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My Wine Notes

Enoriflessioni

Verticale di storiche annate di Barolo da Borgogno: è naufragar m’è dolce in questi vini

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Cosa succede, quando per un fortunato incrocio di circostanze favorevoli ci si trova di fronte ad un’infilata di annate storiche – 1996, 1989, 1985, 1982, 1978, 1961- del più memorabile e grande dei vini italiani (solo italiani ?), ovverosia di Monsù Barolo ? Quali problemi pone e quali delizie regala l’apprezzamento, in vini che sfidano le leggi del tempo, di componenti fondamentali come tannini, acidità, aromi terziari, e come si reagisce, reduci da almeno 15 anni di forsennate e disinvolte operazioni tese ad accreditare l’ipotesi di un’evoluzione del colore del Nebbiolo che l’ha condotto ad assomigliare a quello di altre uve “migliorative” francesi, quando nella tranquillità di una cantina dalla lunghissima storia ci si trova di fronte a vini venerandi, ed in magnifico stato nonostante gli anni, che mostrano una robe, come direbbero i francesi, “granato con belle trasparenze tipicamente nebbiolesche e sfumature tendenti all’aranciato”?
Si grida al miracolo, si rimane perplessi o ci lascia andare leopardianamente – “e naufragar m’è dolce in questo mare” – alla mirabolante bellezza di profumi, sfumature aromatiche, sottigliezze, morbidezze e asperità (perché il tannino del Nebbiolo sa mordere, pur carezzando e vellicando, anche dopo 30-40 anni) che l’enologia enologicamente e politicamente corretta (e furbetta alquanto) di oggi rischia di fare dimenticare e apparire solo come il polveroso lascito di tempi remoti ?
Un caro amico, prima che una delle penne più valide e sensibili del panorama giornalistico di oggi, Alessandro Franceschini, sommelier e giornalista, ci racconta le proprie opinioni in merito, e le reazioni, scaturite nel corso di una recente magnifica verticale di sei annate di Barolo della classica ditta Giacomo Borgogno & figli di Barolo, in questo bellissimo articolo, pubblicato, e non è un caso (dove avrebbe potuto comparire altrimenti ?) sul sito Internet LaVINIum, reduce dall’affermazione, meritassima, lo hanno riconosciuto, sinceramente oppure obtorto collo e digrignando i denti non si sa, anche alcuni dei competitors oggetto di nomination, nel Premio Veronelli 2007.
Un racconto sincero, meditato, riflessivo, che raccomando all’attenzione di tutti gli appassionati (tra i quali sono notoriamente anch’io) del Barolo e che testimonia, meglio di cento parole, quale possa essere la qualità dell’informazione sul vino fatta, se si ha intelligenza, cultura, conoscenza della materia trattata, anche su Internet…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. danilo

    13/07/2007 at 19:15

    Io posso dirlo. Io c’ero. Alessandro Franceschini è un mio amico nonostante abbia solo camicie azzurre ed è davvero una grande penna, un grande naso ed un cervello fino.

    Però io, differentemente da lui, mi sono lasciato a Barolo la delusione, più che l’entusiasmo.
    Per me, per il mio naso o forse per le mie aspettative – che ammetto possano anche essere preconcetti – quei vini lì, Barolo del 61 così integro e fresco e vibrante, Barolo degli anni 70 come quello di ieri , non trasmettono l’emozione del tempo. Che passa.
    Io sono un amante del nebbiolo e sento che concede dal bicchiere la sua storia rilasciando sensazioni, profumi e emozioni anche a braccetto con gli inverni.
    Lì no. Lì il tempo si è fermato e abbiamo vissuto tutti a bocca aperta per due ore, chi estasiato e chi, come me, cercava invano una ruga, un capello bianco, un dolore o un cedimento. Niente.

    Se ne è discusso anche in un altro forum ma su http://www.Porthos.it vi è una sintesi che credo sia di penna assai capace. Cercate in degustazioni poi i vini della ciurma e poi i fulminati di Borgogno.

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