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My Wine Notes

Enoriflessioni

Diritti violati: perché non un seggio speciale per votare al Vinitaly ?

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Quanti saremo, pardon, quanti saranno (io me starò sicuramente a casa, in tensione, come se si trattasse di una finale di Champions League con la mia Inter di scena…) domenica 9 aprile, le donne e gli uomini del vino, anzi, i cittadini italiani, che impegnati per il Vinitaly a Verona e quindi lontani dalle loro case e dai loro seggi elettorali, non potranno esercitare, come sarebbe giusto, il diritto di voto ?

Possiamo ipotizzare, calcolando che nel 2005 i visitatori nei cinque giorni della rassegna vinicola veronese sono stati circa 143 mila, un numero intorno a 10-15 mila persone. Non sto pensando, ovviamente, ai visitatori locali, che dispongono di tutto il tempo che vogliono per votare e venire in fiera (decisamente consigliabile votare prima di sottoporsi ad una raffica di assaggi e non viceversa…) o gli espositori provenienti dal nord est i quali, domenica sera dopo le 19, oppure lunedì 10, ultimo giorno di Vinitaly, magari anticipando la partenza dalla fiera, riusciranno a fare il loro dovere esprimendo la loro preferenza per il candidato Berlusconi o per il candidato Prodi.

Mi riferisco, invece, ai tantissimi produttori (e agli operatori commerciali) giunti a Verona dal Centro e dal Sud Italia che si troveranno impossibilitati, anche se volessero, a fare altrettanto.
Bene, fossero solo mille, ma saranno molti di più, a questi cittadini italiani la burocrazia e la complessa macchina elettorale che finalmente, vivaddio, consentirà agli italiani residenti all’estero non solo di votare, ma di eleggere loro rappresentanti, negherà, di fatto, il sacrosanto diritto di esprimersi.

Signori politici, è già abbastanza difficile, in questa più che in precedenti elezioni, sottrarsi alla tentazione di restarsene a casa (o recarsi al mare o in montagna) che non avevamo di certo bisogno di vedere in quale scarsa considerazione venga tenuto il “popolo del vino” che ogni anno, da quarant’anni, si dà appuntamento a Verona, per trovare ulteriori valide ragioni per non “sporcarci le mani” e lasciare agli altri l’incombenza di decidere chi debba governare questo benedetto Paese nei prossimi anni.
Però, poiché viviamo nella speranza, o nella beata illusione, di vivere in un Paese normale, seppure “turandoci il naso”, come amava dire Montanelli, e trovando gli stimoli, che scarseggiano, dalla prospettiva di un “voto punitivo”, contro qualcuno che non ci piace punto, più che da quella, auspicabile, di un "voto fiducioso", a favore di un programma e di un leader che ci convincono, ci sarebbe tanto piaciuto che a tutti coloro che domenica 9 aprile si troveranno, per lavoro, a Verona, fosse concesso di essere cittadini fino in fondo.
In altre parole di poter votare anche a centinaia di chilometri di distanza dai seggi elettorali.
Proprio come è consentito ai cittadini statunitensi o francesi che a Milano o Roma, semplicemente recandosi presso i loro consolati, hanno potuto dire la loro in occasione delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti o in Francia.
In Italia no: il produttore di Primitivo di Manduria, di Aglianico del Vulture, di Fiano d’Avellino, di Nero d’Avola, ma anche il valdostano vigneron di Morgex, il virtuoso del Sagrantino di Montefalco, a meno che non dispongano di un aereo privato (magari messo a disposizione dal Presidente del Consiglio) si troveranno costretti a scegliere se essere al Vinitaly, per esporre i loro vini nella grande vetrina veronese, oppure a casa loro, per recarsi al seggio e depositare nell’urna la scheda.
Una scelta che, ovviamente, penalizzerà il voto.

Non ci si dica per favore, nell’epoca dell’informatizzazione diffusa, del Web e dei satelliti, che sarebbe stato impossibile allestire un seggio speciale al Vinitaly per consentire a chi viene da fuori di poter votare.
Non si obietti che ostacoli burocratici e procedurali, magari ragioni di ordine pubblico (perché la gente, quando beve, diventa imprevedibile…), o di sicurezza, o magari la legge sulla privacy, avrebbero materialmente impedito di realizzare qualcosa che in un Paese di ordinaria democrazia, dove i diritti del cittadino sono realmente rispettati, sarebbe apparsa ovvia !
Il dado è ormai tratto, ma poiché mancano ancora venti giorni circa alla fatidica data del 9 (e 10) aprile e, come mi hanno insegnato da piccolo, nulla è impossibile se esistono buona volontà e spirito di collaborazione, voglio lanciare, da questo piccolo osservatorio, un appello.
Mi rivolgo, il più rispettosamente possibile, al Presidente dell’Unione Italiana Vini Andrea Sartori, al Presidente della Federvini Piero Mastroberardino, al Presidente dell’Ente Fiera di Verona Luigi Castelletti, al direttore generale Giovanni Mantovani, al Prefetto, al Sindaco di Verona Paolo Zanotto, al Presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan e a chiunque altro abbia potere e competenza in materia, perché valutino, vista l’importanza del Vinitaly ed il peso economico del comparto vitivinicolo italiano, se esistano ancora le condizioni, anche in zona Cesarini, perché all’interno della rassegna veronese, o in un istituto scolastico della città, o dove meglio si creda, si possa allestire uno speciale seggio elettorale.
Se ciò accadesse, se i produttori ospiti della bellissima città dell’Arena e di Giulietta e Romeo fossero messi in condizione di votare, ci troveremmo di fronte non solo ad una magnifica dimostrazione di rispetto dei diritti del cittadino, di tanti operatori di quel settore vino che è trainante per l’economia agricola e per l’export italiano, ma ad un piccolo “miracolo italiano”, ad un episodio, di grande civiltà, che porterebbe lustro e credibilità a chiunque l’avesse reso possibile.
E questo, in una consultazione elettorale tirata sino all’ultimo voto, vi sembra un aspetto da trascurare?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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0 Commenti

  1. Liborio

    26/03/2006 at 09:30

    Anche chi, per lavoro, vive fuori dal luogo di residenza, nonostante sia domiciliato, non ha la possibilità di votare. Questo è un diritto negato. Una democrazia matura dovrebbe garantire ai suoi cittadini la possibilità di esprimere la propria preferenza in qualsiasi parte del Paese. Non tutti hanno la possibilità o il tempo di rientrare nella città di residenza ergo votare.

  2. arma

    26/03/2006 at 12:03

    Meglio, molto meglio, ora. Sicuramente ti leggerò più spesso.
    buon lavoro

  3. gianpaolo paglia

    26/03/2006 at 15:58

    D’accordissimo con l’iniziativa, io sarò tra quelli che avranno non poche difficoltà a votare.
    Mi sembra che anche da questo si misuri il grado di civiltà di un paese. In molte nazioni europee si votà in mezzo alla settimana, un giorno solo, senza interrompere il lavoro, senza mobilitare scuole ed eserciti. Però ci si può esprimere per posta, o in zone diverse dalla residenza. Senza contare il voto elettronico. E’ ora che anche da noi si esca dalla sacralità tutta fatta di retorica del voto come diritto-dovere del cittadino, e si cominci invece a dare effettivamente la possibilità di esprimersi nelle forme che veramente vengono incontro alle esigenze della gente.

  4. renzo

    26/03/2006 at 18:26

    Mi pare come la questione dei Palestinesi che muoiono di fame se non vanno a lavorare dagli Ebrei e i soldi che manda l’Europa servono per le armi.
    Come si fa a pensare ad un seggio elettronico se qualunque impiegato dello Stato (la s maiuscola mi é scappata), vedi l’ufficiale dell’anagrafe del mio paese, ritiene di essere il feudatario dell’anagrafe e mi fa un piacere se fa il cambio di residenza facendomi andare solo cinque volte? L’ho detto meno bene di come l’ho pensato.
    La politica serve ad amministrare la cosa comune e se non può cambiare i suoi addetti quando sono sfaccendati, disinformati, assenteisti e così via non può amministrare.
    Però che c’entra con il vino?
    Chi s’interessa di vino non é che vive in un altro mondo ma quando cerca un sito per il vino non s’aspetta d’essere sgambettato dalle elezioni!
    Grazie per l’ospitalità.
    Ciao. Renzo

  5. Pepe Nero

    26/03/2006 at 20:42

    Io proporrei un quesito. Ma come possono i nostri politici mettersi daccordo sulla data delle elezioni senza considerare che in quel weekend c’è il VINITALY?
    L’ennesima dimostrazione sia da una parte che dall’altra per capire come e quali sono, i nostri politici…

  6. Alececco

    27/03/2006 at 13:09

    Condivido l’appello, dubito che riescano ad organizzarsi in tempo, ma condivido

  7. Francesco

    27/03/2006 at 13:46

    Ciao a tutti,
    scusatemi se dissento, ma, con tutta la solidarieta’ per chi dovra’ rinunciare a qualcosa a cui tiene, a me questo appello sembra esagerato. Io credo che ci saranno diverse categorie di persone che il prossimo nove aprile saranno davanti ad una scelta analoga ad i partecipanti del Vinitaly. Quanti sono gli studenti fuori sede che dalla Puglia o dalla Sicilia hanno deciso di frequentare l’Universita’ a Milano o Firenze e non hanno i soldi per tornare a casa a votare? E le persone che hanno cambiato citta’ per lavoro ma non hanno ancora cambiato residenza? E quelli che lavorano come camerieri d’albergo e non hanno la giornata libera? E quelli che devono fare un’operazione chirurgica programmata da tempo? Insomma secondo me non si puo’ pensare che ogni problema che abbiamo ci viene risolto da qualcuno che abbia pensato che noi abbiamo il problema.
    Per chi vuole andare al Vinitaly e vuole anche votare, propongo le seguenti alternative:
    a) non votare
    b) non andare al Vinitaly
    c) andare al Vinitaly e fare in modo di essere sostituito allo stand o domenica 9 o lunedi 10 aprile per poter votare.

    Cordialmente,
    Francesco

  8. Franco Ziliani

    27/03/2006 at 14:01

    Vi giro questa risposta che mi é arrivata, via e-mail, da Carlo Alberto Delaini, capo ufficio stampa di Verona Fiere e Vinitaly.

    “Questa non è una risposta ufficiale dell’azienda né del capo ufficio stampa. E’ solo per vostra conoscenza e, se l’azienda decide di inoltrare una nota, a quel punto sarà resa pubblica.
    Fatta questa premessa, vi preciso che Veronafiere aveva già richiesto al Governo (già il giorno dopo a quello in cui era stata pubblicamente comunicata la data delle elezioni), la possibilità di istituire in via straordinaria un seggio all’interno del quartiere, o comunque di consentire di esprimere il proprio voto ai tanti operatori e visitatori che vengono da fuori.
    Purtroppo, però, il Governo attraverso la Prefettura ci ha fatto sapere che la cosa “non risulta praticabile in quanto in base alla normativa vigente in materia di elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, salvo alcune eccezioni tassativamente previste, gli elettori devono votare presso il seggio nelle cui liste sono iscritti”.
    Carlo Alberto Delaini

  9. egidiocalloni

    27/03/2006 at 17:25

    Un pò di esasperata dietrologia? Tanto ci sarà Miwine 2 (la vendetta) a giugno. Nuova sede,grandi appetiti,mercato “metropolitano” ambito, più vicino al commercio che alla produzione….. egidiocalloni

  10. Roberto

    04/04/2006 at 12:18

    Io sarò ad Arezzo Oro domenica e lunedi, altra manifestazione fieristica italiana, che coincide con la data delle votazioni.
    Mi sembra opportuno ricordare che come le mondine o i naviganti hanno la possibilità di votare fuori sede, questo sacrosanto diritto-dovere dovrebbe essere concesso anche a coloro che svolgono altre professioni, come l’ enologo o l’ orafo. Insomma in un mondo ormai governato da computers e da internet e dalla posta telematica certificata, non vedo perchè non si sia studiato un metodo innovativo per poter votare, dando invece possibilità di farlo a tanti extracomunitari, che niente sanno dei problemi italiani e della sua storia. Il loro voto satrà ancora più pesante se come contropartita un italiano di tradizione secolare non potrà recarsi alle urne.
    Grazie per l’ attenzione.

  11. Pingback: Vino al vino

  12. ANNA

    05/04/2006 at 15:25

    LE DO COMPLETAMENTE RAGIONE INFATTI ANCHE MIO MARITO E’ IMPEGNATO AD UNA FIERA A BOLOGNA PRESSO IL COSMOPROFF E SI TROVA NELLA VOSTRA STESSA CONDIZIONE
    QUINDI ALTRETTANTI NUMERI CHE NON VOTERANNO
    E’ PAZZESCO NELL’ERA INFORMATICA CHE VIVIAMO NON SI POSSA VOTARE ELETTRONICAMENTE CON UN BOX O UN CAMPER AL DI FUORI DELLE FIERE
    LA RINGRAZIO PER AVER ESORDITO IN MERITO
    SALUT0
    ANNA

  13. Fabrizio

    06/04/2006 at 23:03

    Purtroppo sono uno dei tanti, che non per caso come per coincidenza di date, si ritrova a non poter votare perché domicialiato lontano da casa per lavoro. Dovrei approfittare del rimborso del 75% del biglietto di viaggio da parte del Governo per utilizzare il treno da Milano a Palermo, mio comune di residenza, ma sinceramente 18 ore di treno sono un po’ tante e in 2 giorni (sabato e domenica) sarebbe piuttosto stancante.. Perché non posso utilizzare l’agevolazione per utilizzare l’aereo, che potrebbe anche costarmi meno?
    Inoltre istituire dei seggi “fuori sede” almeno tra i comuni più “importanti” come centri di raccolta non mi sembra un’idea irrealizzabile, ovviamente se non vogliamo prendere in considerazione il voto elettronico…
    Bah, anche questa volta è andata così…rassegnazione…

    Fabrizio

    P.S. Anna, perché URLA? Tutto maiuscolo = urlare 🙂

  14. marino

    07/04/2006 at 16:05

    Pensa, caro Franco, che basterebbe che si votasse come si gioca al superenalotto, sostituendo le caselle con i simboli dei partiti, proteggendo i dati che vanno nel computer centrale e cancellando immediatamentye il nome dell’elettore in modo da non permettergli di rivotare. La Tunisia dieci anni fa aveva già la carta d’identità elettronica e noi abbiamo ancora un documento cartaceo.La Regione Lombardia al tempo delle ultime elezioni ha promesso una carta dei servizi che non è mai arrivata. Per ottenere un rifacimento della patente ho aspettato un anno. Buona vita a tutti.

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