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My Wine Notes

Enovarie

Doc(Dop) ancora più grandi? No, grazie! Uno strano corsivo di Wine News…

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Leggo sulla Prima di WineNews di oggi questo SMS (così vengono definiti i corsivi di commento, piccoli editoriali sintetici) a firma del direttore Alessandro Regoli.
“Perché non approfittare dell’occasione? Siamo alle battute finali per l’approvazione della “nuova 164”, la legge quadro del mondo del vino. Una fase decisiva non solo per affinare i molti cambiamenti apportati, ma anche per eliminare qualche punto decisamente sbagliato del vecchio testo.
Come, per esempio, la possibilità per le denominazioni di origine di comprendere anche territori adiacenti o vicini, e di permettere la coesistenza in una stessa area di più denominazioni. Lo richiede le Città del Vino e noi con loro”.
A parte il fatto che se una cosa la propone quell’associazione totalmente inutile che è Città del Vino, è già un valido motivo per non prenderla in considerazione, e che a leggere, qui, il parere dell’associazione sullo schema del decreto legislativo in materia di denominazioni d’origine (alias riforma della legge 164/92) non si capisce bene se Città del Vino proponga un “graduale superamento delle attuali Docg e Doc” che punti “per un futuro non troppo lontano su un centinaio di DOP (ovvero di attuali DOCG), identificando le denominazioni con specifici e ben identificati distretti del vino”, o se invece pensa sia “fuori luogo che si possa prevedere che le zone di produzione per le denominazioni di origine possano comprendere anche territori adiacenti o vicini, pur presentando medesime coltivazioni di vitigni, analoghe tecniche colturali e vini”, vorrei semplicemente chiedere una cosa.
Se il direttore, padre e padrone di quella “corazzata” della comunicazione on line che è Wine News, che ha sede a Montalcino ed è molto sensibile agli interessi del comparto vitivinicolo ilcinese, scrive queste cose e prende una posizione così netta, a quali “territori adiacenti o vicini” a proposito dei quali non si dovrebbe permettere la coesistenza in una stessa area di più denominazioni, si riferisce?
Se come viene lecito ipotizzare pensa all’area di Montalcino, che di denominazioni ne ha più d’una, la Docg Brunello di Montalcino, e le Doc Rosso di Montalcino, Sant’Antimo e Moscadello di Montalcino, quali potrebbero essere i territori circonvicini che, spingendo all’estremo il suo ragionamento potrebbero eventualmente entrare a far parte di una ipotetica mega Dop da chiamare Montalcino?
Forse l’Orcia Doc, che comprendente comuni come Buonconvento o San Quirico d’Orcia è immediatamente confinante e che ha un disciplinare – vedi qui – dove per l’Orcia Rosso il Sangiovese è previsto per il minimo per il 60% e non in purezza?
Oppure l’area, anche questa non molto distante, del Montecucco Doc, comprendente comuni poco distanti da Montalcino come Arcidosso, Seggiano e Cinigiano, dove anche per il Montecucco rosso la quantità minima di Sangiovese è del 60 per cento, mentre gli altri vitigni a bacca rossa non aromatici, raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Grosseto, concorrono da soli o congiuntamente nella misura massima del 40%, mentre per il Montecucco Sangiovese il Sangiovese richiesto è almeno l ‘85%? Ovviamente con gli altri vitigni a bacca rossa non aromatici raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Grosseto, da soli o congiuntamente fino al 15%.
Perché non approfittare dell’occasione, si chiede Regoli, inducendo a sospettare che qualcuno pensi ad una sola grande Dop, magari da chiamare Montalcino (mica la chiameranno Orcia o Montecucco, che sono cento volte meno note…), che conglobi ipoteticamente il territorio del Brunello, dell’Orcia e di Montecucco..
Ma perché non approfittare dell’occasione, dico io, per ribadire che un’operazione del genere, che magari avrebbe tutti i crismi alla luce della legislazione europea, della riforma dell’OCM vino, della riforma della 164/92, e la benedizione della politica, delle potenti organizzazioni sindacali, di chissà chi, sarebbe una cosa, enologicamente ed enoicamente parlando, totalmente sbagliata?
E’ già fin troppo grande, con oltre 2000 ettari, l’area del Brunello: farla diventare ancora più grande, magari con un Montalcino a doppio binario, con un’area più ristretta dell’attuale dedicata al solo Sangiovese, ad un Brunello che continui ad essere prodotto con solo Sangiovese, e una più ampia, che potrebbe chiamarsi Rosso di Montalcino o chissà come, che congloberebbe ipoteticamente l’attuale Rosso di Montalcino, il Sant’Antimo, il Montecucco e l’Orcia, dove il Sangiovese sarebbe invece un optional oppure sarebbe abbinato ad altre uve, le solite, mi sembra un’operazione che si commenta da sola. E che nemmeno i “cervelloni” di Città del Vino possano arrivare a sostenere…
Fanta-enologia la mia? Può darsi, ma nel caso meglio stare all’erta..

