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My Wine Notes

Enovarie

Brunello “sicuri” in degustazione a Castel d’Ario venerdì 20 novembre

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L’ho già detto, ribadito e ripetuto non so quante di quelle volte che rischio di sembrare noioso.
A Montalcino, dopo quello che è successo a partire da fine marzo del 2008 (nel caso improbabile non lo sapeste, leggete qui), per ricostruire, com’è giusto e doveroso, un’immagine positiva, credibile, forte, all’altezza del prestigio di questo grande vino toscano e italiano che è Messer Brunello, bisogna sforzarsi di parlare in positivo, di esaltare e sottolineare tutti gli aspetti che fanno la forza del vino. Bisogna proporre valori seri e consolidati da cui ripartire.
Per fare questo, pur essendo orgoglioso di quello che ho scritto e tornerei a scrivere, pari pari, su questo blog sulla vicenda ilcinese, mi sono persuaso che la cosa migliore sia proporre e fare assaggiare vini di assoluta qualità.
Vini che sappiano testimoniare e raccontare la grandezza, l’eleganza, la complessità, ma anche la piacevolezza, l’equilibrio, la totale assenza di esagerazioni e forzature, dal punto di vista del colore, del profumo, del gusto, della struttura, del Sangiovese in purezza di Montalcino.
Sono stato pertanto molto contento di ricevere dal delegato dell’A.I.S. di Mantova, Luigi Bortolotti, che del Brunello è un grande fan, l’invito a costruire insieme una serata dedicata a questo vino che merita più che mai la nostra fiducia e le nostre attenzioni.
E così venerdì 20 novembre alle 20, presso il ristorante Edelweiss di Castel d’Ario, località posta ad una decina di chilometri dall’uscita di Mantova Nord dell’Autostrada del Brennero, daremo vita ad una serata, intitolata Brunello di Montalcino: un nome che è un mito, dove cercherò di guidare i partecipanti alla scoperta del territorio di Montalcino, del Sangiovese che è il simbolo, il suggello, l’anima di questa Docg, con una degustazione, abbinata ad una bella cena (Pasta fatta in casa con ragù d’anatra nostrana, stracotto d’asino con polenta e selezione di formaggio Pecorino) per la quale ho selezionato i Brunello, annata 2004, dei seguenti produttori: Caprili, Ciaccia Piccolomini (selezione Pian Rosso), Col d’Orcia, Gianni Brunelli, Gorelli Le Potazzine, Lisini, Mastrojanni, San Lorenzo, Tenuta Il Poggione.
Nove Brunello “sicuri” (precisazione più che opportuna: non i soli, ma un bel nucleo forte di quel gruppo abbastanza cospicuo su cui un ideale enoico Pietro potrebbe edificare una “chiesa” brunellesca), da cui ripartire per dare un futuro migliore, più splendente, con più luci e meno ombre, a quel vino al quale non si può non volere bene…
Per provare a partecipare alla serata mantovana contattate Luigi Bortolotti a questi recapiti: telefono 0376 448998 e-mail.

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. www.bereilvino.it

    11/11/2009 at 10:50

    Sarà sicuramente una bella serata quella che dedicherete al Brunello di Montalcino il prossimo 20 novembre. Tuttavia ritengo che non sia sufficiente per risollevare l’immagine del Brunello di Montalcino dopo la famosa storiaccia, che ormai tutti conosciamo. Consorzio e produttori, in primis, devono fare molto ma molto di più per far si che il Brunello di Montalcino torni ad essere il vino simbolo che tutto il mondo ci invidiava. Anche le cantine presenti nella vostra degustazione, seppur ottime, non fanno nulla, almeno per quel che vedo e sento. Tutti sembrano prigionieri di un limbo in attesa di momenti migliori (forse).

    Fabio Italiano

    • Franco Ziliani

      11/11/2009 at 11:11

      intanto queste cantine hanno il pregio, non indifferente, di produrre e proporre Brunello di Montalcino a prova di qualsivoglia contestazione (come altre cantine, come ho già scritto) e poi di partecipare, con i loro vini, a serate come queste. E vista la situazione, e considerato che a condurre la serata e presentare i loro vini sarà il sottoscritto, spacciato da qualche “bischero” come nemico di Montalcino e del suo Brunello, é una scelta non proprio semplicissima. Che merita di essere sottolineata…

  2. Luciano

    11/11/2009 at 13:59

    @Fabio Italiano, sto(iamo) dando il 110/100 per cercare di produrre uve prima e vino dopo degni del nome Brunello con sudore e investimenti; la comunicazione certo potrebbe essere migliore, personalmente cerco di fare del mio meglio, ma mi creda che in questo momento difficile se mi avanzassero due lire le spenderei per migliorare la qualità, base necessaria perchè una comunicazione futura abbia successo (forse?)

