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My Wine Notes

Enoriflessioni

Vino ligure oggi: il check up di Liguria da bere attesta che sta benone!

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E’ proprio valsa la pena (per me doppiamente, visto che mi sono regalato anche una serie di incursioni in quel paradiso, del vino, ma anche dello spirito, che sono le Cinque Terre), scendere a fine giugno per alcuni giorni a La Spezia per la rassegna Liguria da bere organizzata da Regione Liguria, Provincia e Comune della Spezia, Unioncamere Liguria, Camera di Commercio di La Spezia, Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia.
Valeva la pena per rivedere alcuni amici (diversi componenti dell’affiatatissimo team dell’A.I.S. Liguria, e poi il carissimo Salvatore Marchese, scrittore e giornalista raffinato di grande cultura, e qualche produttore a me particolarmente caro, per vari motivi, come Fabio Lambruschi, Andrea Kilhgren o Tommaso Lupi), ma anche per assistere de visu e partecipare con qualche commento ad un probante check up delle condizioni di salute del vino ligure.
Operazione resa possibile, come ho scritto qui, da quello che è stato il vero evento nell’evento, ovvero la serie di appassionanti degustazioni guidate, ospitate in un luogo suggestivo, la terrazza del Camec, Centro d’arte moderna e contemporanea, che non solo hanno fatto registrare una costante presenza di appassionati (soprattutto quella, una vera e propria scommessa (vinta) dedicata ai passiti e prevista alle 24 del 27 giugno) ma hanno consentito di dimostrare, una volta di più, quale momento splendido, fervido di fermenti, viva oggi il panorama vitivinicolo ligure.
Un panorama animato da protagonisti vecchi e nuovi, dove si mantengono, e non si vede come si potrebbe fare diversamente, i piedi saldi in una tradizione che prevede assoluta fedeltà alle tante interessanti varietà autoctone (dal Pigato a Bosco, Albarola, Rossese, Bianchetta genovese, sino a quell’uva forse non nata qui, ma dalla fortissima impronta ligure come il Vermentino), ma si sperimentano, soprattutto in rosso, alternative intriganti, giocando, ad esempio, con il Grenache.
Merito, la sottolineatura di questa vivacità, di un programma di cinque occasioni d’assaggio, curate e condotte da quello che si potrebbe tranquillamente definire “l’enfant du village“, ovvero lo spezzino d’adozione (anche se è nato a Rimini), di formazione vinicola, di residenza e di attività, Antonello Maietta, che, anche per merito del libro cui ha lavorato tutto lo scorso anno, i “suoi polli”, ovvero il mondo del vino ligure in tutte le sue sfaccettature lo conosce come pochi altri…
L’ho già detto recentemente, ad esempio qui, e come avrete modo di vedere leggendo l’articolo che alla serie di degustazioni ho dedicato, la Liguria del vino oggi è un laboratorio di idee in grande fermento e la selezione dei venti vini proposti nelle cinque degustazioni della manifestazione spezzina ci ha proposto davvero una Liguria da bere in grande salute, che cresce e reclama la sua riconoscibilità, il suo spazio, su un panorama enoico nazionale dove, oggi, ancor di più che in passato, la qualità passa anche attraverso le piccole, ma qualificatissime, produzioni.
Quelle che la goccia nel mare del vino italiano costituito dai vini di Liguria autorevolmente rappresentano.

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Luca Risso

    08/07/2009 at 13:40

    Leggendo le sue note qui e sul sito AIS, mi sembra sia stata proprio una bella manifestazione, forse un po’ sbilanciata sul levante (se devo fare una minuscola critica), non essendo certo molti vermentini di Imperia inferiori a quelli di La Spezia, anche se evidentemente non erano presenti i loro produttori. I migliori vermentini di Albenga invece si chiamano pigato e mi pare che Bruna ci fosse.
    Luk

    • Franco Ziliani

      08/07/2009 at 13:43

      ecco pronta la polemica del ligure Risso: ma Vermentino e Pigato sono cose diverse, così ci é stato detto e ripetuto da tanti produttori…
      mettetevi d’accordo cari amici liguri…

  2. Luca Risso

    08/07/2009 at 15:18

    Non potevo certo perdere l’occasione…
    🙂
    Ma alcuni produttori mi conoscono e polemizzano volentieri con me.
    Luk

  3. Marino Giordani

    08/07/2009 at 19:43

    è vero, bisogna fare chiarezza sul Vermentino e sul Pigato e quindi è necessario un approccio scientifico serio (Luca Risso quale bravo ricercatore che è, sa quel che voglio dire). In questo settore l’AIS Liguria ha iniziato a muoversi in modo da chiarire una volta per tutte quale sia la verità su questi vitigni (ci riusciremo?)

    • Franco Ziliani

      08/07/2009 at 21:32

      un benvenuto su questi lidi al caro amico Marino Giordani, presidente dell’A.I.S. Liguria e grande appassionato di Barolo!

  4. Luca Risso

    08/07/2009 at 20:54

    Professore arrossisco!
    :S
    Luk

  5. paolo

    09/07/2009 at 17:57

    E grande appassionato del Rocce Rosse che per primo gli feci assaggiare…

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