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My Wine Notes

Degustazioni

Chianti Classico: ritorna il profumo del Sangiovese

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Belle notizie dalla Stazione Leopolda di Firenze (sito) che ha ospitato, in uno scenario come sempre affascinante, sintesi di antichità e moderno, di giusto glamour e di misura, la Chianti Classico Collection, ovvero l’Anteprima della nuova annata (2006) di Chianti Classico, con il contorno di vini di annate 2005, 2004, 2003, nonché riserve 2006, 2005, 2004, 2003 e 2001.
Dall’assaggio dei vini (non tutti, perché era materialmente impossibile) presentati da qualcosa come ben 132 aziende che fanno parte del Consorzio Vino Chianti Classico, è emerso come tema conduttore una prepotente riscoperta, che a Firenze e dintorni forse è meglio chiamare Rinascimento, del Sangiovese, l’uva toscana per antonomasia, il filo rosso, la cartina di tornasole, il marcatore magico di tutti i vini Docg, Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano, Brunello e Rosso di Montalcino, che costituiscono, pur con tutto il doveroso rispetto per Carmignano, Morellino di Scansano, Bolgheri, per gli altri Chianti e per la bianca Vernaccia di San Gimignano, la storia, la crème de la crème della produzione vitivinicola della terra di Dante, Giotto e Michelangelo.
Tornano a profumare, era ora!, di Sangiovese larga parte dei Chianti Classico dell’ottima annata 2006, a presentare uno schietto, inconfondibile carattere toscano e chiantigiano. Di questo ritorno all’aureo buonsenso, dettato dai gusti del consumatore, che si è stancato di trovare aria bordolese o soluzioni stile Super Tuscan nei vini che dovrebbero rappresentare l’identità di quella storica, magnifica, inconfondibile area che tutto il mondo conosce come Chianti e la sua zona più classica, parlo in un articolo (leggi qui) che ho pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’Associazione Italiana Sommeliers. Speriamo tanto che quella annunciata da molti Chianti Classico 2006 sia una svolta definitiva e senza ritorno, perché un Sangiovese in grande forma, cresciuto nelle zone più adatte e curato a dovere in vigna ed in cantina, di “vitigni migliorativi” non ha assolutamente bisogno!

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Angelo

    27/02/2008 at 04:10

    Caro Franco;
    Speriamo sia la volta buona, per questo benedetto Chianti Classico, forse il Galletto e riuscito a fare amicizia con qualche d’uno !
    Giusto come dici tu che diano piu importanza al grande Sangiovese, con i cloni giusti nelle vigne giuste, togliendo i vitigni Internazionali che gli hanno fatto perdere l’identita’ in assoluto.
    Che cerchino anche di fare esaltare al pubblico la differenza tra Chianti e Chianti Classico, che al Estero continua a fare solo confusione.
    Forse una bottiglia fatta tipo l’Albeisa, con scritto nel vetro Chianti Classico sarebbe di molta chiarezza.
    Saluti
    Angelo

  2. Leonardo Romanelli

    27/02/2008 at 09:09

    Pienamente d’accordo con te, soprattutto sul termine del Rinascimento. Se non lo si usa a Firenze..comunque, bei profumi e molta eleganza

  3. ag

    27/02/2008 at 09:52

    Buongiorno.
    Dante, Giotto, Michelangelo sì, ma anche Duccio, Cecco (Dante Alighier, i’ t’averò a stancare / ch’eo so’ lo pungiglion, e tu se’ ‘l bue)………
    E non vado oltre la battuta…..
    Buona giornata.

  4. paolo

    27/02/2008 at 11:50

    Una notizia così non può che confortare, bando alle mode e viva l’autoctono.
    P.S. Ma ci voleva tanto a capirlo?

