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Enoriflessioni

Monty la dice tutta su Brunellopoli: ora anche in versione italiana

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Rimando all’introduzione alla versione originale inglese pubblicata ieri qui, per spiegare chi sia Monty Waldin, cos’abbia scritto e fatto e come sia da considerare (cosa che potrebbe interessare anche la Procura di Siena) persona informata sui fatti in oggetto, ovvero Brunellopoli. Ricordo che l’articolo,
Monty lets off steam about Brunellopoli, che ieri ho avuto il privilegio di proporre è stato originariamente pubblicato sul sito Internet della grande giornalista inglese Jancis Robinson, che ringrazio nuovamente per la squisita disponibilità dimostrata consentendomi di ripubblicare questo grande contributo alla verità.
Pensando di fare cosa utile ai lettori di Vino al Vino, che non tutti hanno dimestichezza con la lingua di Shakespeare, ecco grazie al lavoro fantastico di un amico che non vuole essere citato se non come “anonimo traduttore”, la traduzione italiana dell’atto di accusa di Monty, al quale stringo idealmente la mano e di cui sono orgoglioso di essere un collega. Chapeau Monty!
f.z.


Monty lets off steam about Brunellopoli

“La prima volta che arrivai a Montalcino  era il 2004 per scrivere una guida sul vino Toscano. Montalcino produce il vino piú famoso e pubblicizzato, il Brunello di Montalcino. Il Brunello si dice sia fatto da uve 100% Sangiovese da un clone di un uva piccola di Sangiovese Grosso, chiamato Brunello “quello scuretto”, cosa che riesce ad attrarre prezzi da Serie A.
Recentemente tuttavia personaggi del settore hanno apertamente suggerito di rivedere la regolamentazione del Brunello solo da Sangiovese. Ció indica che il Sangiovese é anche il Tallone di Achille del Brunello:  difficile da crescere ed ancor piú difficile da fermentare e da invecchiare si da avere quel Brunello di Montalcino morbido di colore rosso profondo che il moderno consumatore sembra apprezzare.
I tannini del Sangiovese sono cosí aggressivi che il Brunello giovane deve restare almeno 24 mesi in legno ad ammorbidirsi ed i vini imbottigliati non possono essere messi in commercio prima di 5 anni dalla vendemmia.  Tutte queste regolamentazioni aiutano ad aumentare l’unicitá del prodotto Brunello.
Meno risaputa  tuttavia é la mancanza di colore e di corpo del Sangiovese che significa che il vino puó perdersi ben prima di essere autorizzato ad essere imbottigliato come Brunello, per cui il può essere aggiunto 15% di vini Brunello da altre annate generalmente piú giovani per rinfrescare il blend, cosí come il 6% di concentrato prodotto da uve Sangiovese proveniente dalla zona del Brunello.
L’uso di uvaggi da altre varietá come il Syrah (morbidezza), Aglianico o Merlot (maggior corpo) o anche Colorino, Cabernet, Petit Verdot (colore) per rafforzare il Brunello sono un ovvia ma vietatissima attrazione.
Nel Febbraio 2005 ho partecipato al Benvenuto Brunello, lo show annuale organizzato dal Consorzio cui la maggioranza dei produttori del Brunello appartengono,  Biondi – Santi, la prima cantina ad identificare il clone del Brunello, essendo la grande assente all’epoca. Oltre 150 produttori tuttavia presentarono i loro Brunello ai giornalisti agli esponenti del settore ed al pubblico.
Dalle mie ricerche sul tipico profilo sensoriale del Sangiovese, dalla mia esperienza sul Sangiovese in California e dal calcolo che la maggioranza del vini allo show provenivano da vigne con meno di 10 anni ma che producevano la quantità massima di uve permesse [dal disciplinare] ero rimasto stupefatto che la maggioranza di quei Brunello avessero tannini eleganti, colori profondi e aciditá morbide.
Solo una dozzina di quei Brunello sapevano autenticamente al 100% di Sangiovese. I  Brunello assaggiati nel 2005 provenivano dalla difficile annata 2000.    La muffa aveva imperversato, la maturazione delle uve era variabile ed il Sangiovese notoriamente ha una maturazione difficile; comunque ti aspetteresti  che quelle peggiori caratteristiche  fossero  accentuate:  mancanza di corpo, alta aciditá, tannini verdi, poco colore ed il tipico naso di terra bagnata/funghi da uve non sane.
