Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

19 Giugno 2008

Ricomincia l’avventura: itinerari vinosi tra Soave e Minervino Murge

Fine settimana animato per il vostro wine globe trotter, per il cronista del vino itinerante che sono. Dopo un salto a Milano, ieri pomeriggio, al Teatro Angelicum, per la cerimonia di premiazione del Premio Luigi Veronelli, fatto sperando che i riconoscimenti avessero migliore “mira” che negli anni scorsi (cosa che si è decisamente avverata, per molti premiati), questa mattina, giovedì 19 giugno, partenza abbastanza presto da Bergamo per essere per le 9.30 a Soave, capitale (non se la prendano a Monteforte d’Alpone) della celeberrima denominazione d’origine veronese, per una due giorni di degustazioni che gli amici del Consorzio Tutela Vini Soave, il direttore Aldo Lorenzoni & co. mi hanno cortesemente organizzato.
Avevo da tempo un gran desiderio di degustare, rigorosamente alla cieca, il più ampio numero possibile di vini di questo che considero essere uno dei più importanti vini bianchi italiani da vitigni autoctoni, per capire dove stia andando il Soave nelle sue diverse tipologie, e questi due giorni - all’interno dei quali mi sono ritagliato anche una visita ad uno dei più prestigiosi produttori, Pieropan, per un’altra grande verticale di vecchie annate, dopo quella fatta la scorsa settimana da Gini e una visita ad un ristorante, il Baba Yaga di Montecchia di Crosara, dove voglio approfondire la conoscenza della cucina del bravissimo chef Claudio Burato – penso che saranno sicuramente una grande esperienza. Nonché un “pretesto” per una serie di articoli che conto di scrivere a bocce (e bicchieri) fermi.
Ma non è finita, perché sabato 21, nel pomeriggio, volerò alla volta di Bari, per essere il 22 e 23 giugno a Minervino Murge in provincia di Bari, impegnato, come presidente della Giuria dei Giornalisti (con me saranno anche Ian D’Agata, Luciano Pignataro, Giampaolo Gravina, Carlo Macchi, Vito Intini, Teodosio Buongiorno, Enzo Scivetti, in due giorni di degustazioni (ci aspettano circa 150 vini…) per la terza edizione di Vini di Radici, il festival dei vini dei vitigni autoctoni di Puglia e Basilicata.
Esamineremo, insieme ad una Giuria degli Appassionati, dove peraltro ci saranno anche dei giornalisti, composta
dal Presidente Giuseppe Colamonaco, dall’amico wine writer inglese David Furer, Francesco Zompì, da ristoratori come Luciano Lombardi alias Vignadelmar come si firma intervenendo su blog e forum vinosi, Antonello Magistà, Franco Ricatti, nonché Giuseppe Misuriello, Paolo Costantini, Paolo Bargelloni, il lavoro di un centinaio di aziende e viticoltori, che gareggeranno nelle categorie di vini Primitivo, Negro Amaro, Nero di Troia, Aglianico del Vulture, Vini Rosati da vitigni autoctoni e Vini dolci.
Il programma completo di questa interessante manifestazione, alla quale prenderà parte anche il buon Eustachio Cazzorla radio
sommelier e curatore di un seguitissimo blog e nel corso della quale spero di ritagliarmi una “fuitina” presso uno dei miei ristoranti preferiti di Puglia, la trattoria degli Antichi Sapori di Montegrosso di Andria, lo potete trovare in un ampio articolo di presentazione, leggi, pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S.
Riusciranno i nostri eroi a sopravvivere a tanti vini degustati e a restare qualche tempo a casa? Spero di sì, e che mi possa riprendere per una fine del mese che mi vedrà ancora in viaggio, impegnato tra Moniga del Garda per Italia in rosa, grande manifestazione dedicata ai vini rosati, e le amatissime Langhe del Barolo, dove sarò il 29 e 30, tra Monforte d’Alba, Monchiero e Barolo, per chiudere alla grande questo giugno all’insegna di Bacco.

 

6 Commenti »

18 Giugno 2008

Eric Asimov (Premio Veronelli) interviene ancora sul “caso Brunello” sul New York Times

L’ottimo Eric Asimov (nella foto), critico di vini del New York Times e curatore del blog The Pour sul sito Internet dello stesso celebre quotidiano, mentre questo pomeriggio riceveva a Milano il Premio Luigi Veronelli come “miglior giornalista di enogastronomia in lingua straniera”, con la motivazione “critico enogastronomico del New York Times, ha saputo mantenere, da questa prestigiosa testata, una coraggiosa indipendenza di giudizio, ponendosi spesso fuori del coro e manifestando, pur non essendo un wine-writer in senso stretto, una profonda conoscenza del vino italiano, che dichiara di apprezzare soprattutto quando sa esprimere senza infingimenti il territorio da cui ha preso vita”, faceva uscire, sul NYT, un nuovo articolo sul tema Brunello, intitolato “Scrutinizing a Red, Grape by Grape.
Vi invito a leggerlo attentamente, quando sarà on line e disponibile in libera lettura, per apprezzare, ancora una volta la sua lucidità, il suo ragionare fuori dai soliti schemi, la sua acutezza nell’individuare, da New York, i nodi cruciali della ”
tragicomic opera that is the brunello di Montalcino scandalcome lo definisce icasticamente. Complimentandomi con l’amico Eric per il premio ricevuto, meritatissimo come quelli andati a Gillian Riley come “miglior scrittore di enogastronomia in lingua estera”, a Nicodemo Librandi “come migliore vignaiolo alla carriera”, a Alessandro Giani come “miglior maître”, a Dante Scaglione (ex enologo di Bruno Giacosa), come “miglior wine-maker alla carriera”, a Giuseppe Lo Russo come “migliore scrittore di enogastronomia”, a Mario Pojer come “miglior grappaiolo/distillatore”, all’attrice francese e vigneronne Carole Bouquet (splendida, elegante e acuta) come “miglior produttore straniero di vino italiano in Italia” (l’elenco completo qui, con tutte le motivazioni, su questo sito), e ripromettendomi di ritornare presto sulla cerimonia di assegnazione del Premio Veronelli e sulle scelte della multiforme giuria, voglio segnalarvi, à la volée, altre due cose interessanti relative al Brunello e a Montalcino.
Innanzitutto il link diretto, on line, alla circolare del TTB Gov Departement of the Treasury americano, già pubblicato qui stamattina, che di fatto sembra bloccare le importazioni di Brunello, visto che alla scadenza fatidica del 23 giugno mancano solo 5 giorni (anche se in Italia oggi qualcuno si mostra ottimista - leggi), e poi una nuova interessante iniziativa, che si presenta come un’intelligente sinergia tra un significativo produttore di Montalcino, Il Poggione, e del suo importatore negli States.
Mi riferisco al “
Montalcino Report, a blog about the vines, wines, people and life in Montalcino and Sant’Angelo in Colle”, che, come si legge sul sito, ovviamente in inglese, “was conceived by Alessandro Bindocci of Tenuta Il Poggione as a blog devoted to the wines, vineyards, and day-to-day life in Montalcino and Sant’Angelo in Colle”.
Ottima iniziativa e complimenti a Bindocci jr. figlio del caro amico Fabrizio, dinamico direttore della grande azienda ilcinese e auguri di buon lavoro a questo nuovo wine blog.

1 Commento »

Aiuto, sono caduto in un Blog (con tutta la Tavola) di Andrea Dal Cero

Ho ricevuto e prontamente pubblico la replica di Andrea Del Cero, coordinatore della coordinatore della Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana, di cui ho parlato oggi, in termini più scettici che critici, in questo post su Vino al Vino.
A seguire, dopo l’intervento di Dal Cero, la mia replica e le mie precisazioni.

