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Indiscrezioni

Rumors from Montalcino: vino pugliese spacciato per Brunello?

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Insistenti e preoccupanti rumors in arrivo da Montalcino, ma anche dalla Germania e dall’Olanda, riferiscono che ci sarebbero alcune cantine (si parla di 4-5) sotto sequestro a causa del ritrovamento in cantina, da parte dei Nas e della Guardia di Finanza, di vino pugliese che sarebbe stato venduto (anzi, spacciato) come Brunello di Montalcino.
Il reato sarebbe quello, consueto, di “frode in commercio e falso in atto pubblico”, già contestato, come scritto qui, alla Marchesi Frescobaldi nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Procura di Firenze riguardante “presunte violazioni sulle norme che regolano la protezione delle uve e i criteri per le denominazioni di origine dei vini”.
Per correttezza dell’informazione non riporterò i nomi delle aziende che si dice siano coinvolte in questa inchiesta. Dirò solo che sono tutte aziende situate nella zona sud ovest e che si tratta di nomi importanti e ben noti sui mercati di tutto il mondo.
Sarà mia cura dare altri aggiornamenti nel caso venga a conoscenza di ulteriori sviluppi della triste vicenda. Che conferma quanto solo gli imbecilli, i disonesti, o le persone senza naso e palato e soprattutto senza onestà intellettuale affermano, ovvero che il Brunello di Montalcino sia tutta farina del sacco dei vigneti locali e del Sangiovese.
Gli assaggi, anche quelli di Benvenuto Brunello 2008, fanno invece chiaramente capire, a chi non voglia fare come le tre scimmiette, come nel buio delle cantine di Montalcino diversi vini vengano arrangiati in maniera invereconda.
Colgo l’occasione per battere le mani alla nuova gestione e presidenza del Consorzio Brunello di Montalcino, impersonata dal conte Francesco Marone Cinzano, che del tema controlli, trasparenza, rispetto delle regole ha fatto, come dimostrano queste inchieste in corso (nonché la richiesta fatta per vie legali ad un produttore californiano di origine italiana – leggi – di smettere di usare il nome “Brunello” per il vino prodotto nella sua azienda), che non guardano in faccia a nessuno, un proprio, lodevolissimo, cavallo di battaglia.
Auguri a tutti di Buona Pasqua, soprattutto ai tantissimi produttori onesti e coscienziosi che a Montalcino e nel resto d’Italia, onorano il buon vino italiano, la sua immagine, la sua credibilità.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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andrea gori
andrea gori
13 anni fa

la cosa brutta è che in Germania la cosa è finita pure sui giornali se vogliamo credere a Mondosapore e i suoi commentatori!
http://tdh46.typepad.com/mondosapore/2008/03/skandal-ich-lie.html

infatti i miei suoceri mi hanno chiesto spiegazioni e sono caduto dalle nuvole!

Roberto Giuliani
13 anni fa

Che dire, il vino italiano ringrazia tutti coloro che ne danneggiano l’immagine per i propri fini speculativi. Siamo molto bravi a farci del male da soli.

michele
michele
13 anni fa

se ci sono delle responsabilita’; oggettive…….e verranno dimostrate…..chi ha commesso tali reati paghi…..perche’ i furbetti non stanno solo nel chianti…….

ag
ag
13 anni fa

E va la cisternina/ su e giù per il collina…………..

Andrea Pagliantini
13 anni fa

Stiamo a vedere quel che succede e speriamo che questa maledetta piaga venga estirpata dalle usanze correnti una volta per tutte.
Però credo che le dimensioni di questa cosa abbia numeri e risvolti amari, si sarà sicuri che si arriverà fino in fondo a far luce e pulizia?

paolo
paolo
13 anni fa

Siano i Consorzi a sanzionare i produttori disonesti negandogli la fascetta e la possibilità di etichettare il vino con una denominazione. Se lo vogliono vendere, lo vendano sfuso. Chiedo troppo?

andrea gori
andrea gori
13 anni fa

a me basta sapere chi cacchio sono perchè come ristoratore che acquista ogni anno circa 70.000 euro di vino TOSCANO vorrei sapere se compro quello che sta scritto sulla fascetta è una balla oppure mi posso fidare!
e poi a chi le rendo le bottiglie se si scopre che sono tarocche?
sinceramente potrei anche essere parte lesa di questi signori truffatori e non solo i consumatori!

Pato
Pato
13 anni fa

Mumble mumble…aziende del sud-ovest ilcinese…livello mondiale…ma una di queste non sarà mica quella dove lavora il tizio del syrah nel Barolo?

max perbellini
13 anni fa

Quando andavo in Puglia verso Aprile-Maggio, vedevo sempre ed ad orari vari, camion cisterna trasporto vino che verso la Puglia erano carichi di tondino di ferro, e al ritorno, visto che erano camion cisterna, dubito tornassero vuoti.
Alcuni sospetti dove portassero il loro carico gli avevo, adesso c’è una destinazione in più!
Max Pigiamino Perbellini

Franco Ziliani
13 anni fa

ho fatto qualche telefonata ad amici di Montalcino ed i rumors sono confermati. Mi hanno confermato che una delle aziende che sarebbero coinvolte é notissima in tutto il mondo…
@ Pato: no l’azienda dove lavorava il sostenitore della tesi del Syrah nel Barolo (chissà come la pensa con il Syrah nel Brunello?) non é coinvolta

Alessandro Franceschini

Se il tutto verrà confermato in via definitiva sarà una bella batosta, non solo di immagine, ma anche commerciale e coinvolgerà, specie all’inizio, anche chi non ha colpa ed ha sempre lavorato in trasparenza ed onestà putroppo.
Eravamo proprio degli enosnob quando storcevamo il naso per certi colori e certi profumi e non capivamo i nuovi cloni di sangiovese, deviati dal nostro talebanesimo degustativo…eh si. Lasciamo perdere.

Pato
Pato
13 anni fa

Magari è nota soprattutto per altri vini, piuttosto che per il Brunello…se è notissima addirittura…può essere solo un’antica famiglia fiorentina…o sbaglio ancora?? Anzi ora mi informo!

debord
debord
13 anni fa

Certo che se ‘sto vino Pugliese va a tagliare il Brunello, dev’essere proprio buono!
😉

Slavata
Slavata
13 anni fa

Il triste di questa vicenda, come di vicende analoghe, sarà che le grandi aziende venderanno sempre; vuoi per i canali di vendita, vuoi per i bravissimi rappresentanti (capaci di vendere il ghiaccio al polo nord), vuoi per la pubblicità che si possono fare, mentre quelli che saranno più penelizzati saranno i piccoli, onesti coltivatori che seguono il disciplinare, lavorano in azienda dalla mattina alla sera, che hanno le mani spaccate dal gelo per le potature, che fanno prezzi normali per quello che è il lavoro che viene svolto e che vengono deprezzati vuoi dai giornalisti ( si vadano a vedere le varie recensioni delle aziende del caso osannate per i loro vini in discussione ) e, sempre i piccoli, potranno essere deprezzati anche nell’immediato futuro se ” questi grossi” mettessero ai voti, in consiglio, la possibilità di modifica del disciplinare ciò avverrebbe, visto che i voti vanno in base all’ettaraggio!!! Comunque Buona Pasqua a tutti e speriamo bene! Slavata

franco
franco
13 anni fa

Del vino al metanolo scoperto alcuni mesi fa in quel di Veronetta (Verona) con relativi arresti. Che ne dite!

Angelo
Angelo
13 anni fa

Caro Franco;
Se la GDF ha messo con con le spalle al muro qualcuno in passato, e codesto qualcuno a cominciato a cantare, non mi sorprende che adesso la matassa di imbrogli comincia ad aprirsi, e creare una catena. Dunque siamo partiti dal Chianti e adesso siamo a Montalcino, quale sara’ la prossima DOCG ??
Questo mi ricorda esattamente lo scandalo della Bresaola in Valtellina, quando la GDF mise in gattabuia un produttore, che a sua volta collaboro’ con loro e fece nomi a piu non posso, arrivando al punto che oltre 15 produttori videro le aziende sequestrate, fallimenti e tonnelate di carne ferma.
Che risate si fara’ il toscano/americano, pensando: a me mi fanno storie per un nome, e poi a Montalcino il Brunello lo allungano con uva pugliese !!
Buona Pasqua e che l’agnello di Dio tolga i peccatori da Montalcino .
Angelo

