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My Wine Notes

Enovarie

Un italofilo del vino in Belgio: Hervé Lalau

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Mercato francofono per antonomasia, dove il vino francese riesce ancora a ritagliarsi il sessanta per cento del mercato, il Belgio è un Paese dove il consumo di vino gode di buona salute ed è in aumento, ed è passato da 15 litri pro capite degli anni Ottanta ai 28 attuali, mentre parallelamente i consumi di birra sono scesi da 120 a 70 litri circa.
In questa congiuntura francofila, l’Italia fa bene ma potrebbe fare meglio, saldamente al secondo posto nei consumi, con una quota intorno al dieci per cento, seguita da Spagna e Cile, con il sette per cento e da Australia e Africa del Sud intorno al tre per cento.
Ci sono dunque buone prospettive di crescita per i vini italiani in Belgio, come ci racconta in questa interessante intervista che ho pubblicato, qui, sul sito Internet dell’A.I.S., Hervé Lalau, giornalista conosciuto per il suo blog Chroniques vineuses e per la sua attività di Segretario generale della Fijev, Fédération Internationale des Journalistes et Ecrivains des Vins et Spiritueux.
Hervé Lalau
é un collega francese, e un caro amico, che da svariati anni vive e lavora in Belgio, dove collabora alla rivista In Vino Veritas, oltre a scrivere per Vitisphère (in Francia), Romanduvin (Svizzera), Vins & Vignobles (Québec in Canada), Emociones (Spagna).
Grande appassionato di vini italiani, che già conosce, ma vorrebbe conoscere meglio, Hervé ci racconta tante cose interessanti, ad esempio che lo scorso anno il Cava ha superato in Belgio lo Champagne come volume di vendite, il che costituisce una vera e propria rivoluzione per un mercato che negli anni ha sempre scelto lo Champagne e che nel 2010 ci si attende un incremento similare del Prosecco in Belgio, con grandi distributori che hanno lanciato nel periodo natalizio dei Prosecco a prezzi molto bassi ed una collocazione del vino di Conegliano e Valdobbiadene, oltre che del Veneto e del Friuli non molto lontano dai numeri dei Crémants francesi.
Ma i vini italiani in generale, come vanno in Belgio, sono abbastanza conosciuti o si potrebbe fare di più e meglio per promuoverli?
Beh, mica posso dirvi tutto qui, andatevi a leggere, qui, l’intervista…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Alfonso Di Pasquale

    22/01/2010 at 14:57

    Sicuramente, si potrebbe fare di più e meglio per promuoverli!

    Secondo a me, c’è una sola ricetta.

    Comunicazione Comunicazione e Comunicazione!

    1)Bisogna avere un’informazione chiara!
    un esempio semplice la gente è persa dinanzi al DOC. DOCG. ED IGT.

    2) Hervé ha ragione, i vini per la maggior’ parte si vendano al supermercato e la mira per i produttori purtroppo è quella 🙁

    3) un ‘altro passo può essere fatto anche nei i ristoranti dové i vini italiani sono un disastro.
    Non parlo dei ristoranti di alta categoria ma dei ristoranti che si pretendono italiani dové il vino è una schifezza per la gran’parte!

    4) Possiamo anche parlare di prezzi…

    mi fermo qui, ma…

    Alfonso

  2. Nicoletta

    11/11/2010 at 11:24

    Buongiorno
    Sono una produttrice di vino certificato biologico, mi piacerebbe conoscere un importatore in Belgio, potrebbe darmi cortesemente una mano.
    Grazie

  3. Ottonelli Alberto

    01/02/2012 at 16:50

    Salve,Sig Zilaini,sono un piccolo produttore dell maremma Toscana,e mi piacerebbe conoscerla personalmente.Saluti.

    Alberto Ottonelli.

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