“Sono caduto in un blog. Senza conoscerne le regole e la definizione delle dimensioni devo comunque ammettere, dopo tanti anni, che Ziliani mi ha infilato in un blog. E dal momento che ci sono cerco di muovermici come meglio posso, usando come unico riferimento le vecchie ma sempre valide regole dell’etica professionale.
Prima qualche osservazione sul metodo. Il privato è anche pubblico? In campo sociale sono sempre stato convinto di sì, ma per quanto riguarda il nostro mestiere il discorso è diverso. “Ho pensato …di risponderti pubblicamente…” penso sia inevitabilmente censurabile: non è concesso rispondere pubblicamente a mezzo stampa ad un invito privato. Comunque ho il solito e antico affetto per te e ti perdono volentieri; solamente non ti inviterò mai a qualche festa a sorpresa.
Altra cosa. Mi sembra che il metodo blog, almeno in questo caso, sia un po’ frettoloso: commentare un comunicato stampa senza aspettare notizie e contenuti non ti sembra un pochino superficiale?
Per finire col metodo: questo non è un commento al tuo pezzo sulla Tavola, ma una doverosa risposta a un’opinione che mi riguarda, espressa da una testata on line. Ha quindi diritto ad un suo titolo, deve recare il nome dell’autore, essere pubblicata senza tagli in una pagina simile di uguale rilevanza e occupare tutto lo spazio necessario per definire il pensiero di chi scrive. Non mi aspetto di meno da te.
Ma sei proprio incredibile!! Mentre ti scrivo e addento un tramezzino invece che fare il mio lavoro, mi arriva un tuo messaggio circolare dove chiedi a non so chi, ma anche a me, di valutare le tue valutazioni in merito ad un argomento di cui ancora non sai praticamente nulla. E’ ipotizzabile questo sistema di gestire e diffondere notizie?
Comunque mi preme di più venire ai contenuti e vedrò di essere breve perché tutto questo parlarsi addosso prima ancora di esprimere un solo concetto comincia a darmi un minimo di angoscia. La Tavola della Comunicazione Alimentare è il luogo dove i comunicatori professionali del comparto possono confrontarsi tra di loro. E’ autonoma, indipendente ed autoconvocata.
Ci si riunisce da pari: ognuno per quel che vale, per quel che sa fare e per come lavora; al di là delle appartenenze, delle testate rappresentate, delle associazioni e delle categorie. La qualità del lavoro che la Tavola riuscirà a svolgere è tutta e soltanto nelle qualità delle persone che ne faranno parte.
I giornalisti della Tavola non avranno distintivi all’occhiello della giacca, di tessera hanno già quella dell’Ordine dei Giornalisti e non ne avranno altre, non pagheranno quote e non saranno pagati per il loro lavoro. Condivideranno però l’avventura romantica e scientifica della discussione dei problemi, della formulazione delle ipotesi future, dell’analisi degli elementi di fatto e dell’uso della dialettica applicate al loro lavoro.
“Cui prodest?” ti chiedevi. A noi, che lavoriamo ogni giorno per raccontare e interpretare la realtà del comparto e che avvertiamo la necessità e l’urgenza di dare regole riconosciute ed autogestite alla comunicazione e all’informazione alimentare, rivendicando la deontologia professionale del giornalismo e l’etica della libera circolazione delle idee. “Perché a Montepulciano” chiedevi ancora. Perché dopo aver girato per un anno cercando una casa per la Tavola, lì l’ho trovata!
E anche dal tuo video voglio ringraziare il sindaco Massimo Dellagiovampaola (accorto e sensibile nell’amministrare e promuovere l’immagine del suo territorio) per le risorse che ci ha messe a disposizione.
Chiudo con uno stralcio del documento da cui partiranno i lavori della prima riunione della Tavola: “Nel comunicare l’agroalimentare, come in qualsiasi altra attività, bisogna essere pronti a mettersi costantemente in discussione. E ad ammettere, se è il caso, che la frontiera della verità professionale si è spostata, più o meno percettibilmente, dove forse non ci aspettavamo. E tutto ciò in un processo iterativo senza fine, e tendenzialmente senza Soloni o padri nobili precostituiti. Ma con il lavoro di tanti artigiani del mestiere / dei mestieri. Per poi ripartire da nuove definizioni, nuove ipotesi, nuovi paletti, da saggiare su nuovi dati e da far sfociare in nuove agorà critiche e di confronto. Per far crescere un’identità sempre viva, perché sempre in contatto con il presente.”
Utopia? Chi lo sa?!  Noi siamo molto eccitati all’idea di cominciare… Sarò lieto di spedire a chi lo richiederà il documento sulla “questione identitaria” da cui la Tavola originerà il suo compito e tutte le sue funzioni”.

Andrea ho letto con interesse la tua replica e la pubblico volentieri, senza toccare una virgola. E’ legittimo che tu non abbia preso bene le mie critiche. Meno legittimo, anzi, un po’ discutibile (eufemismo) che tu cerchi di farmi passare per una persona scorretta alla quale fai notare che “non è concesso rispondere pubblicamente a mezzo stampa ad un invito privato”.
Invito privato un paio di ciufoli, perché, come potranno giudicare i lettori esaminando il testo integrale di quanto mi hai mandato, non si trattava di un “invito privato” bensì, come recita il titolo, e come riconosci del resto tu, chiedendomi più oltre nel tuo intervento, se “commentare un comunicato stampa senza aspettare notizie e contenuti non ti sembra un pochino superficiale?”, di un comunicato stampa.
Non voglio insegnarti il mestiere, e so che conosci la sostanziale differenza, da ogni punto di vista, tra un “invito privato”, una lettera, una mail, un fax, una telefonata, e un “comunicato stampa”. I
o questo ho ricevuto, di questo ho pubblicato ampi stralci. I comunicati si ricevono, si utilizzano, in qualche caso, come nel mio, si usano alcune parti e le si commenta.
Ma volevi la pubblicazione integrale, con “un suo titolo, deve recare il nome dell’autore, essere pubblicata senza tagli in una pagina simile di uguale rilevanza e occupare tutto lo spazio necessario per definire il pensiero di chi scrive”, ed eccoti accontentato.
Ma non accusarmi, please, di cose che non ho fatto, perché mi sono limitato a pubblicare, e commentare un comunicato stampa, non un “invito privato”, che è ben altra cosa.
Quanto al messaggio circolare che ho inviato ad una serie di colleghi giornalisti chiedendo “di valutare le tue valutazioni in merito ad un argomento di cui ancora non sai praticamente nulla”, si trattava solo di un tentativo, in parte riuscito, di avviare un dibattito sulla tua iniziativa, di valutarne pregi e difetti, di interrogare la gente sull’utilità di iniziative del genere.
E’ vero, non ne so “praticamente nulla” se non quello che veniva spiegato, in maniera sin troppo chiara, e a mio avviso, come ho detto , molto discutibile, nel comunicato stampa del Comune di Montepulciano che mi hai inviato e che ho reso pubblico e che ho fatto “l’errore”, ho compiuto la “leggerezza” di commentare. I
n omaggio ad una “completezza dell’informazione” sulla quale, evidentemente, tu ed io abbiamo idee diverse. Ce ne faremo, entrambi, una ragione… cordialità Franco Ziliani

Testo del Comunicato stampa del Comune di Montepulciano dell’11 giugno

Comune di Montepulciano
Provincia di Siena

COMUNICATO STAMPA

Nasce a Montepulciano la “Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana”

Riunioni periodiche di giornalisti specializzati per analizzare l’informazione, studiarne i meccanismi e valorizzare tradizioni e qualità

Montepulciano, 11 giugno 2008

MONTEPULCIANO (11 Giu) – “La città di Montepulciano diventa luogo d’incontro permanente tra operatori specializzati della comunicazione agroalimentare. L’obiettivo è creare occasioni di confronto, di analisi e di elaborazione delle idee per comprendere i meccanismi di questo settore dell’informazione e per proporre modelli condivisi e riconosciuti.Il progetto, assolutamente innovativo ed inedito per l’Italia, è nato dalla proposta formulata al Comune di Montepulciano da un gruppo di giornalisti specializzati che avvertono la necessità di conoscere più a fondo le regole della comunicazione sul cibo e sull’alimentazione, auspicando un’informazione sempre più corretta e trasparente.
Nasce così la “Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana”: gli uomini dei media hanno visto in Montepulciano la sede ideale di dibattito grazie alla sue caratteristiche di territorio legato a prodotti tipici di alta qualità che ne esprimono cultura e tradizione.

L’Amministrazione Comunale ha accolto la proposta, valutandola in linea con i propri obiettivi, in particolare con quello che prevede uno sviluppo coerente con la tutela del territorio e dei suoi prodotti, l’ha finanziata e due volte all’anno accoglierà i giornalisti per le giornate di studio.

In quest’ambito i giornalisti partecipanti alla “Tavola” riconosceranno al Comune il ruolo di “garante” del lavoro di analisi e, laddove necessario, di riscrittura delle regole di una corretta informazione.

“La Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana – affermano i promotori del progetto - interpreta la necessità e l’urgenza di dare regole riconosciute ed autogestite alla comunicazione e all’informazione alimentare, rivendicando la deontologia professionale del giornalismo e l’etica della libera circolazione delle idee. Il tutto tenendo in primo piano la funzione dell’importanza sociale del cibo e la rilevanza dei costanti e ripetuti pericoli di inquinamento, sofisticazione e di frode connessi all’attività produttiva e commerciale, rivendicando la necessità di un positivo coinvolgimento dei comunicatori di settore a fianco delle produzioni alimentari italiane”.

La “Tavola” sarà un laboratorio permanente sulla comunicazione alimentare e gestirà un osservatorio su quanto viene comunicato in materia di alimentazione, di stili alimentari, di tradizioni gastronomiche, di pubblicità sul cibo, di produzione delle materie prime agro-alimentari e di formazione dei prezzi dei cibi. 

Un riferimento per tutti i comunicatori professionali del settore alimentare. Un raccordo costante tra i centri di ricerca universitari, consortili e imprenditoriali, in funzione della massima circolazione della informazione indipendente, responsabile e firmata.
Uno stimolo al confronto e all’approfondimento delle tematiche istituzionali, soprattutto al fine di indurre maggior responsabilizzazione nell’informazione di settore e di impegnare le istituzioni a orientare i consumatori verso una alimentazione consapevole e informata.

Per il primo biennio il coordinatore della Tavola sarà il giornalista bolognese Andrea Dal Cero, editore di capitaALvino. La prima riunione della Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana si terrà a Montepulciano dal venerdì 4 a domenica 6 luglio”.


Montepulciano, 11 giugno 2008

Info:

Comune di Montepulciano

Ufficio Stampa Dott. Diego Mancuso

0578 71xxx 340 7xxxx

e-mail

2 Commenti »

Brunello tasting in Usa: un video molto istruttivo…

A proposito di Brunello di Montalcino, andatevi a vedere questo interessantissimo ed istruttivo video della Wine Library TV dove la star di questo singolarissimo canale che propone e commenta vini di tutto il mondo (svariati italiani), Gary Vaynerchuk, Director of Operations di questa società sita a Springfield, NJ, degusta alla cieca e commenta tre Brunello di annate 2003 e 2001.
Beh, sentite quello che dice e fatevi un’idea su quale idea si stiano facendo negli States di quello che hanno fatto in questi anni a Montalcino e come sia arrivati a quello che chiamano il “Brunello scandal”…

6 Commenti »

Caso Brunello: l’Usa Departement of the Treasury comunica agli importatori

Scusate, ma vi siete letta la circolare, che più chiara e netta non si potrebbe, inviata ad “Importers, Wholesalers and Others Concerned”, da mr. John Manfreda, Administrator Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau, sullo spinoso tema delle importazioni di Brunello di Montalcino negli Stati Uniti e sulla certificazione richiesta?
Dice, tra le altre cose, una cosa di importanza fondamentale, ovvero che “This circular serves as notice that beginning on June 23, 2008, the United States Customs and Border Protection (CBP) will not release shipments of Brunello di Montalcino wine unless the importer submits to CBP a statement attesting that the wine meets the requirements of the Brunello di Montalcino Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) and is acceptable for sale as such in Italy”, ovvero che dal 23 giugno senza la certificazione indicata nemmeno una bottiglia di Brunello potrà più entrare in territorio americano.
E ora cosa succederà, chi diavolo rilascerà e sarà in grado di rilasciare questa dichiarazione? Leggetevi, qui di seguito, tutto il testo della circolare del Dipartimento del Tesoro e quel che scrive qui, a questo proposito, il mio amico e compagno di avventure Jeremy Parzen su VinoWire.com

Department of the Treasury Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau

Industry Circular 2008-1

Date  June 17 2008

Brunello di Montalcino Wine

To:  Importers, Wholesalers and Others Concerned

Purpose

This circular serves as notice that beginning on June 23, 2008, the United States Customs and Border Protection (CBP) will not release shipments of Brunello di Montalcino wine unless the importer submits to CBP a statement attesting that the wine meets the requirements of the Brunello di Montalcino Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) and is acceptable for sale as such in Italy.

Background

Brunello di Montalcino wine is a controlled appellation DOCG Italian wine that under Italian rules must be produced exclusively from Sangiovese grapes. The Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau (TTB) has learned that some of the wine labeled as Brunello di Montalcino was produced from a blend of Sangiovese and other grape varieties, and is therefore not entitled to the Brunello di Montalcino designation.  This wine is mislabeled under both Italian and U.S. rules.

In order to ensure compliance with the provisions of section 105(e) of the Federal Alcohol Administration (FAA) Act, 27 U.S.C. section 205(e), CBP officials have the authority to withhold release from or demand the return to CBP custody of imported wine not covered by a proper certificate of label approval (COLA).  Brunello di Montalcino is a foreign nongeneric name that is a distinctive designation of specific grape wines under TTB regulations at 27 CFR sections 4.24(c)(1) and 12.31(c).  Brunello di Montalcino wine not made exclusively from Sangiovese grapes does not conform to the current requirements of Italy and is therefore also in conflict with TTB regulations at 27 CFR section 4.25(a)(2)(iii) and (e)(3)(iii).  Thus, it is not covered by the COLAs that are currently issued.


TTB Actions and Required Statement for CBP Release

TTB has requested CBP, beginning on June 23, 2008, to withhold the release of all shipments of Brunello di Montalcino wine from CBP custody unless the importer submits to CBP a statement from the Italian Government attesting that the Brunello di Montalcino meets the requirements of the Brunello di Montalcino DOCG and is acceptable for sale as such in Italy.  This statement must be in English or, if in Italian, accompanied by an English translation.