Assaggiatori che rispetto spesso parlano di struttura/qualitá intrinseche di un vino ed i Brunello 2000 che avevo assaggiato non avevano qualitá intirinseche dell’annata 2000 o dei diversi terroirs di Montalcino. Stesse sensazioni al Benvenuto Brunello 2006 assaggiando la annata 2001. Dopo queste esperienze ho lasciato perdere il Benvenuto Brunello.
Ho cominciato a dire apertamente a tutti quelli che mi ascoltavano che dal mio punto di vista quell’evento era una bischerata. Altri sembravano dubitare dell’autenticità del Brunello. Ho sentito Bill Nesto MW e scrittore chiedere sarcasticamente da che tipo di blend provenisse il Brunello che stava assaggiando. Essendo uno dei più intelligenti e preparati Master of Wine d’America, sapeva benissimo che il Brunello dovrebbe essere solo monovarietale e non un blend.
E se ho capito bene articoli sul Brunello da parte dell’Americano Nicolas Belfrage MW (un’autorità mondiale sul vino Italiano) e dell’Italiano Franco Ziliani, mostravano che anche loro non erano per niente convinti. Alla fine dello scorso anno ho scoperto che le autorità Italiane stavano investigando molte famose cantine per irregolarità sulle quantità di vino per ettaro sui registri di vigna registrando esattamente che tipo di varietà erano state piantate.
Le cantine finite sotto inchiesta includevano Argiano, Antinori Pian delle Vigne, Banfi e Frescobaldi Castelgiocondo. A metà primavera 2008 era chiaro che oltre 100, circa la metà dei produttori di Brunello, erano sotto inchiesta per qualche motivo. Altri giornalisti (soprattutto italiani) scettici che la potenziale frode potesse essere così estesa sono adesso furiosi per la posizione di certi proprietari di cantina che suona così: “ siamo innocenti, ma se ci trovassero colpevoli é per colpa vostra signori giornalisti. Siete voi che avete dato i punteggi più alti ai profondi vellutati vini non-Sangiovesizzanti che abbiamo fatto”.
Lo stile Brunello prende forma.
Ciò che é indiscutibile é che produttori senza scrupoli e giornalisti facili da prendere per il naso hanno prodotto l’effetto di spingere il “mito” Brunello. Per esempio il più acclamato Brunello dei recenti anni (un 2001) é stato descritto da una rivista americana avendo sulla stessa foto vigne da cartolina, ma ogni volta che ci passavo davanti veniva giùfango dalle vigne sulla strada segno di pesante uso di trattori in vigna.
Vigne con suoli compatti ed erosi che subiscono trattamenti pesanti non producono normalmente vini tali da essere considerati i migliori del mondo. Il vino era stato descritto come intenso di corpo pieno con sapori vellutati di cioccolato e di frutta nera. 
Niente di tutto ciò é tipico di un Sangiovese, specialmente se cresciuto in un suolo pesante alluvionale piatto compatto argilloso convertito dal produttore che un tempo qui ci faceva cereali. Le note di cioccolato mi dicono che una polvere marrone, come polvere di cacao, o di tannino é stata aggiunta per il sapore.
So che una società a Nord di Siena ha venduto del concentrato di frutto per marmellate (e del tutto illegale per il Brunello) nella zona del Brunello. Vendita per cassa, niente fattura, niente carte, niente rischi di essere presi.  Se usato nel Brunello darebbe quel tipo di sapore descritto ed indicato per quel tipo di vino. Se il vino non fosse stato illegalmente mescolato, come mai il proprietario di quella cantina ha fatto una dichiarazione volontaria ai procuratori?
Se hai agito fraudolentemente e pare evidente che ti stanno per beccare, confessare alle autorità prima che ti vengano a prendere, cosa che, assieme al processo di appello che può essere prolungato ben oltre il sempre piú breve periodo di prescrizione italiano, post Berlusconi, significa farla franca.
