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My Wine Notes

Interrogativi

Barolo Monfortino: il più grande vino del mondo secondo Decanter

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Il verdetto in questo caso mi pare ineccepibile: Barolo (super tradizionale) batte Brunello di Montalcino e Super Tuscan. Non c’era gara possibile del resto, Brunello di Montalcino di Soldera e Biondi Santi a parte. Non avesse vinto un Barolo sarebbe stata una comica.
Sto parlando, ne ho scritto in questo articolo pubblicato (qui) sul sito Internet dell’A.I.S. del sondaggio sui 50 più grandi vini del mondo che appare sul numero di aprile della rivista britannica Decanter.
Invitati ad indicare mediante una nomination quale fosse il più grande vino italiano di sempre, un gruppo di 19 esperti di vini italiani (i wine writer Richard Baudains, Stephen Brook, Michael Garner, Rosemary George, Kerin O’Keefe, Tom Maresca, Peter McCombie, Isao Miyajima, Michèle Shah, i giornalisti italiani Gigi Brozzoni, Andrea Gabbrielli ed il sottoscritto, editori di guide e di giornali come Franco Ricci, Franz Botré, importatori e operatori nel vino italiano all’estero quali Sergio Esposito, Sergio De Luca, David Gleave, Ossie Gray, Neal Rosenthal) ha decretato che il vino italiano più blasonato è un Barolo e che Barolo, il Barolo riserva Monfortino prodotto a Monforte d’Alba, ma da uve provenienti dal mitico vigneto Francia di Serralunga d’Alba, dell’azienda Giacomo Conterno, ora condotta da Roberto Conterno.
Dietro al Monfortino, al secondo e terzo posto due toscani celeberrimi, rispettivamente il Sassicaia della Tenuta San Guido ed il Brunello di Montalcino riserva della Tenuta Il Greppo del grande Franco Biondi Santi. Nell’articolo indicato l’elenco completo dei vini oggetto di nomination.
Ora vado di fretta, ma al mio ritorno da Madrid, invitandovi sin d’ora a dire la vostra sul risultato di questa sfiziosa indagine di Decanter, dirò la mia su presenti e assenti (a proposito dove sono tanti presunti “grandi” vini premiati dalle varie guide, dove sono i campioni della nouvelle oenologie italica? Desaparecidos!).
Una cosa é certa, il Barolo tradizionale, il grande, vero Barolo, straccia i Barolo della nouvelle vague, i presunti grandi, i vini di Altare, Clerico, Scavino, e compagnia barriquadiera cantante. E questa é davvero una bella notizia…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Angelo

    18/03/2008 at 02:15

    Caro Franco;
    Sono conforme con il primo posto, ma non con il Sassicaia al secondo posto, che io darei invece a Bruno Giacosa, poi Biondi Santi.
    Poi viene Quintarelli, Mastrobernardino,Soldera, e ci metterei anche un Rocce Rosse della Valetellina, un Vigna Rionda, un Cannonau, Sagrantino Colleallodole.
    E speriamo che chi e tradizionale si mantenga cosi, anche con il cambio delle generazioni, il che purtroppo alcuni dei signori citati sono vicini.
    Grazie
    Angelo

  2. Mario Crosta

    18/03/2008 at 09:08

    Concordo in pieno e sono molto contento, non ho parole. E’ la prima volta che vedo tanta bella gente insieme riconoscere qualcosa che da 40 anni ci sta nel cuore. Si sta finalmente facendo largo anche fra gli anglosassoni la tendenza al buon gusto del bere bene piuttosto che quella dello shock al primo attacco e basta? Ma racconta, Franco, li avete degustati senza neppure il minimo accompagnamento di qualcosa di buono da sgranocchiare, oppure come dei veri re della tavola?

  3. paolo

    18/03/2008 at 11:25

    Io non sono mai stato favorevole alle classifiche, tantomeno a quelle delle riviste, pur essendo Decanter una rivista seria. Quindi non mi stupisco se il barolo é primo ed il brunello terzo, il contrario sarebbe stato corretto lo stesso, perché a differenza dei marchi (etichette) si é premiato il modo di produrre. Qui parliamo oltretutto di tradizione e di modelli ai quali tutti gli altri produttori dovrebbero tendere, tendere, ma non imitare e semmai considerare come punto di partenza per innovare, innovare che significa migliorare, se possibile, ma non stravolgere, restando fedeli a quel motto che recita “Abbiamo fatto tanto per non cambiare niente.” Invece la maggior parte delle volte non é così e questo fa il gioco di chi imbratta la carta delle troppe riviste e predica attraverso le troppe ed inutili guide. Siamo un popolo di bevitori, ma non conosciamo ancora bene il vino, ed allora ci affidiamo ai guru come una volta ci si affidava ai capitani di ventura per risolvere le beghe fra comuni. Questo é un paese che mi piace sempre meno, é una considerazione personale…

  4. alan

    18/03/2008 at 12:56

    Concordo con Angelo, Sassicaia non e’ degno di stare (ai primi posti)in una classifica dei migliori vini del mondo. Almeno per quello che ho potuto assaggiare io: 1998-1999.