A copy of the required statement must be maintained at the importer’s premises.  Permittees are cautioned that the marketing of a mislabeled wine is unlawful under the FAA Act.  Until further notice, if TTB finds Brunello di Montalcino wine in the U.S. marketplace which was released from CBP custody on or after June 23, 2008, and the importer does not have the corresponding required statement, TTB will consider it a willful violation and may take appropriate action which could include suspension or revocation of the importer’s basic permit.

Questions

If you have any questions concerning this circular, please contact the International Trade Division (ITD) at 202-927-8110 or e-mail

John Manfreda

Administrator Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau

10 Commenti »

Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana: cui prodest?

Ho ricevuto da un simpatico collega bolognese, Andrea Dal Cero, editore della vivace rivista capitaALvino, la comunicazione della nascita e della prossima presentazione, in quel di Montepulciano, della “Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana”, che secondo i suoi ideatori porterà a “riunioni periodiche di giornalisti specializzati per analizzare l’informazione, studiarne i meccanismi e valorizzare tradizioni e qualità”. L’obiettivo, dicono, “è creare occasioni di confronto, di analisi e di elaborazione delle idee per comprendere i meccanismi di questo settore dell’informazione e per proporre modelli condivisi e riconosciuti”.
Come racconta il comunicato, “il progetto, assolutamente innovativo ed inedito per l’Italia, è nato dalla proposta formulata al Comune di Montepulciano da un gruppo di giornalisti specializzati che avvertono la necessità di conoscere più a fondo le regole della comunicazione sul cibo e sull’alimentazione, auspicando un’informazione sempre più corretta e trasparente.
Gli uomini dei media hanno visto in Montepulciano la sede ideale di dibattito grazie alla sue caratteristiche di territorio legato a prodotti tipici di alta qualità che ne esprimono cultura e tradizione. L’Amministrazione Comunale ha accolto la proposta, valutandola in linea con i propri obiettivi, in particolare con quello che prevede uno sviluppo coerente con la tutela del territorio e dei suoi prodotti, l’ha finanziata e due volte all’anno accoglierà i giornalisti per le giornate di studio”.
Leggo anche, nel comunicato, che “i giornalisti partecipanti alla “Tavola” riconosceranno al Comune il ruolo di “garante” del lavoro di analisi e, laddove necessario, di riscrittura delle regole di una corretta informazione”.
La Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana sempre secondo i promotori del progetto, “interpreta la necessità e l’urgenza di dare regole riconosciute ed autogestite alla comunicazione e all’informazione alimentare, rivendicando la deontologia professionale del giornalismo e l’etica della libera circolazione delle idee. Il tutto tenendo in primo piano la funzione dell’importanza sociale del cibo e la rilevanza dei costanti e ripetuti pericoli di inquinamento, sofisticazione e di frode connessi all’attività produttiva e commerciale, rivendicando la necessità di un positivo coinvolgimento dei comunicatori di settore a fianco delle produzioni alimentari italiane”.
E ancora: “la “Tavola” sarà un laboratorio permanente sulla comunicazione alimentare e gestirà un osservatorio su quanto viene comunicato in materia di alimentazione, di stili alimentari, di tradizioni gastronomiche, di pubblicità sul cibo, di produzione delle materie prime agro-alimentari e di formazione dei prezzi dei cibi”. Il tutto puntando a diventare “un riferimento per tutti i comunicatori professionali del settore alimentare.
Un raccordo costante tra i centri di ricerca universitari, consortili e imprenditoriali, in funzione della massima circolazione della informazione indipendente, responsabile e firmata. Uno stimolo al confronto e all’approfondimento delle tematiche istituzionali, soprattutto al fine di indurre maggior responsabilizzazione nell’informazione di settore e di impegnare le istituzioni a orientare i consumatori verso una alimentazione consapevole e informata”.
Sono grato al simpatico Andrea Dal Cero, che per “il primo biennio sarà il coordinatore della Tavola”, di avermi invitato alla prima riunione della Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana che si terrà a Montepulciano da venerdì 4 a domenica 6 luglio.
Con tutta la simpatia, però, dubito profondamente che accoglierò il suo invito e sarò con lui e con gli altri comunicatori della Tavola, rotonda o quadrata che sia.
Questo anche se Montepulciano, definita “la sede ideale di dibattito grazie alla sue caratteristiche di territorio legato a prodotti tipici di alta qualità che ne esprimono cultura e tradizione” (ma quante altre località in giro per l’Italia non corrispondono a questa descrizione?) è un posto bellissimo, dove è piacevole tornare per un week end.
Ho qualche cara amica lì (produttrici di Vino Nobile, ma nobile davvero, come Susanna Crociani e Caterina Dei e una delle più brave comunicatrici del vino in attività, Maddalena Mazzeschi) e Montalcino è li poco distante, però non basta.
Io sarò solo un cronista di provincia, ma credo che “dare regole riconosciute ed autogestite alla comunicazione e all’informazione alimentare, rivendicando la deontologia professionale del giornalismo e l’etica della libera circolazione delle idee” sia un impegno superiore alle mie possibilità e che sia meglio che ognuno di noi giornalisti dedichi il proprio tempo e le proprie energie a scrivere bene, in maniera onesta e informata, dalla parte del lettore.
Con coraggio, indipendenza di giudizio, autonomia da poteri più o meno forti e dai consueti condizionamenti pubblicitari che soprattutto per chi lavora su riviste cartacee sono pesanti. Una cosa, altre a non capire cui prodest, a chi serva questa Tavola, e la creazione di un’ennesima associazione di giornalisti, visto che esistono già associazioni della stampa agroalimentare italiana, dall’utilità e dall’autorevolezza tutta da dimostrare, mi sfugge totalmente, anzi mi sembra oscura e misteriosa.
Parlo del passo del comunicato dove leggo che “i giornalisti partecipanti alla “Tavola” riconosceranno al Comune il ruolo di “garante” del lavoro di analisi e, laddove necessario, di riscrittura delle regole di una corretta informazione”.
A Milano, dove sono nato, dicono offellee (o ufelee) fa elmestee”, che tradotto letteralmente vuol dire “pasticcere fai il tuo mestiere”, indicando che ciascuno deve fare il proprio mestiere, senza avventurarsi nei terreni che non conosce.
Io non voglio insegnare agli amministratori pubblici di Montepulciano a fare quello che compete loro, ovvero amministrare la cosa pubblica nella bella località senese e fare gli interessi dei cittadini. Ma penso anche che il Comune non possa di certo insegnare a me giornalista e ai colleghi che la pensano come me, a dettare o riscrivere le regole di una corretta informazione.
Se la Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana nasce con questi presupposti, un po’ misteriosi e forse un po’ pasticciati, io, che tra l’altro mi occupo di vino più che di cibo e alimentazione, penso proprio che non potrò né sedervi, né esserne, anche se il mito di Re Artù mi affascina, un suo cavaliere…

