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My Wine Notes

Indignazioni

Taroccamenti nel Brunello? Secondo la nuova agenzia stampa del Consorzio solo “presunti fatti”…

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Comincia bene, facendo subito capire come la pensa e come sarà la sua strategia, la nuova consulente per le attività di comunicazione per il Consorzio del Brunello di Montalcino, l’agenzia milanese Barabino & Partners, specializzata in “consulenza di direzione in comunicazione d’impresa” e, dicono, tra le più autorevoli e capaci d’Italia (sito).
In una lettera datata 14 aprile inviata agli organi di stampa (e anche al sottoscritto) Luca Barabino, responsabile dell’agenzia, testualmente scrive:
Egregio Dottore desidero informarla che La Barabino & Partners ha ricevuto oggi l’incarico di consulente per le attività di comunicazione per il Consorzio del Brunello di Montalcino, che come certamente saprà recentemente è risultato al centro di attenzioni dei media e dell’opinione pubblica. L’intervento di Barabino & Partners è mirato a creare un costante e corretto flusso di informazioni verso la stampa, a seguito dei presunti fatti che metterebbero in discussione la corretta osservanza della disciplina del Brunello stesso. Il Consorzio del Brunello di Montalcino, nel suo ruolo di custode della disciplina e del rispetto della denominazione docg, con il supporto di Barabino & Partners, intende mettersi a completa disposizione dei professionisti dei media e delle principali categorie intervenute, affinché si possa ribadire il successo qualitativo che il Brunello riscontra da decenni in tutti i mercati del mondo. La prego di considerarci a disposizione per tutte le informazioni e documentazioni che le fossero necessarie”.
Ringrazio il dottor Barabino, ma mi chiedo se sia il modo giusto di cominciare a confrontarsi con la stampa, a dialogare e fornire informazioni, ad essere trasparenti e comunicativi, mentre il sito Internet del Consorzio del Brunello (vedi) continua ad ignorare l’accaduto (come se non fosse accaduto nulla) scrivendo “a seguito dei presunti fatti che metterebbero in discussione la corretta osservanza della disciplina del Brunello stesso”, come se i ben noti fatti che sono a conoscenza dell’opinione pubblica italiana e internazionale e, quello che più conta, degli inquirenti, che continuano le loro indagini a Montalcino, fosse una mera trovata di qualche sconsiderato giornalista, in vena di mettere in dubbio il prestigio del Brunello di Montalcino in tutto il mondo.
Che altri, con i loro comportamenti sconsiderati, troppo lungamente tollerati, hanno contribuito a danneggiare, non certo i giornalisti che hanno a cuore l’identità e l’integrità del Brunello e fanno il loro mestiere dando le notizie e non certo inventandosele.
Se questa è la strategia di comunicazione, scelta dall’agenzia e dal Consorzio e a quanto pare in sintonia con l’orientamento del ministro delle Politiche Agricole uscente, secondo il quale “non è la prima volta che, in questo Paese, ci troviamo a dover combattere non solo i criminali delle adulterazioni ma anche la paura, seminata da una cattiva informazione che, voglio pensare, sia dovuta all’ignoranza, intesa come poca conoscenza, piuttosto che alla malafede” (a casa, please e a non rivederci…), credo che sarà piuttosto difficile dialogare…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. ag

    15/04/2008 at 18:19

    Quanto costa il vuoto pneumatico di quelle 5 righe di burocratese?

  2. Paolo Bernardi

    15/04/2008 at 18:25

    Proposta.

    ‘Il Consorzio del Brunello di Montalcino, nel suo ruolo di custode della disciplina e del rispetto della denominazione docg, con il supporto di Barabino & Partners, intende mettersi a completa disposizione dei professionisti dei media e delle principali categorie intervenute…’ = e siccome sono tutti in buona fede e trattasi di illazioni senza fondamento, propongo si mettano a disposizione veramente e, per pulire una volta per tutte l’immagine infangata dei loro consorziati, uno ad uno, si rendano disponibili a pagare il costo delle gascromotografie ai vini presi a campione sul mercato ed in cantina, presso tre laboratori indipendenti di cui uno almeno estero ed indicato da terzi…

    Chi sottoscrive questa proposta?

