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My Wine Notes

Indignazioni

Perché non possiamo non essere nostalgici…

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Cara Inter, quanta divorante nostalgia, quale canina malinconia pensando a quello che siamo stati e a quello che siamo oggi !

Ieri
Presidente: Angelo Moratti
Allenatore: Helenio Herrera
Formazione: Sarti, Burgnich, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso.
 
Oggi
Presidente: Massimo Moratti
Allenatore: Roberto Mancini
Formazione: Toldo, Cordoba, Materazzi, Samuel, J. Zanetti, Figo, Veron, Cambiasso, Stankovic, Recoba, Adriano

Ieri dei campioni, degli uomini veri, un grande presidente, un vero allenatore, il Mago, un grande manager ed esperto di calcio, Italo Allodi.

Oggi il figlio di un grande presidente, che grande presidente non sarà mai, una scommessa di allenatore, una società senza idee, un’accozzaglia di "uomini" (quelli di questa formazione, ma si potrebbero aggiungere tanti altri mediocri che formano la rosa) che ignorano cosa sia lo spirito di gruppo, l’unità d’intenti, il coraggio e disonorano la maglia nerazzurra.
Una “squadra” apallica come l’avrebbe definita il grande Gioan Brera, senza carattere, senza dignità, senza vergogna.
E così, noi che l’Inter nonostante tutto amiamo, continuiamo non solo a soffrire, in silenzio, ma a far ridere il mondo intero, barzelletta in forma di "squadra"

Povera cara Inter, quanta nostalgia !

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. mario

    05/04/2006 at 16:24

    Penso sempre al nostro Vicepresidente scomparso, l’alpino e avvocato Prisco. Ci manca il suo cuore, ci manca il suo stile. La squadra può anche giocare un buon calcio e perdere, oppure un calcio noioso e vincere all’ultimo minuto, come ci aveva abituato Don Helenio. Ma senza cuore e senza stile non sarà mai più grande. Mai più. Esattamente come un vino senz’anima, che può ricevere consensi soltanto dai crostacei rossi, ma non sarà mai un gran vino. Cosa fare? Dare spazio al vivaio. Siamo ricchi di ragazzini che danno l’anima quando scendono in campo. Fuori i campioni che hanno perso le palle (quelle che stanno sotto la terza gamba, non solo quelle di cuoio) e mettiamo in campo i bebè. Lo fece polemicamente Don Helenio a Torino credo nel ’61, e quel giorno si scoprì un vero talento come Sandro Mazzola. Un abbraccio da Mario

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