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My Wine Notes

Degustazioni

Ottant’anni e non dimostrarli: grandi Château bordolesi in degustazione

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Acciperbacco che straordinaria emozione degustare grandi Château bordolesi anni Venti, vini di annate memorabili come 1923, 1924, 1926 e 1928, che ho avuto modo di “intercettare” in occasione del WineDay che i fratelli Balan hanno ideato e organizzato magistralmente il 9 giugno a Mogliano Veneto vicino Treviso nell’accogliente cornice di Villa Braida! Sto parlando di roba fine come il Saint-Emilion Château Cap de Mourlin 1928, il Margaux 1928 Château Siran, quindi due 1926, il Pauillac Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande ed il Saint-Julien Château Lagrange, e poi il Saint-Julien Château Gruaud Larose 1923 ed infine il Sauternes Château Doisy Daëne annata 1924.
Bene, il fascino speciale di questi vini che hanno il magico potere di bloccare il tempo, di essere quasi “eterni” e di durare, se ben conservati in condizioni ottimali in cantina per decenni per poi presentarsi alla prova assaggio in condizioni smaglianti, lo racconto in questo ampio articolo, dove spero di aver reso l’emozione di un’esperienza indimenticabile, pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S. Buona lettura!

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Fabrizio Favre

    16/07/2008 at 01:20

    Dei vini citati ho buona dimestichezza con il sauternes che per ora rimane uno degli eno-brividi maggiori provati. In cantina ho un Barolo Conterno del 1950 che rimarrà lì in ricordo del mio babbo. Ricordi ed emozioni a parte spero in un prossimo futuro in qualche tuo articolo sull’enologia valdostana da poter segnalare nel mio blog.

  2. Cristiano

    16/07/2008 at 12:37

    Molto bella la descrizione dei vini, mi pareva quasi di poterli assaggiare ! Vini come questi veramente danno l’idea di cosa significhi davvero “fine wine” cioè vino fine, niente a che vedere con la ricerca esasperata di concentrazioni oggi tanto in voga.Capisco bene l’emozione che questi vini possono trasmettere, qualche anno fa, mi venne regalata una bottiglia di Brane Cantenac 1928 e rimasi veramente folgorato e addirittura commosso al suo assaggio.Ancora mi ricordo il colore rubino ed un bouquet leggero ,delicato,etereo con aromi di violetta ed un intenso retrogusto di scatole di sigari…fantastico.
    Viene spontaneo chiedersi come potranno mai essere tra 80 anni i vini che oggi vengono prodotti, ai posteri l’ardua sentenza .Saluti.

  3. lorenzo

    16/07/2008 at 13:01

    alcune cose di quella degustazione non erano però intonse

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