetto e del barbera, compresa la zona di Serralunga, è in ginocchio con prezzi delle uve a molto meno di 1 euro al kg, sottocosto per i contadini.
GIÀ nasce per rispondere con i fatti, con il lavoro a questo scenario. Qui si parla di distillare, ti rendi conto? Si fanno convegni, si discute sui blog, intanto la buona agricoltura va in malora.
GIÀ invece è un fatto. GIÀ è vero. GIÀ è lavoro. GIÀ è 4 anni di ricerca. GIÀ è tradizione. GIÀ è pulizia. E poi è buonissimo, assaggialo. Tu hai un buon palato. Vedrai che ti piacerà. Se, come spero, avrà successo, GIÀ farà la sua parte per risolvere il problema del prezzo delle uve, perché potremo pagare dolcetto e barbera a più di un euro.
Lo spot piace, secondo me è molto bello. Felice, che ha fatto il partigiano con mio papà ed è un uomo vero, dice la verità.
Per quanto riguarda la botte hai ragione, se dovessi rifarlo non la metterei più. Ma non è stato fatto per mistificare. Non l’ho chiesta. Quando l’ho vista non mi è venuto in mente ciò che giustamente tu mi fai notare.
Bé, sul fatto che mi dai del traditore non commento. Non me la prendo, tanto so bene che non lo pensi e tra le righe si capisce pure.
Sul Berlusconi di sinistra invece penso che lo pensi e come te altri. Qualche volta purtroppo lo penso pure io e in quei casi mi sono profondamente antipatico.
Poi mi consolo pensando che vivo felicemente con la stessa donna da 32 anni, non sono mai andato ad escort, i miei festini sono a base di barolo, amici e, da dopodomani, anche GIÀ.
Non ho nessuna intenzione di diventare il capo del Paese, né la capacità, non penso di essere meglio di Cavour, conosco molte persone più brave di me, sono profondamente antifascista e infine odio chi mi lecca il culo.
Quindi tu mi sei simpatico e ti stimo, perfino quando dici cazzate (o meglio, scusa, cose che non condivido) come quelle che hai scritto su GIÀ. Vedi che in qualcosa sono diverso da lui? Oscar”.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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gianpaolo
9 anni fa

mi pare di cogliere delle verita’ in quello che dice Farinetti, sopratutto sul fatto che da molte parti si discute e ci si accapiglia (il vero sport italiano, 180 commenti su Semplicemente Uva e La Terra Trema), mentre l’agricoltura va in malora a causa della droga delle sovvenzioni UE, del dirigismo fatto per alimentare una burocrazia che ha il solo scopo di perpetuare se stessa, della mancanza e pochezza di idee di agricoltori e di tutti coloro che, a vario titolo (e spesso non si capisce a quale titolo) hanno influenza sulle scelte fatte in agricoltura.
Ben vengano quindi imprenditori che hanno idee chiare e possibilita e capacita di realizzarle. Dubito fortemente che l’obiettivo di Farinetti sia quello di indebolire il Barolo e zone di valore come Serralunga d’Alba.
Non ho assaggiato il Gia’, sicuramente lo faro’, dopo tutto questo parlare (all publicity is good publicity). Se sara un successo lo dira il mercato, come e’ giusto, e non togliera nulla ai grandi vini della tradizione.

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  gianpaolo

beh, sicuramente una cosa Farinetti l’ha ottenuta, anche da questi post: una bella pubblicità (a costo zero questa volta) per il nuovo vino di Fontanafredda… Oscar, come minimo mi “devi” una buta giusta, ma di Borgogno… 🙂

marco arturi
marco arturi
9 anni fa

Bello spot, Farinetti. Del resto, perché non sfruttare l’assist involontario di Franco Ziliani? Poi, pazienza se ha saltato a pié pari qualche aspetto scomodo: come da manuale, un bell’attacco a Berlusconi e abbiamo la coscienza a posto.

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  marco arturi

perché “assist involontario” Marco? Spiegati meglio…

gigiveronesi
gigiveronesi
9 anni fa

Caro Ziliani le tue son parole sante. Lo spot di GIA’ é uno spot piemontese, pensato da un piemontese per i piemontesi. Poteva fare molto di meglio il Farinetti!

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[…] Leggi l’articolo integrale: Oscar Farinetti risponde: ecco la filosofia di Già e del suo spot […]

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[…] This post was mentioned on Twitter by Giuliano Abate, Davide Marone. Davide Marone said: RT @giuliano_abate: La risposta di Oscar Farinetti a Franco Ziliani sulle critiche a GIA' : diretto e convnto http://bit.ly/fY546C […]

Paolo Bernardi
Paolo Bernardi
9 anni fa

Ho il massimo rispetto per chi sa costruire attivitá imprenditoriali, soprattutto in un paese come l’Ialia, soprattutto in un settore come quello della agricoltura… Notevole quello che ha fatto e saputo fare Farinetti. Ma che sia il salvatore di Langa o del cibo italiano, non credo proprio! Sono i piccoli agricoltori piú o meno famosi che lo fanno ogni giorno spaccandosi le mani e la schiena. E qui toppato Ziliani non ha per niente ed ha il mio totale appoggio. Niente ci sarebbe da dire sull’intervista a questo simpatico e vero uomo di Langa come é Felice; né sul fare un vino facile sia da bere e non impegnativo all’acquisto. Tuttavia non vedo Farinetti come Cappuccetto Rosso (solo il colore semmai) e non siamo nelle magico mondo del Mulino Bianco…

Trovo il sillogismo tra il “vinot” dei vecchi e questo prodotto costruito (per ammissione de alcolizzato da una “filtrazione” – che e’ in pratica sa tanto di osmosi inversa anche se non si puó usare tale termine) proveniente da questa importante cantina, per dimensioni almeno, per lo meno fastidioso. Quel vino sará sicuramente ben fatto, ma non viene fuori da il lavoro di un contadino che si fa il vino semplice come si faceva una volta (tra di noi quelli ci sono eccome se si cerca in Piemonte e fuori) con la fermentazione spontanea che si arresta con la malo che non va perché fa freddo o perché manca il malico. Sono due vini molto diversi ma vengono venduti come la stessa “forma pensiero”. No.

Quel vino é bensí il frutto di una scelta ben precisa, e legittima, di fare un vino beverino utilizzando le eccedenze di offerta presenti oggi sul mercato da parte sia della cantina (che ha le vigne piantate ormai attaccate all’asfalto… magari piantarle dove appropriato? piantare due boschi per evitare frane no?) e dello sfuso facilmente trovabile (le cause sono diverse e non andiamo adesso a scavare). Tecnologie per renderlo addomesticate sono per espressa ammissione state usate. Va benone ma e’ come vendere il salame o il formaggio fatto da una multinazionale con materia prima di massa e finito con lavorazioni industriali come il salame o il formaggio artigianale che faceva mio nonno. É come se vi dessi l’invernizzina e poi dico che quella é la formagella che fa il casaro lassu’ in in montagna..