Franco Ziliani
13 anni fa

Caro Angelo, hai perfettamente ragione. Fanno la voce forte, e a ragione con un produttore californiano (di origine italiana) che si permette di chiamare Brunello un suo vino, ma poi hanno in casa la confusione ed i pasticci peggiori. Pare che lo scandalo non riguardi solo cinque aziende ma molte molte di più. Qualche amico mi ha scritto invitandomi alla prudenza e chiedendomi se fosse il caso che rendessi pubblica questa storiaccia che rischia di portare danni non solo a Montalcino ma a tutto il vino italiano. Io rispondo “Oportet ut scandala eveniant” è un bene che gli scandali avvengano, come dicevano gli antichi, perché gli onesti (che sono la maggioranza) siano tutelati ed i farabutti, a dire solo metà del loro nome, siano inchiodati alle loro responsabilità e paghino. Anche penalmente se necessario. Montalcino ed il Brunello sono un patrimonio di tutti e in questi anni di vacche grasse sono stati troppi a farne carne da porco ad uso personale, con la complicità ed il silenzio di chi avrebbe dovuto vedere e vigilare. Meglio un redde rationem oggi, che proseguire a fare finta di niente…

vignadelmar
vignadelmar
13 anni fa

Che tristezza………e poi quali ricarichi su questo benedetto vino pugliese!!!

Lo acquistano ad 1 e probabilmente lo vendono a 10…..non solo è una frode in barba a tutte le denominazioni ma è anche un modo ulteriore di guadagnare un sacco di soldi in più da parte di chi già vende il proprio (??) vino molto caro !!!

E l’Italia sempre più velocemente scivola sul piano inclinato…….

Ciao

Alessandro
Alessandro
13 anni fa

Tranquilli: al recente Benvenuto Brunello di New York (quindi non potevamo sapere quanto sarebbe successo) con un collega ironizzavamo su qualche produttore il cui vino sapeva veramente poco di sangiovese. Il mercato alla fine e’ fatto anche di di persone che di vino ne conoscono parecchio (anche piu’ dei produttori). I furbi finiscono male, quelli bravi fanno strada. Un toscano, agente di vino a New York.

Corrado Dottori
13 anni fa

Quello che vorrei capire è: le indagini sono partite dai NAS? Dalla Guardia di Finanza? Su suggerimento di chi?
La questione non è banale. Che certe denominazioni italiane, non solo toscane, fossero evidentemente artefatte è cosa evidente e lampante da anni a chi avesse un minimo di conoscenza dei nostri grandi vini. Ma capire da dove nascono queste inchieste è secondo me molto importante per capire come funziona il sistema dei controlli. Se, e sottolineo “se”, tali inchieste fossero nate autonomamente rispetto ai Consorzi di tutela che per legge, secondo i decreti “erga omnes”, hanno il dovere di controllo su associati e non associati, questo dimostrerebbe l’assoluta inutilità di quei decreti visto che questi scandali vengono scoperti da quelle forze terze e autonome rispetto ai produttori che sono NAS e GDF. A questo punto visto che per il suddetto “controllo” consortile sono richieste gabelle sempre più importanti mi parrebbe il minimo rimettere in discussione tutto quel sistema assurdo e corporativo.
In ogni caso mi pare evidente che dobbiamo tutti auspicare, anche i produttori toscani, che venga fatta chiarezza su queste questioni. Le denominazioni di origine sono il nostro valore aggiunto sul mercato e da anni stiamo facendo di tutto per sputtanarle. E’ ora di smettere.

trackback

[…] Il post di Franco Ziliani è qui. […]

paolo
paolo
13 anni fa

Sarebbe bene che il Consorzio si mettesse a disposizione dell GdF ed una volta per tutte epurasse le mele marce, siano esse persone note o meno note. Sarebbero i primi in Italia a farlo e ne guadagnerebbero in immagine.

Renzo
Renzo
13 anni fa

Speriamo che la GdF si conceda pause di riflessione, magari in altre zone d’ Italia di DOCG.
Saluti

ag
ag
13 anni fa

Caro Franco buongiorno.
Data la scabrosità dell’argomento, voglio iniziare facendo a tutti gli auguri per una buona e serena Pasqua, anche se in cuor mio spero per qualcuno non sia tanto serena.
Ma veniamo al bubbone: si diceva e non si diceva da tanto ma personalmente non sapevo si fosse arrivati ai sigilli messi alle cantine.
E allora se di sigilli si tratta, che si sappia.
Sì, si DEVE sapere.
Ma non dobbiamo essere noi, qui su questo blog che ne parliamo da “amici a tavola”. Devono essere coloro che i sigilli li hanno messi,la Guardia di Finanaza e i Nas: se sbandierano ai 4 venti chi ha soldi in Liechtenstein o Montecarlo (legittimamente o meno, questo lo si appura dopo……..), mi potranno far sapere chi ha un paio di tini di Montapulciano o di Primitivo o Carignano (un uvaggio interessante, no?) in una cantina a Montalcino, no?
Trovo che il tacere per quieto vivere o per un ventilato bene comune sia, al contario, il danno maggiore per tutti: consumatori, lavoratori, produttori, proprietari…………. TUTTI. Sprattutto per tutti gli onesti.
Quindi che “Muoia Sansone e tutti i Filistei” e che i signori dei Consorzi (?) e della Camera di Commercio (???) non si azzardino mai più a dare fascette rosa numerate a certi ……..
E domani, ovviamente Brunello. Di quello rosso, di quello fatto, potato, trattato, raccolto, aspettato, sudato, non di quello nero, un po’ di questo e un po’ di quello dentro e via, quello se le beva chi lo fa, ‘sto……………..
Buona giornata, credo ne riparleremo.

Marco Arturi
Marco Arturi
13 anni fa

Sarà poi interessante andare a vedere come questi vini sono stati trattati da certa critica e quali punteggi si sono visti attribuire dalle guide: perché a me questa storia, di fronte alla quale è davvero difficile non indignarsi, sembra tanto l’ennesimo prodotto della cultura che confonde la scaltrezza con l’abilità imprenditoriale, che tende a promuovere il concetto di vino come status symbol, che mira ad privilegiare l’etichetta rispetto al contenuto della bottiglia. Questa vicenda è figlia della cultura che antepone il profitto ad ogni altra cosa e mi riesce davvero difficile credere che i colpevoli siano da cercare esclusivamente nelle cantine. Spero che abbia ragione il signor Alessandro quando scrive da New York che “i furbi finiscono male e quelli bravi fanno strada”, ma non ne sarei così certo: perché tanto per cominciare le furbate di pochi le pagheranno in tanti, a partire dai produttori più piccoli e da quelli più giovani. E non solo in Toscana, of course, perché questa ha tutte le carte in regola per trasformarsi in una nuova, tremenda “mazzata” per tutto il vino italiano.

Colgo l’occasione per porgere un caro saluto e i miei migliori auguri di buona Pasqua a tutti i frequentatori di “Vino al vino”

Marco

ag
ag
13 anni fa

“Speriamo che la GdF si conceda pause di riflessione, magari in altre zone d’ Italia di DOCG.”
(NON) Spettabile Renzo,
mi deve scusare ma mi viene in mente un solo aggettivo a commento di questa sua sciagurata frase: MAFIOSO.
Non avrei voluto scriverlo, giuro. Ma è davvero troppo, troppo….. MAFIOSO quello che ha scritto e il pensiero che lo ha orginato. Mi indigna. E se vuole, in privato le dico chi sono, non ho problemi.
Mi ha sciupato la giornata.

Franco Ziliani
13 anni fa

AG, calma con le parole! Prima di dare del “mafioso” a qualcuno é bene pensarci. Penso ci sia stato un equivoco e che scrivendo “Speriamo che la GdF si conceda pause di riflessione, magari in altre zone d’ Italia di DOCG” a Renzo sia caduto un non, posto tra GdF e si conceda. Se così non fosse, credo che Renzo avrebbe parlato a sproposito, facendo una “battuta” che non fa però ridere nessuno. A lui ora chiarire il proprio pensiero.

ag
ag
13 anni fa

Lo so, lo so. Ma l’aggettivo non è riferito alla persona quanto all’atteggiamento in senso lato.
Se manca un “non” sarò il primo a scusarmi e ammettere l’errore ma la frase scritta così è davvero grave.
Ho usato il copia e incolla per paura di sbagliare nel riportarla, la frase per ora è quella.

trackback

[…] ne sta parlando molto in rete…e da alcuni commenti giunge grande un augurio di chiarezza e di pace per chi lavora bene e onestamente tra i filari di […]

Renzo
Renzo
13 anni fa

Semplicemente mi auguro che sia fatta chiarezza su tutto quanto. Non si era capita la frase? Se è così mi scuso; volevo semplicemente dire che è ora che certe furberie vengano amascherate ovunque Ora è chiaro il concetto?
Non era assolutamente un riferimento negativo nei confronti della GdF di cui stimo l’ operaato; e spero che continui in modo da portare alla luce il più possibile.
Quanto al mafioso andrei piano con certe parole; ho chiesto chiarezza dovunque e se questo è da mafiosi…
Saluti

Renzo
Renzo
13 anni fa

Replay:
“Speriamo che la GdF ccontinui ad operare così come sta facendo “anche” in altre parti d’ Italia in moddo da scoprire eventuali furbate. La pausa di riflessione era riferita al “fare ricerche in altre” zone.
Poi il Sig.Ziliani mi conoscce e conossce benissimo la mia rigidità nel valurtare le DOCG da monovitigno.
AlSig.che ha scritto oltre al fraintendimeento e a legger con più attenzione consiglierei un po’ di sana ironia…

ag
ag
13 anni fa

Rieccomi.
Neanche il tortino di carciofi di mia mamma riesce a alleviare la mia inc……tura.
Torno quindi sulla mia richiesta: GDF e NAS DEVONO convocare una conferenza stampa fare un resoconto di questi 4 (quattro) anni di indagini.
I seri e gli onesti (ce ne sono, li conosco) invece di tacere per guardare il proprio orto si alzino in piedi e lo chiedano tutti insieme a voce quanto più alta possibile.
(mi ricorda vagamente l’Adelchi…….)