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Stefano Tesi

    15/01/2010 at 21:43

    Certo, è fantaenologia. Forse un puro esercizio di malizia. Certe ipotesi sono indubbiamente impraticabili (una fusione tra denominazioni senesi e grossetane, ad esempio, è a mio giudizio impensabile: il nome “Siena” è commercialmente troppo importante per giocarselo in tandem con appendici maremmane). Ma restringendo appunto il campo alle terre della Balzana, l’idea potrebbe avere invece una certa verosimiglianza, perchè riporterebbe dritti dritti, facendola entrare dalla finestra, a una certa corrente di pensiero che durante lo scandalo del Brunello aveva provato a farsi strada prima di essere messa alla porta, quella dell’accorpamento di più denominazioni (Rosso, Sant’Antimo) in una nuova e più ampia denominazione all’insegna del “non solo sangiovese”.
    I problemi della doc Orcia sono noti e appaiono seri, circondata com’è da aree di produzione troppo più forti, avviate e prestigiose. Assorbirla in una nuova “doccona” capace di mettere insieme l’allure della senesità con la ruffianeria del merlot e similia, sotto il grande ma bucherellato ombrello del sangiovese, potrebbe essere anche un uovo di colombo.
    Se questa sia un’astuta proposta o perfino un messaggio trasversale lanciato attraverso Wine News, fantaenologia pura o una lungimirante insinuazione del solito Ziliani, non lo so. Va dato atto però che è suggestiva…
    Ciao,

    Stefano

  2. alessio

    15/01/2010 at 21:52

    Caro Franco ,se continuano con queste idee a breve sara’ anche la provincia di Massa Carrara a far parte del Brunello ,quindi io che qui abito non comprero’ piu’ Biondi Santi ma MS BIONDI SANTI

    SALUTI A. F.

  3. BU

    15/01/2010 at 23:13

    ……forse “pappa ‘mboccata” da uno dei vari sponsor che il signor Regoli ha nel sito?
    Hai ragione meglio stare all’erta perchè per mettertelo in tasca ultimamente stanno partendo da sempre più lontano

  4. Agostino

    16/01/2010 at 00:20

    Non so, sicuramente sbaglio, non comprendo neanche pienamente il senso della legge 164/92 e varie Docg, Dop, Doc, Igt e Igp non essendo del settore, ma aiutatemi a capire, io personalmente quando voglio comprare un vino non chiedo all’enotecaro, tanto per fare un esempio, una bottiglia di Docg di Montalcino o Docg del Chianti ma chiedo una bottiglia del vino che mi interessa nello specifico, cioè, un Brunello di Montalcino dell’azienda Tizio e Caio, o un Chianti classico di tizio e caio o un Chianti Rufina di caio e sempronio, allo stesso modo, un Rosso di Montalcino di sempronio e caio. Se ipoteticamente una azienda che a me piace molto dovesse chiamarsi fuori per un qualunque motivo dalla Docg, io continuerei a comprare i suoi vini semplicemente perchè li conosco e li trovo buoni, veggasi il caso di A. Gaja, si è tirato fuori dalla denominazione Barbaresco (senza entrare nel merito del perchè o della qualità dei suoi vini), eppure i suoi vini vanno a ruba e sono anche fra i più costosi in Italia, questo perchè il consumatore in genere gli riconosce una qualità fuori dal comune. Ora mi domando, un eventuale cambio della denominazione da Docg a Dop o da Doc a Igp, quale vantaggio porterebbe al consumatore, al produttore e all’enologia italiana in genere? Tra l’altro le denominazioni, che già esistono, non servono a garantire al consumatore finale che quel prodotto è fatto in una zona CIRCOSCRITTA e con materie prime CONTROLLATE E GARANTITE per ORIGINE e QUALITA’? a giudicare dagli scandali degli ultimi mesi questo non succede. Quindi direi che, o le denominazioni (che ci sono già) non servono a nulla(cosa che io per primo ritengo improbabile), se non per aumentare i prezzi del prodotto sulla base di un valore aggiunto fittizio, oppure c’è qualcosa che non funziona in coloro che sono demandati a fare i vari controlli.
    Le mie conclusioni sono: perchè mai un semplice spostamento, o aggiunta/sottrazione, di poche consonanti alle denominazioni dovrebbe convincermi che lo stesso vino con questa operazione sarebbe migliore(un Brunello di Montalcino Dop sarebbe automaticamente migliore di un B. di M. Docg)? ma ci hanno presi proprio per fessi?
    Invece di concentrarsi sulla qualità applicando le norme previste dall’attuale denominazione stanno cercando dei palliativi che servirebbero solo a confondere le idee al consumatore finale (quello che spende i soldini per comprare il vino e che spera di trovare nella bottiglia ciò che è già previsto dall’attuale Docg), vogliono camuffare (dalle mie parti si dice “truccare la scimmia”) le denominazioni che renderebbero ancora più semplici le varie truffe nel mondo del vino. Ma ripeto, sicuramente non ho afferrato il concetto di tutte queste denominazioni.
    Saluti

