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My Wine Notes

Libiam nei lieti calici

Langhe bianco 2006 G.D. Vajra

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Lo so bene, non è un vino della Mosella, della Valle del Reno, della Wachau austriaca, né tantomeno uno di quei nervosi, svettanti vini che stanno facendo la nobilitate, da Falkenstein a Unterortl – Castel Juval, della new wave viticola in Val Venosta, ma è sempre un gran bel bere, in termini di eleganza, equilibrio e controllo perfetto di tutte le componenti, di, possiamo pronunciare la “parolaccia”, ovvero piacevolezza, il Riesling renano, pardon, il Langhe bianco Doc, come recita l’etichetta, di Milena & Aldo Vaira, viticoltori in quel di Vergne frazione settentrional – “alpina” di Barolo.Lo è ancora di più se si considera che questo vino è la testimonianza vivente di un innamoramento, quello di Aldo, vigneron colto e attento al mondo (che va oltre ai confini, seppure ammalianti e suadenti, della Langa) del vino e quindi naturalmente appassionato, come lo è ogni persona dabbene, almeno enologicamente parlando, di quella varietà bianca “regina” che è il Riesling, ovviamente quello Renano, non certo l’italico, o welschriesling, che impesta ancora, per non fare nomi, il territorio di una zona come l’Oltrepò Pavese.
Un vino nato da una “scommessa”, ovviamente vinta e senza possibilità di discussioni, quella di trovare un mariage armonioso, una corrispondenza d’enoici sensi, tra la Grande Uva Bianca e le splendide terre del Barolo, vinta avendo saputo individuare il terroir e le esposizioni giuste, una delle zone più alte e più fresche dell’area di Barolo, i 450 metri circa di Vergne, un terreno sciolto e un est che ovviamente non ideale per i Nebbioli fa invece “sì che le uve non vengano aggredite dal sole estivo, ma ne catturino con parsimonia anche gli ultimi raggi autunnali”, come si legge sulla retroetichetta del vino.
Aldo, vendemmia dopo vendemmia, continua a perfezionare, a mettere a punto, ad aggiustare, la propria “ars rieslinghesca”, anche avvalendosi dell’aiuto in cantina, come consiglieri e co-innamorati di Riesling, di vignaioli e tecnici arrivati dalla Germania o dall’Australia (dove i Riesling, nella zona di Adelaide, nella Clare Valley, in una winery come Petaluma danno ottimi risultati).
Anno dopo anno, per quanto l’andamento stagionale consenta, resta invariato il modo di concepire il Riesling renano all’insegna di una varietalità controllata e non esasperata, di una finezza d’insieme, di una capacità di far emergere, nonostante il carattere spiccato di quest’uva, la voce e la verità del terroir, una langhetta e “barolesca” way to Riesling.
Il 2006, poco più di diecimila le bottiglie prodotte, seppure giovanissimo – l’azienda consiglia di attendere sino alla primavera del 2009 “per apprezzare le caratteristiche di questa vendemmia”, promette decisamente bene, in termini di possibilità evolutive, ma è già pienamente godibile, fedele a se stesso e ai vini che nelle annate precedenti hanno determinato il prestigio e la considerazione da parte degli appassionati. Colore paglierino splendente, con riflessi luminosi e vivacissimi tra il ramato e il verdognolo, si propone a naso nitidamente varietale, petroso, incisivo, con note di pietra focaia, accenni di “nafta” a completare e impreziosire la fragranza floreale (fiori bianchi) e il fruttato, ma sapido degli agrumi, il tutto in una cornice fresca, ampia e solare.
La bocca conferma l’impostazione, lo stile, elegante, preciso, l’assenza di sbavature, l’armonia d’assieme e una geometrica precisione che è tipica dei vini di Vaira: attacco diretto, incisivo, secco il giusto, ma senza eccessi, grande freschezza, precisione, estrema pulizia, ma anche, grazie ad un frutto a perfetta maturazione e ad un’acidità esemplare (tale da assicurare vita e futuro al vino, ma senza apparire troppo ora), una rotondità, una morbidezza cremosa, una calibrata “dolcezza”, non da furbeschi zuccheri residui, ma direi d’ispirazione e se mi si consente d’animo, tale da rendere il bicchiere piacevolissimo.
Gran bel vino, ma se ve ne aggiudicherete qualche bottiglia, provate a resistere alla tentazione di stapparlo e lasciatelo armoniosamente riposare, maturare, acquisire saggezza e complessità in cantina. Non é forse il tempo, anche nel caso del vino, galantuomo ?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Francesco Annibali

