Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa

l'edicola enologica

Vino al vino: cronache gastronomiche… Da leccarsi i baffi. La lezione di Mario Soldati

Devo confessarlo: questo blog non porterebbe questo nome e forse non esisterebbe nemmeno ed io magari scriverei in maniera diversa o mi occuperei di tutt’altro, se anni fa non mi fossi imbattuto in uno di quei libri che ti cambiano la vita mostrandoti la misura di uno stile. Perché Gino Veronelli, il primo e secondo […]

Print Friendly, PDF & Email

Pubblicato

il

Devo confessarlo: questo blog non porterebbe questo nome e forse non esisterebbe nemmeno ed io magari scriverei in maniera diversa o mi occuperei di tutt’altro, se anni fa non mi fossi imbattuto in uno di quei libri che ti cambiano la vita mostrandoti la misura di uno stile.

Perché Gino Veronelli, il primo e secondo Veronelli, non l’ultimo, che del vero Gino è stato solo un epigono, era grandissimo con le sue guide garzantiane all’Italia piacevole, Paolo Monelli elegantissimo e raffinato, Gioann Brera un maestro e l’inventore di una lingua unica, con la sua Pacciada, ma di fronte a Mario Soldati e al suo Vino al vino, giù il cappello signori miei, che passa l’inimitabile campionissimo, il Coppi della letteratura enogastronomica.

Non è un semplice libro, difatti, quest’opera, pubblicata da Mondadori nel 1981, “che riunifica i tre volumi, ciascuno dedicato ad un itinerario, usciti il primo nel 1969, il secondo nel 1971 ed il terzo nel 1975”, ma per chiunque faccia questo strano mestiere che è il mio un sacro testo di riferimento, una sorta di bibbia laica del mangiar e bere, un modello in cui qualche modo, presuntuosamente, tendere, per cercare di orientare non tanto il proprio stile di scrittura, ma un modus operandi e narrandi.

Difficile, difatti, non rimanere colpiti e pesantemente influenzati da questo romanziere, regista, documentarista di genio, ma soprattutto scrittore nel profondo, che ad un certo punto della propria vita, quando è già un personaggio affermato ed un nome ben noto, decide di andare in giro per l’Italia, da nord a sud, dall’Alto Adige alla Sardegna alla Sicilia, alla ricerca di cibi e vini genuini, in un pellegrinaggio fatto più per se stesso, per compiacere la propria golosità, che per un’esigenza di servizio nei confronti dei lettori.

Con inarrivabile curiosità, arguzia, ironia, con uno spirito descrittivo, di uomini, ambienti e situazioni, straordinario, dall’alto di una cultura mai ostentata, ma sempre lì a costituire la base solida di ogni ragionamento, Soldati ci racconta un’Italia della cucina e dei vini vivacissima eppure, agli occhi di chi legga o rilegga per l’ennesima volta oggi i suoi reportages, lontana, perché anche se sono passati solo 30-40 anni da quando lo scrittore percorreva golosamente lo stivale le cose sono profondamente cambiate e molti di quei personaggi non esistono più.

E quella Italia del vino, ingenua per certi versi, ma profondamente sana, popolata da galantuomini per i quali produrre vino genuino era innanzitutto un imperativo morale, è stata sostituita da un mondo variopinto popolato di enologi – winemaker, addetti alla comunicazione e alle pubbliche relazioni, esperti di marketing, analisti del mercato, importatori, consulenti, venditori e venditrici di barrique, procacciatori di pubblicità e redattori di guide enologiche.

Un mondo vivace, non v’è alcun dubbio, ma sideralmente lontano da quella civiltà tra il contadino ed il borghese che Soldati descrive, da quel mondo, fatto di buone maniere, nel quale si aggira cercando di restituirne la grazia ed il decoro con straordinaria leggerezza, buon gusto e semplicità.

Oggi, se non cercandolo in biblioteca, Vino al vino è un libro letteralmente introvabile, e molto bene dunque ha fatto, anzi benissimo, una casa editrice molto attenta alla cultura materiale e alla letteratura come Derive Approdi, nel pubblicare, nel centenario della nascita (Torino, 17 novembre 1906) di Mario Soldati, una splendida antologia, curata e commentata da Silverio Novelli (al quale va il mio sincero bravo !) che sotto il titolo, azzeccatissimo, di Da leccarsi i baffi. Memorabili viaggi in Italia alla scoperta del cibo e del vino genuino, (302 pagine 15 euro mail ), raccoglie larghi stralci da Vino al vino, oltre a pagine, di argomento enogastronomico, che facevano parte di Un prato di papaveri, Lo specchio inclinato, Storie di spettri, L’avventura in Valtellina, America primo amore e altre cose ancora.

Che assoluta meraviglia, e quale godimento rileggersi oggi queste pagine, che hanno il fascino del datato senza essere assolutamente vecchie, polverose o scadute !
Quali tesori di vivacità, di brio, quale acuto spirito d’osservazione e quali geniali enologiche trovate – lo Chambave rouge definito “fresco, scivoloso, amarognolo, come leggermente affumicato”, il Gattinara “asciutto, un amaro tutto amaro, di un amaro gradevolissimo”, il Valpolicella di Quintarelli “il meno lontano da quello di Hemingway”, il Picolit profumato “di noce” e dalla fragranza “che proviene dalla decisa formazione di un estere, e cioè dalla combinazione di un alcool con un acido: freschezza, in questo caso, inebriante e che ricorda la gardenia, la datura, la zagara, il bergamotto”, l’Asprino (non Asprinio) di Aversa “assolutamente secco” come nessun bianco al mondo.

E poi ragionamenti preveggenti dalla lucidità incredibile, come quando di fronte ad un Gaglioppo o Magliocco di un leggendario marchese cirotano è spinto a fantasticare pensando che il “sapore che un certo vino ha oggi mentre è giovane sarà vanificato: il mistero del vino di un tempo sarà svelato soltanto il giorno in cui qualcuno inventerà il computer organolettico, capace non di archiviare i componenti chimici del vino, ma di descrivere il suo gusto e il suo profumo, e, soprattutto, di riprodurlo fornendone campioni anche a distanza di secoli. Allora, forse, tutto sarà senza inganni, come nell’Età dell’Oro”.

O confessioni lunari della propria natura di assaggiatore, paragonata a quella del degustatore professionale, che lo portano a dire chiaramente: “non sono un tastevin, non sono un professionista dell’assaggio. L’entusiasmo che provo all’inizio di qualunque viaggio (…) mi condizionano ottimisticamente. Chi fa l’assaggiatore di mestiere, chi assaggia vino tutti i giorni e molte volte ogni giorno , sputa sentenze con la stessa facilità con cui sputa il vino (e lo deve sputare se non vuole rapidamente ammalarsi). Ma un dilettante come me non può e non è giusto che possa, e deve dunque affrontare impavidamente il rischio di una malattia”…

Finezza, curiosità, cultura, intelligenza, una capacità di scrittura incredibile in questa antologia da leggere, rileggere e regalare agli amici veri. Un piccolo capolavoro da delibare e davvero… da leccarsi i baffi

Print Friendly, PDF & Email

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
4 Commenti

4 Commenti

  1. Pingback: Radio Simplicissimus

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy