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My Wine Notes

Indiscrezioni

Il brutto sogno diventa sempre più realtà… Camaleonti e trasformisti in un celebre borgo vinicolo italiano

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Ricordate quello strano sogno (o era piuttosto un incubo?) che ho cercato di raccontarvi (leggete qui) lunedì, quello stravagante progetto che vedeva, lo confermo, un galantuomo, una persona che con la sua famiglia ha fatto la storia della prestigiosa denominazione enoica di cui la sua azienda è il simbolo, disposto a dare l’avallo del suo autorevolissimo nome all’ipotesi di modificare le regole non del primo, ma del secondo, ma altrettanto valido e celebre, vino della sua zona?
Bene, si fa per dire, mi sa tanto che non si trattava solo di un sogno e che dalle nebbie del dormiveglia pian piano emerga, con tutti i suoi dettagli che definire inquietanti è poco, una realtà incontrovertibile e triste.
In quel celeberrimo borgo vinicolo, che tanto ha fatto parlare di sé lo scorso anno e che se il buon senso e l’intelligenza prevalessero dovrebbe tornare a far parlare di sé, ora, solo grazie alla qualità dei suoi vini, si accingono ancora a tentare di cambiare le carte in tavola, di proporre una nuova, assolutamente non necessaria, identità non per il vino più noto, ma per il secondo vino, che porta sempre in etichetta il nome della celebre località d’origine.
Però, a proporre questa trasformazione, che comporterebbe un vero e proprio voltafaccia rispetto a quanto deciso, dalla stragrande maggioranza dei produttori della zona, con un voto segreto espresso in un’assemblea non più tardi dello scorso 27 ottobre, non sarebbe solo il rispettabilissimo e serissimo Signore del Vino, l’argenteria nobile, la storia della denominazione, il mito e la leggenda, bensì una serie di aziende notissime (e con grande sorpresa non quella che si penserebbe più favorevole a questo cambiamento…) che rappresentano larga parte della denominazione e ne costituiscono il tessuto connettivo. Aziende, alcune, che erano state tra le dirette promotrici di una raccolta di ben 149 firme, presentata una decina di giorni prima del fatale 27 ottobre, che chiedeva che quel vino dovesse rimanere monovitigno. E che tutto, in quel borgo vinoso finito, non certo per colpa della stampa, ma della “bischeraggine” di vari produttori, nell’occhio del ciclone dovesse rimanere com’era, regole di produzione e uve utilizzate in primis.
Ora non so bene, perdonatemi, è o non è solo un sogno, presagio di un qualcosa che potrebbe ben presto tramutarsi in realtà?, cosa sia successo nei tre mesi trascorsi da quel pronunciamento un po’ “bulgaro”, e da quale misterioso virus siano state contagiate quelle persone che ieri proponevano, e decidevano, bianco e oggi chiedono, non consapevoli di quanto stravagante possa apparire il loro voltafaccia, nero.
Io so solo che se quanto mi è apparso in sogno è vero e temo di non avere motivi per dubitare della sua veridicità, non solo quelle persone sono destinate, e non solo ai miei occhi, ad apparire ben poco serie, affidabili e degne di fiducia, ma che la loro stravagante iniziativa – in sogno vedevo che si stavano raccogliendo ancora delle firme e che erano grossi calibri ad occuparsene in prima persona – finirà per il gettare nuovamente nel marasma, nella confusione, mi spiace dirlo, nel discredito, una zona, una denominazione prestigiosa che avrebbero solo bisogno di trovare serenità. E comportamenti seri e coerenti, nell’interesse collettivo, a difesa di quella denominazione simbolo.
Come ho già scritto, chiunque siano i promotori di questa nuova bizzarra iniziativa, e per quanto altisonanti o blasonati possano esserne i protagonisti, (che magari a questo punto farebbero bene ad uscire allo scoperto e a spiegare in cosa consista il loro progetto e quali siano le loro ragioni: Vino al Vino è a loro disposizione per spiegarsi) questo blog, anche se fosse l’unica fonte d’informazione a doverlo fare, non esiterà ad opporsi ad un’iniziativa tanto bislacca.
Lo farà, innanzitutto, perché è convinto che quell’ipotetico cambiamento di disciplinare, seppure limitato al secondo vino di quella celeberrima località collinare del Centro Italia, non s’ha da fare, e poi, scusatemi, per rispetto di me stesso e delle posizioni da me prese dal 21 marzo del 2008.
Di “voltagabbana” e banderuole in Italia ce ne sono già abbastanza, e non v’è ragione, non avendo tra l’altro interessi di bottega da difendere, perché debba trasformarmi in uno di loro.
Se in quella celebre località vogliono fare la brutta figura di proporre oggi il contrario di quello che hanno chiesto e deciso tre mesi fa, se vogliono atteggiarsi a camaleonti che cambiano colore a seconda delle situazioni, giocare ai trasformisti emuli di Arturo Brachetti, lo facciano pure, ma siano consapevoli che è un gioco al massacro di cui presto o tardi verrà loro chiesto di rispondere. E magari a farlo sarà proprio il consumatore, stanco di essere preso in giro, e che di fronte a tante stravaganze potrebbe finire con il rivolgersi altrove…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Riccardo Francalancia

    05/02/2009 at 09:52

    “E magari a farlo sarà proprio il consumatore, stanco di essere preso in giro, e che di fronte a tante stravaganze potrebbe finire con il rivolgersi altrove…”

    …il che non sarebbe certo un’ idea malsana – aggiungo io. 😉

  2. Luciano Pignataro

    05/02/2009 at 11:35

    Questa storia sarebbe una resa incondizionata. Ma a chi o a che cosa? All’idea di vino che non esiste più?

  3. Giulio

    05/02/2009 at 12:07

    E se certe guide (nazionali ed estere) nel tempo cominciassero a premiare copiosamente questo “second vin”? Farebbero passare quasi in secondo piano il vero protagonista della denominazione. Invogliando così sempre più a cambiare il disciplinare anche del fratello maggiore. Ma questa è pur sempre una mia remota impressione/cattiveria…

  4. andrea gori

    05/02/2009 at 12:45

    semplicemente ormai in quel borgo 100% di una uva significa 90% + altre varietà e chi ha votato si il 27 ottobre ha semplicemente detto che voleva continuare così. Si vede adesso hanno capito che non possono e quindi è come quando da bambini si dice “ma così non vale!” e si rifà tutto…
    non credo però purtroppo ci sia da stupirsi, anzi semmai mi ero stupito pure io del voto bulgaro sul 100%

  5. Cristiano Castagno

    05/02/2009 at 12:51

    Per me legalizzano quello che per chi ha voluto, forse da sempre, ha sempre fatto.Se il fratello maggiore verrà garantito sempre e comunque, inequivocabilmente come monovarietale anche questa sarà una bella novità.No? Ma l’inchiesta a che punto è piuttosto, insomma che cosa abbiamo bevuto fino ad oggi? Sapere questo sarebbe un punto di partenza fondamentale,ma temo che non lo si saprà mai veramente.

  6. ag

    05/02/2009 at 14:29

    Buon pomeriggio.
    “…quelle persone che ieri proponevano, e decidevano, bianco e oggi chiedono, non consapevoli di quanto stravagante possa apparire il loro voltafaccia, nero..”
    Caro Franco mi dispiace darti il benvenuto tra i disillusi da certe persone. Nunc necesse scissio.
    Buon pomeriggio.

  7. Gianni "Morgan" Usai

    05/02/2009 at 15:14

    @ag.

    La “scissio” è nell’aria da tempo…
    Direi dal luglio scorso 08, ad occhio e croce…

    SE fossi un produttore avrei già promosso un’azione di responsabilità…

    Gianni “Morgan” Usai

  8. Diego

    05/02/2009 at 17:15

    Fare del secondo vino del borgo un SuperTuscan significa costi minori e prezzi maggiori, un bel business.
    Che poi si rischi di cannibalizzare il fratello maggiore e nobile rientra in una logica di medio-lungo periodo che non appartiene all’italica tradizione del chiagni e fotti.
    Magari un giorno capiterà che i produttori del borgo andranno a fare uno stage ad Erbusco…

  9. ag

    05/02/2009 at 17:24

    Buon pomeriggio
    E allora che Aventino sia! Con regole, organi e rappresentanti. E si veda

  10. Franco Ziliani

    05/02/2009 at 19:25

    niente Aventino, almeno per ora! In una pennichella pomeridiana, qualcuno mi diceva che quel progetto di cambiamento del disciplinare del secondo vino di quel celebre borgo vinoso si sia fermato. Nel sogno mi dicevano che avevano rinunciato, che non era il caso ora, che non erano maturi i tempi, che parecchi protagonisti (i produttori) avevano risposto picche alla richiesta di firmare l’ennesima petizione. Se fossi presuntuoso, cosa che non sono, penserei che sia stato anche il racconto dei miei due sogni a fare cambiare idea ai sostenitori del cambiamento. Voglio invece sperare che sia stata solo una botta di buon senso e di realismo a farli rinunciare a questo insano progetto…

  11. ag

    05/02/2009 at 19:44

    Io un Aventino serio, molto serio e a 360° non lo sottovaluterei. Simpatici i parrucconi, eh?

  12. Gianni "Morgan" Usai

    05/02/2009 at 22:37

    @ ag.

    L’Aventino, purtroppo, non ha portato molto bene all’Italia…

    Almeno per un “ventennio”…

    Io mi auguro solo che la gente si metta – ogni tanto – a pensare con la propria testa…

  13. Laura Rangoni

    06/02/2009 at 09:56

    Franco, ma sei proprio un sognatore!!!

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