La spiegazione che nel farlo sta “aiutando” i poveri viticoltori di Langa che le cantine le hanno piene sa da proclama, chiedo scusa per l’accostamento, alla Che Guevara, alla Franco o da socialismo a senso unico: vi salvo io vi aiuto io voi ma per cortesia state li fermi e a a novanta gradi… grazie. Non si sta dando un aiuto disinteressato alla filiera (a meno che per filiera non si intenda l’insieme delle attivitá di Farinetti); ben altre sarebbero le azioni in questione. E quando ha a che fare con partite in acquisto dai piccoli agricoltori tira e lo stesso con distributori di mercanzie varie per Eataly, quindi anche lui e’ come tutti gli altri.

Nulla da eccepire sul resto: la sostanza c’e’, puó piacere o meno. É un bravo e forte commerciante, intelligente, potente; ma che si presenti come l’agricoltore di Langa che fa le bottiglie come una volta, che si travesta da Bartolo o da Teobaldo no per cortesia; sotto il giaccone da lavoro si intravede l’ermellino.

luciano pignataro
9 anni fa

Sono giorni duri per il vino italiano, la crisi inizia ad essere una cosa concreta e molti pensano di uscire semplificando invece di elevare la qualità del proprio lavoro artigianale.
Discorso lungo, ma il mio pensiero è ben riassunto da quel che scrive Paolo Bernardi
La risposta di Oscar Farinetti è tipica di un simpatico figlio di ‘ndrocchia come si dice a Napoli. Dietro il baffo simpatico che fa un po’ Moretti e un po’ Fazzuoli del Tavernello c’è un bravissimo imprenditore.
Non si contesta la bravura di Farinetti, neanche che abbia fatto questo vino che ho provato perché inviato dall’ottimo ufficio stampa e che va benissimo in una scampagnata
Qui Franco contesta l’identificazione di questo vino con il territorio di Langa contribuendo ad assestare un duro colpo all’immagine costruita con fatica nel corso dei decenni.
vero che prima si beveva facile, ma era dolcetto, non un vino de-alcolizzato.
Ed io sono d’accordo, perché non bisogna semplicare sempre tutto pensando che la scorciatoia sia anche sempre una via di uscita.

Mario Crosta
Mario Crosta
9 anni fa

Intanto vedo da cio’ che scrive che dev’essere davvero piacevole ed interessante dialogare con Farinetti (che non conosco). Col suo modo di rispondere non solo non si tira indietro, ma va al sodo e con una buona dose di simpatia.
Avrei un appunto da riproporgli. E’ veramente un abilissimo commerciante, lo si vede da tutto cio’ che ha saputo fare e di persone così capaci abbiamo tanto bisogno, ma appunto per questo dovrebbe capire che quello spot ha bisogno certamente di una piccola, ma importante modifica che un vero vignaiolo legato alla terra apporterebbe senza attendere un minuto di piu’.
Lui stesso ammette che “Per quanto riguarda la botte hai ragione, se dovessi rifarlo non la metterei più. Ma non è stato fatto per mistificare. Non l’ho chiesta. Quando l’ho vista non mi è venuto in mente ciò che giustamente tu mi fai notare”.
Da cliente dell’agenzia pubblicitaria puo’ prendere in mano il telefono e chiedere di togliere subito quel frammento ingannevole, sostituendolo con qualche bella inquadratura delle tecnologie veramente applicate (ce le hanno sicuramente dopo aver girato per giorni e giorni in cantina), quelle che conservano freschezza al prodotto e dunque costituiscono proprio la componente principale e qualificante del GiA’.
Tra l’altro anche la spiegazione alla stampa di una modifica del genere costituirebbe un’occasione irripetibile (un assist, direbbe Marco Arturi) per tornare sull’argomento con una dimostrazione che sarebbe ancora piu’ gradita dal grande pubblico, specialmente oggi: un manager che riconosce una pecca rilevatagli dalla critica e la toglie immediatamente di mezzo. Dove ne trovi oggi di gente così? Ci farebbe davvero un figurone e raccoglierebbe consensi anche dove non se li aspetterebbe.
Gli auguro sinceramente di riuscire a farlo, senza accampare scuse o promettere “se dovessi rifarlo” chissa’ quando. Partire col piede giusto e’ sempre meglio. Altrimenti s’inciampa per strada…

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  Mario Crosta

Mario, sulla vicenda Già ti segnalo un bel post di Luciano Pignataro sul suo omonimo wine blog: http://www.lucianopignataro.it/a/federico-fazzuoli-il-successo-di-oscar-farinetti-invita-a-riflettere-dal-tavernello-a-gia/18105/

Mario Crosta
Mario Crosta
9 anni fa

L’avevo letto, perche’ oltre a te vado spesso a consultare anche gli altri due interisti…
Ma, come hai ben letto dai miei interventi nella precedente discussione sul tuo blog (“Questa volta Farinetti ha proprio toppato! L’allucinante spot tv di Già”), io non sono contrario alle novita’. Pero’ convengo con Lucianone che dice 1) e’ giusto non identificare la Langa con questo vino, 2) la risposta all’invenduto e alle eccedenze non va confusa con l’offerta di qualcosa a minor costo degli altri paesi produttori del mondo… vendendo un po’ di immagini di tradizione come spot.
Luciano mette un ottimo titolo al suo ragionamento: “Federico Fazzuoli: il successo di Oscar Farinetti invita a riflettere. Dal Tavernello a Già”.
Farinetti, quando leggera’ quel titolo, se e’ quel che appare riflettera’ davvero ancora una volta. E mi sembra anche questo uno degli scopi delle due discussioni che tu hai postato (che non sono, come ha domandato il caro Arturi, degli assist involontari).

maurizio gily
maurizio gily
9 anni fa

Mah, penso anch’io che Oscar stavolta abbia toppato e l’ho scritto (prego aggiungermi alla lista, Franco). Non per aver fatto questo vino, che ha un senso, ma per aver utilizzato la DOC Langhe (cosa di cui continuo a dubitare la legittimità per un vino dealcolizzato) e il marchio di Fontanafredda per un prodotto che poteva tranquillamente usare il solo nome di fantasia. E’ vero che queste due cose aiuteranno a vendere il vino, ma non mi pare che giovino al territorio e tanto meno al marchio: si potrebbe dire che questo è un problema della proprietà ma non è così, perchè Fontanafredda è un patrimonio del Piemonte. Io non mi immagino un famoso Chateau bordolese che mette in commercio con il suo marchio un vino dealcolizzato. Riprendere il marchio Mirafiore e fare il GIA’ mi sembrano scelte che vanno nella direzione opposta. Non è che dobbiamo per forza copiare i francesi, ma se i loro grand crus costano dieci volte più del Barolo di Fontanafredda un motivo c’é, e non è la qualità del vino. Sulla qualità del GIA’ non posso esprimermi finchè non lo provo, ma come ho già scritto il vinòt era fatto con acqua, zucchero e vinacce esauste, sono certo che il già è più buono di quella vinapola, il cui unico scopo era calmare sete e fame.

