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My Wine Notes

Mon coeur mis a nu...

Ricordando Arturo: una grande verticale del Vigna Regina Arpepe a Varese

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C’”era” anche Arturo ieri sera a Varese, in occasione della degustazione di più annate del Valtellina superiore Sassella Vigna Regina Arpepe (nonché del Rocce Rosse 1984, della Riserva 1964 e dell’Ultimi Raggi 2002) organizzata dai figli Isabella ed Emanuele in collaborazione con la famiglia Santinon dell’accogliente Relais sul Lago.
C’“era” in spiritu, nel ricordo grato di chiunque, come me, abbia avuto il privilegio di conoscerlo e in ogni occasione in cui potendo degustare i suoi vini non si può disgiungere l’emozione di berli dalla memoria di chi li abbia caparbiamente voluti, fedeli alla grande tradizione di quel Nebbiolo di Valtellina che non tradisce e non mente.
Ma c’”era” anche, oltre che con la naturale prosecuzione del suo lavoro, quei figli che ne hanno raccolto (proprio come ha fatto Maria Teresa Mascarello con il padre Bartolo) il testimone, attraverso i suoi vini, quel Riserva della Casa 1964 incredibile per integrità, complessità e freschezza, e dalla beva contagiosa, oppure il Rocce Rosse 1984, leggermente sottotono e meno pimpante rispetto ad altre occasioni d’assaggio, oppure il Vigna Regina 1991, semplicemente emozionante nel suo trasmettere la voce della roccia fatta vino, petroso, essenziale, vivo, nervoso, con un’acidità vibrante che ne percorreva, come una spina dorsale, la struttura. E ancora il fantastico Vigna Regina 1995, ovvero tutto quello che vorreste chiedere ad un Nebbiolo di montagna, e non trovate altrove: la purezza, la naturale dolcezza, la complessità, l’equilibrio, la rosa che abbraccia i lamponi ed i mirtilli, la liquirizia, i funghi secchi, il sottobosco e la pietra.
Non c’è stato modo di farlo, presi dalla febbrile curiosità di riconoscere nei sei bicchieri “anonimi” che ci erano stati serviti, con impeccabile professionalità, anche ricorrendo agli originali decanter “ovarius”, quale fosse il Rocce Rosse 1984, quale il Riserva 1964, quale i Vigna Regina 1991 e 1995. E quale “la sorpresa”, che si è poi rivelata essere l’altra anteprima, accanto al Vigna Regina 1999 (etichetta con leggero restyling che recupera lo stile del Riserva, ma “grinta” consueta), ovvero un giovanissimo, e ancora bisognoso di riposo in bottiglia, Ultimi Raggi 2002.
Eppure, anche se non l’abbiamo espressamente fatto, perché certe cose più che altro te le devi sentire dentro più che esprimerle apertis verbis, alzandoti a parlare in una sala dove c’erano anche altri ospiti del ristorante e non solo noi “verticalisti nebbiolosi”, ieri sera, accostandoci con soggezione e attenti a coglierne ogni sfumatura, ai sei vini, abbiamo in fondo compiuto, molto laicamente, con l’allegria che Bacco consente, un rito del ricordo. Un “omaggio” ad Arturo, il caro “Arturino” come lo chiamavano gli amici, svolto attraverso la celebrazione dei suoi vini e della testarda determinazione, che quei grandi vini raccontavano e testimoniavano, di non lasciare disperdere un patrimonio di storia, di esperienza, di passione e di lavoro che aveva caratterizzato il percorso dell’azienda Pelizzatti, prima che questo marchio glorioso finisse in mani di persone e gruppi che con quel modo di lavorare e pensare i vini hanno dimostrato di non aver proprio nulla a che fare.
E’ proprio per segnare un’ideale continuità, che le umane vicende e le contingenze avevano, di fatto, spezzato, che Arturo volle, nel 1984, dare vita all’esperienza Ar.pe.pe. Aver scelto, in occasione dell’ingresso “in società” dell’ottimo, promettentissimo, Vigna Regina 1999 (abbinato ai fratelli maggiori, 1991 e 1995), affiancare la delibazione, più che la semplice degustazione, dei vini di Arpepe, del presente e del passato, anche il Riserva della Casa Pelizzatti 1964, come un termine di riferimento, come un punto di partenza, è stato proprio come ricordare, filosoficamente, in un ideale “circle game“, che tout se tient, come nell’Ewige Wiederkunft, l’Eterno ritorno di Nietzsche, perché “tutto va, tutto torna indietro; eternamente ruota la ruota dell’essere. Tutto muove, tutto torna a fiorire, eternamente corre l’anno dell’essere”…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Roberto Giuliani

    25/10/2007 at 14:33

    Eh già…peccato che non ci sono potuto essere! Non solo per i grandi, immensi vini ma anche per la simpatia e la modestia di due degni figli di Arturo come Isabella ed Emanuele. Un brindisi “spirituale” ai loro inimitabili campioni.

  2. bue apis

    25/10/2007 at 19:19

    … niente da dire : grande produttore e grandissimi vini , oserei spingermi ad affermare ” emozionanti” …

  3. Gabriele Ferrari

    25/10/2007 at 20:08

    Aiutatemi: dove posso trovare le bottiglie di ARPEPE a Milano?

  4. Pingback: Grande Serata dei vini Ar.Pe.Pe al Relais sul lago di Varese | Viaggiatore Gourmet alias Altissimo Ceto! ;-)

  5. Max-QM

    26/10/2007 at 11:49

    Non parliamone troppo, che poi si sparge troppo la voce :-))

    Sono proprio contento che il Vigna Regina 99 abbia già colto nel segno, ora manca solo passare da Isabella e Emanuele per farne incetta.

  6. Poldo Wine

    28/10/2007 at 01:19

    Se ho capito bene durante una recente visita in cantina, tutti i vini Ar.Pe.Pe si trovano presso l’enoteca Scarpitti di via Petrocchi, 21 a Milano.

  7. Simone

    01/11/2007 at 17:53

    A Lecco le trovi all’enoteca “In vino Veritas” vicino all’ospedale vecchio.
    Saluti

  8. Carlo

    01/11/2007 at 18:13

    un grazie a Simone per la segnalazione della reperibilità dei vini di Arpepe (quelli che secondo una nota guida sembrano non esistere, tanto vengono – casualmente? – ignorati) a Lecco, ma a Lecce, ad esempio, oppure a Bologna, Firenze, oppure anche solo ad Alba o Torino, dove li si può trovare?

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