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My Wine Notes

Indignazioni

Farinetti: così tanti Barolo di proprietà che finisce per chiamarli… “Baroli”!

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Comincia ad essere oggetto di molte recensioni, scritte in maniera da molto positiva a trionfalistica (leggere ad esempio, sul normalizzato blog Kelablu, l’introduzione del “supplente” alla “non prefazione” encomiastica di Gavino Sanna) Coccodé il marketing pensiero di Oscar Farinetti, libro che raccoglie oltre un centinaio di annunci pubblicitari di Eataly voluti e concepiti dal patron e dai suoi collaboratori per tenere alta l’attenzione sul suo quality food store torinese.
Non entro nel merito della genialità e dell’efficacia della comunicazione farinettiana (che sicuramente esiste e non tocca proprio ad un “certo Ziliani” scoprire, anche se presto dirò la mia su questo volume che illustra il “marketing pensiero” farinettiano), ma voglio solo attirare l’attenzione sulla pagina che efficacemente ricorda che “in Piemonte abbiamo un tesoro: il Barolo. Perché ce lo facciamo bere dagli altri” e a fronte di un export dominante che assorbe (deo gratias) larga parte della produzione del più grande vino base Nebbiolo del mondo suggerisce di provare ad entrarvi in confidenza e ai dargli del tu e non metterlo su uno scaffale ma di berlo. Magari a bicchiere, a quattro euro, come consentiva una iniziativa promozionale adottata “in tutti i ristorantini di Eataly”.
Va bene che Farinetti di Barolo, da Borgogno alla Brandini sino alla Fontanafredda, ne ha collezionati ormai parecchi, ma qualcuno non potrebbe dirgli che il Barolo anche al plurale, resta Barolo e non diventa mai “baroli” e che scrivere, come appare nella pagina pubblicitaria dedicata al Barolo pubblicata su Coccodè, “I grandi Baroli selezionati da Eataly sono in vendita nell’enoteca al piano interrato. Potrete assaggiare i Baroli” è un clamoroso, anche se veniale, errore, tanto più da parte di un piemontese, per di più albese di nascita e residente a Novello?         

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. fabio

    03/02/2009 at 15:12

    Caro Ziliani,
    ha proprio ragione.
    Quante persone pretendono di comprare la cultura. Non è un bene in vendita. Occorre pazienza, costanza e amore. Uno compra tre aziende e pensa di poter rappresentare il territorio e la storia che lo contraddistingue. Poi un errore banale svela che di culturale c’è solo il tornaconto economico. Le parole pesano.

  2. Hervé Lalau

    03/02/2009 at 15:50

    Non c’è un gioco di Barole?

  3. Franco Ziliani

    03/02/2009 at 16:15

    et bravo Hervé, compliments pour ton jeu de mots!

  4. Nico

    03/02/2009 at 16:37

    io ho sempre detto “i baroli”
    saro’ ignorante come Farinetti?

  5. Franco Ziliani

    03/02/2009 at 16:47

    ha sempre sbagliato Nico, proprio come sbaglia, ora, Farinetti

  6. paolo

    03/02/2009 at 17:31

    Adesso Farinetti fa anche le uova? Ma pensa un pò!
    E quand’è che faranno lui beato e Petrini santo?

  7. Beniamino D'Agostino

    03/02/2009 at 17:39

    sarà perchè se li è comprati con gli euri? ;-))

  8. Max

    03/02/2009 at 19:10

    Ma non si scandalizzi(?????!!??) caro Ziliani, in fondo stiamo parlando di una persona che fino a 5-6 anni fa parlava di Samsung, Philips, Sony, ecc…..

  9. ag

    03/02/2009 at 19:21

    Buonasera.
    Però 18 (se non conto male le etichette) Barolo 2004 a 4€ al bicchiere invogliano….. magari significano un prezzo di ca 25 € a bottiglia……. e la cosa invoglierebbe ancor di più………
    Buona serata.

  10. Ivan Pasinato

    03/02/2009 at 19:46

    Ma allora anche Brunello al plurale non si dice Brunelli…….

  11. Angelo Di Costanzo

    03/02/2009 at 19:58

    Un po’ come dire Barbareschi, Neri D’Avola. Curioso pensare a tanti Taurasii, Cannonaui.

    Attento tu che stasera berrai un bel…Chianto Classico!

  12. Giovanni Arcari

    03/02/2009 at 20:01

    Vogliamo parlare di quanti diti ci sono in una mano???

  13. paolo

    03/02/2009 at 20:27

    Caro ag, va bene che il signore coi baffi è un mercante di utopie, ma che venda anche solo una bottiglia di Barolo a 25€ è un sogno! Tranquillo…conosco i suoi prezzi.

