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My Wine Notes

Libiam nei lieti calici

Chianti Colli Fiorentini 2008 Malenchini

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Stanchi, quando stappate una bottiglia di Chianti Classico – vino che dovrebbe costituire, almeno in teoria, l’espressione più alta della chiantigiana vinosa essenza – di sentire non tanto aria di Toscana, quel quid di selvatico che fa tanto macchia mediterranea, ma piuttosto atmosfere bordolesi o sentori da Massiccio Centrale?
La soluzione, se siete alla ricerca di Chianti che si facciano bere, che accompagnino bene i cibi, che siano pensati a misura di consumatore e non progettati per sorprendere guide e opinion wine leader, è, oltre ad essere molto attenti nello scegliere fior da fiore, perché ci sono Chianti Classico veri, di sicura qualità e Chianti Classico più simili ad un Super Tuscan, o ad un Merlot in purezza, spostarsi dall’area del Chianti Classico e avvicinarsi di più a Firenze.
Qui, oltre a spostarsi verso nord, nell’area del Chianti Rufina, potreste, tra le “dolci colline che racchiudono Firenze come in una culla”, trovare quello che cercate, un Chianti schietto che sappia di Sangiovese, nell’area del Chianti Colli Fiorentini. Un vino, come si legge nel sito Internet consortile, “che già nel nome esprime il suo indissolubile legame con Firenze e con i suoi abitanti”.
Legame ancora più ribadito dalla scelta di molte aziende associate di mettere in rilievo in etichetta, con un carattere ancora più grande rispetto a quello usato per il nome della denominazione la dicitura, facilmente decodificabile da tutti e segnale molto forte, Firenze.
Riconosciuta e delimitata nel 1932, la Docg Chianti Colli Fiorentinimarchio del Consorzio il leone che si trova sulla torre di Palazzo della Signoria, a sottolineare l´antico e profondo legame tra il vino e Firenze – comprende 18 comuni coprendo l’area collinare intorno a Firenze, abbracciando la città da sud-ovest a sud-est (da Montelupo Fiorentino fino a Fiesole passando per Lastra a Signa, Scandicci, Impruneta, Bagno a Ripoli e Rignano sull´Arno, Pontassieve), con tre propaggini che scendono verso sud e che comprendono rispettivamente: a ovest i comuni di Montespertoli, San Casciano Val di Pesa, Tavarnelle Val di Pesa, fino a Certaldo e Barberino Val d´Elsa; più a est, Incisa e Figline Val d´Arno; e all’estremo est, una stretta fascia di territorio da Pelago a Reggello.
Il territorio del Chianti Colli Fiorentini è un susseguirsi di colline e valli ad altezza variabile fra i 150 e i 400 metri, con esposizioni da sud est a sud ovest che interessano più della metà del territorio, mentre quelle orientali e occidentali riguardano circa il 30% della superficie.
La superficie complessivamente iscritta alla Docg Chianti Colli Fiorentini è di 957 ettari, ma solo 445 ettari (46,50% del totale) sono rivendicati come Docg, mentre il resto viene destinato a Chianti generico e Igt. Per quest’area essere rimasta un po’ ai margini negli ultimi 10-15 anni e aver conservato un forte legame con la tradizione senza farsi contagiare dal deciso rinnovamento, meglio ancora, dalla modernizzazione spinta che ha investito il Chianti Classico si sta rivelando oggi, con la riscoperta di vini più autentici, meno enologicamente corretti, e “laccati”, un grande vantaggio.
E oggi larga parte dei vini che fanno parte del Consorzio fondato nel 1994, Consorzio che riunisce 33 cantine che rappresentano la quasi totalità della produzione, mostrano, come si legge sul sito consortile, di avere tutte le carte in regola per essere un vino “moderno”, nel senso di adeguato alle richieste più attuali”.

Un corpo “mai eccessivo, uso del legno assai moderato se non addirittura inesistente nella tipologia annata, colori brillanti, profumi freschi e grande equilibrio”, elementi, questi, che facilitano la beva e rendono molti Chianti Colli Fiorentini in grado di rispondere alla richiesta di riscoprire autentici profumi e gusti chiantigiani di buona parte dei consumatori italiani ed esteri.
Anche se il disciplinare di produzione prevede la presenza del Sangiovese per un minimo del 75%, con un 10% massimo di Canaiolo nero, ed un 20% massimo (e del 10% singolarmente) di varietà internazionali quali Cabernet Sauvignon e Merlot, larga parte dei vini, come ho piacevolmente modo di verificare recentemente, nel corso di una degustazione-presentazione di 13 vini dell’annata 2008 (buona ma non eccezionale) che ho avuto il piacere di condurre recentemente a Firenze nella sorprendente cornice della limonaia del Giardino di Boboli, non si sono fatti catturare dalle sirene dell’internazionalizzazione.
E hanno mantenuto un vivacissimo, fresco, accattivante accento fiorentino, forse dovuto al fatto che buona parte delle aziende aderenti al Consorzio sono proprietà di famiglie, nobiliari e non, che vantano un solido legame, in alcuni casi secolare o pluri secolare, con il magnifico territorio dei Colli Fiorentini.
Una di queste aziende, proprietà familiare dal 1830, è la tenuta, 70 ettari che circondano la Villa Medicea di Lilliano, 17 ettari coltivati a vigneto e 42 ettari a oliveto, condotta da Marina Malenchini, presidente del Consorzio e dalla figlia Diletta, situata in località Antella Grassina a Bagno a Ripoli. All’azienda Malenchini per il loro Chianti Colli Fiorentini annata hanno scelto la strada della tradizione, una composizione del vino dove al novanta per cento di Sangiovese si aggiunte un dieci per cento di Canaiolo nero, senza alcuna traccia di vitigni internazionali, uve provenienti in parte da vecchi vigneti (con densità di 2500 piante ettaro) ed in parte da vigneti di una decina d’anni di età dove la densità sale a 5000-6500 piante ettaro. Fermentazione in vasche di acciaio ad una temperatura di circa 28 – 30 gradi, un periodo di macerazione sulle bucce di circa due settimane e affinamento in botti di rovere da 20 ettolitri per un periodo di circa 4 mesi, seguito da tre mesi in bottiglia per esaltare le doti di freschezza e vivacità del vino.
Il risultato è un vino che mi aveva colpito moltissimo a Firenze e che è tornato a colpirmi ancora di più una volta servito nella sua situazione ideale, ovvero portato a tavola dove l’ho gustato su una delle preparazione classiche su cui un Chianti Colli Fiorentini eccelle, una lonza di maiale arrosto con patate.
Colore rubino brillante vivo, luminoso pieno di riflessi, spicca, sin dal primo impatto, con il suo naso inconfondibilmente toscano e chiantigiano, mix fragrante e suadente di note floreali che evocano la viola, l’iris, il gladiolo e fruttante, con il trionfo, succoso e ben polputo, della ciliegia nera, il tutto impreziosito – ed esaltato dalla totale assenza di note aliene di tostatura, vaniglia e accenni pirazinici o di more mature – da sfumature petrose e minerali, accenni pepati e di erbe aromatiche, in una cornice di grande freschezza, immediatezza e sapidità.
E che gioia poi per il palato non trovarsi di fronte tante marmellate “made in Chianti”, a spremute di legno francese e sentori da torrefazione, bensì ad una bella polpa fruttata ancora piena di energia, “croccante” e quasi vibrante, ad un saldo sostegno tannico nervoso il giusto che innerva il vino, ad un giocare su più dimensioni, una buona ampiezza e ricchezza di corpo che dà larghezza ed un’acidità scattante che dà profondità e verticalità al vino, lo rende godibile, piacevolissimo, gratificante, dotato di una beva quasi contagiosa.
Allegria dunque, c’è davvero salvezza per gli amanti dei Chianti “d’una volta”, ma ben fatti, nello scenario incantevole dei Colli Fiorentini!

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

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  2. Alessandro Zingoni

    21/10/2010 at 10:51

    Piac!;)

  3. Distilleria

    21/10/2010 at 16:50

    Difficilissimo oramai trovare un Chianti di qualità. Rimangono le vecchie certezze ed alcune buone e piacevoli novità. Lo stesso dicasi per le grappe.
    🙂

  4. Mario Crosta

    21/10/2010 at 18:03

    @ Distilleria

    No, non e’ piu’ difficilissimo, oggi, anzi va dato a Cesare quel che e’ di Cesare e cioe’ che ultimamente sono proprio i produttori seri ad essersi messi alla testa di una rinascita di questa importante denominazione famosa nel mondo e che non merita le ciofeche che invece girano con quel nome. Certo che alcuni di questi Chianti “rinati” all’antico splendore hanno dei prezzi elevati, sono ancora prodotti di nicchia, ma nella speranza di una rinnovata democratizzazione in corso di quest’importante enologia toscana sta appunto la bellezza dell’articolo di Franco (che ha dimenticato di mettere il prezzo).

  5. stefano tesi

    21/10/2010 at 22:45

    Condivido i tuoi giudizi, Franco. E’ un prodotto accattivante senza essere ruffiano, sincero e soprattutto non artefatto, di grande piacevolezza. L’ho assaggiato anch’io di recente proprio dai Malenchini e mi era molto piaciuto per la sua semplicità.

  6. marco raimondi

    22/10/2010 at 03:23

    Il disciplinare “Chianti Classico” prima della Tignanellazione della zona non era male; si dovrebbe ritornare li’!

  7. Andrea Pagliantini

    22/10/2010 at 23:33

    Il barone di ferro, dopo morto, narrano le leggende errava di notte nelle proprietà di Brolio a spron battuto e metteva paura ai contadini.
    L’anima in pena fu confinata nel borro dell’Ancherona e mai si rivide.
    Forse avrà assistito dalla zona dei Malenchini alla bordolesizzazione del Chianti Classico.
    Tutto questo sciaguattio di parole per dire che mi tengo a mente il nome e lo assaggio prima che posso con gran piacere.

  8. croosadabilia

    23/10/2010 at 07:47

    d’accordo franco, anchio ho cominciato a bere i colli fiorentini invece di cercare un buon chianti classico.. a firenze ho trovato la fattoria poggio romita chianti colli fior., 7 euro 80% sangiovese, 20% canaiolo. l’ho bevuto spesso, buona qualità per il prezzo..
    qui negli states trovo piu malenchini.. buono

  9. Terroir

    25/10/2010 at 17:39

    buono…ma siam sicuri al 100% che non c’abbia “la cipria” ?! bada bada…

    • Franco Ziliani

      25/10/2010 at 17:46

      in che senso “cipria”, Terroir? Io non trovo in questo vino schiettamente toscano e chiantigiano nessuna traccia di altre uve che non siano quelle dichiarate…

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