Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa

Enovarie

Südtirol ist nicht Italien: ma allora l’Alto Adige è non è “Italia” ?

Pubblicato

il

Uno ci mette tutta la buona volontà possibile per dimenticare la vecchia, antipatica, vicenda dei “Sindaci e vicesindaci di 113 dei 116 comuni della provincia di Bolzano che nel 2006 hanno sottoscritto, sull’onda di un’analoga iniziativa degli Schützen, una petizione per chiedere a Vienna l’inserimento nella sua nuova Costituzione di”un riferimento alla funzione dell’Austria, quale potenza tutrice dell’autonomia dell’Alto Adige”.
Uno torna, con la migliore disposizione d’animo e la volontà di dimenticare anche l’altrettanto spiacevole episodio, da me segnalato in maggio, di discriminazione ai danni di un ferroviere di origine italiana di Laces, e un altro ai danni di una ragazzina di Villandro, parla, scherza come se nulla fosse con il simpatico Sindaco “teologo e vigneron” di Termeno, si sente dire – e si sforza di crederci – che è acqua passata, che non vale la pena di tornarci sopra, che la cosa non era poi così grave, che, come mi ha detto un collega di Werner Dissertori, il Bürgermeister di Cortaccia Oswald Schiefer, avevano firmato per un atto di simpatia nei confronti dei Sindaci che avevano promosso l’iniziativa della petizione all’Austria, ma poi una mattina visita il sito Internet di un quotidiano nazionale in lingua italiana e cosa ci trova mai ?

Semplicemente questa “simpatica” fotografia – che temo non sia solo una goliardata come certe smargiassate della Lega Nord – che ritrae un gruppo di membri della
Südtiroler Freiheit (per chi non comprendesse il tedesco Libertà per il Sud Tirolo), già membri della Union fur Südtirol, davanti ad un cartello che secondo i promotori di questa iniziativa (qui presentata, ovviamente solo in lingua tedesca) dovrebbe essere collocato in migliaia di esemplari all’ingresso delle località altoatesine che in questo periodo e durante tutto l’anno accolgono un sacco di turisti di lingua italiana.
Il cartello, realizzato nei colori bianchi e rossi simbolo dell’Austria e del Tirolo, riporta – a titolo di ammonimento più che di benvenuto – questa eloquente scritta: “Südtirol ist nicht Italien”, che tradotto nella lingua di Dante significa “l’Alto Adige non è Italia”.
A volere la collocazione di questi cartelli è la “pasionaria” separatista Eva Klotz, che si batte per l’autodeterminazione dei sudtirolesi e contro la “snazionalizzazione degli altoatesini di lingua tedesca”.
Bene, siamo curiosi di vedere se davvero questi cartelli verranno realizzati e posti, tanto per indicare chiaramente che aria tira a chi si fosse distratto, all’ingresso dei 116 comuni della Provincia di Bolzano e cosa dirà, di fronte a questa presa di posizione tanto chiara, il potente
Landeshauptmann, ovvero presidente della Provincia Autonoma di Bolzano Luis Durnwalder (a sua volta vice presidente della Regione Trentino – Alto Adige/Süd Tirol), nato (proprio come me) il 23 settembre, ma del 1941, a Falzes.
Nell’attesa che si pronunci, che dica, apertis verbis, come la pensa sulla brillante idea del cartello
Südtirol ist nicht Italien”, che interpreta, basta girare per siti Internet e blog riconducibili all’area dei “patrioti” e filo-secessionisti sud tirolesi (vedi: 123) un sentire diffuso, perché non fargli sapere, inviandogli una cortese e mi raccomando ben educata e-mail ai suoi indirizzi (12) di posta elettronica, oppure agli uffici stampa della Provincia di Bolzano (12), o all’Ufficio affari di Gabinetto, come vediamo, noi italiani amici e frequentatori assidui dell’Alto Adige – Süd Tirol questa allegra pensata e quali reazioni ci provoca?
p.s. segnalo che sul sito Internet di una delle persone che sono sinora intervenute con loro commenti, che si presenta con il nome di pérvasion, si segnala una posizione che cerca di andare oltre la contrapposizione tra italiani e süd tirolesi e che viene esemplificata graficamente da questa immagine


Print Friendly, PDF & Email

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
202 Commenti
Subscribe
Notificami
guest
202 Commenti
Oldest
Newest Most Voted
Inline Feedbacks
View all comments
Roberto Giuliani
14 anni fa

Bene, quando ad agosto andrò su, dovrò guardarmi le spalle? Mi viene in mente il film “Pane e cioccolata”…

Tommaso Farina
14 anni fa

E pensa che c’è gente che dice che “Se l’Alto Adige non è diventato come l’Irlanda del Nord è perché abbiamo pagato un prezzo”. Il prezzo sarebbe l’autonomia alla provincia. Anni fa (non so adesso) in Alto Adige era persino possibile, con non so più che trucchetto, farsi pagare dalla provincia persino lo stipendio delle colf.

andrea gori
14 anni fa

io so che ad esempio un cittadino dell’altoadige ci costa di più che uno della sicilia in termini di sgravi fiscali e agevolazioni…
Ve beh che è una questione di principio però in certi momenti si sta sul serio esagerando!
In ogni caso alla provocazione SudTirol ist nicht Italien io risponderei…
E ALLORA COSA %&°ç E’????
tradotto
SO WAS %&°ç IST????

Marco Arturi
Marco Arturi
14 anni fa

@Tommaso Farina: “Vino al vino” è un blog enologico nel quale si parla – giustamente – anche di questioni serie che vanno oltre la vigna e le denominazioni. Però è necessario farlo in maniera adeguata, altrimenti si rischia di venire fraintesi o di fare danni. L’Alto Adige non è diventato come l’Ulster perché i suoi abitanti, a differenza dei cattolici nordirlandesi, oltre ad avere la pancia piena (grazie a Mamma Italia, certo, ma anche alla loro operosità e alle loro capacità)non vengono discriminati. Il Sudtirolen non è l’Ulster perché l’identità delle sue genti viene rispettata e perché l’Italia non ha mai commesso l’enorme sciocchezza di esercitare un controllo militare sulla regione, neppure quando qualche sprovveduto si è messo a piazzare petardi sotto i tralicci. La discriminazine sociale, lavorativa e religiosa è una cosa che gli abitanti di Bozen (Bozen!) e provincia fortunatamente neppure possono immaginare e che al limite viene esercitata, come ha segnalato Franco, “al contrario”. Le presunte pulsioni separatiste da avanspettacolo espresse da gente come i signori ritratti nella foto sopra sono una questione, mentre i “troubles”, ovvero la guerra civile in piena regola che ha caratterizzato a lungo la vita di Belfast, sono stati ben altro, vale a dire una tragedia. Quindi citare – come ha fatto lei mettendola in bocca alla solita non identificabile “ggente” – una cretinata come “Se l’Alto Adige non è diventato come l’Irlanda del Nord è perché abbiamo pagato un prezzo” non mi pare una scelta azzeccatissima, perché rappresenta un falso storico e può servire al massimo a mettere ulteriore distanza tra gli altoatesini e il resto d’italia.
Detto questo, va da sé che lei è liberissimo di pensarla in un certo modo ed esprimere le sue opinioni. Però a me (ma forse anche a qualcun altro…) potrebbe sembrare qualunquista nonché irrispettosa dei cittadini civili di quella regione la sua affermazione relativa ai trucchetti per pagarsi la colf. Capisco che i denari destinati alle autonomie locali possano dare in un certo modo fastidio, però le ricordo che ci sono altre regioni a statuto speciale che godono di certi privilegi. E le ricordo -anche se in realtà non credo sia necessario- che c’è una Costituzione a stabilire certi principi, precisamente con gli articoli 5 e 6, 116, 117. Una Costituzione della quale vado personalente parecchio orgoglioso per diverse ragioni, caro signor Farina, tra le quali il fatto incontestabile che in quelle pagine c’è tanta, tanta tolleranza. Ed è proprio in quelle pagine, scritte grazie al sacrificio di coloro che credevano in un mondo libero e tollerante, che le suggerisco andarsi a leggere la vera ragione per la quale Bolzano non diventerà mai come Belfast.
Per il resto mi trovo d’accordo con Franco e condivido l’idea di una forma di protesta civile via mail. Però mi tocca precisare che non credo che quelle della Lega Nord siano tutte “smargiassate” riconducibili alla categoria delle goliardate. Alcune, incontestabilmente, lo sono: però atti di vigliacco razzismo, come ad esempio quello di Borghezio che sale con la sua truppa sul Torino-Milano per disinfettare i sedili occupati dalle prostitute nigeriane -ragazze sfruttate e sottoposte a indicibili violenze – rappresentano a mio avviso qualcosa di ben più odioso,triste e pericoloso della pur antipaticissima idea dei “secessionisti” altoatesini. Io credo che da quelle parti la peggiore delle “bloody sunday” potrebbe essere caratterizzata da rivolte soffocate nel Lagrein Dunkel anziché nel sangue.

Tommaso Farina
14 anni fa

Caro Marco, la mia era la citazione di parole pronunciate da qualcuno che ora non ricordo. Forse Durnwalder, forse Silvius Magnago, forse qualcun altro ancora. Mi dia qualche ora, e riuscirò a riportarle con esattezza il nome dell’uomo che le ha dette. Sono riportate in un vecchio libro di Gian Antonio Stella, Schei.

Tommaso Farina
14 anni fa

Sono riuscito a informarmi subito. Il concetto l’ha espresso Massimo Cacciari anni fa. Adesso non ho in mano il libro Schei, ma se interessa (e se al proprietario del blog non dispiace) sono disposto a riportare qui entro domani (o dopodomani) tutte le citazioni con le cose che ho riportato. Ho anche trovato una frase del separatista altoatesino Hans Stieler, che disse: “Ci hanno comprato l’anima”. Tenga comunque conto che non intendevo attaccare o offendere chicchessia, ma solo riportare qualche dato di fatto giornalistico.

Carlo Merolli
Carlo Merolli
14 anni fa

Una volta parlando per caso con un – gentilissimo – contadino del Tirolo austriaco, sentii per la prima volta la definizione: “nel Tirolo italiano”. Che il Tirolo sia politicamente ed amministrativamente in Italia non ci sono dubbi.

Dubbi non ci sono neanche sul fatto che per lingua, architettura, sentimenti, uve e gastronomia non siano in Italia. Io per me farei volentieri a cambio: Istria per Süd Tyrol. Preferenze a parte che siano conseguenti e richiedano la secessione dalla Repubblica Italiana. Chissá che a fine giornata non convenga all’erario ?

Ah i nostri nonni e bisnonni morti nella Grande Guerra? Onore e pace all’anima loro. Sono passati quasi novant’anni e all’altoatesino che se ne vuole andare ponti d’oro. Un po´di conseguenza, dall’ una e dall’altra parte e ci ritroveremo con il confine di Stato a Rovereto.

Se poi qualcuno mi chiede e si chiede se ha senso parlare di confini nazionali
rispondo: no, secondo me sono cose superate, ma se qualcuno se ne vuole andare certo non sprecherei soldi e tempo per trattenerlo. E questo vale per Lega Nord, Sudtirolo, Padani Varii, Indipendentisti Siculi e Separatisti Gavardesi.

gianpaolo
14 anni fa

@ Carlo. Sono veramente e profondamente d’accordo con te. Forse a causa di motivazioni biografiche (tu abiti all’estero, io ho una famiglia con doppia nazionalità) entrambi cominciamo seriamente a pensare che la questione dei confini nazionali comincia a diventare più un limite che una identità. In mondo vivranno i miei figli, che hanno doppia nazionalità e che forse, chissà, andranno a vivere in una terza nazione? Le vere barriere sono ancora oggi le lingue, una volta superate quelle ci si accorge rapidamente che i confini non esistono più, almeno mentalmente. Fare il pendolare tra Roma e Milano, o tra Milano e Londra che differenza fa ormai?
Io sono un amante dell’alto adige, dove cerco di passare almeno due settimane all’anno, e lo sono non perché è italiano o austriaco o altro, ma perché è un territorio che mi piace e mi piacerebbe lo stesso di qualsiasi nazionalità fosse, per me non cambierebbe una virgola, se sono contenti loro, tanto mi basta, E lo stesso per le altre regioni che si sentono “costrette”. Che si stacchino pure. Io auspicoe che prima o poi ci si diluisca dentro una nazione nuova, e del resto credo che il microcosmo italiano sia ormai al collasso per eccesso di provicialismo e per asfissia da isolamento e nazionalismo provinciale. Quando vedo certi episodi nostrani, che occupano le prime pagine di tutti i giornali per mesi, e li pongo in un contesto leggermente più grande, neanche mondiale ma solo europeo più vicino, tipo Francia Spagna Germania Inghilterra, mi rendo conto di quanto poco influenti siano quegli episodi in un contesto diverso, e di quanto inutili siano tante polemiche e prese di posizione. Magari già fossimo così aperti all’esterno da potercene bellamente fregare dei furbetti del quartierino, assolutamente ininfluenti e ininteressanti se presi in un contesto appena appena più largo dei 500 km tra Roma e Milano.

Tommaso Farina
14 anni fa

Eccomi qua a fornire le precisazioni doverose promesse prima.

1) La frase virgolettata che ho riportato nel mio primo commento non è di Cacciari: l’ha pronunciata nel 1996 Gianfranco Cerea, all’epoca (non so adesso) preside di economia all’Università di TRento. Riportata a pagina 160 sul libro SChei di Gian Antonio Stella, testuale: “Vogliamo essere chiari fino alla brutalità? Se l’Alto Adige non è diventato l’Irlanda del Nord è perché qualcuno ha capito che andava pagato un prezzo”.

2) L’affermazione “qualunquistica” e “irrispettosa” sulla faccenda delle colf l’ha fatta Luis Durnwalder. Cito le parole del presidentissimo sempre da Schei, pagina 163: “Da noi se uno lavora due mesi poi per altri sei prende il minimo vitale garantito. Allora cosa succede? Che molti prendono la donna delle pulizie e non la pagano neanche perché tanto quella avrà poi i soldi dalla Provincia. Il minimo vitale per una famiglia con papà, mamma e due bambini è di 1 milione e 50mila lire. Per il singolo, 560mila lire. Una cifra che a tante donne slave o africane va benissimo. Per questo abbiamo qualche problemino”. Al che, Stella ha chiesto: “Ma perché non viene cambiata la legge?”. Risposta di Durnwalder: “Perché se la cambiamo per gli altri dobbiamo cambiarla anche per noi”. Questo nel 1996, adesso le cose non so come stiano.
In ogni caso, l’affermazione “irrispettosa dei cittadini civili della regione” che mi imputa Marco Arturi l’ha fatta addirittura il suo uomo forte.

malkut
malkut
14 anni fa

Se ancora oggi ci troviamo a commentare delle azioni di questo tipo, ciò è dovuto all’anacronismo che in quasi 100 anni nessuno abbia pensato al diritto-dovere DEMOCRATICO di lasciar decidere i sudtirolesi stessi se vogliono o meno appartenere all’Italia. Tutto ciò segue una logica della sopraffazione e dell’imposizione e non della convivenza pacifica in uno stato di diritto. Il Quebec il referendum lo ha fatto e in un futuro potrà ripeterlo, perfino il Montenegro si è separato dalla Serbia in modo democratico e pacifico.

trackback

[…] sie sicherlich ihre Berechtigung, zumal im Werbezeitalter – wenigstens das Ziel, eine Diskussion [1] [2] anzufachen, hat sie nicht […]

franco ziliani
14 anni fa

Sarebbe opportuno che gli amici altoatesini o sudtirolesi postassero i loro commenti in lingua italiana, per consentire la comprensione del loro pensiero da parte dei lettori di questo blog e in un fattivo spirito di dialogo. Grazie !

Marco Arturi
Marco Arturi
14 anni fa

@Tommaso Farina: Caro signor Farina, se lei prende due affermazioni altrui e le mette assieme aggiungendo il termine “trucchetto” (almeno quello sarà suo, mi auguro) rischia di dare l’impressione di condividerle nella sostanza. Che poi siano uscite dalla Bocca del Mahatma Ghandi,del presidente Kennedy o di Pippi Calzelunghe poco cambia: rappresentano rispettivamente un falso storico e una teoria qualunquista. Mi piacerebbe sapere quanti altoatesini hanno la colf. E mi piacerebbe sapere se lei (o chiunque condivida le affermazioni da lei riportate) si indigna nello stesso modo davanti alla dichiarazione dei redditi di un italianissimo tassinaro(magari siciliano o friulano)che sostiene di guadagnare quanto non gli basterebbe manco per mettere benzina e poi usufruisce del servizio pubblico (parlo di sanità e istruzione) proprio come fa chi non evade. Detto questo sia chiaro che io rispetto le sue opinioni, che non ho mai avuto simpatia per i cd. “uomini forti” e che non sono “filosudtirolen”, tanto che ho già aderito all’appello di Franco Ziliani inviando il mio disappunto via mail. L’Alto Adige, fino a diversa disposizione, E’ Italia.

@Malkut: se tutti gli altoatesini condividessero ciò che lei scrive, arrivando addirittura a parlare di sopraffazione e imposizione, le affermazioni di cui sopra – e da me contestate – sarebbero giustissime. E poi mi chiedo: ha ancora senso ciò che lei dice in tempi di integrazione europea? Vi passo una notizia in anteprima: tra Italia e Austria non c’è più neppure la dogana…Infine un’informazione di servizio, caro Makut: l’istituto referendario in Italia è regolato da quel libro del quale parlavo al signor Farina. Ma perché non provare a dargli una sbirciata?

Marco Arturi
Marco Arturi
14 anni fa

P.S. – Sottoscrivo la richiesta avanzata sopra da Franco, anche perché postare solo in tedesco in un contesto simile sa tanto di mancanza di rispetto…

malkut
malkut
14 anni fa

Egr. Sig. Zilliani, Lei forse non sa cos’è un Pingback. Beh, il Suo Blog ne fa uso, quello sopra è appunto un Pingback e non un commento in lingua tedesca.

Per Sua informazione:
http://it.wikipedia.org/wiki/Pingback

malkut [=pérvasion]
malkut [=pérvasion]
14 anni fa

Signor Arturi, dovrebbe studiarsi bene la differenza tra confine e dogana. Inoltre: non mi interessa molto sapere come la costituzione italiana regola l’istituto referendario. Se, e questo è un dato di fatto, nel corso di quasi un secolo ha reso impossibile un referendum su questo tema (fondamentale per la democrazia!), significa che da questo punto di vista non è un testo pienamente democratico.

franco ziliani
14 anni fa

Danke Malkut ! Non sono un tecnico informatico e confesso che non conoscevo sino ad ora il termine Pigback. Grazie ancora per il chiarimento, mi sembrava strano che qualche “patriota” südtirolese arrivasse a postare qualche commento su questo blog. Lei mi sembra sia altoatesino, ma con persone come lei non é difficile dialogare, basta rispettarsi e non voler prevalere sull’altro… Grüss Gott !

francesco doria coda
francesco doria coda
14 anni fa

è vero, era ora che tutti gli altoa ooops. scusate südtiroler incominciassero a mettere i puntini sulla i.
Vivere da italiano é avere in cuore il grande Freistaat é durato sin troppo a lungo.

Essendo il filon ooops. ancora una volta -entschuldigen Sie- Leitmotiv di questo blog il vino avrei qualche idea come rimedio lampo per i Südtiroler Weinproduzenten

A
Immediatamente si eliminerá la -insopportabile- dicitura in lingua italiana Pinot Grigio e verrá sostituita con Grauer Burgunder o meglio ancora, per dimostrare la piú che ardita apparteneza alla Germania del Sud con il nome del professor Rüländer.

Per lo Chardonnay verrá usata la dicitura Feinburgunder o Morillon, in concomitanza ai Blutsverwandter (Parenti di sangue) della Stiria o Wachau.

Tutti i Südtiroler Weinproduzenten boicotteranno il Vinitaly,
e si partira al Vindeutsch, si potrebbe fare presso il Castell
di Messner o nella sala polifunzionale di Tramin.
Si consiglia di partecipare anche alle processioni del vescovato di München & Freising, vecchio contatto dell’asse Baviera-Südtirol, rimasto inattivo dal 1949.
Questa vecchia cooperazione é andrebbe riattivata per conquistare tutti i “deutschsprechende Märkte” dell’ America del sud

La Signora Klotz fará una richiesta al Deutscher Werbefond
per avere l’annessione a tutte le campagne di PR di vini tedeschi, alla fine se é vero che Süedtirol ist nicht Italien
il Pinot Grigio di Suedtirol venduto in America deve essere rilanciato con il nome atoctono RULÄNDER !!

Il Sig. Dürnwalder é giá aspettato dal ministro delle finanze tedesco oops. bavarese Huber per finalmente valorizzare in modo adeguato le sovvenzioni statali alla prossima provincia bavarese Südirol.
La banca degli insopportati italiani che ha inghiottito una vecchia banca bavarese aprirá una filiale vicino al Vögele
in modo che non bisogna mettere piú i soldi da salvare alla insaziabile Roma nel cofano ma si porrá versare direttamente da Bozen.

Per la frutta e tutto il resto avrei se richiesto qualche altra idea

Buona Domenica

F C D

Tommaso Farina
14 anni fa

Arturi, ho riportato dei dati di fatto, semplicemente.
Non ho espresso nessunissima indignazione su niente di niente.

Giampaolo
Giampaolo
14 anni fa

Credo che il tema sia uno solo: autodeterminazione. Se i simpatici schutzen rappresentano la maggioranza, ebbene giusto sarebbe indire una consultazione popolare per accertarlo. Che poi un eventuale successo della tesi indipendentista comporti la secessione, beh questo caro malkut – al di là della volontà italiana – non è poi così automatico: it takes two to tango, dicono gli americani, e non sarei poi così sicuro del fatto che i suoi referenti viennesi sarebbero così entusiasti di riprendersi le terre redente|

francesco doria coda
francesco doria coda
14 anni fa

Dimenticavo una cosa molto imporante:
Secondo le regole -in Südtirol vengono rispettate- il vino che dovrebbe barte dal Venetien e Friaul (wenn man so will die gute alte Zeit), potrá essere regolarmente imbottigliato come Produkt aus Südtirol o in casi paricolari con la dicitura
VVdS&F ( Vieilles Vignes de Sissi & Franz).
Un quinto del valore di queste uve potrá essere detratto dalle tasse come Sonderfond für die dritte Welt
(Fondo di sostegno per il terzo mondo)

pérvasion [=malkut]
pérvasion [=malkut]
14 anni fa

Non penso che gli Schützen rappresentino la maggioranza, né propugno una soluzione á la Klotz, che anzi francamente trovo abbastanza sciocca. Sono però convinto che un Sudtirolo lontano dagli anacronistici stati nazionali avrebbe un futuro migliore, di vera convivenza tra i gruppi, senza la presenza solo apparentemente confortante delle rispettive mamme (Roma e Vienna). L’esercizio del diritto all’autodeterminazione potrebbe portarci ad un futuro maggiormente condiviso, sull’esempio della Svizzera. La negazione di tale diritto, invece, porta alla perpetuazione periodica di azioni divisorie come quella della Klotz e dei suoi omologhi di lingua italiana, Alleanza Nazionale in testa.

Three languages, one country: Neither Italy nor Austria.

davide
14 anni fa

Speriamo che i cittadini di lingua tedesca dell’Alto Adige siano più intelligenti di certi fanatici sudtirolesi!
http://www.davideorfino.it

Ciro Pirone
Ciro Pirone
14 anni fa

Egregi Signori,
mi chiamo Ciro Pirone e vivo negli Stati Uniti da 8 anni, e sono piu’ che mai amante delle mie origini e di tutto cio’ che e’ Italia e si produce in Italia. Mi fa molto male leggere articoli del genere perche’ se proprio i cari amici dell’alto adige non sono contenti di essere ITALIANI, dovrebbero veramente diventare austriaci a tutti gli effetti cosi non ci ricolidizzano davanti agli occhi del mondo.
Lavoro da sempre nel settore enogastronomico e sono un grandissimo appassionato della nostra cultura del cibo e del vino, ma da oggi in poi non pubblicizzero’ piu’ i prodotti e i vini del “süd tirol”.
UN ITALIANO

pérvasion
14 anni fa

Egregio Signor Ciro Pirone, Lei è libero di fare ciò che vuole e la Sua decisione per certi versi può anche essere legittima. Ma da un punto di vista democratico non capisco quale sia il senso di un boicottaggio contro il diritto ad autodeterminarsi di qualsiasi popolazione. Lei segue la logica del possedimento e della sottomissione di un territorio non ha, oggi, nessuna ragion d’essere.

Marco Arturi
Marco Arturi
14 anni fa

Egregio signor Malkut, io la differenza tra confine e dogana non ho alcun bisogno di studiarmela, perché sono convinto che le bandiere e i nazionalismi non abbiano mai prodotto altro che danni e so benissimo che sono stati utilizzati dal potere per tenere a bada l’aggressività delle genti sfruttate. E ci tengo a sottolineare che le uniche frontiere che io conosco (e riconosco) sono quelle che separano l’oppressore dall’oppresso, chi ha da coloro che non hanno, chi sa da chi non sa. E poi c’è la frontiera, che per quanto mi riguarda è un muro invalicabile, tra chi è tollerante (come cerco di essere per esempio io nei confronti degli altoatesini “separatisti”, pur non condividendone le istanze) e chi non conosce il significato della parola “democrazia”, come ad esempio lei, che – senza peraltro avere il coraggio di firmarsi con nome e cognome -si permette di insultare la Costituzione italiana, una delle leggi fondamentali più democratiche e moderne del pianeta, costata a una parte del popolo italiano sangue e umiliazioni, definendola un testo “non pienamente democratico”. E’ lei quello che forse avrebbe bisogno di studiare, egregio signore, e mi permetto di darle un consiglio: lo faccia “sul campo”, recandosi nelle tante vallate che sono state teatro della lotta partigiana oppure facendo un salto alla Fosse Ardeatine di Roma, città nella quale sono cresciuto, dove tale Priebke (adesso in semilibertà) esercitò la sua matematica, brutale e vile ferocia su 335 italiani (comunisti, cattolici, azionisti, ebrei), la cui vita è stata sacrificata in nome della libertà di tutti noi. O venga nella città dove risiedo ora, Torino – dove ad ogni angolo di strada c’è una lapide che ricorda qualche caduto per la democrazia – e avrò il piacere di condurla sotto il balcone della casa dove morì Dante Di Nanni, un nome che a lei credo dica assai poco a giudicare da cosa scrive, per raccontarle come è nata quella Costituzione (che si scrive con la maiuscola) conquistata da quella parte di italiani che si è battuta contro la ferocia e la barbarie nazifascista, della quale mi vanto di essere erede e alla quale mi permetto di dubitare che lei appartenga.

pérvasion
14 anni fa

Mi rifiuto di farmi mettere da Lei, signor Arturi, nel cassetto del nazifascismo, o del nazista, solo perché a Lei questo fa comodo. Non c’è nulla ch’io ripudi di più che la violenza, l’imposizione, la dittatura o la discriminazione. I diritti dei Sudtirolesi furono, spero che lo sappia, calpestati da nazisti e fascisti allo stesso modo.

Il fatto che anch’io ammiri la costituzione italiana, un’ottima costituzione, non toglie nulla al fatto che la sua ostilità al diritto all’autodeterminazione ed il suo attaccamento all’Italia una ed indivisibile siano degli anacronismi assolutamente non democratici. Chi ha il diritto di sancire per forza di legge l’appartenenza di un territorio ad uno stato, senza che la popolazione possa esprimersi od in chiaro contrasto con la sua volontà?

Ha ragione, io non mi firmo, ma cliccando sul mio nome giungerà al mio sito, che, anche in italiano, le spiegherà chi sono e cosa penso. Poi ovviamente non dovrebbe esserLe difficile scoprire anche il mio nome, che, ovviamente, non le dirà nulla a mio riguardo, perché sono per Lei un perfetto sconosciuto.

Three languages, one country. Neither Italy nor Austria.

franco ziliani
14 anni fa

cari amici italiani e sud tirolesi, invito tutti a mantenere il contraddittorio nell’ambito di un civile e democratico confronto di idee dove ognuno rispetta le idee dell’altro pur non condividendole e contrapponendo alla tesi dell’uno le proprie… E’ lo spirito di dialogo e di convivenza pacifica tra culture ed etnie diverse che vorrei sempre vedere fosse una regola di vita nell’amato Alto Adige – Süd Tirol !

Marco Arturi
Marco Arturi
14 anni fa

Signor Pervasion o Malkut, io non le ho dato del nazista, non ne ho intenzione e credo sia impossibile evincere un intento del genere dal mio post, tanto è vero che – siccome sono una persona tollerante e non volevo assolutamente offenderla – ho omesso per delicatezza di scrivere che all’origine della rappresaglia delle Fosse Ardeatine ci fosse un’azione militare dei Gap contro un plotone nazista del quale credo lei conosca l’origine dei componenti. Chiarito questo, ribadisco che il mio intento -forse espresso in maniera troppo “accesa” e appassionata, lo ammetto – era quello di ricordarle che la Costituzione che lei ha offeso è altamente democratica proprio perché è figlia della Resistenza. Per il resto, preferisco interrompere qui la nostra polemica che comincia a prendere una piega forse inadatta a questo tipo di blog.

pérvasion
14 anni fa

La ringrazio per aver riconosciuto una sua eventuale eccessiva “accensione” (chiamiamola così) che anch’io ho senz’altro corrisposto con una difesa abbastanza aggressiva.

Io riconosco i meriti di questa grande costituzione (o Costituzione), che come è stato detto ha risparmiato al Sudtirolo situazioni nordirlandesi. Assieme all’ampia autonomia, vorrei aggiungere.

Ciò non toglie, a mio avviso, che la legge fondamentale italiana, nell’immediato dopoguerra, non potesse prevedere la riappacificazione europea come è di fatto avvenuta. In questo contesto, e me ne assumo le responsabilità, giudico la costituzione democraticamente insufficiente limitatamente al punto da me criticato, ossia la negazione del diritto all’autodeterminazione, sancito anche dai diritti umani.

pérvasion
14 anni fa

Ringrazio il Sig. Ziliani per aver ospitato il nostro contromanifesto virtuale a quello della »Südtiroler Freiheit«. La secessione da uno stato nazionale ha, per il Sudtirolo, un senso solo nella misura in cui ciò migliori e faciliti la comprensione e la convivenza tra i gruppi linguistici. Il revanscismo invece riproduce revanscismo.

A questo proposito vorrei sottoporvi questi due link:

http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?page_id=183
http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?page_id=200

Marco Arturi
Marco Arturi
14 anni fa

Tra persone intelligenti e tolleranti le cose funzionano proprio così, Pervasion. Sarà quindi un piacere ritrovarsi eventualmente a discutere con lei, ognuno a difesa delle rispettive idee. La saluto cordialmente
Marco

Carlo Merolli
Carlo Merolli
14 anni fa

Ma – mi permetto un punto di vista : credo che esistano sia a livello legislativo nazionale, sia a livello europeo i mezzi ed i sistemi per una regione a ricercare la propria autonomia con mezzi legittimi. Il problema – mi sembra piuttosto – e´che a sessant’anni e passa dalla fine del secondo conflitto mondiale non vedo forti azioni corali popolarmente sentite – cioé basate su una maggoranza elettorale – per un distacco della regione dalla (tanto vituperata) bella Italia.

E´il nostro – vivaddio – il paese degli assurdi : i sudtirolesi che non sono italiani rimangono, i bergamaschi che hanno dato per unione del paese sangue a litri dei proprii bisnonni, se ne vogliono andare.

Allora: ma perché non cominciano i sudtirolesi con un referendum consultivo in cui si chiede ai propri concittadini papale papale. “Volete continuare a far parte dell’ Italia ? SI o NO”.

Poi, con i risultati e le cifre in mano vediamo che succede.
Credo ci si possa aspettare qualche sorpresa.

Roberto Giuliani
14 anni fa

Beh, il referendum mi pare il minimo. Sull’autodeterminazione non ho nulla in contrario, anzi! Se essere sudtirolese deve significare essere sudtirolese e basta che questo sia, ma deve essere condiviso dalla maggioranza e le regole che propone la Piattaforma indicata da pérvasion devono essere rispettate: fra italiani e tedeschi nessuna differenza, doveri e diritti identici, rispetto reciproco e condivisione di intenti per il sudtirolo. Ambedue le lingue devono essere imparate nel reciproco rispetto, i cartelli stradali, qualunque scritta, testo o quant’altro deve essere esposto in tutte e due le lingue senza che una sia prioritaria sull’altra. Mille altre questioni, dalle scuole al mondo del lavoro agli ospedali, tutto deve essere affrontanto e condiviso nella stessa identica maniera. Se tutto questo può essere realmente garantito e i due popoli vi si riconoscono, viva il Sudtirol. Per me che sia italiano o meno non sarà rilevante, ma voglio realmente trovarci popoli serenamente conviventi, altrimenti l’autodeterminazione è solo da una parte.

Ciro Pirone
Ciro Pirone
14 anni fa

Caro Signor Pervasion,
mi dispiace ma non sono d’accordo con ciò che dice, il mio modo di vedere ed il mio pensiero non vuole certamente sopraffare nessuno. Io difendo soltanto l’Italia come mio Paese e sarò sempre il primo a portare avanti il made in Italy e tutto ciò che viene prodotto in Italia.
Ma se l’alto adige non si ritiene parte dell’Italia e vuole divenire parte dell’Austria, io non boicotto l’Austria o l’alto adige ma allo stesso tempo non pubblicizzerò mai un prodotto o un territorio in cui non credo e che non e’ parte del mio paese.
Cordiali saluti,
Ciro Pirone

Mario Crosta
14 anni fa

Una volta ho intervistato il direttore di una grande cantina sociale altoatesina. Poiche’ mi sembrava che parlasse meglio il tedesco dell’italiano, gli ho chiesto se si sentiva italiano o austriaco. Lui mi ha risposto: “sud tirolese” e la cosa mi e’ piaciuta tanto, sia perche’ il ragazzo in questione non ha avuto nemmeno un attimo di esitazione, sia perche’ in effetti mi sembra che l’Europa che vogliamo costruire e che stiamo costruendo sia appunto l’Europa delle regioni, piu’ che quella degli stati e la pronta risposta di quel giovane conferma che anche lassu’ la gente rema nello stesso senso e non al contrario. Da’ molto fastidio, non solo a me che sono italiano ma anche al giovane di cui sopra che ha origini austriache, che possano ancxora comparire delle scritte come quella ben mostrata da Franco in testa al post, che mostrano un razzismo ed un’intolleranza d’altri tempi, che credevamo sepolta con Hitler e con la spazzatura della storia. Purtroppo invece queste ideologie bestiali ci sono ancora e sconfiggerle richiede ancora pazienza, ma fermezza, per continuare ad andare avanti e non indietro, verso la pace e non verso la guerra, verso la tolleranza e non l’intolleranza. Ringrazio Franco per aver pubblicato questo post come gli altri che da alcuni anni e su testate diverse dedica con la sua proverbiale sensibilita’ allo stesso argomento, perche’ l’Alto Adige e’ terra di grandi uomini, di grandi vini e non merita certo queste situazioni di benzina sul fuoco, di ferite mai rimarginate, di strisciante nazismo.

francesco doria coda
francesco doria coda
14 anni fa

Ma perché i Südtiroler -quando vanno in esportazione- continuano a scrivere in italiano su tutte le loro etichette di vino Pinot Grigio- e non incominciano a scriverci Grauer Burgunder??
Se proprio il Südtirol non é Italia e fare parte di questa é cosí difficilie e opprimente perché non incominciano a cambiare le cose, per primo quelle piú semplici?
Io un vino sloveno con la scritta Pinot Grigio non l’ho mai visto.
Non é che vogliono solo la parte del filetto senza comprare l’osso?
O come dire si dice dai “Italiener, die von draussn” volete
la botte piena e la moglie ubriaca?

A Giugno sono stato in Südtirol, tanti parenti austriaci non li ho visti, di tedeschi ne ho visto qualcuno, ma a mezzogiorno tutti con il panino in mano a guardare i prezzi dei menu esposti dal di fuori.
Di italiani (quelli che a Merano ricevono la risposta in tedesco) ne ho visti tantissimi, le strade ne erano piene e i ristoranti lavoravano solo con quelli.

Ma com’é, quando andate a New-York il “Cappotto” tricolore vi va bene, perché l’Italia la conoscono e quindi tutto va bene se si deve vendere qualcosa, ma in veritá questo non vi stá bene.

Qualcuno mi sa dire perché un’operaio di Bressanone viene “sponsorizzato” solo perché é regione autonoma, e quello di Arezzo no?

A questa domanda mi sa rispondere qualcuno?

pérvasion
14 anni fa

Signor Doria Coda, il sentirsi sudtirolese significa appunto sentirsi parte di una terra plurilingue. Ecco spiegato perché non abbiamo difficoltà a creare etichette in lingua italiana. Purtroppo, comunque, ha ragione: C’è sicuramente chi l’italiano lo usa solo per opportunismo e non per convinzione.

Non so rispondere alla domanda sulla sponsorizzazione degli operai, perché non sono un tecnico. Comunque a me sovvenzioni di quel tipo non risultano.

Roberto Giuliani
14 anni fa

@Doria Coda
Gli opportunismi fanno parte del vivere di tutte le popolazioni, compresa quella italiana. Qui il discorso è un altro; la piattaforma proposta nel sito di pérvasion è molto chiara e condivisibile, presuppone che la gente sia matura e in grado di guardare al futuro con intenti di cooperazione e condivisione. Finché si faranno le pulci a cercare i difetti, le furberie e le malefatte di alcuni, non si darà la possibilità a chi cerca una via più corretta e sana per affrontare un problema reale e risolverlo in modo pacifico e condiviso. Sentirsi Sudtirolesi è un diritto di chi in quella terra ci vive, come sentirsi italiani o tedeschi. La proposta ha un elemento fondamentale che la rende utile, ovvero la possibilità di essere sudtirolesi e basta, che si sia di madrelingua italiana o tedesca. Questo comporterebbe un passo avanti per la cooperazione delle due etnie, perché nessuno sarebbe più tenuto a sentirsi per forza italiano o tedesco.

Mario Crosta
14 anni fa

Segnalerei questo blog http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=736 e vi sottolineerei l’intervento che ci ha fatto Roberto Giuliani

davide
14 anni fa

Ciò che sognano i signori di BBD non potrà mai essere realtà, si tratta solo di un’utopia. E questo non perchè è una cosa che non può piacere, ma perchè da parte dei tedeschi (compresa svp) fin’ora non c’è stato nessun segnale chiaro verso una vera convivenza pacifica. ricordo che i verdi che si battono a mio sapere per questa convivenza pacifica sono in coalizione con la svp! Finché esiste il disagio degli italiani in Alto Adige non potrà esistere la pacifica convivenza!

Mario Crosta
14 anni fa

Davide, alla luce del tuo intervento tu pensi sinceramente che si possa costruire l’Europa oppure che non ne valga la pena? Io ho 55 anni e abito all’estero, dove c’era il regime del muro di Berlino e i ragazzi si davano fuoco per strada perche’ credevano che non sarebbe mai caduto. Qualcuno diceva che era un’utopia. Invece e’ caduto, e perfino rovinosamente. Tu sei giovane, percio’ ti auguro di vivere a lungo e di poter verificare che quelle che a volte si chiamano utopie possono invece realizzarsi. Certo, ci vuole olio di gomito, capacita’ di stringere i denti. Ma voi giovani non vi tirerete indietro, vero?

davide
14 anni fa

si…ma ripeto, quello che intendevo dire: finchè esiste il disagio degli italiani non ci sarà mai una serena pacifica convivenza…e i signori di BBD partono con l’idea che il disagio nemmeno esiste…quindi partono col piede storto…così non si arriverà a un risultato che vada bene a tutti

Mario Crosta
14 anni fa

Davide, piu’ che di “pacifica convivenza” si dovrebbe parlare di “integrazione”. Che e’ stata difficile anche per gli USA, che nel secolo scorso hanno fatto una guerra civile sanguinosissima e hanno quasi sterminato gli originari abitanti. Oggi nei sobborghi delle metropoli hanno ancora alcuni grossi problemi razziali che non hanno nemmeno iniziato a risolvere, eppure esistono e prosperano. E quasi tutti quei cittadini si sentono “americani”.

davide
14 anni fa

si…ma io (cittadino italiano) non mi devo integrare se vivo nel mio stesso stato (italiano)..caso mai i tedeschi si calmino un pò adeguandosi a noi!

pérvasion
14 anni fa

Mi sembra evidente che la posizione di Davide è speculare, nella sfera etnica opposta, a quella di Eva Klotz. È la contrapposizione etnica dalla quale vogliamo tentare di evadere… e… sì, per ora è un’utopia, ma penso che valga la pena tentare.

francesco doria coda
francesco doria coda
14 anni fa

Per Voi Südtiroler, l’Italia va bene solo quando dovete prendere, quando c’é da dare o almeno condividere, in materia e in idea, tirate fuori le scritte “Südtirol ist nich Italien”.
Il bilinguismo lo criticate, ma lo usate senza nessun problema quando avete la persona davanti che vi porta i soldi.
Mi viene in mente: Botte piena e moglie ubriaca…

luciano
luciano
14 anni fa

Se mi è possibile sdrammatizzare, dico che la scritta in tedesco “non siamo italiani” poteva essere evitata.
Bastava dire di guardare la mise della signora con la treccia nera e tutti: Italiani, Sud Tirolesi e Tedeschi (e forse anche Americani) si sarebbero accorti della non appartenenza alla italica stirpe di questi Gentili Signori.
Luciano

Johann
Johann
14 anni fa

Südtirol ist nicht Italien.

Das ist nun mal so. Daran konntet auch ihr Italiener nach über 90 Jahren nichts ändern ändern. Tut mir leid für Euch.

Hoch Tirol.

Mario Crosta
14 anni fa

Ho fatto ricorso ad alcuni programmi di traduzione on line gratis (vedere http://www.carloneworld.it/Download_Traduttore.htm perche’ sono abbastanza comodi, anche se le traduzioni sono primordiali) ed ho capito il senso della frase di Johann. Penso che tutti i forumisti possano far ricorso a queste traduzioni on line gratis, cosi almeno ci si capisce e ci si sforza di capire. Occhio che pero’ non tutte le parole vengono ben tradotte, a volte occorre confrontare la traduzione anche in altre lingue conosciute o familiari. A Johann risponderei che e’ stata fatta l’Italia, ma ancora non si sono fatti gli Italiani, quindi i sud-tirolesi possono stare tranquilli per almeno altri… 90 anni. L’Italia c’e’ solo da un secolo e mezzo, prima c’erano tanti staterelli, ognuno con una cultura e una lingua diversa e ancora oggi se si parla nello stretto dialetto, un calabrese non capisce un lombardo, un napoletano non capisce un genovese e cosi via. E gli usi e i costumi sono ancora diversissimi, addirittura c’e’ intolleranza reciproca in diversi casi (per fare un esempio i nonni del mio paese chiamavano terun i meridionali e non li trattavano nemmeno alla pari). C’e’ una cosa che pero’ sicuramente ci unisce tutti: la voglia di liberta’. Gli italiani non saranno mai degli “occupanti”. Se pensate invece che i serbi hanno buttato fuori dall’Istria oppure gettato nelle foibe gli italiani per impadronirsi di tutto, cosa che hanno ripetuto nel Kossovo, se pensate che i russi nel Caucaso fecero deportare milioni di persone e ancora oggi laggiu’ c’e’ guerra, beh penso che gli ultimi 90 anni in Alto Adige non siano stati certo a quei livelli e che le tre popolazioni (tirolese, ladina, italiana) di questa vostra bellissima regione possano integrarsi senza troppi problemi. Oggi che i confini non esistono piu’, che l’Europa delle regioni e’ l’obiettivo delle prossime generazioni, non mi sembtra un’utopia. Alla manifestazione d’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, due anni fa a Rutece, il cancelliere austriaco Wolfgang Schussel disse queste parole: “Per questo ci rallegriamo di fronte a un’Europa pacifica, prospera e sicura; delle regioni e del buon vicinato, della solidarietŕ e dei valori comuni, ma anche ottimista, cosciente delle proprie forze e fiduciosa”. Sono parole che condivido al 100%. Tut mir leid für Andere…

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy

202
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x