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  maurizio gily

Maurizio, scusa se non ti ho riportato nell’elenco (breve) dei giornalisti che hanno a loro volta avuto da dire sull’operazione Già. A te che sei un esperto anche di legislazione vinicola giro questo interrogativo:
C’è una cosa ancora che deve chiarire Farinetti, oltre al fatto che sia “buono, pulito e giusto” produrre un vino “con una operazione di dealcolizzazione fisica con filtri molecolari”. Se, come scrive Sergio Miravalle, in questo articolo già citato http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=262&ID_articolo=118&ID_sezione=585&sezione= “le uve arrivano da Langa e Monferrato”, come diavolo fa il Già a chiamarsi Langhe Rosso? Diamine, come fa? O non c’entrano le uve del Monferrato, e Miravalle ha riportato un’informazione inesatta, oppure non ci siamo proprio, anche da un punto di vista puramente legislativo…

federico
federico
9 anni fa

Sono sempre più convnto, a parte tutte le “pecche” venute fuori da questo spot, che non intacchi neanche un millimetro l’immagine di Serralunga o della Langa, l’hanno capito persino i parcarri di queste tortuose strade, ed anche i produttori. Certo, (forse) punzecchiandoli, qualcuno si fa vivo e ci sta, e Ziliani fai benissimo, ma nella realtà (non viruale) le cose sono un po’ diverse. Il Già non fa paura a nessuno, nemmno a questa bellissima terra. Sono ben altri i “problemi”. Boscareto Resort insegna. E qui, silenzio tombale.

maurizio gily
maurizio gily
9 anni fa

sono più esperto di produzione che di legislazione ma indubbiamente è come dici tu. In effetti non capisco proprio perchè, volendo usare una DOC, e ammesso che sia consentito per un vino dealcolizzato, non abbiano usato la DOC Piemonte, che consentirebbe legalmente di prendere le uve in tutta la regione e, come DOC di ricaduta, avrebbe anche più senso per un prodotto del genere. Ma non sono tra i consiglieri di Farinetti.

Vignadelmar
9 anni fa

Ieri ero all’Ipercoop di Bari ed ho visto in vendita il Già a 9,50 euro e subito ne ho dato notizia via sms a Franco, che non mi ha risposto 😉 .
Era in vendita in più punti dell’ipermercato e dagli scaffali ne mancavano già alcune bottiglie. Indice che qualcuno forse lo aveva comprato…forse in Puglia se ne fregano se Serralunga sia o meno un territorio principalmente conosciuto per il barolo.
In ogni caso, poi, ho fatto un raffronto con i prezzi di altri vini sugli scaffali ed ho notato come il Già non sia per niente un vino economico, da supermercato. Ancor meno è assimilabile ad altri vini che tutti dicono di usare solo per cucinare mentre in realtà se lo bevono a tavola (altrimenti determinati volumi di vendita non si giustificano).
Quindi, dal punto di vista della ricaduta d’immagine sul territorio non penso sia svilente, anzi.
Ben peggio fanno quei Produttori che vendono barolo e barbaresco a pochi euro. Due vini dalla nobiltà acclarata e riconosciuta, svenduti come puttane da marciapiede !
.
Sulla dealcolizzazione ho già detto nell’altro post di Franco, ci si concentra su questa pratica quando i magheggiamenti possibili e leciti in cantina sono tanti e tali da far rabbrividire. Però non fanno rumore, non producono post,tantomeno cotanta pubblica indignazione.
.
Infine plaudo sinceramente e senza riserve all’ennesima presa di posizione pubblicamente antifascista di Farinetti. Non succede mai troppo spesso ed ogni volta che capita son contento.
.
Ciao

gp
gp
9 anni fa

@ Gily
A proposito della Doc Langhe: purtroppo una “Doc canaglia” che consente una gradazione minima di 11° (per il Langhe Rosso) e soprattutto non fissa alcun limite temporale minimo per l’immissione in commercio si presta a essere usata così: per fare uscire i primi di dicembre un vino del 2010, in piena filosofia (anche se non tecnica) Novello.

Comunque l’evidenza della gradazione, collocata al centro dell’etichetta e scritta in rosso, è senza precedenti. A questo punto l’esperimento è in corso, vedremo che impatto avrà.

Vittorio Cavaliere
Vittorio Cavaliere
9 anni fa

Solo alcune considerazioni,il nome Già ricorda molto un piacevole momento delle donne sudamericane,credo involontareamente somiglia molto al marchio più affermato del Piemonte una a in meno o in più secondo il piacimento,mi spiace molto che il Sig. Farinetti odia così tanta gente,perchè se la pensa davvero così non è difficile dimostrare che la categoria a lui più vicina è proprio quella che detesta, bravo nella risposta ,ha guadagnato pubblicità a costo zero. In definitiva non vorrei essere considerato un censore ma tutto il rumore creato intorno a questa Figura non riesce ad appasionarmi.
Vittorio Cavaliere.

enzo pietrantonio
enzo pietrantonio
9 anni fa

Mi permetto di dire la mia… La comunicazione, checchè se ne dica, è materia complessa seppur giovane. Quelli di Eataly la conoscono bene ad iniziare da Farinetti, che più volte ha dato prova di essere un abile comunicatore. E’ cosa risaputa, come osserva Macchi, che la comunicazione pubblicitaria ha tra le sue finalità quella di farci sapere qualcosa, in genere convincerci relativamente ad alcuni argomenti in maniera tale da creare nel consumatore potenziale un atteggiamento favorevole che lo induca all’acquisto. Per molti aspetti quella di “Già” è, a mio avviso, una pubblicità ben fatta. Per altri versi non lo è. Cosa dice quella pubblicità? Dice che un tempo dalle colline di Serralunga veniva un vino speciale ( che non è il Barolo!) un vino da bere giovane, che “non faceva tanti gradi” ed era pronto prima di Natale. E che sarebbe bello assaggiarlo di nuovo. L’intento dell’azienda è quello di rilanciare un vecchio prodotto, con un apposito restyling, che incontri quelli che secondo Farinetti&Co sono le tendenze degli attuali consumatori. Un vino facile, beverino, con poco alcool, pronto a pochi mesi dalla vendemmia. Una sorta di Novello in salsa Piemontese, per alcuni versi. Il resto fa parte dello “story telling” ovvero quella capacità di creare dietro ad un prodotto una storia da raccontare. Si sta dando un’immagine distorta di Serralunga? Io fin’ora associavo quel territorio al Barolo. Magari ignoravo l’esistenza di questo”vinot” e quindi quella pubblicità potrebbe anche avere una finalità pedagogica! Mi dice che Serralunga non è solo l’austero ed imponente Barolo ma anche questo “vinello” un pò meno impegnativo. Oppure potrei guardarla con gli occhi di chi, come Ziliani, ritiene che quella pubblicità tradisca quel territorio, quella cultura enoica, fatta di tradizioni TEMPI e saperi che si tramandano da diverse generazioni… Su una cosa la pubblicità toppa alla grande. Direi anzi che è addirittura ingannevole. Mostra una bella botte grande di legno, presupponendovi un passaggio (ebbene si, in soli 3 mesi, farebbe anche legno!) che in realtà non c’è. Anche qui c’è un preciso intento di assecondare i gusti del grande pubblico che predilige i vini che fanno legno. Mi dispiace dirlo ma questo è un inganno vero e proprio che degli abili comunicatori avrebbero fatto meglio ad evitare.