Renzo
Renzo
13 anni fa

Alla sua inc@@@@ura si aggiunge la mia.
Ho chiarito quantto intendevo dire; OK si poteva non capire la mia frase. Ma si poteva anche chiedere lumi senza usare subito parole infamanti.
Mi scuso del fraintendimento che “posso” aver creato. La mia posizione è quella di esigere chiarezza sempre e comunque e non solo nel settore vino; e non solo in Toscana ma in tutta Italia (ribadisco la mia fiducia nell’ operato della GdF & c. se no qui da fraintendimento a fraintendimento …).
Ora, se quanto esplicato è chiaro e non và contro le regole o la sensibilità, esigo scuse da parte del Sig.Ag.
Saluti.
Ripeto: una cosa è chiedere lumi a cui, come si è visto, ho dato delucidazioni credo chiarissime. Un’ altra è insultare.

ag
ag
13 anni fa

Mi scuso per il tono un po’ imbizzarrito che mi era scappato prima.
Non voglio alimentare la polemica, ma “Speriamo che la GdF si conceda pause di riflessione, magari in altre zone d’ Italia di DOCG” (ri-copia e incolla) lascia poco spazio all’ironia e al fraintendimento.
Da parte mia, con questo, l’argomento è chiuso.

Franco Ziliani
13 anni fa

Renzo, penso che AG, che é persona corretta e perbene, si sia scusato. La sua frase era un po’ sibillina e poteva dar adito a fraintendimenti. Ora penso si sia chiarito tutto, con buona pace di entrambi, persone che hanno a cuore la corretta immagine e identità del Brunello.
Quanto alla discussione in corso, un amico mi ha scritto: “Non vedo l’ora vengano fuori nomi e cognomi…poi quelli che gli hanno dato bicchieri, grappoli e stelle mi verrebbe voglia di prenderli a vergate, anzi. Farei una petizione tra
consumatori per proporre: cari giornalisti guru che aveve sempre incensato Brunello che invece erano Negroamaro o chissà che, bene: ora questi vini li ritirate tutti voi e li pagate con i vostri soldi, guadagnati anche facendo marchette alle stesse
aziende di taroccatori”.

Renzo
Renzo
13 anni fa

La sottoscrivo.
E per maggior chiarezza chiederei esami gascromatografici su campioni prelevati in enoteca; sempre su DOCG e non solo in Toscana.
Spero che la frase sia chiara e comprensibile.
Da consumatore a cui le frodi danno estremanente fastidio, siano esse su Brunello o su qualsiasi altra DOCG.
Saluti

Mario Crosta
13 anni fa

Purtroppo, Franco carissimo, di fronte a truffe, frodi e sofisticazioni provate bisognera’ assumersi l’onere di fare da trombe per tutto il tempo necessario, in quanto il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Lo sanno tutti che nella buca dov’e’ gia’ caduta una bomba e’ praticamente difficile che ne ricada un’altra e c’è sempre chi se ne puo’ approfittare. Le aziende possono passare di gestione, passare di mano in mano, farsi piu’ furbe e con la complicita’ del tempo perfino chi ha onorato i marciapiedi puo’ ripresentarsi come verginella al primo attore straniero che passa di li’ per caso. Ritengo che l’unico sistema, anche se fa male, e’ quello di usare la liberta’ di dire “d’ora in poi basta, grazie”. Che spariscano nel dimenticatoio e se poi smettessero di fare vino, tanto di guadagnato, visto che di vigneti in Italia ce n’e’ in eccesso e di produttori onesti o di terroir da capogiro ce ne sono tanti. Non mi faccio condizionare dai titoli nobiliari, dall’antichita’ delle tenute, dalla bonta’ di altri supevini in gamma: la severita’ della pena e’ l’unico deterrente e se non l’adotta mamma Giustizia ricorriamo pure a sorella Liberta’.

