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My Wine Notes

Indignazioni

Cuvée de prestige: arriva il vino affinato nella barrique con tappo Swarowski

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Tutti dicono ci sia ed in effetti un’aria di crisi anche nel mondo del vino italiano indubbiamente c’è e si respira, ma volete scommettere che qualche esemplare di questo oggetto, che è stato fotografatissimo protagonista alla recente edizione del salone Vinitech di Bordeaux, ce lo troveremo puntualmente, fotografato e celebrato come un must, anche in qualche cantina, ovviamente di quelle “giuste”, italiana?
L’immagine dice chiaramente di cosa si tratti, dello strumento di cantina senza il quale, secondo la più diffusa vulgata enologica italica, è impossibile produrre grandi vini, ovvero madame la barrique, ma in questo caso non si tratta di una botticella di rovere francese qualsiasi, magari quelle di secondo o terzo o quarto passaggio il cui uso si va diffondendo sia perché “bambole, non c’è più una lira” sia perché tanti appassionati turlupinati si sono stufati di bere spremute di legno, ma di una super barrique, speciale, esclusiva, preziosa.
Una barrique “sur mesure” stile haute couture, come si legge sul sito Internet della tonnellerie che la produce, roba da atelier, roba da ricchi disposti a pagare 1200 euro (il doppio di una normale barrique di buon livello) per un singolo esemplare.
Al produttore… “che non deve chiedere mai” e che anzi, soprattutto in questo momento, deve dimostrare di potersi permettere tutto come se la crisi non esistesse (tanto poi paga quel boccalone del cliente…) non bastava difatti la normale, se così la si può definire versione, limited edition della gamma Blend di Radoux, gioiello della tonnellerie mondiale come recita, leggete qui, la scheda tecnica, selezione di legni speciali di grana extra fine, curatissima in ogni dettaglio tecnico e firmate, dal nome del costruttore, Christian Radoux.
Per i più “esigenti”, per quelli che vogliono davvero fare un figurone in occasione delle visite di amici e di giornalisti influenti in cantina, la Radoux, tonnellerie che conta su una emazione, una propria cooperage negli States (vedi) ha studiato e messo a punto una super limited edition denominata X-Blend, con cerchiature e fondi della botticella “en cuir fauve”, ed in cuoio, ma “repoussé” anche il logo o nome dell’azienda ed il numero (ovviamente sono esemplari numerati) dell’esemplare.
Ma non è finita, perché invece del normale tappo in volgarissimo silicone oppure in vetro, queste “luxury X-Blend barrel” si presentano con uno chicchissimo, sberluccicante e very glamour (roba che se lo vede la signora Beckham ne vuole subito una fornitura per la sua winery) cristallo Swarovski.
Le cronache dicono che il primo acquirente di queste barrique X-Blend sia stato il multimilionario Bernard Magrez, proprietario di qualcosa come 35 vignobles sparsi tra Bordeaux, il Languedoc-Roussillon e resto del mondo (California, Cile, Uruguay, Argentina, Portogallo, Spagna, Marocco), quello che fa inviti d’élite ai giornalisti che contano regalando ad ognuno di loro un orologio di Cartier (leggete qui), ma suvvia rampanti produttori di vino italiani, non sarete mica così pezzenti, per la miseria di soli 1200 euro a pezzo, di privarvi del piacere esclusivo di ostentare nelle vostre cantine griffate un must enologico del genere?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Stefano Tesi

    30/12/2008 at 11:00

    Mi sembra un inutile orpello di cui sorridere: è come quei push up che rendono sexy certe signore fino al momento fatale in cui debbono toglierselo e rivelare l’arcana piattezza al malcapitato ammiratore…
    Auguri,

    Stefano

  2. Andrea Pagliantini

    30/12/2008 at 11:37

    I miei vicini americani appena la vedono o ne hanno notizia la comprano subito e in serie, a 1200 € l’una è un’affare conveniente e poi ci pensa “il giornalista anglosoassone” a dire come quel ciclista sgrammaticato ad un vecchio giro d’Italia, che “sono arrivati uno”.

  3. Max Perbellini

    30/12/2008 at 12:38

    Vuoi vedere che alle cantine che la acquisteranno, l’avvocato e l’esperto di sigari daranno subito un 98 punti a questi vini sulla fiducia, visto che il “delicato frutto minerale del cristallo Svarowski ben si sposa con la forte tostatura della barrique”, e che i soliti due soloni italiani premieranno i vini italiani che vi sosteranno dentro?
    Max Perbellini

  4. Paolo Cianferoni

    30/12/2008 at 14:18

    Lasciamo gli eccessi ai megalomani, che il miglior vino lo beviamo noi!

  5. Gianni "Morgan" Usai

    30/12/2008 at 18:54

    Il cristallo non sarà mai la stessa cosa dell’argento delle miniere dell’Argentiera, in Sardegna…

    Corre voce che diversi consorzi Doc abbiano già opzionato la botte con doghe d’argento…

    Per i piu’ acculturati è prevista la doga con bronzetti dell’epoca nuragica…

    Gianni “Morgan” Usai

  6. un chiantigiano (qualunque)

    30/12/2008 at 22:32

    …ma si può averla anche in più colori ?…

  7. Ivan Pasinato

    31/12/2008 at 02:06

    E’ incredibile come il mondo del vino si stia “griffando”! Penso che comunque questo non sia che l’inizio, ed è una cosa che personalmente mi spaventa, non so bene il perchè. Forse perchè con gli anni ci si allontanerà sempre di più dalla caratterizzazione e dalla tipicità che in fondo è la vera fortuna delle cantine e del “far vino” in Italia. Si da molto spazio a queste “sbruffonaggini” e si dimentica ormai il concetto fondamentale della vera tradizione enologica italiana, diversa da regione a regione, da zona a zona, ma in fondo in fonfo così legata alla storia.

  8. marco

    03/01/2009 at 18:53

    come diceva il mio prof di economia alle superiori “ogni giorno nasce un cuculo, beato chi lo cucca…”

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