7 Commenti »

17 Giugno 2008

Rrubbacore Igt Salento 2007 Segmento Salento

Ammazza che bbuono, ‘uagliò, stu Rrubbacore! Etichetta un po’ naif, che gioca sul rosa non solo come scelta cromatica, ma con quegli angioletti o putti che sembrano ristorarsi con un croccante grappolo d’uva tra una freccia scagliata e un cuore trafitto ed un altro. Eppure anche se sembrerebbe un vino ideale da San Valentino, vino da fidanzatini alla Raymond Peynet, questa nuova variazione sul tema Negroamaro firmata a due mani dal giovane e bravissimo enologo Giacomo Palmisano e da quella azienda, Segmento Salento emanazione joint venture della Cantina Viticoltori Associati di Veglie, di cui abbiamo già elogiato (leggi qui) il None e lo spumante Carlo V, questo Rrubbacore, doppia erre e doppia b, si iscrive d’ufficio, alla sua prima uscita, nel novero dei migliori rosati salentini e quindi italiani, grazie ad una contagiosa piacevolezza, ad una ricchezza d’espressione, ad una sostanziosità, che colpiscono.
Le uve arrivano, come quelle dei due vini di cui già vi ho parlato, da vigneti ad alberello (4500 piante ad ettaro) posti nell’area di Veglie, raccolte a meno nella seconda settimana di settembre, portate in cantina e quindi “
diraspate e pigiate, per poi essere introdotte nel vinificatore in acciaio”. 5/6 ore di contatto con le bucce (tempo necessario alla formazione del colore), quindi la svinatura ed ecco nascere “il tipico e caratteristico rosato salentino, ottenuto con salasso. Tre mesi di permanenza sui lieviti, una severa selezione - solo il 35 % della massa introdotta nel vinificatore – ed ecco nascere il rrubbacore”.
Un vino, i dati analitici parlano di 13 gradi alcol scarsi, un’acidità di 6,80, Ph 3,30, che si propone come ideale abbinamento per tutta quella vastissima gamma di piatti che si possono proporre d’estate, dagli antipasti freddi a base di pesce e di verdure, alla parmigiana di melanzane, alle insalate di risso o di pasta ricche, a zuppe di pesce, moscardini e seppie ripiene, pesci in umido, per tacere di pizze e focacce rustiche, che mi fanno venire l’acquolina in bocca al solo pensarci.
Rosato con i fiocchi il Rrubbacore, colore cerasuolo corallo splendente e multiriflesso, un naso dolce, espansivo, intensamente fruttato (nitide la fragola, il ribes, il lampone più che la ciliegia), con sottili venature floreali, rosellina di bosco, rosmarino, di buona ampiezza e fragranza, una bocca, di grande soddisfazione, piena, succosa, carnosetta, eppure fresca grazie ad un perfetto equilibrio di tutte le componenti, ad un’acidità che riequilibra la materia e calibra l’alcol. Sarà anche un rrubbacore, ma accidenti come si fa bere!