    @Franco grazie per avermi selezionato per questo evento

  3. www.bereilvino.it

    13/11/2009 at 10:21

    @Ziliani, la mia non era una critica, anzi al contrario era un plauso al suo impegno, sempre positivo, nei confronti del vero vino Brunello. @ Luciano, oggi non e’ piu’ sufficiente fare vino di qualita’ per avere successo, la concorrrenza e tanta e spietata. I suoi vini signor Luciano sono gia’ buoni, personalmente, al suo posto, quelle due benedette lire (avendole) li investirei in comunicazione, al limite nel caso peggiore farei 50 e 50.

  4. Luciano

    14/11/2009 at 14:28

    Fabio, il fatto che siano buoni non lo ritengo un punto di arrivo ma di partenza verso l’eccellenza ecco perchè investire sulla qualità, sulla comunicazione faccio del mio meglio vuol dire leggo-commento sui vari blog, ho un blog su vinix, ultimamente ho aperto una pagina su facebook ( http://www.facebook.com/pages/Sanlorenzo/164346912883?ref=ts) , partecipo almeno a 5 o 6 manifestazioni all’anno.
    Fino ad ora mi era sfuggito il suo blog, i titoli mi sono sembrati molto interessanti, approfondirò al più presto

    Luciano

  5. Alessandra Rossi

    19/11/2009 at 10:27

    “Nove Brunello “sicuri” … su cui un ideale enoico Pietro potrebbe edificare una “chiesa” brunellesca, da cui ripartire”.. Esprime benissimo l’intento, bella la forma e giusta l’analogia, la sento pure io così. Inoltre conoscendo i vini di Luciano, so anche quanto sia profondamente vero ciò che lei afferma, mr. Ziliani.

    @ Luciano: posso anche capire che comporti un costo mantenere e migliorare la qualità ottenuta, ma mi unisco al coro di chi ti consiglia tanta tanta tanta comunicazione. Che diamine aspetti? Di fare anche tu il “vino del secolo”? Ma dai.. con quei vini li’ hai già parecchi argomenti. Va bene Vinix, va bene Facebook, va bene tutto, nei limiti del tuo budget, ma oltre al budget dedicaci più tempo, alla comunicazione. C’è tanta gente che chiacchiera senza appropriata sostanza, proprio tu che la sostanza ce l’hai, non vorrai mica far parlare solo loro, ovvia :-).

    Saluti maremmani,
    Alessandra

  6. Filippo Cintolesi

    20/11/2009 at 20:23

    Mi permetto d’incastrare una glossa fra le simpatiche parole di Alessandra Rossi rivolte a Luciano del podere San Lorenzo, che non conosco, e la risposta che quest’ultimo vorra’ eventualmente dare ad Alessandra. Giusto perche’ proprio mi scappa (e spero che mi perdonerete), dalla punta della lingua dove si trova, appena letto quel “ma dai.. dedicaci piu’ tempo alla comunicazione.. c’e’ tanta gente che chiacchiera senza appropriata sostanza..” :
    e se fosse proprio questo il punto? Che chi la sostanza ce l’ha (perche’ conquistata come risultato di parecchio lavoro) non ha “piu’ tempo” da dedicare alla comunicazione? E se fosse che chi tutto questo tempo di piu’ da dedicare alla comunicazione invece ce l’ha, ce l’ha -come minimo- per grazia di una fortunata (privilegiata) suddivisione dei compiti che non a tutti tocca?

  7. Luciano

    22/11/2009 at 12:26

    Ciao Filippo, non ricordi ma ci siamo conosciuti a Genova al Terroir Vino 2008, condivido la tua considerazione, certamente potendo delegare compiti di produzione o commercializzazione ad altri potrei avere più tempo, ma oltre al lato economico siamo sicuri che poi i risultati sarebbero li stessi? Sarò forse eccessivamente romantico ma credo che per fare un grande prodotto ci devi mettere anche il cuore e quello ce lo puoi mettere solo tu; operai, fattori o cantinieri per bravi che possano essere li mancherà sempre quel pizzico di alchimia.

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