    22/08/2007 at 17:56

    Ciao Franco,

    ma sei proprio sicuro che sia inferiore ai top della Val Venosta?

    Un caro saluto

  2. manu

    22/08/2007 at 18:35

    chissà come verrebbe un riesling qua da noi…mhmh

  3. Gabriele

    22/08/2007 at 19:15

    Buonasera sig. Ziliani, se dovessi chiederle un consiglio su eventuali Riesling renano da assaggiare cosa mi risponderebbe? E’ un vino che conosco poco, ma visto il suo entusiasmo mi piacerebbe approfondire l’argomento. Ho letto da qualche parte, non ricordo ne dove ne quando, di buoni prodotti anche dall’oltrepò: Monsupello, Cabanon e altri, ma non credo di averne mai assaggiato uno.
    Grazie!

    Gabriele

  4. paolo

    22/08/2007 at 20:18

    Il Langhe bianco é un’altra di quelle DOC ignote e sputt…..
    Non sapevo che si potesse fare con un riesling in purezza, anche se oramai c’é di tutto compreso il sauvignon. Io lo preferisco con almeno il 50% di favorita. I terreni sono adatti, alti ed asciutti. Sicuramente é meglio del Blangé…

  5. Giancarlo

    23/08/2007 at 08:39

    Buongiorno Sig. Ziliani ! Mi permetto di farle un suggerimento: è possibile inserire il prezzo orientativo, sia “in cantina” che in enoteca, dei vini oggetto dei suoi pezzi ? Mi pare che in passato Lei inserisse questo interessante dettaglio, che comunque completa il quadro.Ciò per evitare spiacevoli “incidenti” come quello che accadde a me qualche tempo fa quando, recatomi all’azienda Vajra, pagai 25 € ciascuna alcune bottiglie della peraltro ottima Freisa Kyè quando in enoteca a Torino costava 18 ed in un frequentato ristorante della stessa città 22. Non discuto le politiche di prezzo adottate, ma almeno il consumatore può fare una scelta più consapevole… Grazie !

  6. arnaldo

    23/08/2007 at 17:32

    Mah….bevuta un paio di mesi fa al Pevarello Wine festival…..era totalmente chiuso ed inespressivo.
    Confesso che devo ancora bere una bottiglia di vajra che mi stupisca tanto…..

  7. andrea gori

    23/08/2007 at 18:33

    @ gabriele…
    se vuoi assaggiare buon riesling lascia stare l’oltrepò (a parte Travaglino con il suo campo della foiada) e vai direttamente in Austria o Mosella!

  8. paolo

    27/08/2007 at 09:51

    Bé allora, andando leggermente OT, invito tutti ad assaggiare il riesling del Domaine Clos des Capucins dei coniugi Weinbach (Alsazia). E’ una rivelazione!

  9. Pingback: Vino da Burde - » Erstes Gewa…che? Piccola guida ai Riesling tedeschi

  10. oddone balbo di vinadio

    14/02/2009 at 15:58

    quando a uno gli viene l’acquolina in bocca……….come fa a ordinarlo?
    grazie

  11. Pingback: Langhe « La Linea dell’Inutile

  12. Mauro

    15/03/2009 at 13:19

    Bon, temevo di essere l’unico a tentare un bianco in queste zone 🙂

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