  5. Stefano Tesi

    27/02/2008 at 12:02

    Caro Franco,
    anch’io mi sono limitato a una cinquantina di assaggi, tutti alla cieca, più una decina di altri assaggi mirati, del Chianti Classico 2006 e ho riportato la tua stessa buona impressione. Mi è piaciuta molto la linearità e anche una certa ritrovata semplicità di molti vini. Ora, però, coll’evocazione del Rinascimento ci andrei piano. Parliamo, per ora, di resipiscenza? Se poi sono davvero rose, fioriranno. E aspettiamo anche annate più difficili prima di festeggiare.
    Ciao,

    Stefano

  6. Leonardo Romanelli

    27/02/2008 at 16:37

    @stefano
    Dai non buttiamola sempre alla meno! L’operazione Rinascimento ha senso perchè arriva dopo anni nei quali si è lavorato in maniera diffusa per arrivare a questo quindi un risultato così diffuso deve essere valorizzato!

  7. Stefano Tesi

    27/02/2008 at 17:13

    Dai, Leo: diciamo “rinascimentino” e facciamo un compromesso storico, ok? Scherzi a parte, è vero che il lungo sforzo va valorizzato, ma per darlo per riuscito ho bisogno di qualche riprova in più.
    A presto,

    Stefano

  8. Mario Crosta

    27/02/2008 at 18:41

    La riprova in piu’ prevederebbe anche di eseguire assaggi sui Chianti Classico venduti a 2 euro nei discount e l’eventuale ritiro dal commercio di partite di Chianti Classico evidentemente non all’altezza della fascetta rosa chissa’ come concessa?

  9. Stefano Tesi

    27/02/2008 at 20:06

    Eh sì, ad esempio. Ma mi accontenterei anche di un Rinascimento effettivo nella fascia alta, per cominciare…

  10. Andrea Pagliantini

    28/02/2008 at 10:32

    Ne sono felice e ne avevo il sentore da tempo, ora dopo aver letto il bel post di Franco Ziliani, ne ho la conferma.
    Si sta tornando alle origini, al rinvigorimento del tanto amato/disprezzato Sangiovese in terra di Toscana ed in questo caso nel territorio di produzione del Classico.
    Mi sorge fra me e me, una domanda.Ma se questi vini cominciano ad avere un’impronta netta di Sangiovesitudine, dove sono andate a finire le varietà che finora venimano messe insieme? Per essere chiaro, che fine hanno fatto le varietà di complemento cosiddette migliorative?
    Sono stati innestati vigneti di cabernet e confrateli a Sangiovese? Questi impianti verranno di nuovo espiantatati per far posto al nostro caro vitigno?
    E aver messo lungo il corso di torrenti, in fondovalle, in esposizioni fasulle tanto merlot perchè tanto ci matura comunque, vuol dire tornare a fare vini pessimi dopo aver riconvertito i vigneti?
    Prevedo tanti innesti di vigneti che sulla carta dovevano essere a Sangiovese.
    Starei molto attento a parlare di Rinascimento Toscano, sò come funzionano le scelte e come si vada dietro alla moda da queste parti.
    Se adesso tira il vino fatto con Sangiovese, tutti pronti a tirar fuori vini in quel modo, rivalutando e riscoprendo il lavoro e la tenacia di Vecchi e Antichi Maestri. Ma al momento che questo vino sembra non tiri più, si fa veloce a ritirar fuori le vecchie varietà estere e ricominciare a fare il solito marmellatone.
    Non è essere pessimista, è guardare i corsi e ricorsi storici di questa terra in cui arrivano santoni, e non si hanno le idee tanto chiare sulle linee guida che questo vino deve avere.
    Ma intanto rinsagiovetizziamoci che è bello!!

  11. un chiantigiano

    03/04/2008 at 19:35

    …forse non nel rinascimento,ma di sicuro nell’ottocento il Chianti(quello autentico)si faceva anche con il trebbiano(toscano)e con la Malvasia del chianti(quella BIANCA). Pochi anni fa un consiglio d’amministrazione,un’assemblea consenziente,una ”regione istituzionale dormiente”,hanno DECISO di cancellare una tradizione del chianti,per far piu’ posto ai vitigni”internazionali”.Perchè non ci lasciano liberi di poter continuare la nostra tradizione???

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