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Enoriflessioni

Brozzoni (Seminario Veronelli) contesta la “soluzione Gaja” per il “caso Montalcino”

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Interessantissimo e lucido intervento del direttore del Seminario permanente Veronelli, Gigi Brozzoni, pubblicato nell’uscita di oggi de Il Consenso news, news letter diffusa via e-mail.
Lo ripropone integralmente e lo commenta, con pari lucidità e passione, l’amico Roberto Giuliani in questo post, leggi, pubblicato su Esalazioni etiliche, blog del sito Internet Lavinium.
Ovviamente concordo più con la soluzione di Giuliani che di Brozzoni – perché mai rinunciare alla Doc Rosso di Montalcino che se utilizzata bene continua ad avere un ruolo fondamentale nell’ambito della produzione vitivinicola ilcinese? Perché ridurla al refugium peccatorum dei vari vini non Sangiovese 100%, che vengono prodotti a Montalcino, non esiste già, con scarso successo e appeal, la Doc Sant’Antimo? – ma trovo, con questa unica eccezione, le argomentazioni di Brozzoni impeccabili.
Soprattutto quando giustamente osserva, riferendosi alla proposta Gaja: “la sua ricetta, la sua cura è inaccettabile e sarebbe ben peggio della malattia stessa. Dividere il Brunello di Montalcino in due categorie, quella degli artigiani puri e quella degli industriali impuri, sarebbe una iattura mediatica incalcolabile e si trasformerebbe in un boomerang che non risparmierebbe né puri né impuri; agli occhi del mondo sarebbe evidentissimo il tentativo di legalizzare l’illecito”.
Ovviamente non posso che sottoscrivere e rinviare ad una semplicissima soluzione, quella che sostengo da mesi e di cui solo una persona distratta come chi, mi dicono, mi avrebbe indirizzato una “lettera aperta” che non ho letto, non si è accorto: rispettare le leggi esistenti, rispettare il disciplinare che prevede l’uso del Sangiovese 100% per il Brunello di Montalcino e per il Rosso, e rinviare tutti coloro che giudicano il Sangiovese in purezza una camicia di forza nelle braccia ospitali della Doc Sant’Antimo o delle IGT Toscana.
E chi ha sbagliato, chi ha infranto le leggi, chi ha pensato di farla franca, chi è stato beccato a taroccare e a fare strame della denominazione (patrimonio collettivo) Brunello di Montalcino, paghi, venga punito, non la faccia franca. Anche se ricco, potente, famoso e magari anche nobile.
Certo, sarebbe poi bellissimo pensare ad una rigorosa revisione della superficie vitata iscritta all’albo del Brunello, che in questi anni si è dilatata vergognosamente e con la complicità/ignavia di tanti portando a piantare Sangiovese da Brunello in zone dove non esistono i criteri minimi per fare viticoltura seria e di qualità, per onorare il nome Brunello, ma alla mia età so bene che si tratta solo di un’utopia, bella, ma solo un’utopia, lontana e irraggiungibile.

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. patrizia

    01/09/2008 at 14:09

    Concordo su tutto. Eppoi preferisco espormi per una utopia che restare sottovento per una ipocrisia. Grazie!

  2. patrizia

    01/09/2008 at 16:30

    Concordo ancora una volta con lei, caro Ziliani. E mi unisco alla sua utopia con la speranza tuttavia che non resti tale.

  3. Gianni "Morgan" Usai

    01/09/2008 at 18:21

    Signor Ziliani, sottoscrivo in pieno, per quel che vale la mia firma, i concetti espressi.

    Su “Esalazioni etiliche” il pezzo completo rende bene l’idea…

    Chissà se lo leggeranno a Montalcino…?

    Gianni “Morgan” Usai

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