Fabrizio Rosso
Fabrizio Rosso
9 anni fa

Fare vino fondamentalmente significa avere a che fare con La Terra, le colline non si cambiano ma si può e Deve scegliere dove piantare, con il Clima, e quello non si comanda proprio, con la Vite, elemento naturale per eccellenza, con gli Uomini, la loro sensibilità, fortuna e coraggio nell’interpretazione dell’elemento naturale, e con la Ricerca, la tradizione non è altro che un susseguirsi di innovazioni frutto della curiosità di provare qualcosa di nuovo.
Finalmente non si sente più parlare di “gusto internazionale”, quello che al consumatore piace, ma: “questo è quello che noi abbiamo pensato!” fatto con il ragionamento di una volta ma con le tecniche moderne, un modernismo tradizionale anti bugia-nen. Già… proprio quei bugia nen che andavano in vigna con l’abito, che tenevano più alla zappa che alla moglie, che per amore del proprio lavoro, orgogliosi e cocciuti non mollavano una lira sul Barolo, a costo di tenerselo in casa anni ed anni, ma che per fare fronte agli impegni economici della famiglia producevano il vinòt da vendere giovane bevendo picheta tutti i giorni non esitando a stappare la bottiglia più buona per l’ospite.
Già, queste persone hanno fatto grande il Piemonte.

Evviva che se ne parli!!

Diego
Diego
9 anni fa

Complimenti a Farinetti,
non si può dire che la campagna pubblicitaria di questa nuova chicca enologica sia stata fiacca, è stata brillante anche se forse nemmeno lui poteva immaginare questa reazione a catena.
I riferimenti alla politica nella sua lettera mi fanno ridere e preferisco sorvolare, soprattutto sui tediosi e scontati riferimenti alla sua moralità contrapposta all’amoralità di Berlusconi, ma il motto cuore a sinistra-portafoglio a destra è più che mai vivo e lotta insieme a noi, anzi a voi visto che il mio portafoglio è vuoto.
Una cosa però mi chiedo e chiedo a Ziliani se la sa: qualcuno, magari qualche produttore, ci vuole spiegare le condizioni di fornitura per stare sugli scaffali negli store di Farinetti?
E un’altra domanda: alcuni dei produttori di vino che qui passano come degli eroi o delle leggende non sono anche un po’ venali e molto attaccati ai valori + materiali di nostra vita?
Del resto non mi pare che sul blog ci sia stata la corsa dei produttori di Serralunga a stigmatizzare pubblicamente l’operazione Già. Le Langhe saranno pure un terroir mitico ma sono abitate da persone in carne e ossa come noi, coi loro pregi, difetti, virtù e vizi come il sottoscritto e tutti noi.
E allora giudichiamo i professionisti e la loro opera, non il resto.
Farinetti è un eccellente imprenditore, il resto, quello che conta, è il suo vino, se è buono o se non lo è.
Per i valori, per la cultura, per la difesa di alcuni diritti rivolgersi altrove anche se non so dove

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  Diego

beh, quel produttore di Serralunga d’Alba che mi ha telefonato due volte, la sera del 3, non appena passato per le prime volte sulle reti Mediaset, lo spot di Già, quasi piangendo e invitandomi a fare qualcosa, non ha certo fatto una bella figura con me. Anzi… Comunque me ne frego se buona parte dei produttori di Serralunga d’Alba, anche quelli che mi avevano assicurato che avrebbero elaborato un documento comune contro quello spot, hanno poi cambiato idea. Io la mia parte l’ho fatta e ho detto sinceramente, fuori dai denti, quello che penso. Loro sono molto più politicamente corretti e magari un po’ furbetti, invece…

Mario Crosta
Mario Crosta
9 anni fa

A me che i produttori intervengano, oppure no, non e’ che dica piu’ di tanto. E’ vero che sono loro a fare il vino, ma sono soprattutto i clienti che lo bevono a trasformarlo in un’attivita’ economica in grado di mantenere la famiglia di un produttore e qualcuno e’ attualmente anche piu’ ricco che benestante.
Percio’ se nel blog intervengono poco o niente (ma anche quelli di Montalcino quando la Finanza scoperchiava le tombe laggiu’…) non cambia nulla. Il successo di un vino dipende dal mercato, da chi lo compra.
Qui c’e’ uno spot che vende un’immagine assolutamente falsa del prodotto che reclamizza. E’ fatto di vini di due zone a denominazione d’origine ben diversa anche se contigue, ma si associa la sua immagine alle sole Langhe. E’ fatto da una tecnologia (discutibile per alcuni, novita’ per altri) che non comprende passaggi in legno eppure sono le botti di legno e non le attrezzature inox quelle che compaiono nello spot.
Pubblicita’ ingannevole. Denominazione impropria.
Farinetti dovrebbe pretendere un rimborso da chi ha realizzato quello spot ingannevole nei confronti del cliente, del mercato, e un’immediata rettifica usando parte dei materiali girati per togliere le immagini che con quel vino non c’entrano nulla.
Sarebbe il modo migliore per dimostrare sensibilita’ per la verita’, che e’ rivoluzionaria. Altrimenti farebbe la parte del mistificatore. Allora puo’ dichiararsi politicamente come vuole, tanto chi ama la verita’… votera’ all’opposto.

Marco
Marco
9 anni fa

La cosa che mi sconcerta è che, nonostante tutto il clamore suscitato, in nessun posto ho letto con quali vitigni è fatto questo vino.

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  Marco

Se lei rilegge il mio post originario lo trova: Nebbiolo, Dolcetto e Barbera
@ Mario
Mario, tu scrivi che “Farinetti dovrebbe pretendere un rimborso da chi ha realizzato quello spot ingannevole nei confronti del cliente, del mercato, e un’immediata rettifica usando parte dei materiali girati per togliere le immagini che con quel vino non c’entrano nulla”. Eh no caro, non sono d’accordo, mi sembra strano che Farinetti non abbia visionato il filmato e dato il suo benestare prima che fosse mandato in onda. Va bene che dice di non avere colpe e di averlo scoperto una volta pubblicato il libro, che la sua biografa (come si chiama?) mi aveva liquidato – leggi qui http://vinoalvino.org/blog/2009/01/il-mercante-di-utopie-una-biografia-%E2%80%9Cbeatificazione%E2%80%9D-di-oscar-farinetti.html come “un certo Ziliani”, ma conoscendo quanto sia accentratore e voglia controllare tutto faccio fatica a credere che lui sia innocente e inconsapevole…