Filippo Cintolesi
Filippo Cintolesi
13 anni fa

Vorrei raccontare un piccolo aneddoto, relativo a una decina di giorni fa quando su invito ho presenziato a una degustazione presso una nota cantina chiantigiana, di proprieta’ di una notissima casa vinicola nazionale. Dopo aver assaggiato la serie di vini che proponevano, e dopo aver avuto le consuete perplessita’ (intese come dissenso stilistico) per i consueti motivi (troppo legno, troppa concentrazione, troppo poca acidita’, eccetera), ho fatto un giro in mezzo alle grandi botti della cantina lasciata aperta, sulle quali stava scritto “atto a divenire CC eccetera” 2007. Ho fatto un po’ il birbone e non mi sono peritato di aprire qualche assaggiavino. Sono rimasto allibito da due cose: usciva un vino torbidissimo (possibile che non avesse ancora compiuto la stabilizzazione?) e decisamente scarico di colore. Mi sono chiesto: ma quando questo vino avra’ finito di stabilizzare il colore… cosa sara’ rimasto? Come e’ compatibile QUESTO (soprattutto tenendo conto della eccezionale maturazione del sangiovese nella vendemmia 2007 in quella zona) con quello che si trova nelle bottiglie?
Ecco: non sarebbe male se alle degustazioni qualche critico chiedesse di mettere il naso anche nel prodotto ancora in via di farsi.

ag
ag
13 anni fa

Caro Filippo,
dovrebbe essere il minimo che le aziende in occasione di visite di cosidetti opinion leader facciano assaggiare campioni dalle botti. O no?

Teobaldo
Teobaldo
13 anni fa

Tempo fa, tu Franco lo avevi pubblicato ( te ne sono grato ), scrissi che i controlli, anche i più severi e rigorosi, sono oggi facilmente eludibili.
Se vogliamo più “trasparenza” e maggior timore d’essere “beccati” dobbiamo affidarci ai controlli analitici del vino “sul mercato”.
Ricordo, visto che ormai sono vintage, che l’idea delle DOCG, ( allora molto severa poi annacquata da provvedimenti che ne hanno tolto ogni efficacia ) nacque quando l’unico controllo allora possibile ( ma certamente impreciso ) era la degustazione.
Ricordo la fatica a dover convincere il Poligrafico dello Stato a produrre le fascette ( con la stella della Repubblica Italiana ) che rendeva il controllo numerico cosa seria e buona.
La somma di queste due cose avevano prodotto un innalzamento della qualità vertiginoso.
Mi chiedo, perché si persevera su una strada che 30 anni fa era la sola percorribile quando oggi, grazie all’evoluzione delle analisi chimiche, si può risalire alla “composizione” di qualsiasi vino?
Che siano forse i gruppi di potere che hanno svuotato i controlli d’ogni funzione a voler mantenere su un meccanismo che legittima ( salvo per i rari casi in cui si inciampa in qualche solerte funzionario ) la frode che arricchisce i disonesti?
Le fascette di Stato non esistono più ( come tali ) ma sono solo pezzi di carta numerati che se “falsificate” si rischia al più un’ammenda?
I prelievi sono diventati talmente “miseri” da aver reso credibile la (spero) leggenda metropolitana che dice che in alcune zone è lo stesso produttore a portare i “campioni” ( nel senso di preparati appositamente ) alle commissioni di degustazione.
Il tutto Garantito dallo Stato?
Questa è la più nefasta appropriazione indebita possibile perché si maschera l’usurpazione dell’immagine di chi lavora onestamente per farne fare un’operazione di mero commercio e di grandi utili.
A ben da dire il signore che sopra scrive che alla lunga i produttori onesti poi emergono. No, non è così perché in attesa della giustezza dei riconoscimenti si muore di stenti.
Alcuni vini della nostra zona stanno morendo a 30-40 cent. Litro. Nel frattempo in che cosa vuole che sperino, nella manna dal cielo o in qualche importatore che impietosito, come Lei certamente potrà fare, si adoperi a venderlo ad un prezzo spropositato nel confronto con quelli “addomesticati”?
Riscopriamo l’etica del singolo, senza gli orpelli di fumose e strumentali bardature che i deboli, i signori nessuno, quelli che di vigna vivono, soffrono e li costringono ad elemosinare il dovuto tocco di pane. Riscopriamo la semplicità, compensiamola per quanto dovuto perché questo ci permette, per il nostro diletto, di gioire di vini “autenticamente” veri. .
Teobaldo Cappellano

Corrado Dottori
13 anni fa

Parole sante di un grande del vino.
Autocertificazione fino all’imbottigliamento. Poi controllo approfondito, chimico e organolettico, del prodotto che sta sul mercato, cioé quello effettivamente nelle mani dei consumatori, da parte di enti terzi (non i Consorzi che dovrebbero promuovere e non controllare). Questa è l’unica strada per semplificare la burocrazia, da un lato, e assicurare la certezza dell’origine, dall’altro. Dubito che sia una strada politicamente gradita… Penso tuttavia che le varie associazioni del vino “alternativo” debbano cominciare, insieme, a sviluppare una battaglia su questo tema che, a mio avviso, è assolutamente prioritario.