  5. Agostino

    16/01/2010 at 00:33

    Scusate la prolissità del precedente commento, ma non ho ancora finito. Questo lavoro sulle denominazioni che si accingono a fare rispecchia pienamente la nostra nazione “se in Italia il Codice Penale prevede la truffa come reato, basta depenalizzare la truffa e il reato come per magia non esiste più”. Con le Docg, Doc e Igt vogliono fare proprio questo. Stavolta giuro, ho finito davvero…

  6. Roberto Giuliani

    16/01/2010 at 09:32

    Credo che Stefano abbia colto pienamente nel segno. Quella proposta che era stata anche messa ai voti, ma che i grossi manager (forse è la parola più adatta) ilcinesi volevano con ardore e passione economica, sta ricicciando nuovamente ed è anche probabile, visto che siamo in Italia, che passerà. Io proporrei un bel gemellaggio con Sonoma Valley, fa tanto internazionale.

  7. ag

    16/01/2010 at 10:44

    Buongiorno. Va bene ridere e scherzare (un paio di grandi battute, Franco, complimenti) ma in questo momento davvero terribile per il comparto, pur di assurgere a ruoli assolutamente improbabili (e improponibili), le fanta(-siose,-stiche,-scientifiche….) idee dei brillanti e coltissimi “creativi” della politica della zona possono anche battere in numero più celebrate vie del Signore…. Buona giornata.

  8. Stefano Tesi

    16/01/2010 at 10:58

    Grazie Roberto.
    Aggiungo che i confini del Brunello nessuno li toccherà, perchè chiunque capisce che sarebbe un autogol. Mi pare più verosimile l’idea, come ho scritto, di una più ampia doc di appoggio che assorba aree circostanti e “rompa”, puntando al mercato, la tirannia del sangiovese (naturalmente può darsi che la realtà sia più veloce della fantasia e che nel frattempo il mercato abbandoni in gusto meticcio, risolvendo alla radice il problema).
    Del resto, ragionando freddamente e pacatamente, proviamo a rovesciare il problema, osservandolo dal punto di vista delle doc “esterne” a Montalcino. Hanno un vicino bello e potente che letteralmente le oscura per prestigio, fascino e redditività. Perchè non tentare di succhiargli un po’ di scia? In termini di politica economica (e di consenso elettorale) potrebbe essere una decisione che paga…)

  9. Stefano Tesi

    16/01/2010 at 12:49

    Caro Franco,
    aldilà dell’interessante dibattito che ha preso spunto dalla tua nota, mi viene un dubbio. Mi sono riletto attentamente l’SMS su Wine News, che dice testualmente: “Siamo alle battute finali per l’approvazione della nuova 164, la legge quadro del mondo del vino. Una fase decisiva…per eliminare qualche punto decisamente sbagliato del vecchio testo. Come, per esempio, la possibilità per le denominazioni di origine di comprendere anche territori adiacenti o vicini, e di permettere la coesistenza in una stessa area di più denominazioni. Lo richiede le Città del Vino e noi con loro”.
    Ma allora quello che chiede WN è di poter ricomprendere nelle doc “anche territori adiacenti o vicini, e di permettere la
    coesistenza in una stessa area di più denominazioni” o il contrario, cioè di approfittare della nuova 164 per abolire questa possibilità già prevista dalla vecchia legge?
    Non vorrei insomma che ci fosse un equivoco.
    Ciao, Stefano

    • Franco Ziliani

      16/01/2010 at 12:52

      caro Stefano, appunto perché non é chiaro, anche alla luce della posizione citata da WN di Città del Vino, cosa si chieda, ho pensato di scrivere questa divagazione fanta-enologica… Se volessero chiarire e aiutarci a capire…
      Comunque ti ricordi cosa diceva Andreotti, che a pensar male… ?

  10. silvana.

    16/01/2010 at 12:52

    Caro Agostino@ concordo con le sue osservazioni.
    Aggiungo che è di certo una ‘trovata’ di stampo politico. La domanda da porsi è: “a chi conviene un’operazione del genere?”.
    E le risposte sono più d’una.
    Ma anche solo immaginare che percorsi di quel tipo possano risolvere (o migliorare) i risultati sul mercato, sarebbe una testimonianza di stupidità.
    E la politica (e i suoi abitanti) può essere definita con svariati aggettivi, ma non è certo stupida.
    Direi che può essere la pensata di un uomo politico (definito alla tedesca) che del mercato se ne frega.

  11. Giuggiola

    16/01/2010 at 13:06

    Si annetteranno le denominazioni da cui comperavano le uve e che adesso piangono perché gli affari sono finiti?

  12. carlo pilenga-enologo "Orcia"

    16/01/2010 at 17:21

    caro franco
    sinceramente non capisco tutti quei neopaladini che si ergono a difensori del mondo enoico suggerendo limitazioni improponibili e impensabili solo perchè è di moda dirlo. Qualche esempio:
    1)impedere la coesistenza di più denominazioni sullo stesso territorio vorrebbe dire che un produttore di brunello non potrebbe declassare il medesimo vino a rosso di montalcino o addirittura a igt se non ne avesse i requisiti o non lo ritenesse all’altezza,
    2)avere una sola denominazione vorrebbe dire che si è obbligati a fare gli impianti con gli stessi vitigni previsti da quell’unico disciplinare senza rispettare in alcun modo il terroir
    3)con la nuova OCM è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che……….modificare un disciplinare
    4)è facile parlare quando il rischio d’impresa se lo assume il produttore, sono solo loro che hanno il diritto di modificare ciò che li riguarda

  13. Agostino

    16/01/2010 at 18:51

    Ooooooh, quindi sig. Pilenga ci sta dicendo che la colpa del Brunello di Montalcino e del Chianti sequestrato negli ultimi tempi è da addebitare alla scarsità di denominazioni oggi esistenti, altrimenti, a seguire il suo ragionamento, i produttori coinvolti avrebbero volentieri declassato i loro prodotti prima di metterli in commercio? Ed è sempre colpa della scarsità di denominazioni oggi esistenti se molti vini non esprimono il giusto terroir?
    Ma anche Lei ci ha presi per degli interdetti? Qui il problema è l’esatto contrario, e cioè evitare che vini non all’altezza si fregino di denominazioni che non gli competono. Esiste forse un disciplinare o denominazione che impone ai produttori di uscire in tutte le annate, anche quelle meno felici, con i loro prodotti a denominazione?
    Le denominazioni attuali hanno dato un valore aggiunto al vino(anche se il più delle volte fittizio) che i produttori hanno sfruttato a loro vantaggio(giustamente direi) con il rialzo dei prezzi. Il vino viene prodotto per essere venduto e guardacaso è il consumatore finale a comprarlo(sempre quello che sborsa i soldini) quindi ci penserei prima di dire che solo i produttori hanno diritto di modificare ciò che li riguarda, anche in Abruzzo la ditta edile costruttrice della città universitaria, crollata con il terremoto, evidentemente credeva di avere lei e lei sola il diritto di modificare i criteri costruttivi imposti per legge, magari eliminando qualche pilastro con il risultato che tutti conosciamo

  14. Giuggiola

    17/01/2010 at 12:39

    Complimenti per le Sue osservazioni Agostino. Qualcuno prende noi consumatori per scemi.

  15. Agostino

    17/01/2010 at 14:18

    Grazie Giuggiola e Silvana, voglio scusarmi con tutti per il paragone con il disastro fatto dal terremoto in abruzzo, mi rendo conto di avere esagerato e che lì ha causato molte vittime ma a conti fatti è così che funziona…

  16. silvana

    17/01/2010 at 20:35

    Agostino@ la drammatizzazione che lei ha usato, citando l’Abruzzo, è sì delicata, ma rende l’idea: mi ha fatto venire in mente quanti destini (singolari e collettivi) vengano di fatto messi in gioco, con queste decisioni.
    Intanto mi sembra che sia iniziata la campagna elettorale per le imminenti regionali.

  17. carlo pilenga - enologo (Orcia)

    18/01/2010 at 10:47

    sapevo di creare un pò di trambusto, e mi sembra doverosa qualche precisazione. quando dico che sono i produttori a decidere, è quello che già succede ora, è ovvio che si vuole ottenere un cambiamento di un disciplinare questo deve avverire a maggioranza qualificata, ed infatti i produttori del brunello hanno deciso di non modificare il proprio. Una volta stabilite le regole (il disciplinare) questo va rispettato da tutti, in caso contrario si commette una frode, e come tale va perseguita, non sarò certamente io a difendere i produttori disonesti. il fatto di avere più doc su uno stesso territorio non vuol dire prendere in giro il consumatore finale, ma la contrario rispettarlo perchè lo metti nelle condizioni di sapere cosa si deve aspettare da quella bottiglia. per quanto riguarda i vini che non rispecchiano quanto previsto dal disciplinare sulla tipicità ci dovrebbero pensare anche le commissioni di degustazione, ma questo è un altro discorso!!! infine per quanto rigurada la creazione di una mega doc “montalcino” spero sia solo fantaenologia, il vino si vende facendolo buono e facendo un buon lavoro commerciale, attaccare una o più carrozze ad un treno in corsa, senza cambiare la locomotiva, serve solo a farlo rallentare

  18. carlo pilenga

    18/01/2010 at 11:26

    dimenticavo
    paragonare una frode commerciale che è stata, va e dovrà essere sempre giustamente combattuta, (perchè le persone disoneste sono ci sono in ogni settore), con la tragedia del terremoto, mi sembra proprio fuori luogo, poichè anche il quel caso esisteva un capitolato, paragonabile al disciplinare del vino, che il costruttore disonesto, insieme a chi che doveva controllare non ha rispettato.

  19. carlo pilenga

    18/01/2010 at 12:04

    il fuori luogo è riferito al fatto che la perdita di soldi per una bottiglia “taroccata”, non si può paragonare alla perdita di una vita umana!!

  20. Paola

    18/01/2010 at 16:26

    Signor Ziliani, si é dimenticata un’altra Doc, sempre in provincia di Grosseto e poco distante, dove producono vini anche a base Sangiovese: Monteregio di Massa Marittima
    http://www.stradavino.it/web/
    Volendo si potrebbe annettere alla costituenda maxi Doc anche questa zona…

  21. carlo pilenga

    18/01/2010 at 16:41

    infatti un pò di tempo fa si era paventata una doc TOSCANA, come in Sicilia, così non lasciamo fuori nessuno, qualcuno potrebbe offendersi!!!!

  22. Agostino

    18/01/2010 at 18:24

    Signor Pilenga, abbia pazienza, non ho capito nulla dai suoi interventi. Mi sembra che stia facendo l’equilibrista

  23. silvana

    19/01/2010 at 10:48

    La doc Toscana la caldeggiava – tempo fa – proprio Oliviero Toscani, neo candidato alla presidenza della regione e fotovignaiolo in quel di Casale Marittimo.
    Se la memoria non mi tradisce.

  24. carlo pilenga

    19/01/2010 at 21:33

    Sig Agostino
    cercherò di essere chiaro ed esaustivo. il dato di partenza è che le regole in vigore (tutte) vanno rispettate. se non si è d’accordo si può decidere di cambiarle, se la maggioranza degli attori interessati conviene su di esse. cambiare le regole non è di per se negativo o positivo un esempio: fino a poco fa in molti disciplinari era vietata l’irrigazione anche quella di soccorso. converrà con mè che se ben usata è un mezzo per migliorare la qualità della produzione, ma se usata male si va nella direzione opposta. a questo punto sarà il consumatore finale che potrà valutare l’effetto delle variazioni apportate, che possono ricadere sul produttore o sull’intera denominazione. come fruitore finale è quindi il consumatore che decreterà il successo o meno di qualsiasi modifica apportata. che poi quando una denominazione funziona tutti vogliano salirci è tipico di noi italiani, ma se come dicevo non si cambia locomotiva e dieri anche macchinista, ci si trova con le cantine piene di vino

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