Vignadelmar
9 anni fa

@ Mario Crosta: “Pubblicita’ ingannevole. Denominazione impropria.” ; io ci andrei cauto con queste affermazioni.
.
Comunque io penso che si perda di vista il fatto che si tratti di una pubblicità. Pubblicità che come tale non deve essere ingannevole. Ora, a me sembra in particolar modo strano che ci si affanni contro un prodotto che non viene assolutamente svenduto e senza averlo assaggiato.
Come mi sembra che per le tantissime pubblicità di vino che passano sulle reti TV, non ci si sia presi la briga di porre in essere comportamenti simili….e parliamo di vini da poco oltre un euro il litro in contenitori di cartone ed ora anche in illusionistiche bottiglie di vetro…ah, la qualità percepita !!!
.
Penso sia ora di fare una proposta di legge secondo la quale se si parla di vino prodotto in langa la si possa trasmettere solo se trattasi di barbaresco e/o barolo, fatti in botte grande e solo da taluni produttori, sicuramente rispettosi delle tradizionali pratiche di cantina e che certamente usano lieviti autoprodotti dal terreno stesso dove quelle viti sono piantate.
.
Ciao

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  Vignadelmar

Luciano (scusa se non ho risposto ieri al tuo sms, ero preso a scrivere…) sono d’accordo con te. Non é “pubblicità ingannevole”, ma poco chiara…
Quanto al tuo sfottò sulla proposta di legge, beh, non sarebbe male… Come non sarebbe male che qualche furbetto del vigneto e della cantina la smettesse di dare prova della sua (presunta) furbizia… Discorso che vale in Langa, ma anche in larga parte della Toscana. E altrove. Vogliamo parlare del contributo di vini pugliesi, Primitivo, a taluni vini di una notissima zona vinicola in provincia di Verona?

Mario Crosta
Mario Crosta
9 anni fa

Bella questa, Franco!
Ma devi metterti nei panni di chi legge i titoli, qualche sottotitolo ma nessun testo, oppure non va oltre la pagina numero 30 e poi fa il critico letterario (La Porta, per esempio) oppure il deputato (Della Vedova, per esempio).
E ci sono manager che supervisionano alla stessa maniera oppure con la loro mentalita’ gli spot. Per esperienza diretta ti diro’ che in Pirelli la societa’ che ci faceva la pubblicita’ era in mano ad un giovane ingegnere tortonese che godeva della completa fiducia delle alte sfere svizzere, non le supervisionavano un bel niente ma gli andava bene tutto quel che lui faceva.
Una volta ho dovuto cercare per una settimana in soffitta presso una consociata una ruota vera di un caccia tedesco della seconda guerra mondiale per fare un manifesto pubblicitario sui palmer per biciclette da corsa.
C’entrava una bella minchia.
Ma il regista la voleva.
Il cliente manco ha saputo il perche’ di quella ruota in quella foto. Guardava invece le tette della bella padovana che compariva mentre il meccanico (un ragazzone americano) si scaldava i muscoli…
Sarebbe grave invece se Farinetti, dopo questo dibattito, non intervenisse a modificare qualcosa nel verso giusto.

Mario Crosta
Mario Crosta
9 anni fa

@ carissimo vignadelmar

OK, ci andro’ piu’ cauto, anche perche’ le mie critiche non sono certo malevole. E comunque sono critiche che non si riferiscono al prodotto, ma alla non corrispondenza del prodotto e del suo processo di vinificazione con la sua reclame, che di fatto fa pensare ad altro e dunque e’ oggettivamente… poco chiara, se vi basta. Di questo m’intendo non poco e su questo posso discutere con Farinetti e con chiunque altro.
Preferirei che per chiarezza Farinetti modificasse quello spot. Ne guadagnerebbe davvero assai, perche’ abbiamo bisogno di manager che non siano sommari (con due “m”).

Vignadelmar
9 anni fa

Franco, vorrei girare ai tuoi lettori un paio di domandine semplici semplici:

1) “Secondo voi un vino fatto con lieviti selezionati non autoctoni lo si può considerare un vino territoriale?”

2) “Quali sono, fra le pratiche di cantine lecite, quelle che secondo voi stravolgono o contribuiscono a stravolgere l’identità territoriale di un vino?”

.
Ciao

maz
maz
9 anni fa

vorrei intervenire per dire soltanto che mi sembra ci sia un errore di fondo: si critica il dito che indica la luna… nel mercato di oggi i vini più venduti sono Giordano (che fa pure Barolo…) Tavernello ecc. Nessun appassionato compra vini del genere, ma la maggioranza delle persone lo fa. Persone che non hanno idea che Serralunga sia la patria del Barolo. GIA per chi è fatto? non di certo per gli appassionati di vino. E scriverci “Langhe” sopra può aiutare, altro che svilire… chi svilisce sono i baroli di Cherasco, di Grinzane ecc… Senza considerare che “la gggente” purtroppo chiede vini poco alcolici, ma oggi è un miracolo in Langa trovare in vino sotto i 13°… e il dolcetto e la barbera infatti chi li compra più? Nessuno.
Quindi io applaudo invece GIA, e spero anzi che apra una strada, perchè purtroppo i produttori sono bravi a lamentarsi, ma di critiche pubbliche e comuni al terrorismo dell’etilometro ne ho sentite poche… e continuano pure a fare i vini più alcolici possibile… che vengono rimandati indietro al ristorante… Servono vinelli poco alcolici per fare concorrenza di qualità alle ciofeche industriali, e “iniziare” i neofiti alla cultura del vino buono, anche di serralunga.

maurizio fava
9 anni fa

a parte la delusione per essere stato dimenticato sia da Ziliani che dal suo interlocutore, visto che i miei dubbi sul mito sono di vecchia data, continuo a nutrire fortissimi dubbi che l’abilità commerciale e l’astuzia della grande distribuzione coincidano sempre con l’interesse di chi va in vigna con cesoie o trattore.
i fornitori della GDO, in cui eataly e la distribuzione di Farinetti rientrano a pieno titolo, ben conoscono i meccanismi per spuntare il contratto: prezzi tiratissimi, fee per il posizionamento scaffale, obbligo di soggiacere alle richieste in merito a promozioni, marketing money ecc.
dei 10 euro pagati dal consumatore per questo “innovativo” vinello disalcolato, quanto va al fornitore monferrino delle uve? essendo fisso il costo di vinificazione e quello della logistica, il resto è budget pubblicitario, e utile netto di farinetti. Direi che il volontariato sociale è un’altra cosa.

fede
fede
9 anni fa

@ enzo
scrivi”Dice che un tempo dalle colline di Serralunga veniva un vino speciale ( che non è il Barolo!).
E’ un po’ divero cosa dce Felice Marino, e cioè: “si è sempre detto che sulle colline di Serralunga “iven” = viene, vengono, i vini speciali”. Occorre essere un mago a capire di che vini si tratta?

GIAMPIERO PEZZUTI
GIAMPIERO PEZZUTI
9 anni fa

Franco, dov’è la risposta a contenuto politico di Farinetti? La voglio leggere. Giampiero.

