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My Wine Notes

Libiam nei lieti calici

Fleurie Les Garants 2004 Domaine du Vissoux Pierre-Marie Chermette

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Si fa presto a dire Beaujolais, un vino semplice facile da bere prodotto con un’uva, il Gamay, che non entra di certo nell’aristocrazia ampelografica mondiale.
Poi, invece, ti capita di andare in cantina, di trovare una bottiglia che riposava lì da quando un amico francese, pardon borgognone, Gianni Pillon, te l’aveva portata, di stapparla senza aver pensato a nessun particolare abbinamento, tanto per il piacere di berne un paio di bicchieri, e scoprire che quel Fleurie Les Garants Domaine du Vissoux Pierre-Marie Chermette 2004 è davvero un signor vino.
Intendiamoci, qui con i Beaujolais nouveau “usa e getta” non abbiamo nulla a che fare, qui ci si trova di fronte ad una sorta di cru nel cru, perché Fleurie è una peculiare AOC delle varie (Julienas, Morgon, Saint Amour, Chenas, Moulin à Vent, Régnié, Chiroubles, Brouilly e Côte de Brouilly e appunto Fleurie) che vanno a comporre il multiforme universo del Beaujolais, e Les Garants una particolare porzione di vigneto che Pierre-Marie e Martine Chermette, viticulteurs à Saint-Vérand (vedi sito Internet), curano in nome di una loro, personale, “autre idée du Beaujolais”, che prevede cultura ragionata, vendemmie manuali, raccolta a giusta maturità delle uve, fermentazione naturale, esclusivo uso di lieviti autoctoni e praticamente quasi nessuna filtrazione.
Degustato a quasi quattro anni dalla vendemmia questo straordinario vino dimostra quale grande carattere e personalità spiccata possano avere i migliori Beaujolais.
Colore rubino violaceo denso, profondo, si propone con un bouquet inizialmente misterioso, giocato su note selvatiche, di sottobosco e cuoio, con accenni di cuoio, tabacco e pelliccia e striature minerali (chiara la grafite) e addirittura di polvere da sparo, per poi evolvere verso un fruttato dove la prugna domina sulla ciliegia selvatica e sul ribes nero, ed un floreale delizioso (nitido e fragrante anche a bicchiere vuoto) dove la viola si abbina a ricordi di genziana , di rabarbaro, prima di sfociare in una terrosità d’assieme che conquista.
Ottima anche la bocca, dove la componente terrosa, spiccata, si conferma la nota dominante, abbinata ad una succosa, vibrante, ben polputa e ancora croccante pienezza di frutto, ad un tannino ben sostenuto e vivo, ad una materia consistente, di grande energia, integrità e nerbo, che conferisce ricchezza di sapore, lungo e persistente, una perfetta tensione e dinamismo al vino, una notevole articolazione ed una piacevolezza estrema, favorita anche da un’acidità viva.
Ottimo vino, grande bottiglia. E questo sarebbe “solo” un Beaujolais?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Domenico Vacca

    04/05/2008 at 16:25

    Ti consiglio di assaggiare il 2005 dello stesso vino ma ancora di più il Moulin A Vent – Les Deux Roches 2005.
    Questi sono produttori che sanno mantenere nei vini che fanno la territorialità ed un profondo legame con la denominazione di origine.
    Sembra quasi di vedere alcuni produttori di Montalcino ma anche di buona parte della Toscana.

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