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My Wine Notes

Libiam nei lieti calici

Barbaresco Asili riserva 2000 Bruno Giacosa o dell’eleganza del Nebbiolo

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Lo so bene, prima che lo faccia notare qualche bischero, che la fotografia non è granché e non rende onore ai due vini ritratti. Ma rappresentazione fotografica (che è quello che è e non pretende certo di essere un capolavoro) a parte, sono emozioni nebbiolose quelle che i due vini , o meglio, soprattutto uno di loro, hanno regalato a me e gli amici che insieme a me partecipavano alla “cena dei magnum” questi due formati doppi.
Era fine novembre ed eravamo in Franciacorta, ristoratori, produttori di vino, enotecari, semplici appassionati, ospiti di Giulia e Maria Cavalleri. A questo appuntamento, di cui era “regista” lo scatenato Lorenzo Gatti, ogni partecipante doveva presentarsi almeno con un magnum di vino a scelta, da servire sull’abbondante e gustoso spiedo alla bresciana e ai formaggi che formavano il nostro menu.
Io, per non sbagliare, avevo portato due grandi espressioni del Nebbiolo di Langa e due vini entrambe di quell’annata 2000 che la stampa specializzata americana aveva definito “the perfect year”, l’annata perfetta.
Un Barbaresco, l’Asili riserva etichetta rossa di Bruno Giacosa, ed un Barolo, il Sarmassa di Barolo di Roberto Voerzio.
Due vini, tanto per fare un po’ di “gossip” (come definire difatti diversamente queste annotazioni?) che avevano ottenuto rispettivamente 98 e 100/100 (the perfect wine!) da Giacomino Suckling di Wine Spectator.
Le descrizioni organolettiche di uno e dell’altro, che ho recuperato qualche giorno dopo la simpaticissima serata (dove si è bevuto veramente di tutto, da Franciacorta vari a Champagne, a Barbera barricate a Super Tuscan et similia), rispettivamente recitavano “Decadent. Starts with wonderfully fresh aromas of sliced plum, cedar, tobacco and meat, then evolves into floral and strawberry aromas. Full-bodied, with ultrafine, silky tannins and gloriously fresh, bright fruit. The refined finish goes on and on. One of the greatest wines ever from Bruno Giacosa. Best after 2008. 1,165 cases made. 98/100” per il Barbaresco e “Stunning aromas of blackberries, cherries and minerals with hints of cedar. Full-bodied, with supersilky tannins and a deep, rich finish. A wine with layers of gorgeous fruit and freshness. Voerzio first made this single-vineyard Barolo in 1998. Available only in magnums. Best after 2012. 120 cases made 100/100” per il Barolo Sarmassa di Barolo 2000.
Intendiamoci, anche se i partecipanti alla serata erano in larghissima parte persone del mondo del vino, non eravamo lì per una degustazione professionale, ma per stare insieme in allegria, assaggiare cose diverse e, se possibile, bere cose buone, ma io non ho potuto non degustare in parallelo i due vini e farmi le mie idee su ognuno.
Mi aspettavo molto dal Barolo di Roberto Voerzio, da un vigneto vocatissimo, il Sarmassa, che in altre interpretazioni, ad esempio quelle di Brezza, mi entusiasma puntualmente.
Devo dire che quella sera non sono riuscito a stabilire una comunicazione, un feeling con quel vino e che il pintone quasi a fine serata restava pieno a metà, nonostante in molti si fossero precipitati ad assaggiarlo, sul tavolo.
Io non ci ho trovato tutto quel frutto, quei “supersilky tannins” che tanto hanno entusiasmato Suckling sino ad assegnare al vino un punteggio iperbolico.
Grande concentrazione quella sì, com’é nello stile, personalissimo, di Roberto, ma un vino decisamente contratto, duro, piuttosto restio a concedersi, una quota di legno ancora piuttosto importante e non ben integrata, un vino che non scatenava certo i fuochi d’artificio, le magie e le malie, l’insieme di sfumature eleganti, di chiaroscuri che sono solito trovare nei Barolo “del mio privilegio”.
Con il Barbaresco Asili riserva, che credo proprio sia stato il re della serata e la cui bottiglia è stata puntualmente vuotata sino all’ultima goccia, la musica è sostanzialmente cambiata e si sono accese puntualmente tutte quelle “luci”, si è creata quell’atmosfera, quell’aria di casa, dove ti trovi perfettamente a tuo agio, sereno, coccolato quasi, che con il Barolo Sarmassa erano mancate.
Colore rubino squillante luminoso, di bella intensità e solo con un leggero accenno, un’unghia, di granato, naso compatto, caldo, elegante, vivo e succoso, molto aperto e profondo, con succose note fruttate di lampone e ribes impreziosite da screziature di liquirizia, sottobosco, catrame, prugna sotto spirito, rosa passita, accenni di tabacco, di cuoio e di spezie,  a formare un insieme di assoluta dolcezza, pulizia, finezza e nitidezza.
Al gusto quale magnificenza sin dal primo sorso! Una carezzevole, calda vellutata dolcezza dei tannini, un frutto succoso e vivo, un grande allungo e una bella articolazione del vino, pluridimensionale, ricco, sapido, scandito da un’acidità perfettamente bilanciata, tutto giocato sulla finezza, sul nerbo, sul perfetto equilibrio di tutte le componenti a tutto vantaggio di una piacevolezza, di un’immediatezza, di una facilità di lettura (che non è di certo segno di semplicità, ma di quella complessità e grandezza che comunicano e “arrivano” a chiunque si avvicini con curiosità e attenzione a questa riserva di Barbaresco) che sono tipiche dei grandi vini. Quelli che non ti mettono mai in difficoltà, che ti fanno sentire a tuo agio e ti invitano a dialogare con loro, a lasciare che ti raccontino le loro emozionanti storie.
Mi accorgo, con qualche sgomento, di trovarmi perfettamente allineato, con il mio giudizio, con quello di Suckling. Può anche capitare, merito degli outstanding wines, dei vini capolavoro come questo, mettere d’accordo anche chi, normalmente, sul vino la pensa in maniera diametralmente opposta. Diavolo di un Giacosa!
p.s. l’ho poi fotografato nuovamente il magnum di Asili 2000 riserva di Bruno Giacosa. Spero che questa foto sia accolta meglio della precedente…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Emiliano Brunori

