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Enoriflessioni

Domanda: ma l’Amarone è ancora Valpolicella? Uno splendido articolo di Lavinium.com

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Ho già espresso, beccandomi qualche rampogna e sicuramente aggiungendo qualche produttore, nonché presidente di Consorzio, alla lista, già abbastanza lunga, dei miei “amici”, se così li possiamo definire, le mie ampie riserve, annunciate da un titolo eloquente “Amarone della Valpolicella: perché non possiamo dirci ottimisti” (leggi) sul recente assaggio “en primeur” di 70 campioni dell’annata 2004 del celeberrimo vino da appassimento veronese.
Sono contento ora di vedere, ma ne ero certo conoscendolo e sapendo in quale sintonia di gusti e disgusti siamo, che anche un altro autorevole e serio commentatore di cose vinicole, l’amico Roberto Giuliani, deus ex machina di quel sito Internet vinoso di assoluto riferimento che è LaVINIum (vedi), venga a farmi compagnia condividendo le mie stesse perplessità.
Dubbi e interrogativi, che potremmo condensare in questa domanda retorica “ma l’Amarone è ancora Valpolicella?”, che Roberto esprime in un meditato (e sofferto: perché scoprire che una zona che si ama ha preso una strada e adottato una “filosofia” che non comprendiamo dispiace e amareggia) articolo (leggi) che vi raccomando assolutamente di non perdere.
Vi regalo, rimandandovi a LaVINIum, un solo, illuminante, estratto, per dare l’idea delle argomentazioni di Giuliani, (di cui suggerisco anche di vedere lo splendido racconto La mia Valtellina per immagini pubblicato – qui – sul blog Esalazioni etiliche) laddove scrive: “
Scherzosamente, ma non più di tanto, si potrebbe dire che siamo in Amaricella e non in Valpolicella…Sull’Amarone si sta investendo tutto, facendo leva sui successi che sta ottenendo all’estero, e si può dire che sia un caso pressoché unico, un vino costoso, ottenuto con la tecnica dell’appassimento in fruttaio, spesso con residuo zuccherino evidente, che viene prodotto nella stessa quantità di un vino da consumo quotidiano. Ma come sempre accade, il grande vino non è la regola ma l’eccezione, la chicca, la ciliegina sulla torta, non la torta stessa.
Ho avuto la sensazione di una forte omogeneità nello stile produttivo e poche differenze espressive tra un vino e l’altro, in netto contrasto con la decantata zonazione viticola operata nell’arco di tre anni con l’obiettivo di definire le “Unità vocazionali” e arrivare a produrre un “Manuale d’uso del territorio
“.
Come non dare ragione, come faccio pubblicamente io qui, all’amico Roberto Giuliani?

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Mario Crosta
13 anni fa

Ha ragione Giuliani, infatti l’Amarone secondo me dovrebbe avere una sua denominazione. Perche’ a Soave hanno fatto la DOCG Recioto e la DOCG Soave Superiore accanto ed insieme alla DOC Soave ed in Valpolicella non fanno altrettanto? Amarone Valpolicella-Valpantena DOCG, Recioto Valpolicella-Valpantena DOCG e Valpolicella DOC. Tanto per uniformarsi davanti al cliente, visto che siamo praticamente ad un tiro di schioppo, nella stessa provincia addirittura. Dubito pero’ che il ritardo di una strategia di questo genere dipenda dal fatto che a Soave le grandi cantine hanno fatto patti chiari ed amicizia lunga e i piccoli stanno finalmente emergendo con qualita’ notevoli, ma molto disciplinati tutti quanti, difendendo un’immagine comune. Invece in Valpolicella i grandi fra loro non vanno d’accordo ed ogni piccolo vende il suo amaroncino fatto con le uve che vuole, il tenore alcolico che vuole, gli aromi di caffe’ tostato e di marmellata di frutta andata a male che vuole, anzi che non vorrebbe ma e’ talemente improvvisato ed incapace che va bene cosi. E il consorzio, sig. Emilio Pedron, vuol stare ancora a guardare?

Roberto Giuliani
13 anni fa

@Mario,
aggiungi che per fare l’Amarone Docg dovrebbero essere escluse quelle aziende che lo producono da vigneti in pianura…dove lo trovi un produttore così coscienzioso disposto a rinunciare ad un bel gruzzolo assicurato dalla vendita dell’Amarone?

Mario Crosta
13 anni fa

Beh, a Treviso, per esempio, di gente “molto coscienziosa” se ne parla sui giornali da parecchio tempo. Ma senza andare troppo lontano, intorno a Schio (VI) ci sono altri volenterosi con fruttai a disposizione da qualche anno per chi non avesse abbastanza uve da appassimento in Valpolicella. Diciamo che l’Amarone di oggi e’ un vino… veneto, si pretenderebbe che tornasse ad essere un vino perlomeno veronese. Emilio Pedron non puo’ far finta di non sapere come mai in dieci anni le uve da appassimento in zona sono triplicate e le bottiglie vendute sono piu’ che quadruplicate, con scorte quasi inesistenti nel 1997 e scorte enormi nel 2007. Da dove e’ arrivato tutto quel po’ po’ di ben di Dio?

Luciano
13 anni fa

Ciao,
oh Roberto, se ne è parlato anche insieme, se non hai coscienza, prima o poi qualcosa viene comunque fuori da se.
Dopo so cavoli amari

paolo
paolo
13 anni fa

Riporto una dichiarazione dell’ex-ministro che, guardacaso, ci appoggia a governo decaduto:
http://www.winenews.it/index.php?c=detail&id=12079&dc=15

francesco bonfio
13 anni fa

@Paolo.
Lei conosce la data in cui il ministro ha rilasciato questa sconcertante dichiarazione?
Sul sito non è menzionata e vorrei capire se è una dichiarzione datata e riciclata il 31 gennaio o se invece è davvero di pari data.
Grazie per il suo aiuto.
Cordialità,
Francesco Bonfio

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