Come mai il suo consulente enologo ha continuamente spinto per un cambiamento del disciplinare così da permettere l’uso di uve non Sangiovese nel Brunello,  ma nel momento stesso in cui lo scandalo é esploso si é convertito ed é diventato un Brunellista 100% Sangiovese?  Adesso ha le dita incrociate e arriva a porsi degli interrogativi sull’integritá del procuratore in carica della inchiesta su Brunellopoli. Quei commentatori di vino che elogiano il “coraggio” delle cantine che hanno ammesso pratiche scorrette o che hanno tolto dal mercato vini sospetti dimenticano che queste cantine hanno frodato il consumatore.
Quando lo scandalo é diventato pubblico in Aprile i cassonetti si sono riempiti di migliaia di bottiglie etichettate vuote, che appaiono essere state stappate e ributtate nelle cisterne nelle botti o giú nel lavandino. Alcune di esse non sono nemmeno state mai messe sul mercato.  Questo sarebbe coraggio? Non é facile per me, considerando che il mio primo figlio nascerá qui [ nello stesso giorno che la serie Monty’s tv debutter’a sul Channel 4, secondo i dottori- JR], dire che in quasi 25 anni di lavoro nell’ambiente non ho mai constatato uno scenario simile.  Per caso arrivai in  una cantina di medie dimensioni un pomeriggio e mi chiesero di partecipare ad un improvviso assaggio di “Brunello” blends portati dall’enologo.
Il proprietario era convintissimo che si trattasse di 100% Sangiovese. Non é molto popolare in Montalcino ed é stato anche ostracizzato per le sue opinioni qui. Senza che lui lo sapesse, il suo enologo inserisce un 10-20% di uve non-Sangiovese ogni anno nel Brunello. L’enologo non immaginava che io sapevo che era un imbroglione.
I suoi tentativi di avere me ad elogiare i vini come autentici Brunello di fronte al suo capo e di soddisfare il suo credo che i giornalisti – e per estensione tutti i consumatori – fossero troppo stupidi per sapere come dovrebbe essere un Brunello fallirono. Feci alcuni “neutrali” commenti riguardo ai vini come interessanti prima di una uscita rabbiosa.
Ultra espansione dei vigneti
Dal 1997 la zona del Brunello é stata aumentata si da ricomprendere essenzialmente la bassa e geologicamente inferiore zona vicino al fiume Asso in Torrenieri. In precedenza questa area era stata dedicata alla crescita di cereali.  Mio suocero dice che il suolo lì non va bene nemmeno per gli ortaggi figuriamoci la vite. Lui lo sa, perché ha della terra là.
Allo stesso tempo la UE ha concesso contributi per incoraggiare donne con meno di 40 anni a dedicarsi all’agricoltura. Una famiglia di produttori cerealicoli ha trasferito la propria attività a nome della figlia che all’epoca era studentessa universitaria e che non aveva interesse nel vino per raccogliere fondi destinati a piantare vigne.
Un’altra giovane donna ha usato i contributi UE per il turismo per rinnovare un podere che aveva recentemente ereditato in appartamenti. Ha estirpato le vigne non appena diventata 41enne. Se cerchi di chiamarla per affittare un appartamento o é tutto occupato o i prezzi sono spropositati. Questo perché quei fondi sono andati a creare una seconda casa per la famiglia e gli amici non una struttura turistica [Credo che non sia un fenomeno specifico solo del Brunello – JR].
La rapida espansione delle vigne di Brunello ha portato ad un eccesso di uve di Sangiovese da vigne mal piantate (ultra concentrate), mal posizionate (nella bassa), ad alta produzione per pianta e super fertilizzate. Tuttavia  i prezzi per le uve di Sangiovese da vigne non pronte e dai peggiori suoli sono andati alle stelle nel periodo.  
Come mai? Il boom negli impianti ha coinciso con un boom delle vendite, cosa che ha lasciato alcune cantine famose del Brunello senza vino. Soluzione al problema, comperare queste uve di Sangiovese finanziate dalla UE.  Piú uva Sangiovese hai, piú Brunello  puoi fare.
Queste uve  di Sangiovese non sempre sono andate a finire in vini chiamati Brunello.  Possono essere state poi girate in IGT Toscana (‘Tuscan Country Wine’, come vin de pays per la Francia) brands meno profittevoli – ma che consentivano di aumentare il margine giá alto per il “Brunello” che poteva poi essere aggiustato on uve non-Sangiovese che non avrebbero venduto bene se fossero state IGT.  Pazzesco ma vero.