Franco Ziliani
13 anni fa

Nella sua Notizia del giorno del Club di Papillon di oggi Paolo Massobrio scrive: “Rumors nelle terre del MONTALCINO, dove si parla di un intervento dei Nas che avrebbero scoperto irregolarità in alcune cantine per la produzione del famoso vino. Del fatto, per ora, ne accenna solo Franco Ziliani sul blog vinoalvino.org dove per Pasqua ha invitato a brindare col Brunello per sostenere i produttori seri. (Ma poichè le voci si fanno insistenti e non si sa discernere tra fantasia e realtà, sarebbe consigliabile – vista la straordinaria capacità di comunicare del mondo del Brunello – di far sapere ufficialmente qualcosa. Chi ci informa?)”. Giusta osservazione, visto che i nomi, dato il segreto d’ufficio e le indagini in corso, io non li posso fare, perché dal Consorzio non arriva una comunicazione circa lo stato delle cose?
Anche sul suo sito Internet il giornalista napoletano Luciano Pignataro riprende vedi link
http://www.lucianopignataro.it/articolo.php?pl=4055
quanto ho scritto
Una cosa ci tengo a rispondere a Pignataro, laddove osserva: “E allora perché il Consorzio del Brunello, come ha fatto quello della Mozzarella, non emette un comunicato per smentire ufficialmente le notizie che al momento circolano solo in rete o sul filo (per modo di dire) del telefono? I giornalisti che hanno fatto il loro dovere raccontando i problemi della Campania sapranno e vorranno fare altrettanto sul mercato del vino in Toscana?”. Gli dico che il Consorzio non può smentire, perché quanto ho pubblicato corrisponde al vero, visto che non sono solito raccontare balle e che pondero bene le parole prima di scrivere e non dopo aver fatto le opportune verifiche. In secondo luogo, si rassicuri il giornalista e collaboratore di guide: i giornalisti del vino veri, quelli con gli attributi, faranno il loro dovere, mentre altri preferiranno tacere (visto che ad essere coinvolte sarebbero aziende molto note, di quelle da trattare con le pinze) e attenderanno le veline, prima di parlare…
P.S. Ultima aggiunta. Volete ridere? Ho saputo che un noto personaggio che vive a Montalcino, che fa informazione a Montalcino, che conosce benissimo la realtà di Montalcino ed é a stretto contatto con il Consorzio e con le aziende, alla richiesta di rilasciare una dichiarazione e un commento su quanto sta accadendo nel suo paese, ha risposto dicendo che non rilascia nessuna dichiarazione, che non sa nulla, che non ha nulla da dire, che non fa come altri che parlano in maniera sventata di cose che non sono certe. Avete presente il gioco delle tre scimmiette, quelle che non vedono, non sentono e soprattutto non parlano?

Teobaldo
Teobaldo
13 anni fa

Scandalo!!!!! Hanno trovato una serie di produttori che falsificavano una DOCG.
Nooooo se mi permettete, lo scandalo è quando non ne trovano. Lo scandalo è che si trovano così di rado che quando li beccano diventa “notizia”. Lo scandalo e che quando diventano notizia chi realmente paga è l’onesto che perde, per questi malfattori, credibilità pur non avendo nessunissima colpa se non quella d’essere italiano. Guardate che la frode è in atto da epoca romana ( a loro la prima legislazione sulle frodi ) ma allora i responsabili erano i malfattori, non un patrimonio comune com’è la DOCG implicata. Io sogno, un mondo ove i nostri tribunali ( dopo non più di tre mesi e per fatti accertati) rendano pubblici i nomi dei truffatori. Io sogno un paese ove tutti i giorni di tutto l’anno, domeniche comprese, un certo numero di pirati viene trovato, condannato e punito tanto da renderlo inoffensivo.
Io sogno un mondo dove punire chi mistifica diventa costume, non più notizia.
Io sogno un’Europa ove non basta varcare le Alpi per essere impunibile.
Io sogno un’Italia ove i controlli siano fatti su tutti i vini sul mercato, italiani, europei, americani, mondiali.
Io sogno un mondo ove anche le regole, la giustizia sia globale, non solo la finanza; troppo comodo per le “baronie”.
Io sogno un mondo ove io non mi debba vergognare d’essere italiano perché a Napoli da almeno 100 anni l’immondizia è fonte di reddito ed oggi di ciò ci si sorprende e ci si stupisce perché le vediamo in TELEVISIONE. Ma svegliamoci è lì da sempre e quando la fanno diventare notizia è solo per tirarci fuori soldi di tasca.
Io sogno un mondo ove il consumatore venga informato e non tutelato da nuove “baronie” che trattano noi cittadini come se fossimo dei sordi imbecilli in grado di non più scegliere.
Io sogno d’essere cittadino, non suddito.
Ciao Franco
Teobaldo Cappellano
P.S. gli onesti produttori di Montalcino sappiano che non gioiamo qui nel Barolo di quanto a loro succede perché sappiamo d’essere sulla stessa barca.

michele
michele
13 anni fa

Vorrei rispondere a Filippo:
Ciao Filippo, vorrei chiarire dei punti……la malolattica non e’ necessario che sia svolta immediatamente dopo la fermentazione alcolica….anzi talvolta…..e’ meglio che il vino si prenda tutto il tempo di cui ha bisogno….senza forzature e sopratutto senza inoculi…….il colore torbo puo essere dato da questo motivo e anche dalla luna piena..i vini vinificati naturalmente….lo fanno te lo posso assicurare……il colore sul sangiovese da alcuni eccellenti produttori e’ poco considerato…..su tutti Soldera e Palmucci…….anche in annate ottime vedi…se hai avuto l’opportunita’ e la fortuna….il case basse 2004……poi…..mi sembra il minimo che le aziende facciano assaggiare anche i vini non finiti….per comprendere un territorio un vino e un modo di lavorare e’ necessario un punto di partenza di percorrenza e di arrivo….a mio parere hai fatto benissimo a assaggiartelo da solo…..forse quella cantina da quello che racconti…..aveva qualche scheletrino…….comunque…credo che la strada imboccata finalmente!!!! da molte aziende del Chianti Classico SERIE……e’ verso la salvaguardia e la tipicita’ del sangiovese e anche dei complementari come il canaiolo il colorino e il ciliegiolo.
saluti

francesco bonfio
13 anni fa

Ciao Franco,
e Winenews, esce solo oggi con un comunicato dove non si dice praticamente niente?
Ma non era l’Ansa del settore vino?
Ciao, a presto.
Francesco

ag
ag
13 anni fa

Buonasera.
Caro Franco, scimmiette dice tutto. Ma i signori con le fiamme argento e le fiamme gialle, loro, che dicono?
Buona serata.

trackback

[…] did not deny or confirm rumors, first reported by Franco Ziliani on Friday, March 21, 2008, that scores of producers are about to be indicted on fraud charges by Italy’s Treasury […]

Mario Crosta
13 anni fa

Ma perche’ un funzionario del Ministero delle politiche agricole, un ufficiale della GdF ed uno dei NAS non vanno da Teobaldo Cappellano a esaminare insieme con lui per benino tutti i punti delle sue proposte per poterle studiare meglio e adottare i provvedimenti del caso in sede legislativa e in sede ispettiva?

trackback

[…] For more on the topic, check out the story on Vinowire.com. I’m almost afraid to follow this story to find out which of my beloved Brunello producers are guilty of this terrible crime.  More reading and initial report here: Vino al vino […]

francesco bonfio
13 anni fa

Ricordo, per amor di verità, che su The Wine Advocate (pagina 41 del numero 158 del 29 aprile 2005)nell’ambito della recensione dei Brunello di Montalcino 1999 l’allora incaricato per i vini italiani Daniel Thomases così aveva giudicato il Brunello di Montalcino di Fanti:
“Filippo Fanti has been president of the producers consortium of Montalcino for some years,recognition both of the high quality of his wines and the position his family has held in the zone.
His Rosso di Montalcino…is well merited.
The 1999 Brunello di Montalcino, instead, good as it is, is rather perplexing. A dark ruby in color with much black currant fruit, mocha, and vanilla on the nose,its sizeable and supple body and its lengthy, warm and velvety finish are those of a high class wine, but not a wine which seems to have much to do with Sangiovese and Montalcino. Frankly, it is surprising to see a producer with this institutional position release a wine of this type. Drink 2005-2018
92? (il punto interrogativo è dell’autore della recensione).
A presto.
Francesco Bonfio

Tendenza

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