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My Wine Notes

l'edicola enologica

Voglia di Champagne 365 giorni l’anno: e chi mai non la prova?

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Sbaglio o significa parlare chiaro, proponendo un programma assolutamente bipartisan, interclassista e interdisciplinare e riferire una sensazione che tutti condividiamo, scegliere di intitolare un libro, dedicato al re delle bollicine, nientemeno che Voglia di Champagne. 365 giorni all’anno? Candidandosi ad ottenere idealmente i consensi di tutti noi, casomai le venisse in mente di “scendere in campo” con queste parole d’ordine, Delphine Veissière, francese di nascita naturalizzata milanese (cosa che la rende quasi la Stendhal delle importatrici), ha pensato bene di affiancare alla sua attività, spumeggiante ça va sans dire, di selezionatrice e distributrice in Italia con la società La Flute (vedi) di Champagne di piccole maison e recoltant manipulant, un’attività di divulgatrice, ma direi di più di agit-prop, di missionaria della causa dello Champagne, grazie a questo bellissimo libro, che vi consiglio caldamente di acquistare al volo, di leggere e di regalare agli amici, edito da Trentaeditore.
Così ben riuscito, stuzzicante e useful, direbbero in quel Regno Unito dove di bottiglie di Champagne ne consumano qualcosa come 35 milioni ogni anno, questo libro, tanto da meritarsi un’approfondita, ed entusiasta, recensione che ho pubblicato qui (leggete) a fine 2007, nello spazio delle news del sito Internet dell’Associazione Italiana Sommeliers.
Che dire di fronte a questa intelligente opera di informazione, ad una presentazione così convincente della duttilità di utilizzo a tavola, ed in ogni situazione, di Monsieur le Champagne, l’inimitabile (sia detto con tutto il rispetto possibile per Franciacorta, Trento Doc, metodo classico italiani vari, ma anche per Cava, Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, Asti e “bollicine” varie), se non fare a Delphine i complimenti e prorompere, brandendo una flute, uno stentoreo à la santé?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. paolo

    15/01/2008 at 15:23

    Per una volta dissento, il libro non é un granché e di champagne si parla poco se non per gli abbinamenti. E’ anche vero che, essendo del settore, mi sarei aspettato molto di più, ma forse per un neofita vale i 20 euro.

  2. Pato

    15/01/2008 at 15:52

    Beh…un blogger che ogni tanto si fa vivo da queste parti ha abbinato lo champagne addirittura alla fiorentina!!!(quando non va ad assitere a qualche concerto metal)

  3. oloapmarchi

    15/01/2008 at 18:36

    Champagne 365 volte all’anno? D’accordissimo, vorrà dire che quest’anno ne faremo a meno giusto a fine febbraio per via di quel 29…

  4. Angelo

    15/01/2008 at 19:38

    Caro Franco;
    Secondo me dietro tutta questa massa di numeri e informazioni riguardo allo Champagne, ci sarebbe da vedere piu realisticamente, mi sembra piùfumo che arrosto.Non dimentico che i nostri cugini d’oltre Alpe sono molto più in gamba di noi nel marketing del vino e bevande.
    Saluti Angelo

  5. arnaldo

    16/01/2008 at 08:38

    NOn sono d’accordo. Appena sopra i 20 euri conoscendo qualche piccolo produttore Champagne bevi una bollicina nettamente superiore a Franciacorta e C. La realta’ è che in Italia per bere una buona bolla parti dal ferrari perle’ e sali sali sino al Giulio Ferrari (sicuramente la miglior bolla italiana),alla AnnaMariaClementi Ris,e poco altro (penso anche alla Riserva di La scolca) tutte boccie sopra o sotto i 50 euro,…Ecco questo è la realta’. In Franciacorta la massa di bolla prodotta profuma di crosta e lieviti,In AltoAdige forti acidita’ ma chiusure amarognole che a tanti non piacciono ( e poi non te li regalano) per non parlare del mitico Prosecco…….
    Meglio qualche champagnino poco blasonato, da piccoli produttori, Gran cru……e quando vi abituate a questi……è finita credetemi……..

  6. ag

    16/01/2008 at 10:06

    Sarò lapidario: non c’è confronto.

  7. Poldo Wine

    16/01/2008 at 11:10

    Aprite la mente, gente. Elasticità, please. Lo Champagne regge tutto, ma proprio tutto (anche la fiorentina… una simpatica napoletana, una focosa siciliana… etc), l’importante è reggere lo Champagne. Inutile arroccarsi su posizioni italiote, che io condivido in pieno per i vini rossi, sui bianchi e sulle bollicine i francesi ci danno… la birra!

  8. Max-QM

    16/01/2008 at 23:25

    Prima nota sul libro. Personalmente mi è piaciuto, certo non si addentra in tecnicismi, ma mi sembra un bene. Piuttosto mette la voglia di tentare abbinamenti azzardati, ma siamo proprio sicuri che siano azzardati?

    Seconda nota sugli champagne, a livello di prodotti base di grande(come n. di bottiglie) maison (Moet, Veuve…, etc) forse, a parita di prezzo, meglio gli italiani, ma appena si va sui piccoli Raccoglitori di Champagne la musica cambia, così come le linee più alte delle grandi maison.
    Abbiamo ancora da imparare sugli spumanti…sempre secondo la mia personale opinione.
    ciao,
    max

  9. paolo

    17/01/2008 at 10:33

    Scusate, ma 20 euro sono il prezzo del libro…

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