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Interrogativi

Brunellopoli: così parlò… il Robert Parker der Tufello

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Godetevi questa video-intervista (vedi filmato) rilasciata all’amico “sommelier informatico” e wine blogger Andrea Gori (leggi) dall’ineffabile “Robert Parker der Tufello“, al secolo Daniele Cernilli, direttore del Gambero rosso e co-direttore della guida Vini d’Italia.
Si parla del Brunello e di Brunellopoli (a proposito delle quali si è fatto vivo improvvisamente, per la serie “non è mai troppo tardi” – leggi – il Consorzio del Brunello di Montalcino).
Non intendo commentare in alcun modo quello che Cernilli ci racconta, a voi il piacere di ascoltare e farvi un’idea…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Francesco Annibali
13 anni fa

Eddaje sù! Sotto sotto vi volete bene…

Francesco Annibali
13 anni fa

Battute a parte, Cernilli non mi convince. Non penso che il 6% di mosto concentrato sia sufficente a produrre vini neri che sanno di peperone, ciliegie e pepe nero!

caster57
caster57
13 anni fa

sarò ignorante in materia,ma mi pare di ricordare che un vino a d.o.c vada arricchito con m.c.proveniente dalle stesse uve stabilite dal disciplinare.

armel
13 anni fa

Io, non so se il 6% di mosto concentrato sia sufficente o no. Ma, anche se si avvera che i produttori del Brunellopoli non hanno superato questo livello (e, ovviamente, non ne potrei avere la minima idea), rimane il problema dell’autenticità del Brunello in quanto toscano, no ? E’ una domanda sincera alla quale non ho personalmente risposta.

Mario Crosta
13 anni fa

Piero Totis ha messo anche un 2% di Picolit nella Ribolla Gialla e la differenza era sensibile. C’era anche chi metteva un 2,5% di Raboso del Piave nel Barolo e lo si sentiva. Dipende dalle caratteristiche dei mosti e dal tipo di vino che si fa, a volte basta poco davvero per lasciare il segno.

andrea gori
13 anni fa

di sicuro però va ammessa la sua coerenza e il suo modo di dire le cose, come sta ad esempio facendo sul forum. Di certo non si nasconde e questo gli va reso atto.

Paolo B., TA
Paolo B., TA
13 anni fa

Ho letto il disciplinare su http://www.agraria.org/vini/disciplinarebrunellodimontalcino.htm , e non sono riuscito a capire dove è ammessa la pratica di aggiungere mosto concentrato di altre uve, come sostiene il sig. Cernilli.

Mario Casanova
Mario Casanova
13 anni fa

La storia del mosto concentrato credo valga per tutti i vini italiani. Non credo si trovi nelle disciplinari delle varie D.O.C.G. o D.O.C.

Cimbro Veneto
Cimbro Veneto
13 anni fa

ma siete sicuri che l’MCR sia di sola uva?

Tendenza

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