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My Wine Notes

Interrogativi

Il “caso Brunello” secondo Cristina Mariani May

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Un’istruttiva intervista al Wall Street Journal

Senza alcun commento, per pura e semplice “completezza dell’informazione”, segnalo, come ha fatto anche l’amico e college wine writer statunitense Jeremy Parzen, sul suo blog Do Bianchi, qui, le dichiarazioni e conclusioni sul cosiddetto Brunellogate, anzi, su Brunellopoli, che Cristina Mariani May (nella foto) “co-CEO della Banfi” ha rilasciato alla giornalista americana Lettie Teague, titolare di un wine blog sul prestigioso (si dice così, vero?) giornale americano.
Intervista che potete tranquillamente, seduti comodamente in poltrona, leggervi qui.
Scrive la Teague e lascio in inglese, tanto lo capiamo tutti:
“ We also talked about “Brunello-gate,” the scandal that rocked the region of Montalcino in Tuscany for a couple of years before ending some months ago. Allegations of fraud were made against some of the region’s top Brunello producers, including Banfi”.
Al che la Signora Mariani risponde:
“It was just to make the press,”. “Everyone was cleared, including us”.
E ancora:
“It was a problem for a good long while, while the wines were impounded for testing (the allegations were that the wines had been ‘adulterated’ and other varietals were possibly blended in with Sangiovese, the only grape permitted in the production of Brunello). But sales were back up “by thirty percent,” said Christina”.
Nuova domanda dell’intervistatrice:
“Did Banfi personally experience any repercussions from ‘Brunello-gate’?” Risposta:
“Some sommeliers were saying ‘I’m staying away from that category of wines’ but I don’t think many customers had any idea of the problem.”
E ancora:
“If it’s not a health issue, it’s not an issue for consumers,” Cristina asserted”. E la conclusione, questa volta dell’articolista, non fa una piega:
“The only scandal that I could think of that really scared wine drinkers was the so-called poisoning of Austrian wines with antifreeze back in the 80s. That kept wine drinkers away from Austrian wines for a while (though there weren’t many Austrian wines in this country back then).
So maybe if they discovered that Brunello was tainted with antifreeze, that would be a problem. Or if the wines turned out to be particularly fattening. The only thing worse than a wine filled with antifreeze was a wine that could make you fat; a calorie-laden Brunello could occasion a real backlash among wine drinkers in this country”.

Ogni parola a questo punto é del tutto superflua…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Alessandro

    14/12/2010 at 10:27

    che dire Ziliani, quello che dice la Signora Mariani é formalmente impeccabile. Tutto si é risolto, quasi come nulla fosse accaduto e voi giornalisti, lei per primo, avete fatto la figura dei babbei, che vi siete agitati tanto proprio per niente…
    Non é successo niente a Montalcino, e quale “scandalo”, mettetevelo in testa una volta per tutte!

  2. Nelle Nuvole

    14/12/2010 at 10:30

    Nessun commento su Cristina Mariani May ma uno su Lettie Teague si’:

    – non sa fare il suo lavoro.

    Forse meglio cosi’, sarebbe stato troppo doloroso e controproducente riportare l’altro scandalo relativo al vino negli anni ottanta, quello che sconvolse il Piemonte e provoco’, se non ricordo male, la morte ad un paio di persone.

    • Franco Ziliani

      14/12/2010 at 10:41

      carissima, a me sembra che l’intervistatrice fosse, lei sì questa volta, “nelle nuvole”… E non solo che non abbia menzionato – forse non lo conosce nemmeno – lo scandalo del metanolo, ma evitasse di contraddire in qualsiasi modo quanto le veniva detto dalla sua interlocutrice…

  3. Francesco

    14/12/2010 at 10:41

    If it’s not a health issue, it’s not an issue for consumers è questa la chiave, se invece del sangiovese ci metto il montepulciano che problema c’è? nessuno, è frode in commercio ma mica avvelenano la gente, no? brava signora mariani, se queste cose fossero accadute nel suo paese natio probabilmente qualcuno sarebbe in galera e magari avrebbero “buttato via la chiave”, ma qui siamo il paese dei tarallucci e vino (adulterato o meno)
    @alessandro, la sua sua ignoranza delle evidenze formali e sostanziali dell’indagine la qualifica da solo, se non conosce stia zitto e si chieda come mai sono spuntati tanti vini spot in quel di montalcino e perchè ci siano stati tutti quei patteggiamenti.

  4. Andrea Pagliantini

    14/12/2010 at 14:49

    Io l’inglese lo mastico poco, però per mio modesto parere un pò di cose sono chiare.
    La prima è la scarsa memoria della gente che si infervora alla svelta, ma poi finisce per far finta di non sapere e accucciarsi per mille motivi…. specie se davanti si hanno grossi papaveri e grossi interessi.
    La seconda è che in questo paese le regole vigono e vengono osservate a seconda delle necessità e delle convenienze del momento.
    Vorrei anche ricordare che il disciplinare di produzione non è stato imposto da nessuno, ma voluto e creato dai soci produttori del Brunello di Montalcino, molti dei quali dovrebbero essere arrabbiati come tori per la situzione creatasi.
    E invece vincono il silenzio, le restaurazioni gerarchiche e mettere in croce chi le notizie le da e magari non si accuccia.
    Realpolitik.

  5. Silvana Biasutti

    14/12/2010 at 14:52

    Caro Francesco@, in quel paese si va in galera per una serie di reati che da noi ‘fanno rosina’, inclusa l’evasione fiscale, reato per il quale sono previste sanzioni (pene) severissime.

  6. Nelle Nuvole

    14/12/2010 at 17:05

    Rileggere l’intervista mi ha fatto arrabbiare ancora di piu’, non solo per lo stile sciatto adatto ad una rivista per veline psicolabili (che ci frega che la signora Mariani sia una maratoneta, magra bionda e con tre figli?)e non a un blog sul vino, ma soprattutto per l’irresponsabilita’ di certe affermazioni.
    cosi’ le ho postato un commento. Ora mi sento meglio

  7. gp

    14/12/2010 at 17:48

    Come contributo informativo sulle conclusioni dell’inchiesta, che i comuni cittadini non sono tenuti a conoscere se nessuno gliele racconta, rimando a questo doppio articolo di due mesi fa:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/12/disinformazione-l%E2%80%99affare-brunello-i-parte/71194/
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/19/disinformazione-laffare-brunello-ii-parte/72511/
    Come si vede, Banfi è tra le aziende che hanno patteggiato.

  8. Filippo (pippuz)

    15/12/2010 at 09:42

    La conclusione è che se ne frega perchè tanto vende lo stesso (di sicuro non a me per quello che vale).
    La pagheranno sul lungo termine, quando si accorgeranno di aver buttato nel cesso le “marce in più” dei vini francesi e italiani rispetto a quelli australiani e sudamericani: i concetti di tradizione e tipicità.

  9. paolo

    17/12/2010 at 16:39

    Per la cronaca i morti a causa del metanolo furono 23 e non 2 e molte persone persero la vista o ebbero danni neurologici permanenti.
    Il sig. Ciravegna di Narzole, principale imputato nel processo non fa più il vino, ma il figlio sì.
    Ovviamente si tratta di un altro paio di maniche, non possiamo accostare questa vicenda a quella del Brunello.

    • Franco Ziliani

      17/12/2010 at 16:42

      assolutamente: le due vicende non hanno fortunatamente per gli ilcinesi, proprio NULLA in comune
      Comunque mi viene in mente una storiella che mi sento di raccontarvi:
      “”E’ un bel giorno d’estate piena e si vedono due campi contigui – uno coltivato a cardi, l’altro a mais -; nel campo verdeggiante del mais si intravedono delle belle pannocchie gonfie di chicchi e c’è un passerotto che sta facendone una scorpacciata.
      Nell’altro campo – ben più magro – un lontano parente del passerotto di prima becchetta lentamente un pasto piuttosto magro.
      Il passerotto che sta nel mais inutilmente lo invita a unirsi a lui nella grande bouffe: l’altro declina e sta nel campo di cardi per tutta l’estate.
      Giunge l’autunno e giorno dopo giorno nel mutare delle stagioni il passerotto numero uno si strafoca tutto il mais, fino a far fuori anche gli ultimi chicchi residui; mentre il passero numero due, impassibile, continua a nutrirsi con parsimonia dei fili magri che riesce a becchettare nei cardi.
      Soffia il vento,le giornate si fanno più fredde, sempre più fredde…il passero che stava nel mais non trova più manco un granello, mentre quell’altro che becca il suo pasto tra i residui dei cardi tira avanti abbastanza bene…
      Un tristissimo giorno d’inverno il primo passerotto ci lascia le penne dagli stenti, mentre quell’altro – un po’ perchè più morigerato, un po’ perché non ha consumato tutto il campo, tira a campare benino.
      Eh sì, è proprio vero: meglio cardi che mais”.
      O no?

  10. Silvana Biasutti

    17/12/2010 at 18:23

    Bella parabola Franco, molto ‘gastronomica’ (ci inventeremo un piatto a base di cardi, decisamente meglio del mais che è troppo americano, da gustare con il Brunello?), metafora molto attuale davvero.

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