  14. Riccardo Francalancia

    03/02/2009 at 20:38

    parlate e disquisite…via ascolto volentieri: son tutto orecchi!

  15. Gianni "Morgan" Usai

    03/02/2009 at 22:44

    Come sardo ho un certo orrore per i Cannonaui…

    Sarebbero i Cannonau che si bevono a Maui?
    Roba “briatoreggiante”…?

    Gavino Sanna aveva lo stand piu’ brutto di tutto il Vinitaly 08…

    Gianni “Morgan” Usai

  16. enrico

    03/02/2009 at 23:41

    Si è vero, è sbagliato dire baroli, succede spesso anche a me, non solo a farinetti, ma il grave è che persino su un sito dell’AIS si scriva ‘baroli’ e caso vuole proprio a riguardo di una serata con lei Ziliani. Ma si, può succedere.

  17. Giancarlo

    04/02/2009 at 08:32

    Buongiorno Sig. Franco !

    …attenzione anche al mese con la maiuscola…

  18. loris

    04/02/2009 at 09:24

    Un sito AIS? Uno? Parecchi sono i siti AIS dove si può leggere “baroli”, persino in quello aisbergamo, persino su WineReport, su Lavinium ecc. A quanto pare c’è ancora molto da imparare. Ziliani, visto che collabora con i sopracitati, dia una dritta anche a loro, suvvia.

  19. Franco Ziliani

    04/02/2009 at 09:37

    me l’aspettavo che il solito loris, che scende sempre in campo in difesa (riflesso pavloviano?) quando si parla del “mercante di utopie” si facesse sentire! Può anche darsi che su siti A.I.S. si scriva “baroli”, ma poiché io sono solo un collaboratore esterno dell’Associazione non può essere attribuito a me questo errore. Io quando lo riscontro lo segnalo, ma di più non posso certo fare… Nei miei articoli, in quelli che posto io direttamente nello spazio delle news del sito A.I.S. di simili incurie lessicali non si trova traccia. Vorrei accadesse altrettanto per le reclame di un albese proprietario di diverse aziende produttrici di Barolo…

  20. loris

    04/02/2009 at 10:25

    Nessun accenno al mercante, nessun accenno al fatto che sia lei a scrivere “simili incurie”. Solo un dato di fatto.

  21. Nico

    04/02/2009 at 13:45

    le dita di una mano
    ma “i diti” (magari di persone diverse) sul tavolo di un anatomo-patologo

    http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_7/interventi/2148.shtml

    dita e diti
    Il plurale normale è “dita”, riferito tanto alle mani quanto ai piedi, e le dita sono in tal caso considerate collettivamente. “Il maschile ‘diti’ si riferisce ai ‘diti’ considerati distintamente l’uno dall’altro: ‘i diti pollici’, ‘i diti indici’, ecc.” (L. Serianni, Grammatica italiana, III, §118h). Da notare tuttavia che quando ci si riferisce in forma partitiva a parti del corpo umano il cui plurale termina in -a “si mantiene il plurale in -i: le dita => uno dei diti, le labbra => uno dei labbri, ecc. (Fornaciari 1881:18). Lo stesso vale per ‘le lenzuola’ => uno dei lenzuoli, le corna => uno dei corni.” (ibid., III, §119). Eppure, mi è capitato di leggere “una delle sue braccia”, che non è certo un bello scrivere. Sono sempre modi di dire da evitare, ma in certi casi può essere difficile farne a meno.

    ———

    potremmo analogamente dire “baroli” quando parliamo, ad esempio, di sei bottiglie prodotte da sei produttori diversi?

  22. Franco Ziliani

    04/02/2009 at 14:04

    Barolo resta Barolo, uno, dieci, cento Barolo. I baroli, come i barbareschi, non esistono…

  23. ag

    04/02/2009 at 14:42

    Buon pomeriggio.
    Noi, a Siena, abbiamo un barbaresco e 17 barbareschi……..
    Buon pomeriggio

  24. Laura Rangoni

    04/02/2009 at 18:45

    barbaresco in bottiglia e barbareschi a due zampe?
    vado a farmi un chianto alla salute di tutti

  25. ag

    04/02/2009 at 18:53

    Buonasera.
    A due zampe e con coccarda……

  26. Angelo Di Costanzo

    04/02/2009 at 20:20

    @Laura: bella eh? Un buon Chianto è sempre un buon Chianto, io ti proporrei una miniverticale Castello di Brolii!

