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My Wine Notes

Indignazioni

Il Tocai diventa Friulano: ma quanto tempo si è perso !

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La notizia, nonostante la coda vacanziera, è faticosamente trapelata nei dispacci d’agenzia. In base ad un decreto del Ministero della Politiche Agricole Alimentari e Forestali, quel delizioso vino che fino ad oggi legioni di affezionati consumatori di vini bianchi erano abituati a chiamare come Tocai friulano cambia ufficialmente nome e assume l’appellativo di Friulano tout court.

La lunga, faticosa, estenuante e costosa battaglia, voluta dai produttori friulani per tentare di bloccare e rovesciare la decisione della Comunità europea di assegnare l’utilizzo della denominazione di Tokaji solamente all’omonimo vitigno ungherese a partire dall’aprile 2007, si è conclusa, con uno strascico, inevitabile, di polemiche, delusioni, rancori, amarezze che con un comportamento diverso si sarebbero potute evitare.

Dal 2007 sulle etichette del più diffuso, emblematico e commercialmente importante (anche per la vastità della superficie vitata) vino bianco prodotto in terra friulana non apparirà più quel nome, Tocai, per generazioni e generazioni sinonimo di tajut, di bianchetto bevuto allegramente e senza impegno, ma anche di straordinari vini di notevole personalità e caratura.

Nel mondo del vino, anche se è sostanzialmente un’ingiustizia, di “Tocai” ce ne sarà uno solo, il completamente diverso, per grafia del nome, per tipologia di vino, per terra d’origine, per uve da cui è prodotto, Tokaji ungherese, mentre il Tocai friulano (nome di vitigno) ed il Tokay Pinot gris alsaziano diventano rispettivamente Friulano e Alsace Pinot gris. Anche se gli alsaziani, più svelti e pragmatici degli italiani, alla decisione relativa al nome del loro vino erano già arrivati, dapprima con il doppio nome Tokay Pinot gris, quindi Pinot gris e basta, da parecchi anni…

Resta da chiedersi perché questa a conclusione di buon senso – anche se per i viticoltori friulani continuerà ad apparire una sconfitta – non si sia arrivati prima, perché si siano persi tanti anni da quando, nel 1993, la decisione della Comunità Europea era stata resa nota ed era apparsa ineluttabile, perché siano state incoraggiate inutili illusioni, perché sia stato sperperato un sacco di pubblico denaro in contenziosi, ricorsi, consulenze di avvocati, pronunciamenti, tavole rotonde, prese di posizione, petizioni che alla fine non hanno portato a niente e non hanno potuto cambiare un destino, quello del Tocai friulano, che era già stato deciso.

Fa indubbiamente piacere, per il rispetto che è doveroso avere per i produttori friulani di Tocai, che sono state vittime incolpevoli di questa decisione comunitaria, apprendere che “il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali d’intesa con la regione ha deciso lo stanziamento di 15 milioni di euro in tre anni a partire dal 2007 per promuovere e far conoscere il nuovo nome di Friulano".

Viene però da chiedersi se in questi anni, innegabilmente persi tra tribunali e corti di giustizia varie, i viticoltori friulani, siano stati sempre consigliati, dai loro rappresentanti nei Consorzi, dai responsabili politici ad ogni livello, dagli assessorati all’agricoltura comunali, provinciali, regionali sino ai responsabili del dicastero delle Politiche Agricole, nel modo migliore o se invece non siano stati oggettivamente danneggiati, impedendo loro di rivolgersi tempestivamente al consumatore finale e comunicare per tempo che quel vino sinora chiamato Tocai friulano dal 2007 si sarebbe chiamato Friulano e basta, di informarlo, di aiutarlo a prepararsi a questo che non è un cambiamento da poco.

Ora, a partire da settembre, bisognerà fare le corse, recuperare il tempo (tanto tempo) perduto inutilmente, improvvisare, fare “miracoli” in un certo senso, tentando di fare in un breve lasso di tempo, con un lavoro di comunicazione e promozione che mi auguro venga fatto in maniera intelligente e professionale, quello che, se avesse funzionato quella logica della programmazione e delle strategie a lungo termine che per il vino italiano è merce rarissima, quello che si sarebbe potuto fare, senza fretta, step by step, in vari anni.

Anni sprecati, anni persi, inutilmente a rincorrere il miraggio di un ricorso che solo gli ingenui potevano ritenere – con il “peso” che ha l’Italia nel mondo agricolo comunitario – si sarebbe potuto vincere.

Per fortuna oggi gli anni dell’improvvisazione, delle facili e demagogiche illusioni e dei dilettanti sono finiti: oggi al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali al posto dei Pecoraro Scanio e degli Alemanno c’è un vero esperto come Paolo De Castro.
Vi fosse arrivato prima, il decreto che ahimé, tardivamente fissa in Friulano il nuovo nome dell’ex Tocai friulano sarebbe agli atti da tempo e non cronaca di oggi…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. mario

    27/08/2006 at 17:29

    Caro Franco,
    ti passo una notizia ancora migliore, ricevuta da un dirigente della CIA:
    ” Egregio signor (Mario),
    ho ricevuto entrambe le sue lettere e la ringrazio molto. Ho apprezzato l’indicazione che lei ci da’ di
    continuare ad usare la denominazione di Tocai Friulano. Forse tra poco nascera’ qui in Friuli un movimento di viticoltori che si opporra’ al cambio del nome e
    continuera’ ad usare la denominazione Tocai. Speriamo bene.
    La ringrazio di nuovo e la saluto cordialmente.
    Dante Savorgnan”.

  2. Franco Ziliani

    27/08/2006 at 18:05

    se quei produttori hanno tempo ed energie da sprecare (e soldi da spendere per prevedibili multe che arriveranno…) facciano pure, la realtà é quella che é e non tenerne conto e far finta che non sia così non serve a nulla…

  3. Riccardo Modesti

    29/08/2006 at 23:26

    Non poteva che finire così: basta mettere insieme degli sprovveduti politici italiani con degli altrettanto sprovveduti produttori di vino, tutti senza un’idea di cosa significhi muoversi nel mondo al di fuori del proprio orticello, che qualsiasi frittata riesce. Sentiti sul tema alcuni di questi vanagloriosi produttori friulani quattro anni fa a Merano, alla domanda “ma cosa pensate di fare” mi risposero quasi tutti “niente, speriamo che alla fine vada tutto bene”. E ben gli sta.

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