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My Wine Notes

Indiscrezioni

E se il Ministro decidesse di porre fine a questa commedia?

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Riflessione della sera
E se il Consorzio del Brunello si decidesse a sfiduciare il presidente, quello che “spiega” la sconfessione ricevuta dal ministro Zaia “dicendo che é stato un qui pro quo” e “tutta colpa del week end lungo”, il ministro delle Politiche Agricole, stanco di questa commedia all’italiana, anzi alla senese, alla fine non potrebbe decidere di azzerare tutto e avocare al ministero la tutela, ma una tutela fatta sul serio, rigorosa, dove chi sbaglia paga, del Brunello di Montalcino e occuparsi di ristabilire un sistema di regole chiare e condivise a difesa dell’immagine, del buon nome, della credibilità di questo grande vino toscano? Sembra una previsione fantastica, ma potrebbe essere più vicina alla realtà di quel che si pensi…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. gianpaolo

    04/06/2008 at 22:48

    E gia’ che c’e’ potrebbe anche scegliere di azzerare tutta la storia dei consorzi che si controllano da soli, che non regge e non ha mai retto. I controlli li debbono fare i terzi. Elementare, ma sono spesso le cose semplici e ovvie che non trovano spazio nel nostro paese.

  2. giorgia

    05/06/2008 at 08:00

    Mi pare che ‘sfiduciare il presidente’ non sia la soluzione, bisognerebbe che l’assemblea dei soci si decidesse a ‘sfiduciare il consiglio’, il quale rappresenta tutti i soci e che in questo momento non li rappresenta (non può)nel modo più nitido, inducendo danni economici a tutti.
    Certo, se il ministro avocasse a sé la tutela (visto che il consorzio NON può oggettivamente trovare una soluzione a QUESTO problema), si romperebbe il circolo vizioso. Un americano, che fa un mestiere molto interessante, scrive: “..più è difficile e complesso il problema che si deve risolvere, più alto deve essere il punto da cui lo si guarda…”. (E.dB. dixit)

  3. ag

    05/06/2008 at 08:59

    Buongiorno.
    Caro Franco, buongiorno. Non credo molto ai Commissari di nomina politica (per il Consorzio se ne parlava già ai tempi di De Castro, per non citare altri non esaltanti esempi), e sinceramente mi sarebbe piaciuto che fossero (i consorziati) riusciti a fare qualcosa, ma evidentemente una infausta miscela di incompetenza e pressioni politico – economiche (di bassissimo livello) rende questa l’unica soluzione. Al danno si è sommato danno e poi si è risommato altro danno e poi altro……….. ora mi raccomando scegliamo un bell’incompetente politicizzato per fare bella figura. Qualche nome?

  4. vignerei ma non posso

    05/06/2008 at 14:33

    Da napoletana la parola “commissariamento” mi da’ i brividi…inutile spiegare a cosa faccio riferimento. Da appassionata e da pudica operatrice del settore – ma veramente con estrema pudicizia – dico che tutta questa vicenda mi sta aiutando – mio malgrado – ad aprire gli occhi anche sul settore a me più vicino, quello del “giornalismo enoico”. Non che ne faccia parte, ne ho da imparare e studiare….però intanto leggo e osservo e cerco di capire come NON voglio diventare. Non voglio diventare un luminare del vino che tiene per se i segreti ricevuti da amicizie prestigiose, non voglio diventare come quella firma che difende a oltranza consorzi, presidenti e direttori generali perchè sennò la manchette e i banner chi li paga, non voglio essere quel giornalista che si vanta di conoscere a fondo le carte della Procura e che ti dice allora stai zitta perchè io so tu no. Non voglio essere quella penna che dice che basta confidare nel Pr nuovo di zecca arrivato da Milano per salvare tutti e tutto. Questi metodi all’italiana hanno stufato da tempo

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