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Enovarie

Heri dicebamus: la settimana di Vino al Vino (9-16 agosto)

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Non ci siamo fatti mancare niente anche nella settimana che ci ha condotti, un po’ accaldati ma sempre vigili, alla fatidica data del ferragosto. Segnalazioni, discussioni, polemiche e qualche suggerimento vinoso, per unire la teoria alla pratica.
Ho cominciato la settimana suggerendo alla vostra attenzione – qui – un elegante Riesling renano del Garda bresciano, da abbinare alla cucina estiva, e poi, giusto il tempo di ospitare, nello spazio della sua finestra da cui ogni tanto si affaccia con i suoi lunari, inimitabili interventi, un aggiornamento, firmato Briscola, da Marte e sulla situazione del Brunello… di Martalcino, che ho provato a dire la mia non sui vini, che amo, ma su quella carenza di senso civico, di impegno di responsabilità, quel fatalismo,  che blocca spesso le bellissime regioni del Sud. E che danno “argomenti” al becero fanatismo legaiolo.
Giusto il tempo di segnalare, per la prima volta (che poi sarebbe tornato a farsi sentire, e con quale autorevolezza) il punto di vista sul vino italiano e sulla sua presenza in Russia, espresso – qui – da grande appassionato da quel grande uomo di sport che è Vincenzo Pincolini (proprio lui, il preparatore atletico del mitico Milan stellare di Arrigo Sacchi) che sono fatalmente finito a parlare di Montalcino e del suo Brunello.
Dapprima cercando di decifrare, e invitando i lettori del blog a farlo, uno strano testo, quasi un messaggio in codice, di una persona che dicono faccia informazione proprio nel celebre borgo toscano, poi segnalando un articolo nientemeno del New York Times, che del Brunello è tornato ad occuparsi. Una pausa per indignarmi, ma giusto un poco, perché fa caldo, per una sorta di massacro cui sono stati sottoposti i rosati italiani da una grande degustazione, nei numeri, non nella scelta dei vini, molto discutibile, pubblicata da Decanter, e poi per proporre all’attenzione, di tutti, non solo dei distratti inglesi, un eccellente rosato che nasce nella zona di Dolceacqua ma non si può chiamare Rossese, che un certo impegno tra il civico ed il politico è tornato a farsi sentire, dapprima per chiedermi a che razza di sformato abbinassero a Villa Certosa un Cannonau e per quali vini due squadre italiane di calcio in trasferta in Cina avessero speso la bellezza di 7000 euro, poi per suggerire al Ministro delle Politiche Agricole (ecc.) Zaia di non esagerare con il Prosecco (in tutti i sensi).
Chiusura di settimana con una riflessione colta e con un ardito – ma azzeccato – parallelo, opera del nostro inviato da Mosca, ancora Vincenzo Pincolini, tra il crac Parmalat e Brunellopoli.
Roba fina: ma non era la settimana di Ferragosto questa?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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