Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa
My Wine Notes

Enoriflessioni

Questa é la globalizzazione, bellezza !

Pubblicato

il

Due giorni trascorsi in Valle d’Aosta per seguire i lavori del primo Congresso internazionale sulla viticoltura di montagna ed in forte pendenza organizzato dal Cervim, mi offronto l’ennesima conferma che la globalizzazione nel mondo del vino sia ormai una prassi diffusa e, temo, inarrestabile.
Un esempio semplice semplice.


Una relazione ci ha informato sulla nascita, in Brasile, delle prime codificazioni di zone di produzione , o Indicazioni Geografiche (IG),  Vale dos Vinhedos e Pinto Bandeira. Poste nella regione della Serra Gaucha.
Zone con altezze intorno ai cinquecento metri, con forti pendenze, con condizioni di coltivazione, su terrazzi, degne di una viticoltura di montagna.
Bene, cosa hanno piantato in queste zone ? J. Tonietto del Centro Nacional de Pesquisa de Uva e Vinho di Bento Golçalves ci ha informato che le varietà più diffuse sono le seguenti:
in rosso Cabernet franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Tannat
In bianco Chardonnay e.. tenetevi forte, Riesling italico. Roba da Oltrepò pavese…
Siamo in Brasile, in zona tropicale, ma i vini rischiano fortemente di essere gli stessi, noiosi, ripetitivi, senza esprit e génie du terroir, che troviamo ormai in tutto il mondo.
Questa é la globalizzazione del vino, amici miei…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
Fai click per commentare

0 Commenti

  1. Marco Tiratore

    23/03/2006 at 12:09

    … beh , li sono andati sul sicuro , se vogliono in qualche modo vender del vino … non conosco le loro uve locali , ma penso che un Nebbiolo o un Pinot Nero , ai confini della foresta equatoriale , sarebbe stato un piccolo azzardo …

  2. Cape

    30/05/2006 at 13:11

    E’ una questione di globalismo sfrenato, che vuole un sistema neoliberista del mercato, cioè senza regole, in modo tale da abbattere i costi. Tanto poi ci pensa il marketing a rimettere a posto una notta troppo acidula o una struttura incosistente.
    E poi gli acquirenti di questo vino globalizzato sono sostanzialmente i nuovi ricchi e gli americani, cioè persone prive di papille gustative, che affidano la sceta del loro vino a wine spectator(che ha dato 91 all’ornellaia…)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy