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My Wine Notes

Enovarie

Ma che c’azzecca il Barbaresco con il Chianti Rufina? Una singolare Anteprima

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Appena rientrato, dal Carso giuliano e dal Friuli, è già ora di ripartire. La destinazione è questa volta la Toscana, e due aree che amo molto, il Casentino, la bellissima zona boscosa e di montagna in provincia di Arezzo, per una serata dedicata alla Franciacorta e a sei vini da me scelti (i produttori? Camossi, Colline della Stella, Faccoli, Enrico Gatti, Il Mosnel, San Cristoforo), giovedì sera alla Tana degli Orsi di Caterina e Simone, a Pratovecchio, e poi per l’Anteprima del Chianti Rufina.
Un’Anteprima suddivisa anche per il 2009 tra Firenze, venerdì pomeriggio e sera, ed il territorio della Rufina vero e proprio, per la degustazione delle nuove annate, 2008 e riserva 2007, riservate alla stampa sabato mattina e poi aperta al pubblico, presso la Villa di Poggio Reale, nel pomeriggio dalle 16.30 alle 19.30.
Tutto interessante, tutto bello, perché vale sempre la pena andare a degustare “il più alto tra i Chianti”, un vino nelle cui migliori espressioni il Sangiovese mostra un’eleganza e una freschezza, una sapidità e un nerbo che non sempre si trovano in altre aree magari più blasonate della regione.
Quello che non capisco proprio, anche se sono un fan del vino in oggetto e un buon conoscitore, è che ci azzecchi con il Chianti Rufina l’amatissimo Barbaresco, oggetto di una “degustazione comparativa” (sta scritto così sul programma) riservata alla stampa, che faremo venerdì pomeriggio presso il Grand Hotel di Firenze ponendo a confronto 5 Chianti Rufina riserva 2006 e 5 Barbaresco riserva 2006.
Sarà sicuramente un grande piacere rivedere un caro amico ed eminente collega come Burton Anderson, giornalista americano (non inglese come recita erroneamente il programma) da tanto tempo residente in Toscana, in provincia di Arezzo, ma che razza di analisi e confronto dei due terroir con dibattito a seguire ci potrà mai essere tra una grande esaltazione, in purezza, del Nebbiolo di Langa e una perlustrazione delle caratteristiche di un vino, il Chianti Rufina, il cui disciplinare parla di “Sangiovese dal 75% al 100%, Canaiolo fino al 10%, Trebbiano e Malvasia del Chianti singolarmente o congiuntamente fino al 10% e vitigni a bacca rossa raccomandati e autorizzati (leggi Merlot, Cabernet, Syrah) fino al 10%”?
Non capisco proprio dove voglia andare a parare, il Consorzio Chianti Rufina, che ha organizzato questa strana cosa “in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier – Delegazione Firenze e con la partecipazione del Consorzio del Barbaresco, dei suoi produttori e dell’omonima Enoteca Regionale”, con questo confronto tra vitigni, zone, terroir, profondamente e totalmente diversi…
Perché mai, per essere originali, per fare qualcosa di diverso dal solito (ma gli anni scorsi nella prima giornata si degustavano vecchie e spesso strepitose annate di Chianti Rufina, perché non si è proseguito su questa falsariga?) si deve finire per forza ad arrampicarsi sugli specchi, a fare confusione tra vini, tradizioni, identità che dovrebbero rimanere nettamente distinti?
Non vorrei, consentitemi la battutaccia, che sulla scorta di quanto faranno quest’anno nella splendida zona della Rufina, un’altra celebre zona toscana (provate ad indovinare quale…) il prossimo anno si sentisse legittimata a lanciare un gemellaggio (che qualcuno magari in cantina ha già sperimentato…) con il Pomerol
Ad ogni modo a Rufina ci sarò e vi racconterò poi come saranno andate le cose…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. GIORGIO

    12/11/2009 at 14:35

    gentile Franco qualche anno fa a Trieste Sandro Sangiorgi aveva fatto qualcosa di simile con il Bucerchiale e la Produttori Barbaresco con interessanti risulati,ovvio che e’ difficile far paragoni tra i due maggiori vitigni italiani.
    Se posso vorrei chiederle le impressioni sulla visita che ha effettuato dai produttori del Carso.
    grazie e saluti
    Giorgio di Trieste

  2. Diego

    12/11/2009 at 18:10

    Se si fa Chianti-Barabresco verrebbe naturale fare Brunello-Barolo con un bel panel di degustatori da Suckling a Ziliani, magari scomodando anche Parker.
    Sarebbe spettacolare…

  3. Filippo Cintolesi

    19/11/2009 at 15:34

    “Il piu’ alto fra I Chianti..” E che cosa sarebbero “I chianti”? Vini a base sangiovese, canaiolo, trebbiano e malvasia? Strano, perche’ il cosiddetto Chianti Classico rifiuta di denominare un vino cosi’ fatto. Il piu’ alto di essi alla Rufina? Secondo me si puo’ fare piu’ in alto ancora. Io credo che in Valtellina potrebbe venire eccome. Per non parlare di quel che si potrebbe fare in Peru’.
    Che ci azzecca il Barbaresco “col Chianti Rufina”, Franco? No. Che ci azzecca il Chianti con la Rufina.

    • Franco Ziliani

      19/11/2009 at 16:08

      il solito “talebano” chiantigiano Filippo! Ce ne fossero tanti di chiantigiani appassionati come te e innamorati della loro terra…

  4. Aleandro

    23/11/2009 at 10:06

    Gente simpatica, i Talebani…..Mahhhh…………..

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