  5. Pato

    18/03/2008 at 15:06

    C’è da dire che “le guide” premiano ormai da anni i vini che ho letto nell’articolo sul sito A.I.S., magari al fianco di altri meno meritevoli, però i “grandi nomi” dell’enologia ci sono sempre.

  6. Emilio

    18/03/2008 at 18:09

    Beh, sul primo mi pare che ci sia poco da dire.Il secondo a mia verità non rientrerebbe nemmeno nei primi dieci. Biondi Santi si, ma non in quella posizione…lì ci stà Bebbe Quintarelli e dopo Gianfranco Soldera e poi Mascarello, Poggio di Sotto, il Citrico di Bebbe Rinaldi ( questa è più una valutazione del cuore)…al Sassicaia preferisco il Solaia delle annate minori…Josko Gravner…e via via…scendendo sempre più nelle nuove oasi dei tagli bordolesi. Ma che ci fa il Cepparello ?

  7. Maurizio

    18/03/2008 at 23:30

    W il Percarlo!!!

  8. Emilio

    19/03/2008 at 15:56

    Faccio marcia indietro, scusate. Troppo frettolosamente issai la bandiera estremista.
    Ieri sera ho stappato un ’98 e un 94’…resta sempre un grande vino. Non dovrebbe essere nel podio ma nei primi dieci ci può stare, ci stà.

  9. Roberto Giuliani

    19/03/2008 at 18:37

    @Emilio
    la questione per il Sassicaia è molto particolare. E’ un vino che è sempre rimasto fedele a se stesso, con gradazioni mai esagerate e l’eleganza davanti alla potenza. Certamente la necessità di aumentare il numero di bottiglie ha richiesto nuove vigne non necessariamente allo stesso livello qualitativo, e la vigna storica ha cessato di esistere da tempo. Gli impianti erano comunque più giovani e fornivano inizialmente un contributo riduttivo. Questo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del terzo millennio.
    Quindi è difficile considerare il Sassicaia fra i primi dieci, ma gli va dato atto che è rimasto un vino di riferimento e forse l’unico italo-bordolese doc.

  10. Marco Arturi

    19/03/2008 at 19:02

    Il Sassicaia a mio avviso merita di stare tra i primi dieci già solo per come è nato e per la storia che ha alle spalle.

  11. Angelo Peretti

    19/03/2008 at 21:40

    Oh, sì: il Monfortino. Il vino. Stop. Almeno per l’Italia…

  12. vignadelmar

    19/03/2008 at 22:25

    E’ perfettamente inutile dire che il Giove Tonante dell’Enologia Italiana secondo me avrebbe meritato una posizione più elevata in classifica !!!

    A me il Sassicaia piace molto, anche nelle annate meno blasonate. Recentemente ho bevuto una 2002 che non mi è affatto dispiaciuta….certo non mitica ma nemmeno da buttare come molti sostengono.

    Sul Monfortino invece un assaggio recente di una bottiglia del 1988 ci ha gettati nello sconforto più assoluto…..ingiudicabile, ed era il vino più costoso della serata.

    Ciao

  13. Franco Ziliani

    20/03/2008 at 09:26

    mettere in dubbio la qualità ed il primato del Barolo riserva Monfortino mi sembra singolare. Non c’é nessun altro vino in Italia che valga questo e gli esperti internazionali consultati l’hanno autorevolmente confermato. Quanto a Gaja é il più mediatico dei produttori, ma non certo il produttore del miglior vino. Discorso valido anche per il Sassicaia…

  14. tino Marrella

    07/05/2008 at 13:00

    Onore al Barolo Monfortino grandissimo vino e grande tradizione
    comunque non si puo’ stilare una classifica all time visto che il gusto è qualcosa di molto personale e visto che tanta stampa e cosi via preferisce
    sicuramente un grande nome anzichè un grande vino ,piuttosto farei la classifica delle Regioni e allora bisogna dire che la Toscana è nettamente
    avanti rispetto al piemonte il Veneto e cosi via.

    Senza dimenticare che alcuni Siciliani come struttura carattere e personalita’
    mettono in tasca sia i supertuscans,i Piemontesi, tanti Bordeaux ecc.ecc.

    Comunque sia L’Italia del vino è stupenda tutta !! altro che Francia !!

    Nonostante cio’ il mio vino preferito è senza dubbio uno dei grandissimi
    Pomerol ! e non parlo solo di Petrus .

    Grazie

  15. liliana massa

    18/01/2011 at 10:00

    Ho diverse bottiglie di Monfortino 1941 da collezione.Quanto possono valere? A chi posso rivolgermi? Sono una collezionista alle prime armi. Grazie

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