Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa
My Wine Notes

Libiam nei lieti calici

Valtellina superiore Grumello Rocca De Piro 2002

Pubblicato

il

Mi ha dato parecchie delusioni l’amata Valtellina ultimamente, ma non certo per colpe sue, che non ha, bensì per il comportamento, molto deludente e sconcertante, di svariate persone, che non hanno voluto capire o hanno fatto finta di non capire, per quieto vivere, per interesse mercantile, per poca volontà di esporsi e mettersi in gioco, che determinate battaglie che avevo innescato non erano certe dettate da protagonismo, ma da un grande amore per la loro terra e da una forte volontà di difenderne la corretta immagine.

Deludono certi uomini in Valtellina, sconcertano determinate situazioni che lasciano l’amaro in bocca, ma, fortunatamente, continuano a non deludere e ad essere fedeli a se stessi, sinceri, autentici, i vini, che nei migliori dei casi (perché non è tutto oro che luccica tra i vigneti e le cantine valtellinesi e ci sono anche parecchi vini che rinunciano stupidamente, per un ragionamento suicida, a testimoniare da quale posto splendido e unico provengano, di quale uva, la Chiavennasca alias Nebbiolo, siano magnifica espressione) offrono emozioni uniche, purissime, che se non si è mai stati tra questi vigneti terrazzati, sotto questo cielo, si non è respirato quel clima, antico e anacronistico se si vuole, di viticoltura eroica di montagna, è difficile capire.

Qualche sera fa pertanto, quando maggiore erano l’amarezza e l’avvilimento per quanto era successo, per taluni comportamenti che continuo a giudicare ingiustificabili, per riconciliarmi con la Valtellina (dove pure per fortuna so di contare su diversi amici veri, che non hanno mancato di essermi vicini in queste poco simpatiche circostanze) ho pensato bene di trovare risposte e conforto in un vino di un’azienda che amo molto e che so bene quanto abbia sofferto, prima e ben più di me, a causa della tracotanza dei potenti e della loro abitudine a non guardare in faccia a nessuno e non fermarsi di fronte a nulla quando si tratta di fare i propri interessi. Che non coincidono di certo, è ovvio, con quelli del comparto produttivo valtellinese e di quei produttori onesti e per bene, che sono molti, che continuano a sperare un futuro migliore per la loro Valle.

Non ho stappato una di quelle riserve più importanti, (i Sassella Rocce Rosse e Vigna Regina, il Grumello Buon Consiglio, l’Ultimi Raggi) capaci di evolvere magnificamente e vincere un’immaginaria sfida con il tempo, che l’azienda in oggetto Arpepe, alias Arturo Pelizzatti Perego, produce ottenendo un crescente successo da parte di estimatori italiani ed esteri stanchi di falsi grandi vini, di Valtellina proni al gusto internazionale, di vini senz’anima e in qualche caso anche senza dignità.

Mi è bastato aprire, scegliendo appositamente un’annata che in questa bellissima vallata settentrionale di Lombardia è stata grandissima, ovvero il 2002 (ben altra musica rispetto ai balbettii e ai vini vorrei ma non posso di Montalcino, delle Langhe, della Valpolicella, del Chianti Classico), un vino meno impegnativo com’è il Valtellina Superiore Grumello Rocca De Piro, che prende il nome dal Castello Grumello De Piro del tredicesimo secolo che domina la zona dove viene prodotto, ovvero la sottozona del Grumello posta nei comuni di Sondrio e di Montagna in Valtellina.

Un vino che il produttore ama definire “giovane e di pronta beva”, capace di “esprimere i profumi rubati al bosco”, con quel 95 per cento di Nebbiolo corretto da una piccola percentuale un solo cinque per cento di uve autoctone come la Brugnola e la Rossola (definita anche Coda di Volpe della Valtellina). Un vino schietto, che non ha altro obiettivo dichiarato se non quello di farsi bere con estremo piacere e di cantare le lodi, ovviamente enologiche, della Valtellina e dei suoi terroir di montagna, prodotto in maniera classica, con vinificazione tradizionale di medio lunga durata sulle vinacce e affinamento trascorso, dopo un avvio in acciaio, in grandi botti di rovere da cinquanta ettolitri, per una durata di due anni.  