    18/12/2008 at 18:27

    Premesso che a mio parere la fotografia non è granché e non rende onore ai due vini ritratti, opinione che anche gli altri eventuali commentatori invito a rendere, vorrei esprimere il mio totale apprezzamento per il confronto delle misurazioni del liquido residuo nelle due bottiglie in questione: estremamente chiarificatore.

    Mai si dimentichi l’importanza della beva! Sic! (o hic?)

  2. Giovanni Arcari

    18/12/2008 at 19:15

    Emozionante,straordinariamente equilibrato e ricco di frutto setoso.Bottiglia davvero indimenticabile.Però la foto Franco…Strano,visto che quando l’hai scattata erano ancora pieni!

  3. Franco Ziliani

    18/12/2008 at 19:30

    Giovanni, lo ammetto la foto fa pena! Devo ancora imparare a calcolare meglio distanze e fuoco… Mea culpa!
    Strano che tu ricordi la bottiglia, visto che quella sera eri impegnato a tacchinare…

  4. Ivano Antonini - EnoCentrico

    18/12/2008 at 19:39

    Franco, ne abbiamo già parlato a Dozza quando tu mi accennasti di questo fatto e vorrei ribadirlo ora per iscritto, portando quelle che potrebbero essere le mie “giustificazioni”. Giustificazioni che non vogliono essere da avvocato difensore, ma da profondo estimatore di entrambi (sia come uomini che come stili!) e che possono essere più o meno condivisibili. Penso che l’annata 2000 abbia inciso molto sulla ottima riuscita della “croccantezza” del frutto e del dettaglio per quanto riguarda la finezza di ogni sfumatura della complessità dei vini riguardanti i migliori esemplari dei due Re (perchè personalmente li ritengo sullo stesso ceto nobiliare) di Langa. In linea generale ho trovato dei vini con un frutto meno stanco sui Barbaresco in genere, rispetto ai Barolo e premesso che il Sarmassa (ma potremmo mettere anche gli altri cru) di Voerzio di tale annata (a proposito ma se WS ha dato 100/100 al 2000, perchè non ha dato 150/100 al 2001?) è tutto fuorchè che “stanco”, ritengo che i forti diradamenti in vigna di Roberto che sono eseguiti a parità misura per ogni annata, abbia inciso non poco sul peso finale dei suoi vini, portandoli, complice anche l’annata calda, ad avere dei Barolo carichi e potenti a discapito di una perdita in finezza, se paragonato ad altre annate. A memoria, credo di poter dire che sarebbe stato meno critico il confronto se fosse stato fatto con il Capalot 2000, sempre restando comunque dell’idea che: “averne di questi vini!!!” Mentre invece l’Asili etichetta rossa di pari annata, complice anche in parte l’affinamento interamente fatto in legno grande, ha conservato lo stile e la classe degni di questa casa, anche se il sottoscritto trova la 2001 di una spanna superiore.