  3. Franco Ziliani

    15/04/2008 at 18:49

    io sottoscrivo in pieno Paolo, ma si vede che tu, pur italiano, non vivi in Italia se pensi che una soluzione, trasparente, del genere possa venire approvata. Meglio sostenere che non é successo nulla, che é tutta colpa del destino cinico e baro, pardon, dei giornalisti cattivi e malfidati…

  4. Paolo Bernardi

    15/04/2008 at 19:20

    si si e’ solo colpa dei giornalisti… Franco lo sai bene 😉 .

    So bene che quella proposta e’ ingenua… sono abituato al culopietrismo italico; certo che uno sprazzo di dignita’, un residuo di etica a volte farebbe piacere…

  5. Roberto Giuliani

    15/04/2008 at 19:57

    Caro Paolo non si tratta solo di culopietrismo italico. Sappiamo bene quanto sia difficile per chiunque esporsi sapendo di non essere sostenuto. Chi sa, e non parlo delle vicende del Brunello ma in generale, spesso non parla perché rischia di essere isolato o eliminato. Ci vorrebbe una magistratura e una giustizia che funzionino davvero, che non siano strumenti manipolabili da chicchessia. Ci vorrebbe lo spirito di aggregazione fra coloro che sono al corrente delle cose, ci vorrebbe la fiducia nelle istituzioni, ci vorrebbero delle istituzioni davvero dalla parte dei cittadini. Tutte cose delle quali, purtroppo, dovremo continuare a fare a meno.

  6. ag

    15/04/2008 at 20:05

    Buonasera.
    Stasera sono fissato coi soldi. Quento costa una gascromotografia?

  7. paolo

    15/04/2008 at 22:08

    Costa 120/150 euro alla ASL e 18 euro di ticket.

  8. Paolo Bernardi

    15/04/2008 at 23:30

    Se fatta con i controfiocchi anche un po’ di piu’; il caso e’ “semplice” si tratta di individuare 1. se la composizione degli zuccheri e’ quella del sangiovese o no (un merlot e’ alto di tioalcoli per esempio) 2. se si riscontra la presenza del ‘263 S. cerevisiae’ che mi si dice il batterione di montalcino e distintivo del sangiovese grosso (si trova nel terreno e nel vino) e che dovrebbe avere 4 varianti di DNA; se non c’e’… non e’ montalcino. Ormai le mappe i laboratori seri le hanno e basta andare alla universita’ di Pisa o Firenze per avere un bel po’ di materiale…

  9. cantabruna

    16/04/2008 at 00:41

    Se si facessero le analisi, come dice Paolo Bernardi, cosa servirebbe la Barabino e Partners? Nulla.
    Potrebbero, eventualmente, opportunamente controllati, dare una mano durante le operazioni di vendemmia.
    Come a Napoli non si porta via la monnezza ma si fa una campagna d’immagine per invitare i turisti a tornare in Campania cosi’ a Montalcino si chiamano le societa’ di comunicazione per “ripulire l’immagine” (mi sembra si dica così) offuscata da Brunelli che esperti in comunicaziome delle aziende incriminate hanno provveduto a diffondere e promuovere.
    Invito tutti ad andare ad esaminare come i prodotti delle aziende incriminate sono stati recensiti dalle varie Guide.
    E’ stata scoperta una nuova legge della fisiologia per la quale il funzionamento delle papille gustative e’ inversamente proporzionale al funzionamento della “comunicazione” ?

  10. Fabio

    16/04/2008 at 01:47

    Condivido pienamente!Propongo seriamente di effettuare una colletta e far analizzare in via anonima da alcune ASL e Universita’(lontane dalla Toscana) i Brunelli che “al naso” ci sembrano taroccati con altri vitigni e pubblicarne i risultati.In campo accademico ci si comporta cosi’ e i risultati delle analisi effettuati da enti pubblici si possono pubblicare senza il rischio di essere condannati giuridicamente.Credo che sia giunta finalmente l’ora di informare correttamente i cittadini e i consumatori che pagano le bottiglie fior di quattrini.Chi aggiunge un altro vitigno al Sangiovese Grosso,oltre a frodare il disciplinare,truffa tutti i consumatori che acquistano quelle bottiglie!E chi si schiera a difesa di un taroccatore o di un truffatore si comporta esattamente come un’avvocato che difende un criminale pur consapevole del fatto che il suo cliente sia colpevole…Spero sinceramente che non continuino ad affermare che i fatti sono solo presunti perche’ chi ama il vino e nutre passione nei confronti di esso sapeva benissimo da molto tempo che in quei vini sequestrati c’erano aromi davvero MOLTO STRANI…
    Fabio

  11. Roberto Giuliani

    16/04/2008 at 07:45

    Bene. Allora o il consorzio si decide a far fare questi controlli o non sarà più credibile.

  12. Stefano

    16/04/2008 at 07:47

    So che non c’entra, ma mi fa morire dal ridere. Lapo Elkann premiato perchè ambasciatore delle eccellenze italiane. AHAHAHAHA. Poor Italia.

  13. Franco Ziliani

    16/04/2008 at 08:16

    potrebbe essere “l’uomo immagine” del Consorzio, magari brillantemente tirato fuori dal cappello del mago dalla nuova consulente per le attività di comunicazione (e il sito Internet continua a tacere…)! 🙂
    p.s. faccio notare un’altra cosa. Solitamente, di fronte ad incarichi del genere, é il committente che presenta l’incaricato e annuncia “da oggi l’agenzia XY sarà la nostra consulente di comunicazione e sarà a vostra disposizione per informazioni, chiarimenti, ecc.”. In questo singolare caso é invece l’incaricato ad auto-presentarsi, mentre il committente, vero convitato di pietra, continua a tacere. Mi sa che devono davvero imparare a comunicare al Consorzio del Brunello, perché la trasparenza é urgentemente richiesta. In ogni comportamento e atto.

  14. Truenello

    16/04/2008 at 08:48

    So che alcune aziende hanno effettuato il profilo antocianidinico. Questa è un’analisi che funziona solo con il Sangiovese ed il Pinot Noir e riesce a garantire la presenza di 100% Sangiovese in un vino.

  15. Truenello

    16/04/2008 at 08:49

    E costa solo 100 Euro

  16. cantabruna

    16/04/2008 at 09:25

    Con Lapo Elkann, non me ne voglia la Barabino e partners, propongo l’arruolamento,per manifesta chiara fama e sempre per “pulire” l’immagine, di Silvio Sircana ex portavoce di Romano Prodi. Se non si e’ già accasato con Silvio Berlusconi mi sembra l’uomo giusto. Le cronache lo segnalavano come esperto di vini e, poiche’ e’ stata avanzata l’ipotesi che i vini taroccati potrebbero essere derivati da “transmutazioni” genetiche dei vitigni di Sangiovese,il nostro saprebbe spiegare da par suo
    il fenomeno ripulendo in un battibaleno l’immagine sporcata da parte di giornalisti poco competenti

  17. giorgia

    16/04/2008 at 10:32

    Mi sembra che Barabino &C dicano, mica tanto tra le righe:” occhio a scrivere, perché possono fioccare le querele.”.
    Sono potenti e ben ammanigliati, dei veri lobbisti, prima ancora che comunicatori (desumo dal sito); e quella di “Lapo” non è una battuta, perché nel provincialismo provinciale solo accennarne fa un effettone.
    Speriamo intanto che Lapo, con i suoi tailleur, non diventi un modello per i ‘cittini’ di qui.
    Intanto noto che, purtroppo, ancora una volta nel nostro paese la “comunicazione” viene percepita come una fetta di prosciutto da mettere sugli occhi degli interlocutori (siano essi consumatori, cittadini, utenti, ecc) per tacitarli.
    Ignorare che il paese – ma in questo caso l’universo mondo – non è immobile è da dementi.
    E pensare (1) che sarebbe bastato un elegante (e doveroso) passo indietro da parte degli inquisiti per tacitare tutte le ‘chiacchiere’.
    E pensare (2) che un poco di trasparenza tra soci avrebbe evitato tutta questa storiaccia.

    Il silenzio e la barabinesca irruzione invece fanno pensare che ci possa essere in ballo qualcosa di molto delicato, da gestire con perizia professionale e non in piazza tra ammiccamenti e balletti, come è avvenuto fino ad oggi.
    Prosit.

  18. patrizia

    16/04/2008 at 10:47

    News….pare cha una nota azienda ilcinese se la stia prendendo con Vinarius, l’associazione delle Enoteche Italiane, colpevole di aver preso posizione a favore del Brunello “tradizionale”, pardon, legale, cioè di solo Sangiovese.
    Mala tempora currunt: direi che una associazione di professionisti che si permette di difendere l’identità di un prodotto italiano senza peraltro aver MAI CITATO O ATTACCATO CHICCHESSIA merita un econmio, non una fucilata!!

  19. nicola

    16/04/2008 at 11:08

    Bella coerenza , siur Franco, nemmeno due anni fà, su questo blog, lei scriveva testualmente :

    ” La cronaca di oggi ( maggio 2007 ) ci dice che, ore 12.30, Paolo De Castro sarà, proprio come avevo auspicato, il responsabile del Ministero delle Risorse agricole e forestali nel nascente governo Prodi, il tecnico capace e responsabile al quale da oggi tutti gli uomini e le donne del vino italiano dovranno guardare per costruire, insieme, una politica vitivinicola nuova, ragionata e vincente.

    Al dottor De Castro, che ho avuto la fortuna d’incontrare solo un paio di volte, rimanendo colpito dalla sua lucidità d’analisi, e con il quale solo ieri sera ho scambiato un paio di sms scaramantici, gli auguri, sinceri, di buon lavoro. Sono certo che se lo lasceranno lavorare non potrà fare che bene. ”

    ed ora se ne esce con :

    “in sintonia con l’orientamento del ministro delle Politiche Agricole uscente, secondo il quale “non è la prima volta che, in questo Paese, ci troviamo a dover combattere non solo i criminali delle adulterazioni ma anche la paura, seminata da una cattiva informazione che, voglio pensare, sia dovuta all’ignoranza, intesa come poca conoscenza, piuttosto che alla malafede” (a casa, please e a non rivederci…), credo che sarà piuttosto difficile dialogare… ”

    Poca la sua coerenza, siur Franco, pronto a salire sul carro del vincitore, ed altrettanto pronto a scaricarlo appena caduto in disgrazia !!
    Povera Italia !
    Nicola B.

  20. ivan "enogastronauta"

    16/04/2008 at 12:15

    quanto costa la barabino & c al consorzio?
    quante analisi si potevano fare con tutti quei soldi?

  21. FRANCESCO

    16/04/2008 at 12:16

    salve,
    vi mando questo estratto di De Castro preso da Agrisole del 11-17 aprile dove ha ricordato che “nei disciplinari di produzione di molte nostre DOC e DOCG ci sono dei veri e propri eccessi di purismo che, come l’indagine (quella di montalcino) dimostra, in presenza di annate di scarsa produzione come quella del 2003, possono provocare più di un problema” poi prosegue con il consiglio di introdurre più flessibilità nei disciplinari.
    Bene, io lavoro per grandi aziende agroalimentari e stimavo De Castro, conosco la sua posizione “industrialista” sull’agricoltura e agroindustria ed in parte la condivido anche, ma questa volta ha proprio preso un granchio. Ma come si fa a dire simili assurdità? i disciplinari DOP IGP DOCG etc li scrivono i produttori!! ma se non riescono neppure a stare alle regole che loro stessi si sono dati e che, come nel caso del brunello, hanno garantito loro il successo devono fare solo due cose:
    1) lottare per cambiare il disciplinare alla luce del sole
    2) se non gli va bene uscire dalla DOC/DOCG e fare un altro prodotto, (volete il sangiovese con merlot? nessuno ve lo impedisce, però non lo chiamate brunello, troppo comodo sfruttare il traino di un simile brand)
    tertium non datur, altrimneti si chiama taroccamento, frode presa per il culo dei consumatori etc.
    Dopo quest’uscita di de castro sono contento di non trovarlo più al MIPAF, anche se nutro ben poche speranze che al suo posto vada poi a sedersi qualcuno veramente competente in materia
    saluti a tutti

  22. ag

    16/04/2008 at 14:04

    Buongiorno.
    Finalmente!!!!! Oggi posso e devo ringraziare la (o il) fantastica(o) Cantabruna e Ivan “enogastronauta” per essere arrivati sulla retta via. Aspettiamo altri fiduciosi.
    Buon pomeriggio.

