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My Wine Notes

Blogosfera

Mission possible: incursioni vinose su Kelablu

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Forse stanno facendo tardive vacanze, forse sono distratti da ben altre discussioni e preoccupazioni, o forse stanno semplicemente rispettando l’autonomia e le scelte di un loro collaboratore, ma al Gambero rosso editore (sentina di ogni enoico vizio, verrebbe da pensare, visto che le folgori che ho scagliato verso la loro più nota produzione editoriale, la guida Vini d’Italia) non si sono ancora accorti che con questo è il terzo Vino del giorno che piazzo, wine blogger in mission, nello spazio ospitale del Vino del giorno dell’amico Massimo Bernardi, su Kelablu.
Nessuna abiura o variazione di rotta con questa “ospitata” sul blog di Massimo e con un recente, episodico, elogio cernilliano, né tantomeno, come solo un minus habens poteva scrivere, un tentativo di “arruffianarmi” o “rappacificarmi coi neo capetti”.
E’ solo un divertissement, una burla, a wine joke, a trick, che mi ha consentito – posso dirlo sorridendo? – penetrato nottetempo come un “cavallo di Troia” nella cittadella (del gusto) nemica, di recitare, insieme ad alcuni amici come Fiorenzo, Roberto, Barbara, Max, Andrea, Marco e ad altri scelti da Bernardi, un piccolo controcanto vinoso, un diverso sentire in una roccaforte dove sono altri, solitamente, i vini portati ad esempio.
Perché non togliersi lo sfizio di proporre, nientemeno che da un blog targato Gambero rosso editore, una Nascetta di Novello, un Barbaresco non rinocerontesco, un Timorasso (e domani, chissà, una Franciacorta minerale, un Verduno Pelaverga, un Brunello puro Sangiovese, un Valtellina Superiore stile Nebbiolo di montagna), all’attenzione di tutti coloro che non si sono arresi alla normalizzazione imperante, alla standardizzazione – condotta anche via guide dei vini – del gusto?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. andrea gori

    04/10/2007 at 20:21

    posso essere cattivo franco?
    ricordi il detto “tieniti vicini i tuoi amici, ma ancora più vicini i tuoi nemici”
    l’ultima volta l’ho sentita dira riguardo un certo Fox Molder da The Smoking Man…:-)

  2. Aldo Pugliese

    04/10/2007 at 20:55

    Ottima la sua partecipazione nel vino del giorno di kelablu. sono un amante di vino e apprezzo soprattutto i sapori/odori extra-ordinari, come uva rara per esempio vino da battaglia ma ottimo se accompagnato con risottoe e salsiccia: uva rara igt “La MArzuola”. Mi permetto di dare un consiglio e concludo condividendo in pieno la sua visione

  3. Mario Crosta

    05/10/2007 at 10:22

    Bravo, Aldo, un bel vino.

    Alcune note informative da Lavinium.com: l’uva rara e’ uno di quei vitigni che dimorano da secoli nella zona dell’Alto Piemonte, tra le province di Novara e Vercelli, e nella provincia di Pavia, di cui non è stato facile ottenere i caratteri identificativi a causa di una errata sinonimia con la Bonarda piemontese e la Croatina. Lo stesso Di Rovasenda, nel 1877, indentificava la Bonarda di Gattinara con l’Uva Rara di Voghera, mettendo però in evidenza come il secondo nome fosse più adatto a rappresentare l’aspetto del grappolo, mentre il Molon, nel 1906, considerava l’Uva Rara un sinonimo del vitigno Bonarda. Oggi è stato ormai appurato che non c’è alcuna parentela fra i due genotipi, pertanto gli unici sinonimi corretti sono: Bonarda di Cavaglià, Bonarda di Gattinara, Balsamina, Balsamea nera, Oriana, Orianella, Oriola e Rairone.

    E alcune note informative dal produttore:
    antica varietà autoctona dell’Oltrepo Pavese dal caratteristico grappolo spargolo della quale ci sembra giusto conservare la tradizione e la memoria. Il disciplinare di produzione dei vini dell’Oltrpò Pavese prevede che l’Uva Rara possa ottenere l’Indicazione Geografica Tipica. Vinificata in purezza con una permanenza non troppo lunga sulle vinacce, da’ origine ad un vino dal colore rosso vivo, morbido, piacevolissimo, ideale per accompagnare torte salate, sformati di verdura, soufflè, primi piatti e carni bianche.

    Oltre al risotto e salsiccia, che fa venire l’acquolina, beato chi oggi se lo mangia.

    Perdonatemi se pensate che sia andato OT, ma (perdirindina!) non potevo non cogliere l’occasione di parlare di un sano vino contadino anziche’ dei vini da salotto buono con i soliti merlot, cabernet, sirah e bababa’ e bababa’…

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