  5. Franco Ziliani

    18/12/2008 at 19:58

    ecco quanto ho scritto sul Barbaresco Asili riserva 2000 di Bruno Giacosa ridotto, tradotto, trasformato e sottoposto ad editing in inglese dal mio amico Jeremy Parzen su Vino Wire:
    http://vinowire.simplicissimus.it/2008/12/18/when-it-comes-to-giacosa-barbaresco-asili-riserva-2000-suckling-and-i-agree/

  6. Gianni

    18/12/2008 at 21:42

    Ma dai, non è vero niente, le bottiglie fotografate erano già tutte vuote quando le avete portate. Siete riusciti a bere solo dei modesti Tavernelli.
    Che schifo, che schifo. NICOLA G.
    Scherziamo un pò, io ero fortunatamente presente e garantisco, bottiglie ineccepibili. Grazie ancora Franco e mi raccomando, anche sabato porta roba buona. Ciao

  7. Francesco

    18/12/2008 at 22:24

    una sola domanda…ma chi guidava al ritorno? mi sa che serate così saranno sempre meno numerose
    prosit

  8. Giovanni Arcari

    18/12/2008 at 22:28

    E’ un difetto,che ci vuoi fare…ma sempre con il bicchiere in mano…

  9. cesare

    19/12/2008 at 00:42

    Caro Sig. Ziliani (inutile dire che con il costo di una delle due bottiglie compra una digitale autofocus da un’infinita’ di pixel che la fanno sembrare un grande fotografo) e’ bello bere bene, ma a quale prezzo? Quanto costa ormai quell’Asili del Sig Giacosa? Talvolta e’ bello divertirsi berlo alla cieca con al suo fianco qualche Barbaresco da 20 o 30 euro che non sfigura anzi…e Lei ne conosce meglio di me.
    Si attendono consigli.
    Grazie
    Cesare

  10. Ivano Antonini - EnoCentrico

    19/12/2008 at 10:51

    @Cesare
    L’Asili Riserva Etichetta Rossa 2004, che vedrà la commercializzazione la prossima primavera, è stato prodotto in soli 10500 esemplari. Si tratta di bottiglie prodotte solo nelle annate più grandi, che vengono vendute già tutte in prenotazione e che sono contese da tutto il Mondo. I quantitativi fanno sì che (se sei fortunato…) ricevi le 12 bottiglie. Il Sig. Giacosa non ha mai fatto speculazioni su questi vini, anche se l’avrebbe potuto farlo, per la qualità e per la storia di questa cantina e visto che li venderebbe lo stesso mettendolo al doppio del prezzo.
    Tale vino viene venduto al prezzo di cantina a Euro 100,00 più IVA. Domanda… Quanti sono i vini (soprattutto d’oltralpe!), che vengono prodotti solo nelle annate che lo consentono per la garanzia qualitativa di chi li acquista e che possono competere allo stesso livello qualitativo e soprattutto a quel prezzo?
    Possiamo anche non scomodare le etichette rosse, perchè i “cru” vengono venduti tra i 55,00 ed i 65,00 Euro a prezzo di cantina.

  11. Franco Ziliani

    19/12/2008 at 11:13

    Cesare concordo con lei sul fatto che ci sono in circolazione (e più volte li ho segnalati su questo blog – per ritrovare i post faccia una ricerca mediante la modalità cerca presente in home page) ottimi Barbaresco dal fantastico rapporto prezzo-qualità. Ma questa riserva di Bruno Giacosa, che costa anche il triplo di questi Barbaresco pur ottimi, era davvero qualcosa di speciale e di straordinario e valeva la pena non solo stapparla e gustarla, ma raccontare le emozioni che ci ha regalato…

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