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My Wine Notes

Mon coeur mis a nu...

Vigna Regina Arpepe, “sovrana” dei Nebbiolo di montagna valtellinesi

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Anche quest’anno, dimostrando la loro scarsa fantasia ed una tendenza a perseverare nell’errore (errare humanum est, perseverare autem diabolicum) inquietante, le varie guide (non dimentichiamolo mai: l’anagramma di guida è giuda) in Valtellina hanno continuato, salvo una rarissima ma non convincente eccezione, a premiare solo lo Sforzato.
Ha scritto, con parole che sottoscrivo in pieno, il collega
Andreas März su Merum: “Non ho alcuna comprensione per la moda dello Sforzato. Certamente, alla clientela piace scuro, forte e dolce, e meglio ancora se il vino ha anche un po’ di cioccolato, cannella, vaniglia e caffè. Ma cosa hanno a che vedere questi aromi interscambiabili, sfacciati, con le zone di punta della Valtellina? Niente! Dove vanno a finire in questi vini la finezza e l’eleganza, di cui è capace questo terroir unico? Inutile cercarle! Lo Sforzato è un deragliamento modaiolo senza un passato degno di nota e senza un futuro. Certo, questo vino prodotto da uve appassite avvicina il pubblico alla Valtellina. Proprio quel pubblico che non ama il Valtellina”.
Ovvio pertanto, e naturalissima conseguenza, che i vini di un’azienda emblematica come Arpepe, ovvero Pelizzatti Perego, “i Mascarello, i Rinaldi, i Cappellano” della Valtellina, i custodi, vigili e fedeli, della migliore tradizione dei grandi Nebbiolo di montagna valtellinesi, non figurassero nel Gotha dei cosiddetti vini migliori, quelli dove degna di rappresentare la ampelo e bio-diversità della Valtellina, nonostante qualche “fafiuché” dica in pubblico, predicando bene e razzolando male, che ”la sfida della Valtellina non sarà fare solo grandi Sforzato, ma Valtellina Riserva con identità territoriale”, figura solo lo Sfursat.
I Pelizzatti Perego non ne faranno un dramma, consapevoli che anche senza triplici bicchieri e pentagrappoli i loro vini continueranno a comunicare e ad essere prediletti da quel consumatore curioso ed esigente che di vini valtellinesi senz’anima, ma penta-stellati ne ha piene le scatole, e che volendo bere Valtellina pretende giustamente vini che profumino di montagna e abbiano il gusto e l’aroma inconfondibile del Nebbiolo coltivato sui vigneti terrazzati. E non profumi caldi di frutta matura mediterranei…
A questi consumatori, pardon, ad un ristretto numero di fortunati, giornalisti, ma anche qualche semplice appassionato, è rivolta la serata speciale, in programma la sera di mercoledì 25 presso il ristorante Sergio 1950 del Relais sul lago a Varese, dedicata ad un’anteprima di uno dei vini simbolo, con il Valtellina superiore Rocce Rosse, di Arpepe, il Valtellina superiore Sassella Vigna Regina (particolare cru all’interno dei vigneti della Sassella, con la Chiavennasca accompagnata da un quid, un cinque per cento di Pinot nero e Rossola, la Coda di Volpe della Valtellina) la cui annata 1999, all’esordio commerciale, verrà proposta unitamente ad altre due grandissime annate, il 1995 ed il 1991. Accompagnati ad un menu d’ispirazione valtellinese proposto dal cuoco Maurizio Santinon e dalla sua brigata (violino di capra, bresaola e slinzega, uovo su crema di porcini e fonduta di Casera, tagliolini di farina di castagne, variazione di lepre, formaggi d’alpeggio, ovvero Bitto e Casera), ci delizieranno poi il Rocce Rosse annata 1984 ed un altro “giovanotto” che deliberemo con gratitudine e commozione dedicandolo al ricordo di Arturo, il Riserva della casa 1964, vino già degustato in altra occasione, degno di un grande Barolo o Barbaresco.
Sarà una piccola grande festa riservata a qualche amico storico di Arpepe e a nuovi proseliti, un’occasione per riscoprire la voce vera del Nebbiolo di montagna la sua verità nuda, scabra, essenziale, petrosa.

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. federico g

    24/10/2007 at 00:49

    Se potessi! Eccome se verrei!!
    Le sono ancora grato, Ziliani, per avermi fatto conoscere Ar.pe.pe. e i suoi vini,di
    un autenticità ed un identità unici.
    Il Grumello Buon Consiglio Riserva ’95,
    preso direttamente in cantina in occasione di cantine aperte, l’ho bevuto un mesetto fà..
    MA E’ ANCORA NEL MIO CUORE E VIVIDO NEI MIEI RICORDI!
    Mi spiazzò letteralmente!
    Saluti

  2. paolo

    25/10/2007 at 09:57

    Sui vini di Ar.pe.pe. abbiamo già detto tutto ieri sera, qui possiamo solo dire che sono la nostra bandiera. Quelli che non sanno si arrangino e le guide pure.

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