    @loris: in effetti girano molti strafalcioni anche nei siti ufficiali ais ma non per questo si può generalizzare. Spesso chi inserisce “materialmente” i dati di un articolo o di una recensione può non appartenere all’associazione e quindi non avere le competenze opportune; Un limite è vero, ma è così!

    Mi domando: Ce n’è di ben donde da rivedere in merito al lessicale di categoria? Mi spiego: “il Barbera” o “la Barbera”? “Il Falanghina” o “la Falanghina”? Il Lacrima di Morro d’Alba” o la Lacrima di Morro d’Alba ecc..?

    La consuetudine può fare vocabolario?

    Saluti e buone riflessioni…

  27. Michele A. Fino

    05/02/2009 at 12:00

    Caro Franco,
    come ti ho scritto su FB, è proprio perché è langarolo che Farinetti ha fatto il plurale di Barolo. PErchè in piemontese tutti i vini di tradizione, il cui nome ricalca quello dell’uva, hanno il plurale (le barbere,le favorite).
    Per quanto attiene ai Baroli, in piemontese si dice tranqullamente “ij Baroei”, con la “r” arrotata. Un po’ per tradizione affine a quella delle Barbere, un po’ perché Barolo è un toponimo ricorrente in molte zone di Langa e Roero e spesso in luogo di Barolo si trova proprio Baroli (cito tra gli altri i Baroli di Montaldo Roero), dunque c’èla stessa radice, nome comune e non nome proprio ab origine, che come per tutti i nomi comuni, in dialetto, consente il plurale.
    Naturalmente, in una pubblicazione in Italiano, per gli Italiani, sarebbe stato più corretto parlare di molti Barolo venduti a 4 euro al bicchiere, e non di Baroli a 4 euri al bicchiere.
    Salute!

  28. loris

    05/02/2009 at 12:37

    @ Angelo di Costanzo
    Ma secondo te chi inserisce “i dati” su Ais Bergamo, Ais Liguria, Ais Novara, Ais Marche, Ais Biella (se vuoi continuo)è un farmacista, un tornitore, un panettiere? Comunque sono tutti in buona compagnia, Gina Lagorio o Giorgio Bocca, tanto per fare due nomi di scrittori piemontesi, nei loro libri parlano di “baroli”. Se la “consuetudine può fare vocabolario” non lo so. So che in molti dizionari c’è scritto : Barolo, s.m…. e basta . Su altri termini c’e scritto s.m. – senza plurale- …..
    Ma si, tanto cambio poco.

  29. federico

    06/02/2009 at 09:30

    @ Paolo
    Lo so che il mercante non ti è molto simpatico, ma come al solito quando si dice di conoscere le cose ( in generale) al solito non si conoscono, in questo caso mi pare che dubiti di un barolo a 25 euro. C’è, c’è ad eataly, a 24 e rotti. Discreto.
    @ Michele
    Hai ragione, non avevo mai fatto caso a come si pronuncia baolo in piemontese (albese). Il termine è sempre uguale e cioè “Baroei” (difficile da scrivere), ma se vogliamo dire “i miei barolo” diciamo ” i me baroei” invece se vogliamo dire “i barolo di Serralunga” diciamo “i baroei ed Seralunga”. Baroei rimane sia per il sig. che per il plurale.
    Ciao

  30. Angelo Di Costanzo

    06/02/2009 at 10:07

    @loris: innanzitutto grazie per il “di” nobiliare :-)); Più semplicemente, ritenevo opportuno invitarti a non generalizzare, del resto ti ho dato ragione.
    Spesso mi trovo a collaborare con comunicatori professionali e/o giornalisti (inteviste, consulenze ecc…) e non di rado mi capita di dover puntualizzare su errori o sbagliate convinzioni di argomenti enoici.
    La grammatica italiana è una brutta bestia, la consuetudine e le poche bacchettate sulle dita hanno nuociuto un po’ a tutti noi…

