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My Wine Notes

Enoriflessioni

Tranquilli: le guide non mi cercano ed io non sto cercando loro…

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Ancora a proposito di guide e di Vini Buoni d’Italia
Rileggendo quel che ho scritto a proposito della guida Vini Buoni d’Italia, che ho definito testualmente “una guida migliorata ma ancora migliorabile”, mi è sorto il dubbio che qualcuno, considerando la mia particolare predilezione e conoscenza del Piemonte e dei suoi vini (di Langa in particolare), possa considerare i miei appunti alle tante (troppe) assenze significative di importanti aziende di Langa in guida ed il mio meditato giudizio secondo il quale “il Piemonte continua ad essere il punto debole di Vini buoni d’Italia”, come una forma di auto-candidatura a far parte dello staff che realizza la guida. Un po’ come dire “prendete me e vedrete che allora sì che il Piemonte sarà fatto come Bacco comanda”…

Sebbene sia convinto che potrei, insieme ad un paio di amici e collaboratori (tipo il sommelier e giornalista Alessandro Franceschini, il mio ex collaboratore a WineReport, oggi assessore all’agricoltura del Comune di Saluzzo, Michele Fino, ad alcuni altri degustatori e sommelier di mia fiducia), realizzare una fotografia “guidaiola” del Piemonte del vino di oggi a prova di contestazione e autorevole (anche per molte aziende che magari non hanno accettato di fornire i loro vini in degustazione), preciso che non ho alcuna intenzione di candidarmi a collaborare a questa o ad altra guida.

E tantomeno una simile intenzione (lo dimostra il fatto che nonostante l’ampio rinnovamento di Vini Buoni d’Italia ed il coinvolgimento come co-curatore dell’amico Luigi Cremona, nessuno si sia sognato di chiedermi se potesse interessarmi partecipare a questa rinnovata edizione) l’hanno curatori e direttori di guide ed editori, che vogliono vivere tranquilli e non desiderano “problemi”.

Questa mancata intenzione non perché, ad opinione generale, io non sappia degustare altrettanto bene rispetto a quanto sanno fare la maggior parte degli esperti o presunti tali che collaborano alle varie guide e non sia in grado di raccontare, in schede, l’anima delle aziende ed il responso dei vari assaggi, ma semplicemente perché, con quello che vado scrivendo da anni, in totale libertà, e senza guardare in faccia a nessuno, io appaio alle varie guide come un “cane sciolto” assolutamente non controllabile e non disponibile ad accettare quei compromessi che la realizzazione di un prodotto editoriale come una guida dei vini necessariamente impone.

Non offrendo queste garanzie, ed essendo per di più visto, come in fondo sono, quale un solista, un battitore libero (anche se con WineReport avevo messo in piedi un bel team), e per di più come una persona che alle guide non le ha mandate a dire, ma ha puntualmente denunciato loro errori, limiti, contraddizioni, carenze di credibilità, stranezze, ecc, come potete pensare che ad una guida venga la “balzana” idea di chiedermi di collaborare, di assumere incarichi di responsabilità, di mettere insieme, ad esempio occupandomi di una regione che ben conosco come il Piemonte, una mia squadra ?

Non ci penseranno mai, né tantomeno ci penso io, anche se sono certo che i collaboratori validi, le persone capaci e moralmente e deontologicamente inattaccabili, i veri esperti, non avrei problemi ad individuarli e indurli a collaborare con me, e anche se so bene che una guida, come potrei pensarla io, forse appartiene al mondo dei sogni, o delle utopie o è pura illusione…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Pingback: Vino al vino

  2. RoVino

    04/12/2006 at 11:18

    Non ho ancora a disposizione la guida, per cui non faccio commenti, ma mi domando, non sono piemontesi quelli che assaggiano i vini della regione? Tutte queste assenze dipenderanno da una mancanza da parte dei selezionatori o dalla non partecipazione volontaria di alcune aziende? E se, come mi è stato riferito, l’obiettivo era di aumentare considerevolmente il numero di coronati, come mai la rappresentanza piemontese, a tuo dire (ripeto, non ho ancora la guida a disposizione) e conoscendo la tua grande esperienza credo proprio di poterti credere, è così incompleta?

  3. Carlo Merolli

    04/12/2006 at 13:45

    Certo Franco, le assenze che hai citato sono solo spiegabili o con etilismo o con malafede, e spero che Vini Buoni abbia la buona grazia di risponderti( riponderci) spiegando, a noi come ai proprii lettori le motivazioni ( magari anche giustificate!…) di questa non inclusione.

    Poi scrivi :

    “quei compromessi che la realizzazione di un prodotto editoriale come una guida dei vini necessariamente impone”

    Mah, non sono molto d’accordo su quel “necessariamente”…..

    Ciao,

    Carlo

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