  23. Franco Ziliani

    16/04/2008 at 14:04

    Nicola, confermo che scrivere per persone come lei, che capiscono strumentalmente Roma per toma, é totalmente inutile. Penso che la migliore risposta gliela possa dare Francesco, con l’intervento, impeccabile, qui sopra riportato.
    Una sola cosa voglio dirle (ne avrei altre, ma mi censuro):
    dire di me che sono “pronto a salire sul carro del vincitore, ed altrettanto pronto a scaricarlo appena caduto in disgrazia !!” vuol dire non prendersi la briga di leggere (e tentare di capire, cosa che magari per lei potrebbe risultare problematica) quello che ho scritto, ma non capire proprio nulla. Io non sono assolutamente salito sul carro del vincitore quando De Castro fu eletto ministro. Mi sembrava una persona capace e l’ho pubblicamente riconosciuto dichiarando la mia soddisfazione che il dicastero delle risorse agricole fosse finita ad un tecnico capace. Quando poi De Castro, come ricorda Francesco, se ne esce con affermazioni del genere, da indipendente, e senza assolutamente salire su nessun carro (altrove ho espresso l’auspicio che nuovo ministro non sia Alemanno), non posso che esprimere la mia soddisfazione per il fatto che De Castro lasci il suo incarico. Questo é il ragionamento di una persona indipendente, peggio per lei se non lo capisce…

  24. paolo

    16/04/2008 at 14:24

    Da domani sarà online sul sito di AGRI3 la puntata odierna su Brunellopoli, con l’intervista a Gianfranco Soldera : http://www.tg3.rai.it/SITOTG/TG3_pagina/0,8769,34,00.html

  25. marco

    16/04/2008 at 14:47

    Ma dopo aver comunicato che comunicheranno, non comunicano più niente Barabino&c.?
    Non sarebbe stato più opportuno comunicare un comunicato che spieghi la situazione piuttosto che far un po’ di propaganda a un’agenzia di comunicazione (autopropaganda, pardon, che il Consorzio non ha detto bec al riguardo)?
    L’inizio è strepitoso!!! Avanti così, che ne infilate una dopo l’altra! Geniali!!!!!! Impiegare un mese per comunicare una cosa che interessa solo a chi l’ha scritta è da primato!
    Ma che assumessero il Signor Uffa piuttosto, mi sembra mille anni più avanti!!!

  26. Roberto Giuliani

    16/04/2008 at 15:14

    Per stare con questi governi, di destra o di sinistra per coloro che credono ancora abbiano un colore, è inevitabile ragionare come De Castro. A meno che qualcuno creda ancora che la globalizzazione, che il potere industriale, che il controllo dei pochi potenti della terra siano balle e che il vino italiano possa essere prodotto in modo indipendente, con sani principi e regole, fottendosene del resto del mondo.
    Le cose non stanno così, se oggi l’obiettivo principale è vendere, lo snellimento delle regole in un pianeta dove le regole sono a maglia sempre più larga, è inevitabile.
    Troppo facile pensare che l’unicità sia la nostra arma vincente, quale unicità? E a chi interessa? Si può fare vini unici quando si piantano barbatelle su terreni che non hanno nulla di unico da offrire, eppure si guadagnano la denominazione di origine? Oppure si può pensare che tutti abbiano le capacità e i terreni ideali per diventare Soldera o Biondi Santi? No, non è possibile per due ragioni ovvie, la prima che si tratta di due grandi e inimitabili maestri, la seconda è che gran parte delle aziende non ha la fortuna di gestire vigne straordinarie e che, quando le annate non sono eccelse, non può permettersi anni e anni di botte con delle uve non all’altezza della situazione.
    Qualcuno penserà, detto questo, che sono passato dall’altra parte. No, ci mancherebbe, ma non possiamo non tenere conto che se vogliamo continuare a vivere in questa realtà (diciamo dobbiamo, poiché io questa realtà non la voglio affatto, ma a quanto pare faccio parte di una minoranza snob), dove produrre sempre di più invece che meno e meglio è il dictat di ogni governo, dove si guarda con paura ai nuovi competitors che riescono a fare vino con costi molto più bassi grazie anche ad una manodopera sottopagata, i disciplinari debbano essere rivisti, eccome.
    L’alternativa è molto più difficile da mettere in atto, non impossibile, ma difficile se non si pone fine a questo continuo allargamento di confini, se non si ferma un attimo la corsa alla superproduzione per essere presenti in tutti i mercati, se il vino non torna ad essere quello che deve essere: un buon prodotto che accompagni e renda più piacevoli i nostri momenti conviviali e non l’ennesima occasione di speculazione economica. Tutto il resto ha fatto e continuerà a fare solo danni.

  27. davide

    16/04/2008 at 15:53

    è tutta comunicazione. è un lavoro di sola comunicazione.

    e più sei nell’ambito tecnico, più devi essere capace di comunicare, non di fare (sarcastico)

    io ci vivo…

  28. Roberto Giuliani

    16/04/2008 at 16:28

    Berlusconi: “E ora servono misure impopolari”. Chi ha buona memoria ricorda che lo disse anche la volta precedente, e lo disse anche Prodi? Ah ah, quanto è divertente farsi prendere per i fondelli.

  29. Stefano

    16/04/2008 at 16:28

    Ma il sig. Nicola B. non si era strappato le vesti nel bel mezzo del sinedrio urlando che non avrebbe mai più messo piede da queste parti? Sig. Nicola la pregherei di rispettare la promessa e mantenere alta la bandiera della coerenza (lei che è più bravo e più intelligente e più democratico). Annoi qualcun’altro.

  30. barone

    16/04/2008 at 16:52

    paolo bernardi torna a scuola, il s. cerevisiae non è un batterio!! che banda di ignoranti!!

  31. Franco Ziliani

    16/04/2008 at 16:58

    sor barone, non la faccia così dura! E’ stato un errore, perché Paolo voleva sicuramente dire che il Saccharomyces cerevisiae è una specie di lievito che si riproduce per gemmazione, forse il lievito più importante, noto fin dall’antichità, per la panificazione e la produzione di birra e vino. Non si attacchi ai dettagli, perché il ragionamento non fa comunque una grinza

  32. vignerei ma non posso

    16/04/2008 at 18:55

    Parlando di comunicazione, mi viene anche da sottolineare come della vicenda “brunellopoli” non si legga nulla neanche nei siti delle aziende – e che aziende – sott’inchiesta. L’indagine aperta consiglia di essere cauti, ma, personalmente, da appassionata di vino e da curiosa internauta, avrei trovato interessante un riscontro da parte degli interessati. Giusto per creare un filo diretto con il consumatore.

  33. Paolo Bernardi

    17/04/2008 at 01:43

    Signor Barone chiedo scusa per il madornale e grossolano errore d’aver confuso cellule eukariote (lieviti dove il DNA e’ incluso nel nucleo, non lo dico per lei ma per i comuni mortali) con cellule prokariote (prive di nucleo ove il DNA e’ libero nel citoplasma) … tornero’ a scuola ad approfondire l’argomento (fa parte sempre della mia indomabile curiosita’ personale seconda solo alla consapevolezza della mia ignoranza).
    Pero’ il signor Ziliani bonta’ Sua mi ha gia’ difeso ed il punto e’ che si puo’ tagliare la testa al toro e fare delle analisi approfondite e vedere chi bara e chi no… se si vuole.
    Al di la delle mie propostucole da bar vorrei vedere un approccio scientifico preso dalle istituzioni… una volta tanto…

  34. Cristiano

    18/04/2008 at 12:25

    @Bernardi
    Credo che se si volesse davvero bene alla denominazione in oggetto nonchè al vino italiano in generale non sarebbe una gran cosa, procedere all’analisi dei vini, presenti e passati,di tutti i produttori e mettere alla gogna “i cattivi”, a meno di essere un giustizialista forcaiolo.In termini pratici la cosa avrebbe dei strascichi giudiziari mica da nulla, specialmente per i fautori di una simile impresa.
    Come già detto in un ‘altro commento però,credo che se si facessero fare delle analisi, magari da un Ente pubblico come dice lei, però anonimizzando rigorosamente i campioni e poi pubblicando i risultati, la cosa prenderebbe tutt’altra valenza.Non crede ?
    Ho il sospetto che il Sig.Ziliani comunque vada la faccenda, non credo puo farsi certo carico di una simile iniziativa e quindi la cosa dovrebbe svilupparsi eventualmente in una sede indipendente da qui.

  35. Paolo Bernardi

    18/04/2008 at 13:14

    Cristiano sono perfettamente d’accordo. E questo dovrebbe essere il senso ed il valore di una D.O.C.G. (controllata e garantita) e tesa a preservare una identita’ del territorio. Un consorzio come me lo immagino io nell’isola di Utopia dovrebbe farle sponte sua queste analisi… e non sto parlando di Montalcino ma di tutti i consorzi in generale (non voglio aprire qui un dibattito sulle DOC e DOCG ormai snaturate del loro senso). So bene quali sono i costi di certe analisi; anche se facessimo colletta e le pagassimo non serivrebbe a nulla.
    Sono le una istituzioni che devono fare questo tipo di azioni…

  36. Corrado Dottori

    18/04/2008 at 14:20

    Il problema, Cristiano e Paolo, non credo siano i soldi. Oggi già i produttori pagano i Consorzi per i controlli, nonché le Camere di Commercio per le commissioni di assaggio, nonché i laboratori di analisi camerali per i campionamenti. Aggiungiamo che lo Stato paga i responsabili della Repressione Frodi, dipendenti del Ministero delle Politiche Agricole. Se mettiamo nel calderone tutti i costi dell’intero sistema credo che si potrebbero trovare le risorse per analisi approfondite. No, il problema è politico. La difesa delle consorterie, delle corporazioni, dei posti di lavoro, dei centri di potere. E’ del tutto evidente dagli eventi degli ultimi giorni che la difesa dell’Origine e dell’etica del terroir è secondaria rispetto agli interessi commerciali ed economici delle aziende. Poi, però, vai alle fiere e scopri che tutte le aziende si riempiono la bocca di bei discorsi come “legame col territorio”, “zonazione”, “espressione del terroir”, “tracciabilità”.
    L’unica speranza è la fiducia nei nasi di giornalisti indipendenti e consumatori critici e appassionati.

  37. Cristiano

    18/04/2008 at 17:34

    La questione è anche una questione di soldi, perchè con centomila euro,e non sono pochi, si farebbe un’inchiesta con i fiocchi e controfiocchi.Il problema è che un’inchiesta del genere andrebbe finanziata rigorosamente a “fondo perduto”,ogni ipotesi di ritorno sarebbe vista come i 30 denari di Giuda. E’ evidente che allo stato di fatto delle cose non c’è Consorzio, Camera di Commercio,Ministero ,Nas, Repressioni Frodi,Finanza ecc…ecc…che abbia un minimo interesse a fare chiarezza e che grazie al “pompierismo” più volte efficacemente citato da Franco Ziliani tutta la vicenda viene sminuita con poco sforzo e fatta apparire come un nonnulla, frutto di illazioni fantasiose.Tutte le parti in gioco citate hanno da perdere in primis i giornalisti delle “guide” che hanno agito come veri e propri giudici supremi della qualità,che sono divenuti, in qualche caso, una vera lobby di potere e che a cui con il tempo si sono allineate anche le Commisssioni di degustazione della CCIAA che da garanti della disciplinare della denominazione si sono evolute in giudici merceologici e niente più.I Consorzi di tutela in evidente conflitto d’interesse,sono interessati in sostanza al volume mercantile della produzione,più che alla salvaguardia autentica di una denominazione,e sono gestiti guarda caso, da soci che derivano il loro potere decisionale in proporzione al volume imbottigliato.Il sistema funziona, per ora, ma il consumatore sta crescendo velocemente, anche grazie ad una comunicazione tra le varie parti in gioco non più confinati in contenitori a tenuta stagna.Prima o poi quando avranno evoluto una maturità sufficiente esigeranno delle spiegazioni plausibili alle balle raccontate.E’ solo una questione di tempo.

  38. Cristiano

    18/04/2008 at 19:06

    Ah dimenticavo,ora che si è aperta una possibile falla nel sistema,in un mondo commerciale ormai globalizzato sarebbe più che possibile ipotizzare che un competitor estero possa utilizzare il tallone d’achille del sistema produttivo e finanziare,anche in maniera occulta, un’inchiesta atta a smascherare “these bloody Italians and their bogey wines”.In questo caso “solo”pochi milioni di euro basterebbero per distruggere la concorrenza per un bel po’,magari risparmiando anche rispetto a più costose promozione pubblicitarie.Sarà anche un’ipotesi fantasiosa ma se invece si agisse ora, con lungimiranza e intelligenza a “lavare i panni in casa”si potrebbe salvare ancora capre e cavoli.E anche la faccia.

  39. Cristiano

    19/04/2008 at 07:25

    I “panni” citati, evidentemente saranno quelli sporchi e sostituire bogey con bogus,promozione con promozioni,potrebbe con potrebbero.Che distratto! Scusate.

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