Carlo Macchi
9 anni fa

Mi permetto di presentarvi il mio punto di vista, pubblicato su winesurf.

http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=939

In sintesi: non mi scandalizzo per lo spot, nè per i vini come il Già. MI meraviglio più quando Farinetti propone vini di “alta gamma” usando metodi da supermercato (con tutto il rispetto per i “metodi da supermercato”)

francesco
francesco
9 anni fa

non ho vfrancescoisto la pubblicità,non sapevo di questo vino,,,,?????in gita a pisa ,faceva bella mostra di se in un ristorante,dove noi avevamo un buffet x 100 persone con 150 infiltrati(ma non portoghesi…..errore di valutazione) non ci è rimasto ,,,,,,che assaggiare ,con la complicità del patron ,che mi ha visto perplesso davanti alla bottiglia di”” GIA “”il suddetto vino.NON MI é PIACIUTO,un insignificante vino,anonimo,inconsistente in bocca,può legare piu con il cibo?non lo comprerei xchè caro in confronto a vini che sanno DARMI di piu al palato pur costando meno .TROVO la contraddizione nel parlare di vino che non si vende ,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,poi comprare a caro prezzo un vino ,,,,, che vino non sembra,,,,,,,,,,,,,,,,,,,RISPETTOil lavoro che c è dietro ma io sono consumatore finale non perchè debba seguire la moda della pubblicità ma xchè vorrei un VINO che si chiami tale dove c è un reale rapporto qualità prezzo.grazie con affetto francesco di liso

Max
Max
9 anni fa

Leggo la risposta di Farinetti… Bella secondo me, molto simpatica la risposta su Berlusconi, come se non avesse capito a cosa ci si riferiva. Fantastica la risposta sui poveri contadini che vendono le uve a poco più di 0.5 € al kg e lui riuscirà a salvare la categoria (peccato che quest’anno le uve le ha pagate un pò meno della mercuriale)e che lo scorso anno un suo emissario in un tavolo in cui era presente la parte industriale e la parte agricola, abbia detto che la loro azienda ritirava le uve di Barolo a 1.4- 1.6 €/kg…. l’inizio della fine…. infatti il prodotto a Luglio 2010 è arrivato a €3/lt. Inoltre mi fa ridere che una persona che professa il bio, che usa bottiglie di vetro riciclato, etichette fatte con carta riciclata, poi per ottenere un prodotto commercialmente idoneo lo dealcolizzi…. Sarò io, ma sinceramente non vedo tantissima coerenza….Una domanda: ma tornare a commercializzare televisori?

federico
federico
9 anni fa

Tutto scritto e riscritto, ma quel commento sopra di Fava “quanto va al fornitore monferrino delle uve” ed anche altri simili mi ha incuriosito un poco.
Ieri sera parlavo con una persona che è andata, una settimana fa, alla presentazione della Fondazione Emanuele di Mirafiore dove ovviamente si è presentato questo vino, la quale mi diceva, che l’enologo ha parlato di vitigni barbera, dolcetto, nebbiolo, “nostri”, certo non dice nulla questo, però, sbaglio o il Langhe doc ha un suo disciplinare, dove la zona di produzione (delle uve) è Langa? Mi ha fatto vedere la scheda del già e oltre alle solite notizie es. densità = 4.000 ceppi/ha, terreno ecc. alla dicitura zona di produzione c’è scritto: Langa.
Miravalle del LaStampa dove ha preso la notizia? E tutti gli altri a ruota? Mah!
Collegandomi solo all’ultimo commento sopra, che leggo mentre scrivo, a me è stato detto che le uve -per questo vino- a 1,5 euro al kg, (molto di più dei massimi di mercato)non è poi un così clamoroso furto ai danni dei contadini.
Max, ma cosa c’entra il bio con la dealcolizzazione? A casa mia un po’ di gelatina è un rudimentale “temuto” filtro MOLECOLARE.
Dieci euro (litro) saranno molti, ma se ragioniamo con la abituale, classica bottiglia da 75, si scende a 7.5 euro. Sempre tanti, forse? MA quanti spottoni!
Mi sa che presto uscirà lo spot: Già finito.
Buona festa

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  federico

@ Federico: mi auguro che Miravalle si sia sbagliato e che il vino sia, almeno nella provenienza delle uve, totalmente “langhetto”… Quanto alla sua identità, faccio fatica a riconoscerlo come un vero vino di Langa. Ancora meno di Serralunga d’Alba…
@ Silvana: ho sentito anch’io questa mattina alla radio quella specie di pubblicità dove veniva fatto il nome dell’azienda agricola (sita in un noto borgo toscano) e basta. Senza nominare il nome, celeberrimo, del vino, né tanto meno quello, altrettanto universalmente famoso, del villaggio dove quell’azienda ha sede. Una comunicazione del vino senza un briciolo di chiarezza in testa su cosa significhi davvero fare COMUNICAZIONE…

Silvana Biasutti
9 anni fa

gentile Max@, i televisori non vanno più. e Farinetti lo sa da un pezzo, anzi è in grado di prevedere – in settori diversi – che cosa succederà nel futuro.

Non è un mago, è un imprenditore ‘vero’ che usa tutti gli strumenti del mestiere e che – in più – ha la capacità di esprimersi e di farsi le pierre in modo egregio.

Ciò che scrive qui sopra lo testimonia; persino la pianificazione sulle tv – necessaria per far sì che poi si parli del vino in oggetto – non smentisce quello che sto constatando, anzi rimpolpa.

Scrive in modo spontaneo e simpatico e sincero.
Quanto a credere a ciò che scrive, ha ragione caro Max, è un’altra cosa!

Ah dimenticavo: Farinelli sa anche come ‘lavora’ la pubblicità, e da utente la sa commissionare (senza pretendere come la maggior parte dei produttori – vignerons o grandi imprenditori che siano – di farla su misura del loro ego-pisello).
Inoltre, quel suo vino lì è uno dei pochissimi (come il Tavernello) che nascono come ‘prodotto per un mercato e un target’ e non come frutti della terra e ‘figli’ di un lavoro agricolo, e richiedono una bella e convincente(come quella di cui parliamo) campagna pubblicitaria.

Altrimenti il vino (quello di cui solitamente si discute e discetta qui)non richiede la pubblicità: è qualcosa che passa di bocca in bocca, suscitando emozioni che non assomigliano minimamente alla reazione a una campagna pub, magari molto ben confezionata.

Da vecchissima ‘volpe sparata’ della pubblicità trasecolavo stamattina sentendo uno spot su radio rai nazionale, in cui una voce (non di Fiorello, non di Bruno Vespa, non di Luciana Litizzetto, non di Celentano) affermava pudicamente le qualità di un prodotto totalmente sconosciuto all’audience (nella fattispecie proprio un vino), tacendo rigorosamente l’unico elemento che avrebbe potuto mettere in moto l’interesse degli ascoltatori, vale a dire il bellissimo luogo da cui quel vino proviene. In pieno medioevo della comunicazione.

Mario Crosta
Mario Crosta
9 anni fa

Cara Silvana, guardi che Oscar si chiama Farinetti e non Farinelli. Non se la prenda se glielo faccio gentilmente presente. Ma credo che sia meglio precisarlo, perche’ da Carlo Macchi ha scritto un certo Damiano Raffaele attaccando a testa bassa Franco Ziliani ed ha scritto pure lui Farinelli con due elle. Dobbiamo sforzarci di scrivere piu’ precisamente i cognomi.

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  Mario Crosta

Mario, Silvana lo sa benissimo che Farinetti é Farinetti… Forse si concedeva una licenza, pensando al Tavernello… 🙂

Vignadelmar
9 anni fa

@ Silvana Biasutti che scrive: “Inoltre, quel suo vino lì è uno dei pochissimi (come il Tavernello) che nascono come ‘prodotto per un mercato e un target’ e non come frutti della terra e ‘figli’ di un lavoro agricolo, e richiedono una bella e convincente(come quella di cui parliamo) campagna pubblicitaria.”,
dico che
non so se il Già abbia bisogno di una bella e convincente campagna pubblicitaria per ovviare al fatto che nasce “come prodotto per mercato e targhet”, dico però che forse almeno verrà venduto, mentre altri che fanno forse vini “figli di un lavoro agricolo”, che non hanno bisogno di pubblicità, hanno le cantine piene, fanno svendite che nemmeno nel 1929, svilendo così il proprio prodotto ed il territorio che non è solo loro (salvo pochissime eccezioni e ben altri ed alti prezzi).
.
Inoltre mi piace dire, approfondendo il discorso del suo commento, che fare affermazioni secondo le quali il Già non sia frutto di lavoro agricolo e sia assimilabile al Tavernello ( che costa solo 10 volte di meno…e non è questa l’unica differenza eclatante) trovo sia intriso di un ingistificato pregiudizio, tipico di chi si erge a giudice assoluto ed insindacabile…..a meno che non l’abbia bevuto e possa affermare con sicurezza che le differenze fra i due sono realmente davvero minime. Differenze non solo gustative, magari anche di quanto il Produttore del Tavernello paghi le uve, da dove queste arrivano e se ha, il Produttore, un rapporto con tali territori di provenienza.
.
Tutto questo pistolotto per dire che con questi pre-giudizi così poco articolati, così poco approfonditi e così tanto saccenti, è difficile affrontare una utile discussione attorno ad un tema altrimenti molto interessante.
.
Ciao

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  Vignadelmar

é vero Luciano, siamo “saccenti” e “presuntuosi”, ma poiché non ha prescritto il medico di leggerci, potrai rivolgerti altrove, sui tanti blog e siti che hanno sollevato, in maniera ovviamente più intelligente di quanto abbia fatto io, e di quanto fanno lettori come Silvana, la “questione” Già e del suo spot allucinante…
cari saluti e buona giornata!

Vignadelmar
9 anni fa

Innanzi tutto io non ho scritto di te, a meno che Silvana Biasutti non sia una tua seconda firma.
Poi se per scrivere su questo blog bisogna essere allineati e coperti con le tue tesi e con quelle dei tuoi allineati commentatori faccio davvero bene ad andare a leggere e commentare altrove, come tu molto simpaticamente mi consigli.
.
Ciao

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  Vignadelmar

Luciano, per commentare su questo blog non bisogna affatto essere “allineati e coperti” con le mie tesi e di alcuni commentatori che, si capisce chiaramente, apprezzo in maniera particolare. Altrimenti non si spiegherebbe l’abbondanza, nei commenti, di dissensi, che sono benvenuti e più che legittimi, se espressi, come nel tuo caso, con educazione…
Mi é scappata una risposta piccata a quanto scrivevi perché mi hai beccato in un momento in cui mi stavano veramente girando… le scatole, avendo letto che nel mio post non fosse chiaro l’oggetto del contendere. Ovvero che parlassi di Già, della pubblicità di Già, del messaggio che propone. Beh, se non sono stato chiaro ho fatto un miracolo, provocando tutta questa quantità di commenti appassionati che non accennano a diminuire… Forse che questa cosa dia fastidio ad alcuni?
Ad ogni modo Luciano, please, stay with us! Mi fa sempre piacere, anche quando “litighiamo” o piuttosto facciamo finta di farlo, che tu continui a leggermi e a farti sentire qui…

Mario Crosta
Mario Crosta
9 anni fa

Questo e’ il link uficiale all’etichetta http://www.giavino.it/images/etichetta.jpg e mi domando “ma dove sta scritto Langhe DOC?”

federico
federico
9 anni fa

accipicchia Ziliani, che bordata a Luciano! Adesso me ne becco una anch’io: tanto per tornare a Monferrato si o no. Ma come, in molti blog, ci si aggrappa anche a questo, e nessuno si prende la briga, specialmente i professionisti, di approfondire, magari aprendo la scheda sul sito di giavino o fare una banale telefonata. Tutti come capre (all’inizio, me compreso) dietro Miravalle. Potrebbe essere nel giusto lui, per carità, ma a nessuno è sorto il dubbio?

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  federico

io mi sono attenuto al comunicato di si parla di Langhe rosso, ma mi sono chiesto se Miravalle, che parlava di Monferrato nel suo articolo elogiativo di Già, avesse sbagliato o avesse invece detto qualcosa che non andava detto…

Silvana Biasutti
9 anni fa

Caro Vignadelmar@, sì anch’io rileggendo il mio commento, con gli occhi e la mente di qualcuno affezionato (e molto più competente di me) al vino, mi trovo ‘saccente’.

Mi sono invece permessa un commento in un ambito di mia competenza: la pubblicità e la comunicazione.

Voglio precisarle che la categoria che uso – lì sopra nel mio commento ‘saccente’ – non è affatto quella del vino, bensì quella della merce (di qualciasi tipo e genere) nel momento in cui viene proposta al ‘mercato’.

Lungi da me – ancorché incompetente del vino – assimilare i due marchi che cito (il Tavernello e quell’altro di Farinetti) in quanto vini, bensì in quanto ‘prodotti’, cioè qualcosa che è distinguibile prima di tutto in ragione di un marchio; il quale marchio è il portatore di un messaggio che la pubblicità ha il ruolo di esplicitare – nei modi e con le suggestioni dovute – presso il pubblico di riferimento (o target che dir si voglia).

Mi pare anche di aver scritto abbastanza chiaramente che l’operazione messa in pista dal nostro imprenditore è fatta molto bene; l’ho addirittura paragonata positivamente alle (invece) ruspanti azioni pubblicitarie di produttori – magari coltissimi in altri settori – totalmente impreparati alla specifica bisogna.

In quanto poi alle ‘cantine piene di vino invenduto’, vivendo in un famoso sito del vino, dove si parla continuamente – anzi si sussurra! – di vino, di disciplinari, di crisi e di opportunità, qualcosa ho sentito anch’io.

Ma, ancora una volta, sono categorie diverse: Farinetti fa una splendida operazione di marketing (comunicandola egregiamente) ricercando sul mercato un ‘nuovo’ spazio per un ‘nuovo’ prodotto; un prodotto ben costruito (e non lo scrivo per svilirlo ma per definirne il percorso, un tragitto che parte dalla lucida mente di un imprenditore sagace (e munito di strumenti di ricerca scientifici) e finisce nelle mani di un consumatore (il cui profilo mi è abbastanza chiaro). In questo senso vi è analogia a un ‘prodotto’ come il Tavernello.

Le cantine piene sono invece un’altra storia, gravosa e complessa, in cui ha pesato definitivamente la crisi (ma anche la sordità dei produttori al mondo e al mercato). Aggiungo – può sembrare una provocazione ma non lo è – che per stasare l’invenduto ci vorrebbe proprio un po’ di pensiero (e di competenza delle dinamiche di mercato) come quello di Farinetti, uno evidentemente attento al mondo che gira. E magari … ‘di sinistra’?!

Silvana Biasutti
9 anni fa

Farinelli mi è scappato; non pensavo al Tavernello (a cui – giuro – non mi capita mai di pensare), ma proprio a Farinelli: grande cantante ‘castrato’ sublime interprete della musica che mi appassiona!
Non una sciatteria, ma un lapsus linguae, caro Mario Crosta@, che si è intrufolato inopinatamente in questa appassionata discussione.
Farinetti, Farinelli, Farinata.
Non è farina del mio sacco. Ma chi va al mulino s’infarina.

Mario Crosta
Mario Crosta
9 anni fa

Silvana, “intrufolato” e per giunta “inopinatamente” a me?
Guardi che io soltanto nei letti (ma belli comodi) mi “intrufolo” e comunque mai “inopinatamente”…

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  Mario Crosta

per correttezza dell’informazione, e perché stimo molto Alessandro Morichetti, vi segnalo un intelligente commento sulla vicenda Già, pubblicato oggi su Intravino: http://www.intravino.com/primo-piano/gia-giammai-come-fare-moda-con-un-vino-modesto-di-cui-nessuno-sentiva-il-bisogno/#more-33709

Silvana Biasutti
9 anni fa

Accidenti, ma cosa avete bevuto oggi?! Aceto?
Ma di certo non balsamico…
Mica intendevo che Lei (Le metto la maiuscola) si fosse ‘intrufolato inopinatamente’, caro Mario Crosta!
Altrimenti non avrei messo la virgola – prima e dopo il Suo nome -!
E’ il Farinelli lapsus linguae che s’intrufola nella mia mente, ma non nel mio italiano scritto. Ciao.

Silvana Biasutti
9 anni fa

Caro Vignadelmar@ le confermo che NON SONO uno pseudonimo di Ziliani, e mi ha fatto molto piacere risponderle…

Franco Ziliani
9 anni fa

beh Silvana, lo sanno anche i gatti (con la g minuscola) che tu esisti e che non potresti mai essere lo pseudonimo di nessuno, tantomeno del sottoscritto…
E poi lo ricorda anche il banner, con il tuo volto che campeggia sopra i tuoi ottimi cioccolatini al Brunello, della campagna di advertising de I colori del Brunello (quel nome che qualcuno si dimentica di citare nelle pubblicità o di cui pensa di essere il detentore assoluto) che campeggia su Vino al Vino e sui siti e blog del circuito VinoClic…

Mario Crosta
Mario Crosta
9 anni fa

Luciano!
Lucianoooo!!!
Senza di te mi verrebbe sempre in mente il Califfo nazionale: “… tutto il resto e’ noia… noia, noia, noia!”

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  Mario Crosta

e allora, per non “annoiarci”, aspettiamo, anzi, chiediamo a gran voce che Vignadelmar crei un suo blog… Why not? Perché non ci pensi Luciano? La dialettica e gli argomenti non ti mancano di certo…

Mario Crosta
Mario Crosta
9 anni fa

@ Silvana, sto bevendo un Aglianico del Vulture 2007 di 14 gradi imbottigliato a Bardolino e in vendita a Lidl a 3,5 euro. Ma forse, chissa’, ci tenevo magari anche a far sapere pure a lei dove… di solito m’intrufolo (mai “inopinatamente” comunque…) 🙂

Riccardo
Riccardo
9 anni fa

e bravo il nostro Ziliani che improvvisamente parla bene di Intravino perché in un articolo hanno citato quello che ha scritto su Già! Bella prova di opportunismo e di furbizia la sua…

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  Riccardo

Riccardo, tacci pure, se vuole, di “opportunismo” la mia citazione di Intravino e dell’articolo di Morichetti. In verità si tratta solo di una doverosa citazione e dell’occasione per ribadire a Morichetti la mia stima. Se per un caso assurdo e improbabile un qualsivoglia editore mi offrisse di dirigere una rivista, Alessandro Morichetti é una di quelle persone alle quali chiederei di collaborare. Se vuole chiamarla ancora captatio benevolentiae o ruffianeria furba, si accomodi…

Mario Crosta
Mario Crosta
9 anni fa

Di banner non me ne intendo. A me piace molto questa http://www.icoloridelbrunello.it/quarta.html

Franco Ziliani
9 anni fa
Reply to  Mario Crosta

e con questo é definitivamente dimostrato che Silvana ed io NON siamo la stessa persona… Anche se spesso siamo in sintonia nei discorsi su vino e altro

Silvana Biasutti
9 anni fa

Sospettavo che lei fosse un maschiaccio un po’ briccone, caro Crosta@, e avevo ben capito che ci teneva a far sapere dell’intrufolo nei letti…

Franco Ziliani
9 anni fa

Mario… Mario.. un vero gentiluomo certe “imprese” le fa, con discrezione e classe, e non va a raccontare in giro di averle fatte…

Mario Crosta
Mario Crosta
9 anni fa

Ho scritto di “letti (ma belli comodi)” proprio perche’ servono benissimo allo scopo, cioe’ per smaltire una bella sbronza. Voi, invece, malfidenti come siete, siete andati a pensare chissa’ che cosa, come se gli altri commentatori, per esempio uno come me, siano tutti dei piccoli premierini, vero? Ma quelli lì dei letti per farsi una sonora dormita dopo una bella bevuta non sanno nemmeno che farsene. Si addormentano gia’ perfino senza letto! Grazie, comunque, disgraziati che non siete altro (anzi… milanisti!)per aver pensato (e male) a chissa’ che cosa! Infatti io ho raccontato che vino stavo bevendo. Voi invece no. E questo perche’ bevete solo acqua…

Silvana Biasutti
9 anni fa

Acqua no, caro M.C.! Se dev’esser chiaro che sia champagne.
E non mi dia della ‘milanista’, perché lo sono, da quando ero bambina, cent’anni fa.

Franco Ziliani
9 anni fa

nessuno é perfetto, Silvana! 🙂

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
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