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My Wine Notes

Interrogativi

Brunellopoli: così parlò… il Robert Parker der Tufello

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Godetevi questa video-intervista (vedi filmato) rilasciata all’amico “sommelier informatico” e wine blogger Andrea Gori (leggi) dall’ineffabile “Robert Parker der Tufello“, al secolo Daniele Cernilli, direttore del Gambero rosso e co-direttore della guida Vini d’Italia.
Si parla del Brunello e di Brunellopoli (a proposito delle quali si è fatto vivo improvvisamente, per la serie “non è mai troppo tardi” – leggi – il Consorzio del Brunello di Montalcino).
Non intendo commentare in alcun modo quello che Cernilli ci racconta, a voi il piacere di ascoltare e farvi un’idea…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Francesco Annibali

    06/05/2008 at 20:59

    Eddaje sù! Sotto sotto vi volete bene…

  2. Francesco Annibali

    06/05/2008 at 21:06

    Battute a parte, Cernilli non mi convince. Non penso che il 6% di mosto concentrato sia sufficente a produrre vini neri che sanno di peperone, ciliegie e pepe nero!

  3. caster57

    07/05/2008 at 06:44

    sarò ignorante in materia,ma mi pare di ricordare che un vino a d.o.c vada arricchito con m.c.proveniente dalle stesse uve stabilite dal disciplinare.

  4. armel

    07/05/2008 at 09:07

    Io, non so se il 6% di mosto concentrato sia sufficente o no. Ma, anche se si avvera che i produttori del Brunellopoli non hanno superato questo livello (e, ovviamente, non ne potrei avere la minima idea), rimane il problema dell’autenticità del Brunello in quanto toscano, no ? E’ una domanda sincera alla quale non ho personalmente risposta.

  5. Mario Crosta

    07/05/2008 at 12:43

    Piero Totis ha messo anche un 2% di Picolit nella Ribolla Gialla e la differenza era sensibile. C’era anche chi metteva un 2,5% di Raboso del Piave nel Barolo e lo si sentiva. Dipende dalle caratteristiche dei mosti e dal tipo di vino che si fa, a volte basta poco davvero per lasciare il segno.

  6. andrea gori

    07/05/2008 at 14:39

    di sicuro però va ammessa la sua coerenza e il suo modo di dire le cose, come sta ad esempio facendo sul forum. Di certo non si nasconde e questo gli va reso atto.

  7. Paolo B., TA

    07/05/2008 at 18:12

    Ho letto il disciplinare su http://www.agraria.org/vini/disciplinarebrunellodimontalcino.htm , e non sono riuscito a capire dove è ammessa la pratica di aggiungere mosto concentrato di altre uve, come sostiene il sig. Cernilli.

  8. Mario Casanova

    09/05/2008 at 19:16

    La storia del mosto concentrato credo valga per tutti i vini italiani. Non credo si trovi nelle disciplinari delle varie D.O.C.G. o D.O.C.

  9. Cimbro Veneto

    12/05/2008 at 10:41

    ma siete sicuri che l’MCR sia di sola uva?

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