Vino vero e sincero, con il suo colore rubino splendente vivo brillantissimo, con riflessi tra il granato ed il corallo acceso, che non può che evocare certi emozionanti tramonti valtellinesi, certi fine serata estivi quando il tempo sembra sospendere il suo corso e puoi rimirare dall’alto il profilo di monti, colline e chiese, l’ordinata e tenace distesa dei vigneti rubati alla roccia e al bosco, questo Grumello mi ha riconciliato con la “mia” Valtellina, restituito il sapore ed il senso, la necessità ed il destino di un amore che mi sembrava infranto e tradito.

Un vino bellissimo, semplice, pulito, dal naso freschissimo e floreale, netti la rosa canina, la salvia, le erbe di montagna, che via via si apre su nettissime note fruttate di lampone e di ribes, succose, dolci il giusto, per acquisire poi una dimensione selvatica scandita da note di sottobosco, cuoio, polvere da sparo, pelo di selvaggina (l’impressione di una lepre che corre via veloce e del balzo del capriolo che corre incontro alla libertà) e soprattutto il nitore incisivo, petroso, appuntito della roccia, quella dimensione intensamente minerale che lo caratterizza.

E poi che gratificazione, nella sua semplicità, nella sua nettezza ed essenzialità, sin dal primo sorso da questo Grumello, con un attacco asciutto e scabro, scattante, nervoso il giusto che poi, anche se il vino si dispone verticalmente e conquista il fine bocca con una grande lunghezza e persistenza, un’estrema sapidità e ricchezza di sapore, regala una sensazione quasi vellutata e calda, grazie ad un frutto polputo ma croccante, ad un sostegno tannico di buon spessore, ad un alcol (tredici gradi, non i 14-15 di certi vinoni enfiati e concentrati non si sa come) perfettamente calibrato. Questo senza dimenticare il ruolo rinfrescante, vivificante, energetico, vera spina dorsale del vino, di un’acidità presente ma mai fuori misura, che facilita la beva e dà un non so che di salino e di minerale, netto, preciso, inconfondibilmente nebbioloso e valtellinese, al vino.

Sono questi, Valtellina mia cara, i vini che fanno davvero la tua nobilitate e riscattano il conformismo, la pavidità, il disporsi “allineati e coperti” di troppi…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
Fai click per commentare

0 Commenti

  1. danilo

    12/03/2007 at 00:20

    Adoro anche io quei vini. Le riserve aziendali sono vini che, sia pur comprensibilmente difficili da capire (ooops !) , non possono non colpire.
    Di contro, per essere veramente grandissimi, a mio parere un filo filo in più di presenza in bocca, un filo filo in più di esplosività non guasterebbe. Almeno per i pochi assaggi che ho fatto io.
    A leggere la tua descrizione, però, mi sembra che questo Grumello abbia quel che a me pare manchi. Con tutto che il Rocce Rosse il Buonconsiglio sono vini eccellenti e suadenti: più di un riferimento alla Borgogna, ho sentito.

    Di certo, nel panorama Valtellinese, ArPePe apre il cuore.

    Corro lassù !

  2. orfeo

    12/03/2007 at 12:44

    Sig. Ziliani quando fa queste stupende degustazioni ( beato lei) non potrebbe indicare anche il prezzo indicativo? Grazie

  3. Franco Ziliani

    12/03/2007 at 13:09

    Subito accontentato Orfeo. Il produttore mi ha comunicato che in enoteca il vino dovrebbe costare intorno ai 15 euro. A mio avviso pienamente meritati

  4. RoVino

    12/03/2007 at 16:33

    @ORFEO
    non so dove abita, ma se può interessarle, i vini di Arpepe sono disponibili anche a Roma presso l’enoteca bistrot Uve e Forme, sita in via Padova 6/8, tel. 06/44236801.
    Saluti

  5. orfeo

    13/03/2007 at 13:26

    Grazie RoVino ma abito nel Canton Ticino, Svizzera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy