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E’ morto Sol Lewitt l’artista della Cappella del Barolo

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La coincidenza con la Pasqua ha fatto passare in silenzio, lo scorso 8 aprile, la notizia della morte dell’artista americano Sol LeWitt, nato nel 1928 ad Hartford nel Connecticut, artista concettuale e tra i principali esponenti del movimento minimalista.
LeWitt si era fatto conoscere, verso la fine degli anni Novanta, nel mondo del vino italiano, essendo stato l’autore, insieme all’artista inglese David Tremlett, del restauro e del fantasioso recupero, commissionato loro dai fratelli Bruno e Marcello Ceretto (e dai loro figli), di quella piccola cappella della SS. Madonna delle Grazie, una piccola chiesetta mai consacrata posta proprio al centro di quella porzione del celeberrimo vigneto delle Brunate proprietà dell’azienda vinicola albese. Costruita nel 1914, come racconta il sito Internet dei Ceretto, “per radunare la gente che lavorare nelle vigne circostanti in caso di temporali o violente grandinate”, con il passare del tempo “non più frequentata e quindi trascurata la cappella era andata in rovina”.
Da un incontro tra Tremlett ed i Ceretto nacque l’idea mecenatistica (che poi si rivelò un formidabile strumento di marketing e una geniale pensata pubblicitaria) di ripensare in stile totalmente moderno, con una scelta estetica che non mancò all’epoca di sollevare accese polemiche, la cappella.


Tremlett volle coinvolgere l’amico LeWitt in questo progetto di wall painting (o di wall drawings) riservando a sé il compito di realizzare le decorazioni interne (vedi foto), mentre a LeWitt toccò il più appariscente e clamoroso intervento all’esterno, realizzato con colori sgargianti ed un contrasto cromatico quasi arlecchinesco.
Ero presente, come altri giornalisti e molti altri curiosi, il giorno dell’inaugurazione della Cappella in una splendida giornata di sole, e ricordo benissimo le reazioni contrastanti, di forte apprezzamento dovute al valore artistico del lavoro di Tremlett & LeWitt, o di aperto rifiuto, perché sembrava quasi una “bestemmia” un’opera così moderna inserita in un luogo sacro al vino come le Brunate.
Tra coloro che apprezzarono sostanzialmente questa scelta tanto coraggiosa e un po’ iconoclasta, sostenendo che in fondo la Cappella, così recuperata, non era brutta e aveva una sua grazia, un’indubbia valenza estetica, e che quelle macchie di colore tra i vigneti non erano poi così male, ci fu, me lo ricordo benissimo come fosse adesso, con il suo eterno bunet in testa e un sorriso divertito, perché tutte quelle discussioni, quello scandalizzarsi di alcuni, lo facevano sorridere, Bartolo Mascarello, che non volle mancare a questa inaugurazione e seppure già immobilizzato sulla sedia a rotelle, si fece portare dalla figlia Maria Teresa tra quelle Brunate che tante volte aveva percorso.

Oggi rendendo omaggio a LeWitt, a questo suo estemporaneo, energico e vitale intervento, realizzato insieme a Tremlett, nel cuore della Langa, voglio anche ricordare, a oltre due anni dalla sua scomparsa, l’indimenticabile, insostituibile Bartolo, quel “grande vecchio del Barolo", conservatore, certo, ma mai in maniera museale e polverosa, e sempre aperto, grazie alla sua intelligenza e alla sua cultura, a quel “nuovo” intelligente, a quella possibilità di dialogo tra cultura, arte e vino (altro che portare il Barolo al Festival di Sanremo!), che questa variopinta e allegra Cappella del Barolo in cima alle Brunate ha voluto rappresentare, con fantasia, ironia e grazia.

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Daniele Comoglio

    28/12/2007 at 22:33

    Salve, oggi ho visitato questo luogo. Mi ha fatto una bellissima impressione.
    Se qualcuno si lamenta di questa arte profana, io direi loro di lamentarsi delle enormi scatole industriali nei fondovalle!
    Daniele

  2. guliniano rossi

    06/04/2008 at 11:01

    Nel mio piccolo, dopo aver visto la Cappella del Barolo dopo l’intervento dei due “artisti”, ho smesso di utilizzare prodotti provenienti da LA MORRA.
    Poca cosa, ma … gutta cavat lapidem…
    Cordiali saluti.
    Giuliano Rossi

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