  31. paolo

    07/02/2009 at 10:55

    @federico
    La simpatia o l’antipatia non c’entra nulla. Qui si parla di una persona che strombazza sui giornali di essere il calmieratore dei prezzi a Torino e non è vero ed i giornalisti, per lo più zerbini, lo assecondano diffondendo la leggenda del mercante di utopie. Forse tornano a casa con tanti bei salami sotto braccio? Non saprei… Ma fatti raccontare del sciùr Franco la storia dei famosi pomodori siciliani di lusso.
    Invece ho controllato ieri e sugli scaffali quel prodotto a quel prezzo non c’è. Forse tu ti riferisci a quello presente sul sito a 24,80€. Non so che mestiere fai, ma nel commercio noi quel tipo di prodotti lo chiamiamo “specchietto”: i 20 centesimi che non guadagno lì li ricarico da un’altra parte così posso dire a tutti che vendo il barolo a meno di 25€.
    Se poi a te fa piacere comprare a 23,80€ un libro dove sono stati fotocopiati i cartelli che appaiono nel punto vendita, con una breve spiegazione aggiunta a fianco (il suo marketing-pensiero) sei liberissimo di farlo. A me me pare ‘na str….a, ma a questo punto mi aspetto che qualcuno tra un pò gli offra una cattedra universitaria, come è già stato fatto per il suo patròn Petrini, il quale non ha nemmeno i titoli. Peccato che i 120000€ per lo stipendio ed i contributi escano dalle nostre tasche, anche dalle tue.
    Concludo dicendo che teoricamente si può vendere anche la m…. a 10€ al chilo se qualcuno la compra, ma non venire a raccontarmi che è buona…

  32. federico

    07/02/2009 at 12:57

    Mah, sul libro, può anche essere na str… però Testa la pensa un po diversamente. Sui pomodori, non eri tu che dicevi che era una specie di truffa perché manco erano dei ferrisi? Disinformato. Il barolo di brandini a 22 euro c’é.Certo , specchietto.

  33. federico

    07/02/2009 at 13:18

    Paolo chi sei tu? Operi nel settore? Allora scrivi nome e cognome, tranquillo non è marketing, oppure come Bonilli scrisse più o meno, “ma perché devo credere a cosa dici”.

  34. paolo

    07/02/2009 at 22:32

    Se la metti su questo piano, anch’io potrei dire lo stesso di te, come potrei dire che sei l’ennesimo difensore d’ufficio di Bonilli.
    Non mi credi? Padronissimo di farlo!
    A scanso di equivoci per gli altri utenti del blog, riporto quanto il sig. Ferrisi scrisse qui l’anno scorso:

    “in merito alla vendita del pomodoro ferrisi a venticinque euro chiedete a eatalay di esibire la fattura di aquisto da ferrisi.Poichè essendo io stesso il titolare della ditta ferrisi e producendo questo pomodoro da due generazioni ed avendone registrato il marchio ritengo che quel pomodoro non sia il mio e quindi sia un falso spacciato per ferrisi. l’unico ad aver diritto ad usare il nome ferrisi per quel pomodoro sono io che da una vita lo produco personalmente seguendone la coltivazione in serra.fate attenzione ai falsi e per qualsiasi informazione contattatemi.”
    Scritto da ferrisi, il 26 Aprile, 2008 at 17:37

    Più chiaro di così…

  35. federico

    08/02/2009 at 12:11

    Ho scritto quello perchè, ho letto proprio quel commento di ferrisi e anche quello dopo. Su chi sei, hai ragione, non è molto importante, ma visto che operi nel settore, sarebbe molto più corretto da parte tua firmarti anche con il cognome, magari così potremo parlare di solite disavventure commerciali ecc. Ma come, critichi (giustamente per amor di Dio), eataly e poi vai addirittura a “controllare” cosa c’è, cosa non c’è sugli scaffali? Certo sei del settore, devi informarti, ma è alquanto simpatica la cosa. Ritornando ai ferrisi, ho letto che ti hanno già risposto, (ultimo commento) e credo sia proprio così. Quindi o non sei ancora molto informato, (altro viaggio in via Nizza) oppure non sei in buona fede, visto che mi riproponi il solito commento di ferrisi. Più chiaro di così un bel tubo. Senza rancore.

  36. sergio

    14/02/2009 at 09:02

    I ferrisi erano proprio quelli originali. Basta informarsi da chi fa la “spesa” per eataly

  37. loris

    21/02/2009 at 13:26

    Prima di tutto un caro saluto a Baldo, l’ho conosciuto parecchi anni fa al Baladin di Piozzo dove lo rivedevo spesso. Voglio ricordarlo così, con il suo toscano e la sua birra seduto ad un tavolino a discutere di tutto, sempre con il suo immancabile sorriso. Ciao Baldo.
    Passando a cose meno serie, faccio notare a Paolo, il quale ha scritto : “Caro ag, va bene che il signore coi baffi è un mercante di utopie, ma che venda anche solo una bottiglia di Barolo a 25€ è un sogno! Tranquillo…conosco i suoi prezzi.” che di barolo negli scaffali di eataly, nella fascia 21- 26 euro si trovano ben 16 referenze. Buono o cattivo? Non lo so, non sono un gran intenditore, ma i prezzi sono quelli.

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