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My Wine Notes

Enovarie

Nuovo direttore al Corriere Vinicolo e nessun saluto all’ex direttore Mancini

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All’Unione Italiana Vini il gentlemen’s agreement è sconosciuto

Aria nuova all’Unione Italiana Vini, la più importante associazione “per la tutela generale delle attività del ciclo economico del settore vitivinicolo” come in maniera ridondante si definisce.
Gli industriali del vino, le grandi aziende che pensano di poter decidere a piacere del futuro del mondo vinicolo di casa nostra, inaugurano il 2010 all’insegna dello stile. Di un nuovo stile, quello che li contraddistingue.
Non contenti di aver liquidato su due piedi (leggete qui), dandogli un loro personalissimo ed elegante “augurio di Natale”, Marco Mancini, per circa vent’anni direttore del loro settimanale, inaugurano la nuova stagione del Corriere Vinicolo, oggetto di un restyling grafico e di contenuti su cui presto torneremo, con una loro personalissima interpretazione del bon ton, del comportarsi da gentiluomini.
Ignorando bellamente una procedura da sempre diffusa e consolidata nel mondo del giornalismo, che ha visto, ad esempio come in questo caso riferito a Sergio Baraldi ex direttore de Il Piccolo di Trieste, il direttore uscente congedarsi con un editoriale di saluto ed il nuovo direttore salutare e rendere omaggio a chi l’ha preceduto per poi presentarsi ai lettori, all’Unione Italiana Vini dichiarano ufficialmente aperta l’epoca dello gnorri, la pratica del far finta di non sapere o di non capire, del fare gli indiani.
Nessuna traccia, nel fondo del Presidente U.I.V. Andrea Sartori, intitolato “Nuovo mondo del vino nuovo CV”, editoriale nel quale viene presentato “ridisegnato nel suo ruolo e nei suoi contenuti” il Corriere Vinicolo, di un saluto e ringraziamento al direttore Mancini, che ha svolto egregiamente il proprio compito per una vita, e nessuna possibilità per lui di prendere congedo dai lettori dicendo, come ha potuto fare Baraldi, che “ogni storia che ha un inizio ha anche una fine. Regola vuole che i direttori passino, i giornali restino. E le regole si rispettano”.
E nessuna traccia, cosa ancora più grave, e che fa pensare ad un rapido adeguarsi del nuovo direttore al detto popolare che recita “Attacca lu ciucciu addù vole lu patrone”, ovvero lega l’asino dove vuole il padrone e non discutere gli ordini di chi comanda, di un qualsiasi accenno a Mancini nell’editoriale del nuovo, giovane direttore responsabile Nicolò Regazzoni, che tranquillamente presenta il sommario del primo numero da lui diretto senza sentire il dovere, morale innanzitutto, di salutare quel direttore che anni addietro lo portò a collaborare al C.V., consentendogli di farsi conoscere. E di accreditarsi nel tempo come un affidabile e probabilmente più malleabile nuovo direttore.
Che dire, mala tempora currunt e così come altri collaboratori del C.V., pur disponendo di siti Internet e blog su cui avrebbero potuto scrivere liberamente e dire almeno che dispiaceva loro (mica azzardarsi a criticare gli “industriali del vino”, non sia mai!) che il loro vecchio direttore non era più tale, si sono guardati bene dal farlo, attaccando di fatto “lu ciucciu addù vole lu patrone“, al Corriere Vinicolo dove annunciano come “necessarie scelte coraggiose e disponibilità al cambiamento”, è giunta l’epoca dello stil novo. Di quale “stile” si tratti inutile precisarlo…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. maurizio

    18/01/2010 at 12:22

    Ben detto Franco. D’altronde siamo nel paese in cui la domenica pomeriggo in tv c’é Sgarbi. La buona educazione, insomma, è rimandata a tempi migliori.

    • Franco Ziliani

      18/01/2010 at 12:30

      Eh no Maurizio, c’é una grossa e fondamentale differenza: Sgarbi, anche se non potranno piacere i suoi modi, é indiscutibilmente un uomo di cultura. Questi industriali del vino, che si comportano in questo modo, non sanno che cosa sia la cultura. Tanto meno la cultura d’impresa…

  2. silvana

    18/01/2010 at 16:03

    Ma neanche conoscono il buon uso di mondo.

    • Franco Ziliani

      18/01/2010 at 16:06

      nemmeno le più elementari norme di deontologia e correttezza che regolano, da sempre, il mondo del giornalismo. Ma loro non vogliono un giornale, un house organ dei loro interessi…

  3. Mario Crosta

    18/01/2010 at 18:54

    Franco ha fatto a suo tempo di Winereport qualcosa di grande, educando al vino ed alla critica del vino. Quelo Winereport non c’e’ piu’, ce n’é un altro. Ditemi quante volte al giorno andate oggi a leggervelo? Alla settima. Al mese. All’anno, via!!! Non, non parlo degli archivi, dove trovate ancora gli articoli del periodo d’oro, parlo delle attualità. Siate sinceri con voi stessi. La cosa che mi sento di augurare sinceramente a Marco Mancini e’ che capiti la stessa cosa al Corriere Vinicolo. Seguivo Montanelli dovunque andasse a scrivere, indipendentemente dalla politica editoriale della testata che sceglieva per guadagnarsi il pane, ma se avesse scritto anche per la Pravda o la Gauche Proletarienne sarei andato a leggerlo lo stesso. Marco Mancini ha fatto vent’anni di storia incancellabili. Una pietra miliare. Auguri al suo successore, ovviamente, anche perché se l’allievo diventa più grande del maestro vuol dire che aveva il maestro migliore possibile. Che ci provi…

    • Franco Ziliani

      18/01/2010 at 19:06

      potrebbe anche provarci, se il contesto glielo consentisse… Ma non credo che questo contesto, che ha portato a “cacciare” Mancini e a sostituirlo con l’attuale giovane successore, privo dell’esperienza di Marco, glielo potrà permettere… Scommettiamo?

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