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My Wine Notes

Enovarie

Barolo Riserva Bricco Boschis Vigna San Giuseppe 1996 Cavallotto

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Basterebbe questa foto sopra, credo, con uno sguardo tra il trasognato ed il molto compiaciuto e quella sorta di “beatitudine” che ti regala un grande vino, per dare l’idea di come il Barolo Riserva Bricco Boschis Vigna San Giuseppe 1996, magnum stappato per il pranzo di Santo Stefano, mi sia profondamente piaciuto.
Non posso però cavarmela con questa immagine vagamente autoreferenziale, e non raccontarvi come questa riserva di un’annata cruciale e discussa come il 1996 (ancora da attendere per alcuni, sopravvalutata e una mezza delusione per altri, un grande interrogativo per altri ancora), prodotta da una delle aziende di riferimento non solo di Castiglione Falletto ma dell’universo barolesco tutto, abbia profondamente gratificato, con tutta la sua grandezza e complessità, sia il sottoscritto, che ha dato un vigoroso contributo a vuotarla, sia i miei compagni di tavolo, ovvero cognati, cognate et familia.

Un Barolo, questo dei Cavallotto, che giustifica in pieno la scelta di presentarlo come riserva, ovvero dopo un invecchiamento di 3 anni e 10 mesi in tradizionali botti di rovere di Slavonia da 10, 30,50 e 80 ettolitri, dopo una fermentazione, altrettanto tradizionale con cappello semi-sommerso, con nove giorni di fermentazione e ben 26 di macerazione.

Un vino che nasce dal cuore del magnifico vigneto Bricco Boschis, da un impianto di quasi cinquant’anni, esposto a sud ovest a 335 metri di altezza, con uve raccolte dal 15 al 18 ottobre in un’annata che il produttore definisce eccellente, senza problemi di pioggia in vendemmia, con ideale sanità dell’uva, con un andamento tra fine settembre e ottobre che vide temperature diurne “superiori alla media ma con notti fredde che hanno migliorato la complessità aromatica e mantenuto freschezza e tannicità all’uva”. Conservato in cantina alcuni anni, il mio esemplare dei 1500 magnum prodotti (750 jeroboam e 12.340 bottiglie), alla prova del fuoco dell’assaggio, ma che dico, della beva in una grande occasione ha risposto, e chi mai poteva avere dubbi?, alla grandissima, come normalmente risponde un Barolo espressione di un grande cru, di una grande annata, e di un grande produttore.
Colore rubino squillante vivacissimo, multi riflesso, splendente di sfumature leggermente granate piene di vita, ha subito mostrato la classe, l’aristocrazia dei Barolo di Castiglione Falletto, elegantissimi come pochi altri, con un naso freschissimo, sinuoso, intensamente minerale, con note di lamponi e ribes ad unirsi in mirabile sintesi con accenni di erbe aromatiche, terra bagnata, grafite, di cacao amaro e liquirizia, di foglie secche e di ginepro, a comporre un insieme articolato, freschissimo, pimpante, ancora straordinariamente giovane.

Classe ed eleganza anche al gusto, con una bocca inizialmente sapida, petrosa, quasi appuntita e di gran nerbo, che progressivamente si allarga, acquistando calore, pienezza, stoffa, con un tannino ben sostenuto, una materia ricca e nervosa, una verticalità e un dinamismo esaltate ancor più da un’acidità indomita, che spinge e regale un finale lunghissimo, elettrico quasi, tutta energia e con tutto il sapore della magica terra di questo magnifico borgo, centro nevralgico dell’area di produzione del Barolo.
Un vino che abbiamo gustato sino all’ultima goccia, ma che avrebbe potuto riposare ed evolvere splendidamente ancora qualche anno in cantina. Ma perché attendere, quando l’incontro con la felicità (enoica) era già possibile?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Roberto Vigna

    05/01/2010 at 10:23

    Benissimo! Ho anche io un paio di Riserve ’96 di Cavallotto – San Giuseppe e Vignolo – e proprio in questi giorni mi stavo interrogando sul loro sonno…penso che per almeno una punterò la sveglia quanto prima!

  2. ago

    05/01/2010 at 10:38

    Franco a giudicare dall’espressione del tuo volto eri davvero in estasi.
    Mi è piaciuta molto la parte in cui ti riferisci all’annata, giudicata dal produttore eccellente. Secondo me è quello il parere che più conta, specie quando il produttore è degno di fiducia. Sono stato dai Cavallotto, in azienda, una mattina di fine novembre scorso e ho comprato alcune bottiglie di riserva vigna San Giuseppe 2003, ho trovato solo quelle, che il proprietario non ha esitato a definire non il massimo e da conservare al massimo per una decina d’anni, sembra invece che la 2004 in uscita quest’anno sarà eccellente e non ho esitato a prenotarne qualche bottiglia.
    A mio parere è il produttore che sa dare indicazioni attendibili sull’andamento esatto dell’annata in quanto la vive sulla sua pelle e sui suoi vigneti, le guide sono davvero relative e generalizzanti.
    Dimenticavo, a ricordo di un tuo commento positivo su lavinium di qualche tempo fa, ho preso anche alcune bottiglie di barbera Vigna del Cuculo 2005. Saluti

    • Franco Ziliani

      05/01/2010 at 10:51

      Barbera Vigna del Cuculo? Ottima idea, visto che domani ci si ritrova con i cognati potrà essere una buona occasione per stappare un magnum, di 2001 credo… Barbera d’Alba e poi, naturalmente, Barbaresco o Barolo: what else?

  3. ag

    05/01/2010 at 12:23

    e allora, salute!

  4. beniamino d'agostino

    05/01/2010 at 15:20

    e che bel mestiere fare il giornaliere 😉

  5. Andrea

    05/01/2010 at 17:03

    Bella scelta franco…
    solo il grembiulino che indossavi lascia un po a desiderare! non vorrai dire che hai anche cucinato….
    ciao e buon anno
    andrea

  6. ilconsumatore

    07/01/2010 at 11:15

    Avevo in programma di chiudere idealmente le feste, abbinando a della carne, con una Barbera 04 Vigna del Cuculo, che mi è piaciuta molto e così è stato.
    Mi è sorto però un pensiero, al quale mi piacerebbe rispondesse chi ne sa più di me: il 2004 sarà un’annata longeva come si pensava un paio d’anni fa o qualcuno si ricrede? MI riferisco ovviamente alle Langhe. Grazie.

    • Franco Ziliani

      07/01/2010 at 11:36

      nei prossimi giorni il racconto delle meraviglie che ci ha riservato, stappato e vuotato ieri, un magnum di 2001 di quella magnifica Barbera d’Alba!

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