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“Giornalismo” parassita

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Questo è un discorso generale, anche se sono certo, anzi, mi auguro che qualcuno, anche se si tratta solo di un carneade, di un omino piccolo piccolo, leggendo queste parole, capisca che sto pensando proprio a lui…

Sono ben consapevole che nel mare magnum dell’informazione di oggi, nel flusso continuo e disordinato d’informazioni diffuse su carta e su Internet, vale la regola, codificata dallo scienziato francese Antoine Laurent Lavoisier secondo la quale “nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Può pertanto anche capitare che persone diverse, nello stesso momento, possano scrivere le stesse cose, esprimere, soprattutto nel maelstrom della Rete, pensieri simili.

Ma quando si arriva a parlare di un fatto, evidenziato e portato all’attenzione della gente da una sola persona e da questa pubblicamente commentato, non solo la deontologia giornalistica (che forse qualcuno non sa nemmeno che cosa sia), ma anche le elementari norme di correttezza e di buona educazione, che anche in questo mondo confuso e frettoloso non dovrebbero mai venire meno, richiederebbero che, doverosamente, si citasse la fonte originale.
E che si ricordasse che si torna a parlare di quella notizia e a ricamarci sopra proprio perché è stato Mister X per primo a scoprirla e portarla all’attenzione…

Quando questo non accade, quando il pescare quel che altri dicono spacciando per propria la “scoperta” diventa prassi generale, anzi espressione di un modo di fare, di uno “stile”, allora ci si trova di fronte non solo ad un modo scorretto di fare “giornalismo” e “informazione”, ma ad una vera e propria forma di parassitismo.

Una “informazione” parassita e malata, anzi, da cui occorre diffidare e prendere risolutamente le distanze…   

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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