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My Wine Notes

Interrogativi

Carlo Ferrini promette un Barolo… stile Voerzio

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Devo ringraziare il mio caro amico Stuart George, per anni colonna portante, come tasting editor, della splendida rivista inglese The World of Fine Wine, per essere riuscito a mettere meglio a fuoco come il baffuto winemaker toscano Carlo Ferrini, componente di quel club di enologici che il Merlot lo metterebbero anche nel caffè, concepisca, ne avevo scritto recentemente qui, il suo sbarco in Piemonte, come consulente nelle terre del Barolo in un’azienda acquistata da un ambizioso e danaroso imprenditore parmigiano.
Sul suo blog Worcester Sauce, Stuart, commentando una degustazione di una dozzina di vini prodotti in giro per l’Italia dal noto winemaker toscano svoltasi a Londra, dopo aver osservato che “The wines presented at this tasting were all of good quality but sometimes the winemaker’s hand was stronger than the terroir and the result lacked tipicità (typicity)” ovvero che “i vini erano tutti di buona qualità ma talvolta la mano dell’enologo tendeva a prevalere sul carattere del terroir ed i vini difettavano di tipicità” riporta una promessa di Ferrini che fa capire con quale idea si avvicini al Barolo e ne rispetti i terroir. A dire del winemaker “the 2008 Barolo might be similar to Roberto Voerzio, suggested Ferrini”.
Modelli alti sarà anche giusto darseli, ma invece di produrre vini ad imitazioni di quelli di altri, perché il sor Ferrini non prova, se ci riesce, a capire lo speciale, peculiare carattere del terroir dove ha la fortuna di operare, e si adopera a produrre vini che ne siano il fedele riflesso?
Di vini fatti con lo stampino, tutti uguali, tutti con la mano dell’enologo a prevalere, il mondo del vino italiano, anche grande all’opera di winemaker come lui, è già stracolmo…

p.s.
Credo proprio che sia Carlo Ferrini il “misterioso” enologo di cui Andrea Sturmiolo parla in questo articolo, che potete leggere a pagina 10 del New Wine Journal http://www.newwinejournal.it/download/new-wine-journal-02-2010.pdf

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. paolo

    04/02/2010 at 15:00

    Da quando un loro collega è diventato ministro, troppi enologi hanno perso la testa. Dopo la replicazione del Barolo assisteremo anche a quella del pane e dei pesci?

  2. Sandra

    04/02/2010 at 15:10

    l’importante é che Roberto Voerzio non faccia Barolo alla… Ferrini!
    Ma é al corrente Roberto del fatto di costituire un modello per il nascente Barolo ferriniano? Secondo me se lo viene a sapere non ne sarà tanto felice…

  3. Ivano Antonini-EnoCentrico

    04/02/2010 at 15:34

    Hanno avvisato il Sig. Ferrini che dalla vendemmia 2008, Roberto Voerzio è ritornato ad usare le botti da 20 hl. per i suoi cru di Barolo ?

  4. Cristiano Castagno

    04/02/2010 at 16:43

    Da quel che mi risulta Voerzio ha recentemente cambiato direzione abbandonando la barrique per la botte grande (o di media capacità), segno che c’è un ritorno a vini forse più tradizionali o perlomeno meno obliterati dall’uso del rovere.Sarà interessante vedere cosa combinerà Ferrini con il Barolo, sono davvero molto curioso…comunque, alla faccia dei maniaci del terroir (di cui faccio parte) che non vorrebbero sentire certi sentori, si continuano a vendere ottimamente vini pieni di rovere a più non posso, purtroppo.

    • Franco Ziliani

      04/02/2010 at 16:58

      Voerzio non ha “abbandonato la barrique”, ma accanto ai piccoli fusti di rovere francese ha riscoperto anche botti di maggiore capacità…

  5. winesoul

    04/02/2010 at 17:02

    quando una persona si approccia ad un nuovo campo di azione, se non lo conosce più che bene, gli viene naturale basare le proprie scelte ed azioni su un modello. quale giornalista alle prime armi non ha mai sognato di firmare un articolo “alla Montanelli”??? e così anche l’enologo che si trova a vinificare un cavallo di razza come il Nebbiolo prova a ricalcare le orme di chi con questà varietà ha prodotto il meglio. l’emulazione deve essere la tappa iniziale di un percorso, utile per crescere e prendere coscienza della propria materia prima. certo non deve essere un obbiettivo…
    attendiamo l’uscita di questo 2008…allora si potrà commentare.

    • Franco Ziliani

      04/02/2010 at 17:19

      invece no, non bisogna aspettare l’uscita di questo 2008 per commentare: si può dire già sin d’ora che l’approccio al Barolo di questo winemaker é sbagliato e che sarà impossibile che possa nascere un grande Barolo su queste basi. Cerchi di cogliere la voce del terroir dove ha la fortuna (troppa grazia, Sant’Antonio!) di operare grazie alla sua fama di “enologo stregone” il signor Ferrini, invece di ispirarsi a questo o quel modello… E capisca che il Nebbiolo é ben altra cosa rispetto al suo amatissimo Merlot…

  6. Romina Erbosi

    04/02/2010 at 18:32

    Credo se mi è permesso che bisognerbbe veramente cercare di rispettare il terroir , il rischio come è già stato detto è di produrre vini non veri (cioè esprssione del territorio dell’annata ..)che tolgono la magia di scoprire cosa la bottiglia contenga portando i prodotti tutti ad un livello riproducibile. Se è ‘enologo e non il terroir è possibile tutto; soprattuttto si cannibaliza l’ espressione di quel territorio sottoponendolo a tendenze che non migliorano l’immagine anzi la rendono in propria.tutti gli enologi dovrebbero partire dal terroir e non cercare di modificare la storia.

  7. Andrea Pagliantini

    05/02/2010 at 00:18

    Tanti anni fa alla radio c’era uno slogan pubblicitario:” Barbero, arrivano i piemontesi”.
    Ora le cose si stanno invertendo, arrivano i supertuscanizzatori…….. speriamo bene.

  8. ag

    05/02/2010 at 10:46

    Buongiorno.
    Ciao Franco, buongiorno. Ferrini-Voerzio? Evidentemente, tra i vari revival filosofici siamo ri-arrivati alla coincidentia oppositorum.
    Un saluto al grande Carlo e all’immenso Roberto.
    Buona giornata.

    • Franco Ziliani

      05/02/2010 at 11:05

      “grande Carlo”? Ag, hai messo giù il piede sbagliato dal letto questa mattina per sparare una definizione del genere?
      @ Giovanni
      non credo che l’operazione Costa/Ferrini sia nemmeno lontanamente paragonabile all’acquisizione, da parte di Oscar Farinetti, tanto per non fare nomi, della Borgogno e della Fontanafredda. Queste sono operazioni chiaramente a favore di storici marchi di Langa, l’altra é la consueta operazione, fatta fuori tempo massimo, di maxi investimenti finanziari (pensando di fare soldi) e di vini affidati al consueto flying winemaker che con quel territorio e con quei vini c’entra come… i cavoli a merenda…

  9. Giovanni Grillenzoni

    05/02/2010 at 10:57

    Che dire: l’operazione Costa/Ferrini si insinua come un cuneo in terra di langa. Visti i precedenti del Ferrini ci sarebbe da preoccuparsi, ma credo che questa volta ci sbatterà la testa. O almeno spero. Certo che anche le recenti acquisizioni e concentrazioni di storiche aziende, seppur in declino, mi lasciano un pò l’amaro in bocca,…e non son tannini!

  10. ag

    05/02/2010 at 11:14

    Franco sai bene a quale “grandezza” mi riferisca…. speravo apprezzassi più la citazione filosofica del doppio senso che ne deriva

  11. Giovanni Grillenzoni

    05/02/2010 at 11:18

    Non volevo accomunarle, partono da presupposti chiaramenti diversi. Mi sembra però che siano entrambi sintomi di qualcosa che aleggia sulle Langhe. Non mi piacciono le concentrazioni, tanto meno in campo vinicolo.

  12. nicola

    05/02/2010 at 11:25

    Nessuno inventa il Nebbiolo, l’enologo è come l’allenatore di una squadra, conta molto di più l’uva dell’enologo se questo nn conosce l’uva che ha a disposizione credo faccia la fine Ferrara se poi ha la fortuna di trovarsi una grande uva viene esaltato come Mou e diventa lui l’artefice di tutto (e poi diventa un po’ antipatico).
    Credo che dietro un vino ci sia in primis la mano del viticoltore(30%) più il terroir(30%) poi quella del cantiniere(30%) poi quella dell’enologo(10%).
    Un caro saluto.

  13. ag

    05/02/2010 at 11:39

    Vorrei precisare: le virgolette su grandezza potrebbero suonare equivoche. Voglio qui, ora, chiarire (e ribadire) tutto il mio apprezzamento a Carlo Ferrini come persona e agli innegabili risultati commerciali che ha ottenuto(anche se non mi piace lo stile dei vini che fa). Per quanto riguarda Roberto Voerzio, la mia stima va assolutamente tanto alla persona quanto ai suoi vini. Tanto da considerarlo il Guru.

  14. Andrea Pagliantini

    05/02/2010 at 15:00

    @ ag
    qui nessuno mette in discussione il valore cattolico, apostolico e romano del signor Ferrini.
    Il punto di chiacchiera è come il vino lo faccia o se sia riconoscibile la sua mano o il territorio che lo partorisce.
    Facile la risposta.

    • Franco Ziliani

      05/02/2010 at 15:02

      c’é da dire che non é riuscito a rovinare un vino che amo, il San Leonardo. Ed é già un miracolo: ma é un taglio bordolese, roba che é nelle sue corde, mica il Sangiovese o il Nebbiolo… 🙂

  15. Luca Cravanzola

    05/02/2010 at 18:34

    @ nicola:
    avevo un grande professore di enologia che diceva che le percentuali di un vino sono: 60% la vigna, 30% la cantina e il 10% i baffi del nonno…che un giorno sono lunghi e l’altro corti.. Mi sà che non si sbagliava di tanto..!

  16. Giovanni Passoni

    05/05/2011 at 09:20

    Comunque il dolcetto 2009 di Due Corti è molto buono e varietale,anche se non penso sia stata una grande annata per il Piemonte.Bravo Baffo e bravo Maurizio.Non vedo l’ora di assaggiare il barolo 2008..

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