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My Wine Notes

Enoriflessioni

Cosa sanno veramente gli americani sul vino ?

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Volete avere un’idea di quello che l’americano medio, non quello che prende per oro colato i vaticini di Wine Spectator o del Wine Advocate di Robert Parker, ma il semplice appassionato di vino che consuma vino per abitudine e per piacere, cercando di spendere il giusto e di individuare il prodotto che lo gratifica, sa sul vino ? Volete farvi un’idea della sua cultura su concetti enoici quali tannini, terroir, retrogusto, persistenza ?
Bene, vi invito a guardarvi questo divertente filmato, della serie Wine Without fear, ovvero senza paura, proposto dal blog Vino View. Comprensione dell’inglese, anzi americano ed espressioni in slang permettendo, un filmato, come pure questo sul barrell tasting, davvero rivelatorio, che ci dice molte cose su come negli States venga conosciuto e apprezzato e valutato il vino…
p.s. per capire il rapporto tra gli americani ed il vino consiglio la divertente, istruttiva e illuminante lettura dei post inseriti da Gianpaolo Paglia nella sezione What’s America dell’ottimo blog di Poggio Argentiera.

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Luca Risso

    23/04/2007 at 13:35

    Ma secondo lei che differenza ci sarebbe se le stesse domande fossero fatte in Italia?

    Luk

  2. Tommaso Farina

    23/04/2007 at 14:19

    Luca, mi hai letto nel pensiero, e mi sento pure di risponderti: penso proprio di no.

  3. Mario Crosta

    24/04/2007 at 10:59

    Una volta lavoravo in una fabbrica di gomme per biciclette da corsa. Venne da noi un americano e ci disse che per vendere delle gomme da mountain bike nere piu’ dei nostri concorrenti dovevamo proporre ai negozianti di mettere in vetrina delle gomme da mountain bike uguali ma gialle, verdi, rosse, blu, bianche, perche’ non le faceva nessun altro (in quanto solo quelle nere resistono per parecchi chilometri, mentre quelle di altri colori si sfaldano subito). Quando il cliente entrava in negozio per comprare le gomme del colore che aveva visto in vetrina, allora il negoziante doveva far finta di cercarle in magazzino e nel frattempo doveva parlare col cliente dicendo che quelle nere erano migliori, declamandone le lodi. Dopo alcuni minuti di finta ricerca bastava dire al cliente che non ce n’erano piu’ di quei colori ma solo di nere, che per averle di quei colori bisognava aspettare 3 mesi, che intanto pero’ poteva provare quelle nere a un prezzo d’offerta vantaggioso… e si vendevano le normali gomme nere. Totale della fiera: abbiamo prodotto per le vetrine 2.000 gomme verdi, 2.000 rosse, 2.000 gialle, 2.000 blu e 2.000 bianche, ma abbiamo venduto almeno un milione di gomme nere. Questo e’ il business in America.
    Per il vino siamo sugli stessi livelli. Ho visto il peggior produttore americano di vino, che e’ anche il piu’ grande del mondo intero (perche’ vende circa l’1% della produzione mondiale, un qualcosa come la meta’ dell’intera produzione della Grecia…) mettere un vinaccio rosato in caraffe a clessidra con un tappo largo per riuscire a vanderlo a decine di milioni di litri. In Italia una trentina di anni fa Ezio Rivella che dagli americani ha imparato molto invento’ il Nano ghiacciato, un vinaccio bianco messo in vasetti tipo omogeneizzati dalla San Pellegrino e pubblicizzato da Amanda Lear, che ebbe due anni di successi ma era tanto cattivo che non lo fecero piu’.
    Chissa’ che qualche produttore non metta del ketchup nel vino per venderlo agli americani…

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