L’ironia é che i produttori di Brunello già in attività inizialmente avevano protestato pesantemente riguardo alla espansione della DOCG sui terreni pesanti di bassa altitudine. Argomentavano (correttamente) che vigne a lenta maturazione ed ad alta altitudine producevano il miglior Sangiovese. Tuttavia le vendite esplodevano e si trovavano loro stessi costretti a comperare uve da quei posti. Un produttore sovvenzionato dalla UE la cui cantina non era ancora stata finita ha ricevuto un ordine per del Brunello – che chiaramente non aveva – durante gli anni 1990. Ha semplicemente comperato dello sfuso dalle cooperative, il meno costoso disponibile. Il vino é stato poi aggiustato con acido colore tannino e con un 40% di Sangiovese proveniente da una vigna di 3 anni ad oltre 30 Km dalla zona del Brunello.  40% del blend é stato venduto come vino IGT per fare i numeri ed il resto – cioé la stessa quantitá di Brunello con cui era partito, venduto in belle bottiglie pesanti dalla etichetta sexy. 
Risultato 80% di profitto.
Aiuto dal Sud
Vi é una cultura stratificata in Toscana di mescolare piú forti e scuri vini – il mosto meridionale – dal Sud di Italia, una pratica che era particolarmente necessaria quando la povera qualitá dei cloni di Sangiovese dominava nelle vigne negli anni 60 e 70 per esempio. Tutte le piú grandi cantine in volume di Montalcino sono proprietarie o hanno relazioni commerciali (piú o meno legittime), con vigne, produttori o cooperative al di fuori della zona del Brunello.
Tutte sono sotto inchiesta. Una ha ammesso di avere avuto rese per ettaro fuori norma ma non di falsificare il vino (che sarebbe sofisticazione). Altre due stanno aspettando i risultati della inchiesta. Una ha tolto il Brunello dal mercato senza ammettere alcuna attivitá al di fuori della legge.  Un’altra sembra che adesso sia stata assolta e tolta dalla inchiesta. Il Consorzio del Brunello doveva essere la polizia per i vini della zona.
Per meno di quanto il Consorzio sta pagando una compagnia Milanese di PR per condurre una campagna di limitazione dei danni, avrebbe potuto pagare per avere analizzati ognuno dei vini dei suoi aderenti.  Secondo Geoff Taylor di Corkwise il leader wine analyst in UK, un’analisi multispettro dei vini usando l’assorbimento atomico potrebbe determinare la provenienza delle uve del blend per esempio se vini di provenienza al di fuori della area di Montalcino sono stati aggiunti.
“Tutti i suoli delle vigne contengono circa 20-30 tracce di metalli quali selenio o molibdeno” dice  Taylor. “ I modelli cambiano a seconda della regione in cui ti trovi. Prima si stabilisce il modello delle tracce di metalli per vini fatti sono con uve cresciute in Montalcino. Poi si analizzano vini da regioni al di fuori la zona di Montalcino che si pensa possano essere stati utilizzati per blend.
I vini che sono etichettati come Brunello che caschino al di fuori del modello statistico dei suoli da dove dovrebbero provenire possono allora essere identificati ed appaiati ai  territori di effettiva provenienza”. Ho visto cisterne dalle regioni vinicole piú produttive del Sud Italia a Montalcino.  E dato che solo due dozzine di cantine nella zona hanno lo spazio per avere a che fare con quell’ammontare di vini – e tutte protestano la loro innocenza – tutte dovrebbero essere assoggettate al test dei metalli.  Si fa in meno di sette giorni e costa meno di €200. Secondo Taylor il test del metallo é piú accurato della spettroscopia a risonanza magnetica nucleare, o NMR, che analizza vini e vigne per gli isotopi Carbone 12 e Carbone 13 e costa circa mille euro a vino. NMR  é preferito dalla UE e dalle autoritá Italiane che hanno investito ingenti somme nel sistema ma il modo in cui il database é stato costruito potrebbe essere difettoso.
