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My Wine Notes

Enoriflessioni

Cambio di disciplinare del Vino Nobile: da Montepulciano un fragoroso silenzio

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Lo so bene che non è trascorsa nemmeno una settimana da quando, molto educatamente, non certo per voler fare polemiche a tutti i costi, ma per capire e soprattutto aiutare a capire i consumatori, in questo post che potete rileggere qui, chiedevo al Consorzio e alle aziende di Montepulciano di spiegare, assicurando che sarei stato lieto di ospitare le loro considerazioni, la recente proposta di cambio di disciplinare.
In soldoni il passaggio da una quota, già significativa, del 20% dei cosiddetti “vitigni migliorativi”, ad una ancora superiore, del 30 per cento, che comporterebbe una decisa “super tuscanizzazione” della più antica Docg italiana, l’ottimo Vino Nobile di Montepulciano.
Tacciono al Consorzio, impegnato a diffondere comunicati stampa sul prossimo “arrivo dei vampiri” tra i vigneti del grande rosso toscano, tace il presidente Carletti, che magari crede, come lo pensa di certo il suo enologo, che anche aumentando la quota di Merlot e Cabernet non si pregiudica l’identità del vino poliziano, tanto forte è il terroir da imporsi sulle uve bordolesi, tacciono le Grandi Aziende (gli Antinori, i Fazi Battaglia,  i Folonari), i vari potentati economico-finanziari-assicurativi italiani ed esteri sbarcati a Montepulciano negli ultimi decenni.
Tacciono soprattutto e dispiace molto, i produttori autoctoni, gli indigeni, quelli che da più tempo sono presenti a Montepulciano e dovrebbero avere a cuore la salvaguardia dell’identità del loro vino, i Contucci, i Dei, i Crociani, i Boscarelli, i Falvo, i Caporali, i Fanetti, quelli che dovrebbero rappresentare l’argenteria nobile e il “ridotto della Valtellina” contro l’ennesimo tentativo di normalizzare e standardizzare e di adeguarsi agli interessi della produzione industriale.
O di chi pensa ancora, ma con una certa miopia, che per conquistare i consumatori non si deve saper raccontare loro la particolarità, l’unicità, la non ripetibilità del proprio vino, e puntare sulla differenza come valore distintivo, ma modificarlo sostanzialmente per renderlo più simile ai troppi vini tutti uguali prodotti in tutto il mondo e ai presunti modelli conformi ad un mercato che è, se Bacco vuole, superato ed in crisi.
Parlano solo, senza che nessuno li abbia interpellati, personaggi che con Montepulciano ed il suo Vino Nobile non hanno nulla a che fare, che non mi risulta ne siano diventati gli avvocati d’ufficio o i rappresentanti, ma che pur non avendo nulla da dire hanno la faccia di tolla e la spudoratezza di volermi spiegare, dopo 25 anni che faccio questo mestiere, cosa sia fare giornalismo, come e cosa avrei dovuto scrivere e non scrivere, su questa vicenda vinicola toscana…
Amici di Montepulciano, simpaticissimo conte Alamanno, marchesi De Ferrari Corradi, Giulio anima di Valdipiatta, Caterina dalla voce squillante, elegante e colto Alberto, dolce e determinata Susanna, non vorrete mica lasciare senza risposta, o lasciare che siano dei grilli (s)parlanti a “spiegare”, gli appassionati, i potenziali acquirenti del vostro Nobile vino, gli importatori e distributori stanchi di “tuscan wines” che profumano di tutto tranne che di Toscana e di Sangiovese, che vogliono capire le ragioni di una scelta che, lo ripeto, va assolutamente in controtendenza e suona francamente incomprensibile?
Cosa dobbiamo pensare, che con i controlli sempre più capillari e precisi (e non più affidati ai soli Consorzi) che vengono fatti nei vigneti toscani, prevedere nel disciplinare una percentuale superiore di altre uve che non siano solo il Prugnolo gentile, il Mammolo, il Canaiolo ed il Colorino della tradizione locale costituisca una misura precauzionale, perché – il caso Montalcino insegna – non si sa mai?    

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Giulio

    26/04/2009 at 16:50

    In fondo credo che è quello che tutti i produttori vogliano! Il silenzio non porta polemiche…così potranno fare quello che vogliono con il Nobile!

  2. Franco Ziliani

    26/04/2009 at 17:04

    si tratta di capire quale significato dare a questo silenzio. Il fatto che i produttori tacciano vuol dire che “chi tace acconsente”, che sono tutti d’accordo su questa modifica, che alcuni di loro sono imbarazzati/indignati per doverla subire e preferiscono tacere per quieto vivere, o che preferiscono chiudersi a riccio ritenendo di non dover dare spiegazioni alla stampa e ai consumatori? Ci facciano capire quale senso questo silenzio abbia…

  3. flaminio cozzaglio

    26/04/2009 at 19:25

    Ripeto anche qui il parere , di vent’anni fa (!), globalizzazione neanche per sogno , ma il mondo era perlustrabile anche allora , dello storico produttore del Garda Gianfranco Comincioli : assaggio cabernet e chardonnay del nuovo mondo , buoni , costano poco , si vendono . Io potrei mettere cabernet nel mio Groppello , sa il diavolo , magari migliora , comunque diventa simile a quelli . Però ho costi più alti che non posso comprimere , quindi le mie bottiglie , che ho reso simili alle loro , costano molto di più : chi e perchè dovrebbe comprarmele ? Allora continuo a fare il mio Groppello tradizionale , costerà lo stesso di più ma è inimitabile in altre parti del mondo : chi lo ama , come me e in fondo è il vero motivo per cui continuo a farlo così , viene sul Garda . In Cile o in Nuova Zelanda non lo troverà mai . Diagnosi che son certo valga per ogni vino di personalità .

  4. Francesco

    26/04/2009 at 21:27

    tra personalità e mercato ormai, tranne pochi esempi mi sembra chiaro dove si stia andando, con conseguenze simili a quelle paventate,che non faranno altro che essere amplificate dalla tradizionale miopia dell’italica impresa. detto questo non penso invece che la modifica sia “propedeutica” ad un lavaggio di resposnabilità, in quanto, proprio come sembra x il brunello, non c’è un sistema x stabilire,nelle aule di giustizia lacontaminazione…egiàora il disciplinare prevede una bella dose dei soliti noti. a mio parere già quella è in grado di ammazzare un vitigno come il sangiovese( o anche ilnebbiolo se è per qiuello)ma se lor signori vorranno fare così faccianopure, personalmente e per queol poco che vale smetterò di comprare il loro vino.

  5. Francesco Tonon

    27/04/2009 at 09:50

    Già il nobile vantava ormai poco più di 3/4 di vera nobiltà…cosi’ se ne va sotto i 3/4…e quindi di nobiltà non gliene resta più molta..

  6. paolo

    27/04/2009 at 09:56

    Ed il fatto più tragico della vicenda è che questi signori arrivano con 10 anni di ritardo quando quel tipo di vino non lo vuol bere più nessuno….

  7. Renato

    27/04/2009 at 10:00

    Luciano, con riferimento all’ultimo post sul Nobile di questo blog lei dice che sinora nessun produttore di Montepulciano ha risposto a Ziliani perché si sono “stancati di provare a ragionare con Ziliani” perché, dice, “quando ha emesso una sentenza non tollera appello. Ed allora, giustamente, non vale la pena di discutere”. Mi chiedo come possa considerare una sentenza senza appello, che non vale la pena di essere presa in considerazione, un post dove si chiede “di spiegare, assicurando che sarei stato lieto di ospitare le loro considerazioni, la recente proposta di cambio di disciplinare” e dove rivolgendosi ai produttori di Montepulciano si scrive: “non vorrete mica lasciare senza risposta gli appassionati, i potenziali acquirenti del vostro Nobile vino, gli importatori e distributori stanchi di “tuscan wines” che profumano di tutto tranne che di Toscana e di Sangiovese, che vogliono capire le ragioni di una scelta che, lo ripeto, va assolutamente in controtendenza e suona francamente incomprensibile?”. A parte il fatto che viene da pensare che sia lei per primo a pensare che non valga la pena di discutere su questo blog – e allora non si capisce perché continui ad intervenire… – non le viene invece il dubbio che i produttori non rispondano non perché Ziliani li abbia già condannati senza appello, ma perché non sanno cosa rispondere, perché le loro ragioni sono un po’ deboli e perché Ziliani abbia colto le ragioni, confessabili e inconfessabili, del cambio di disciplinare?

  8. Francesco

    27/04/2009 at 10:19

    andate a leggervi questo interessante articolo e, se ne avete voglia traducetelo per gli stimabili produttori di nobile (o ex nobile). pur non parlando affatto del nobile non fa che confermare quanto scritto sopra da paolo….

  9. Francesco

    27/04/2009 at 10:58

    dimenticavo di allegare il relativo link: http://www.slate.com/id/2215153/pagenum/all/#p2

  10. Luciano

    27/04/2009 at 11:15

    Renato, certo che può essere come dice lei nell’ultima parte del suo intervento. Tuttavia vada a rileggere la discussione tra Diego Sburlino ed il sig. Ziliani, non deve fare molta strada, basta scorrere i commenti al post sul Petit Verdot, qua sotto. Se poi mi riferisce quale è stata la risposta di Ziliani alle considerazioni di Sburlino, la ringrazio.

  11. ilconsumatore

    27/04/2009 at 13:04

    Quando il consumatore non vede chiaro abbandona le denominazioni e i suoi produttori anche se in passato erano amati. Il Nobile la cui nobiltà già era appannata farà fatica ad entrare nella mia cantina. Peccato!

  12. Franco Ziliani

    27/04/2009 at 16:29

    Alamanno Contucci, past president del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, nonché storico produttore espressione della migliore tradizione poliziana, così mi ha scritto:
    ”Egregio Ziliani, quello che avevo da dire sulla modifica al disciplinare del Vino Nobile di Montepulciano (e non solo sulle percentuali) l’ho detto nella sede del Consorzio alle riunioni propedeutiche all’Assemblea, alla quale purtroppo non ho potuto partecipare, durante le quali ho ribadito il mio pensiero ed il mio conseguente modo di agire:
    tutela della tradizione dovuta a secoli e secoli di presenza nell’ enologia poliziana;
    valorizzazione unica e totale dei nostri storici vitigni: Prugnolo Gentile, Sangiovese, Canaiolo nero, Mammolo, Colorino, Ciliegiolo, i soli presenti nei nostri vigneti. Liberale da sempre, dico come la penso e cerco di far convergere più persone possibile sulle mie idee, ma non posso che prendere atto se altri, la maggioranza, attuano decisioni diverse, magari sbagliate.
    Continuerò quindi a fare i nostri vini, sia che piacciono o no, come ho sempre fatto per difendere tradizione, tipicità e genuinità. Mi fa piacere che sul problema di cui parliamo anche altri siano sulla mia stessa lunghezza d’onda (fino a pochi anni fa ero abbastanza “solitario”).Quando capiterà a Montepulciano, se verrà a trovarmi mi farà piacere. Cordiali saluti Alamanno Contucci”.

  13. Paolo Bargelloni

    27/04/2009 at 20:18

    Per fortuna il sig. CONTUCCI continuerà a fare i suoi vini straordinari! Ho assaggiato e acquistato i suoi prodotti nella cantina posta nella centralissima piazza di Montepulciano, qualche anno fa per caso durante una vacanza in Toscana. E’ stata quella l’occasione di aver conosciuto l’eccellente prodotto che è il vino nobile, che qualcuno vorrebbe cambiare. Ahimè.
    Cordiali saluti

  14. Franco Ziliani

    28/04/2009 at 14:08

    Segnalo, anche in inglese su VinoWire, l’appello a non merlottizzare il Vino Nobile di Montepulciano:
    http://vinowire.simplicissimus.it/2009/04/28/vino-nobile-producers-just-say-no-to-merlotization/

  15. Mario Crosta

    28/04/2009 at 15:19

    Paolo, allora hai fatto tutta la scala a cendere e poi sei uscito nella via piu’ in basso, vero? Io ho ancora l’ultima bottiglia dell’annata 1971 da assaggiare (il resto di un cartone da 6 bottiglie pagato nel 1980 poco meno di 25.000 lire). Adesso l’azienda si chiama Eredi Contucci, sono stato da loro a MiWine e si ricordavano anche chi era stato a vendermele, un cantiniere che ha istruito tanti di quei turisti al vino buono che gli andrebbe data una medaglia d’oro da parte del Consorzio o del Comune.

  16. bibliowine.com

    28/04/2009 at 17:09

    Pare che la Toscana da granducato stia diventando un “feudo” degli Usa, a loro uso e consumo, scimmiottando i francesi per piacere agli americani.
    mah…

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