“Se fossi un produttore non avrei problemi a contestare l’accuratezza  del sistema in tribunale” dice Taylor. Cantine che producono Brunello, ma che coltivassero anche uve diverse dal Sangiovese dovrebbero andare sotto diversa analisi. “É piú difficile vedere se diverse uve dallo stessa zona sono state messe assieme,” dice Taylor.
“Test esistono ma non ce la fanno”.
Ció suggerisce che la storia dell’enologo di Montalcino che dichiara di aver mandato un rosso fatto con il 95% Merlot ad analizzare e trovatolo certificato come 100% Sangiovese Brunello puó essere piú di un mito metropolitano. Essendo uno che poi mescola altre uve nel Brunello , ovviamente ne era felicissimo.
Meno fortunati – o anche piú stupidi – sono quelli che sono sotto inchiesta per aver registrato nei diritti di impianto vigne con varietali francesi come Sangiovese/Brunello. Circa una decina di anni fa hanno ricevuto la consulenza dello stesso consulente enologo – uno dei piú famosi d’Italia – di piantare uve Bordolesi invece di Sangiovese per fare rossi Super Tuscan che allora erano di grido.
Quando il mercato del Sangiovese/Brunello ha preso quota le vigne erano senza Sangiovese, per cui farle passare come tali era logico.  Questa truffa doveva essere stata chiusa nel 2004 dalla inchiesta Erga Omnes  che cercava vigne non a base di Sangiovese. Solo 1% delle vigne in zona DOCG  erano state dette in frode alla legge ma i controlli erano stati risibili.
Non sono un ampelografo, ma ho visto vigne non-Sangiovese dichiarate quali Sangiovese venire re-innestate a Sangiovese in zona nella tarda estate 2007. Ci sono anche verbali di responsabili di vigne che hanno corrotto vivaisti in modo da pretendere che fornissero ‘Sangiovese/Brunello’ quando di fatto le vigne erano Merlot, Cabernet o altro.  L’ignoranza non é scusa o difesa, dato che chi gestisce le vigne deve avere la competenza tecnica per identificare vigne di Sangiovese. Le visite sono state telegrafate con tale anticipo che bisognava essere eccezionalmente stupidi per essere beccati.
Uno degli indagati per questa frode di vigneti si atteggiava come uno dei piú grandi difensori del ‘Brunello come 100% Sangiovese.  La sua eccezionale boria hubris – se non sei onesto riguardo alle tue vigne come puoi esserlo riguardo ai tuoi vini? – é stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per uno dei vicini e genuini produttori del 100% Sangiovese Brunello che lo ha denunciato alle autoritá. Ecco come é partita Brunellopoli.
Nel tardo 2007 la cantina che lui amministrava viene sequestrata. Un quaderno- tipo quelli di scuola con dettagli su quanto Merlot, Cabernet bisognava mettere nel Brunello venne trovato durante un sopralluogo cosí come una cantina nascosta di vini che erano stati portati dentro.
1888 e tutto quanto

Parte del mito Brunello sta nel fatto che é una regione storica.
Ma non lo é! I monaci in Borgogna facevano il  Clos de Vougeot nel Medioevo.  Bottiglie di Claret Château Haut-Brion venivano tracannate a Londra durante la metá del 17esimo secolo. Alla metá degli anni 70, quello che oggi é il piú grande produttore di Brunello stava ancora cercando di far crescere Moscato frizzante.
Come regione vitivinicola per i rossi questa é una regione giovane e ben lontana da una zona di livello mondiale, ma si sente tale. Si possono fare grandissimi vini qui?   Si, ma servono tre cose.
1) Buoni cloni di Sangiovese Grosso.  Si, avete letto bene. Il Sangiovese  é un incubo clonale e tende a fregarti nella sua giovinezza. Aiuta avere vigne vecchie ma meno dell’1% del Sangiovese a Montalcino é stato piantato prima del 1960.
2) Buona posizione, sopra i 300 metri e sui suoli nelle zone piú vecchie (dal punto di vista geologico). Questo giá elimina probabilmente un terzo della DOCG. I vini di quelle zone fatti nell’etá aurea degli anni 50 e definitivamente da Sangiovese sono come i top Borgognoni:  colore chiaro ma potenti e fantasticamente saporiti.
3) Buone pratiche agricole. Le vigne di Brunello soffrono spesso di suoli pesanti e duri come il cemento. I produttori sono stati tentati nello seguire il dogma degli anni 70 insegnato dalle Universitá vinicole del Nord Italia che prevedeva di arare e ranghinare i filari di frequente come la maniera migliore per permettere alle radici della vigna di respirare. Aggiungi diserbanti spruzzati sotto le vigne ed ottieni le vigne senza erbacce che gli enologi toscani credono il turista preferisca. Ció dovrebbe cambiare.
La costante movimentazione del terreno brucia la materia organica (il carbone che i vermi amano) dal suolo cosa che significa maggiore facilitá allo stress delle vigne dato che non si possono idratare o nutrire come vorrebbero in temperature calde o umide.  Alcuni scrittori del vino dicono che le vigne devono essere stressate per produrre qualitá.  Non devono, non piú di quanto si debba tagliare le dita ad uno scrittore per spingerlo a scrivere migliori articoli.
L’approccio biologico nel creare salute nel suolo usando il compost, seminare il suolo con erba per prevenire l’erosione dei trattori ha prodotto due dei migliori vini che abbia mai assaggiato in zona. Ma essere biologici non significa garanzia di buone pratiche, specialmente in anni piovosi (come il 2008) ove almeno uno di questi agricoltori bio non si dava problemi nello spruzzare prodotti anti muffa senza rassegnare lo status di produttore biologico.
Non posso accettare esista una singola persona nel mondo del vino in qualsiasi importante capacitá e ruolo nel Brunello di Montalcino che possa dire di essere del tutto a  non conoscenza che o una frode veniva commessa qui dai produttori senza scrupoli o che perlomeno le dicerie di frode erano credibili. Persino i piú piccoli produttori di Brunello con cui ho cenato e i cui Brunello personalmente mi piacciono hanno ammesso che “ho un paio di filari di Cabernet” o “ci metto un po’ di Colorino da mio zio…”.
Diversi export managers hanno ammesso   di sapere che gli enologi altererebbero i Brunello per farli piú facile da vendere – aggiungendovi Cabernet Sauvignon o Merlot.  Non chiederebbero mai direttamente di fare questo, ma lasciano cadere la cosa con un paio di accenni sulla necessitá di “internazionalizzare” il Brunello. Gli stessi export managers ammettono di seguire la filosofia del “non chiedere, non dire”. Non voglio sapere cosa sta succedendo là [in cantina], mi ha detto uno di questi export manager in Luglio.
Non ho fatto nomi di alcuna cantina – buona o cattiva- in questo articolo dato che nella mia mente sono tutte assieme. Proprio questo é il motivo per cui tutti i produttori – frodatori o puristi – dovranno lavorare assieme per tirare fuori questa regione fuori dal buco.
Imporre un bando a Brunello fatti da vigne piú giovani di 10 anni e ad aziende che coltivano varietà diverse dal Sangovese potrebbe essere un punto di partenza. Ma imporre piú regole alla regione vitivinicola piú s-regolata potrebbe essere il piú grande errore di tutti.
Avvertenza:
sono un consulente biodinamico pagato da un’azienda nella zona del Brunello di Montalcino DOCG. Sono responsabile del 10% delle vigne: un appezzamento biodinamico sperimentale di un una vigna mista, una delle piú vecchie della zona (2% di uve bianche sconosciute; 5-10% Colorino; il resto Sangiovese. Le vigne vennero piantate nel 1950.  Circa il 40% delle vigne sono mancanti e sono in rimpiazzo). I
l mio principale compito é creare il compost: sterco di mucca + rifiuti di cantina + sterpaglie da ulivi + compost certificato municipale + the sei preparazioni di compost biodinamico. Tale composto adesso viene usato anche in oltre vigne della azienda, essendo i primi esperimenti stati un successo. Inerbimento, uso di spray da infusi di erbe e potature durante le fasi lunari sono state “rubate” alla biodinamica ed usate nel resto della proprietá. 
Nessuna delle vigne é per il momento certificata come biologica o biodinamica per il momento.  L’amministratore non mi consente l’accesso alla cantina. É attualmente sotto inchiesta per Brunellopoli”.

Monty Waldin

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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