2 Commenti »

Enamore, un “Amarone” argentino in odore di “intelligenza col nemico”

Domanda semplice semplice: come definireste voi un tecnico italiano, inventore di un brevetto specialissimo, detentore di un sistema unico e particolare che gli consente di ottenere meccanismi speciali, che andasse a proporre alla concorrenza di applicare quel determinato brevetto per produrre un meccanismo che, di fatto, diventa, concorrenziale nei confronti del meccanismo originario? Stravagante lo definireste quanto meno, autolesionista, oppure, come si diceva una volta, ai tempi della guerra fredda, in odore di “intelligenza col nemico”.
In Italia invece, quello che chiamerei, come l’ha icasticamente definito il mio amico Enzo Brambilla, “un caso di masochismo italiano”, consistente nel “cedere ad altri una tecnica unica al mondo”, rischia di essere elogiato, da molta stampa, come una brillante operazione imprenditoriale.
Sto parlando, e ne ho scritto diffusamente in questo articolo pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S., dove ho espresso con chiarezza come la penso, della geniale pensata di un nome notissimo del panorama della Valpolicella, Allegrini, di dare vita ad una joint-venture con l’azienda argentina Renacer per la produzione di un vino denominato Enamore.
Un vino per il quale si intende mettere “a frutto l’esperienza compiuta da Allegrini con l’Amarone” in terra argentina, utilizzando uve Malbec, Syrah e Bonarda con un appassimento condotto all’aperto invece che in fruttaio.
Un’operazione seria, che si è sinora tradotta in 7000 bottiglie della vendemmia 2006, passate a 30 mila con il 2007 econ una previsione, per la raccolta 2008, di centomila pezzi.
Ma perché, mi sono chiesto con le parole dell’amico Egidio Fusco, sommelier Onav e blogger, “mettere in atto operazioni come quella sopra riportata, che suonano tanto come atti di autolesionismo e che non giocano certo a favore del tanto decantato “made in Italy” e del sospirato “sistema paese”?
E come non pensare che quelle centomila bottiglie future di Enamore non finiscano inevitabilmente per sottrarre spazi di mercato, su certi mercati meno esigenti che non chiedono ai vini di avere storia e lunga collaudata esperienza, ai nostri vini?
Sarà anche abile imprenditoria quella che porta a realizzare simili operazioni commerciali, ma confesso proprio che non la capisco…

6 Commenti »

Caso Montalcino? Anche i giornalisti hanno le loro colpe…

Una possibile risposta, una tra le tante, a come sia potuto accadere quello che è successo a Montalcino? Bene, come ho già fatto altre volte, io chiamerei in causa, sul banco degli imputati, la stragrande maggioranza dei miei colleghi, i giornalisti del vino, gli esperti che degustano e poi riferiscono ai lettori i risultati delle loro degustazioni su giornali e guide, gli addetti ai lavori che spesso, in questi anni, hanno orientato il mercato, influenzato i consumatori, indicato quali fossero i modelli da seguire e da imitare.
Mi riesce difficile, anzi impossibile credere che di fronte a certi vini, che in etichetta portavano spudoratamente la dizione “Brunello di Montalcino”, ma che con il Brunello c’entravano come i cavoli a merenda, e dove si capiva lontano un miglio, bastava versare i vini nel bicchiere, manco annusarli e berli, semplicemente osservarne i colori improbabili, non siano stati sfiorati dal sospetto che in quei vini a fare compagnia al canonico Sangiovese ci fossero anche altre uve.
Non riesco a credere che non abbiano pensato, come ho fatto io e altri hanno fatto, che fossero clamorosamente “taroccati”, in barba al disciplinare di produzione, al buonsenso, alla decenza, alla consapevolezza che una denominazione d’origine è un patrimonio comune e tu, singola azienda, non puoi “interpretarla” come vuoi e modellarla in base ai tuoi comodi, al tuo interesse di bottega.
Bene, questi comunicatori del vino, perché hanno famiglia, perché i loro giornali sopravvivono anche grazie alla pubblicità che le grandi aziende, anche quelle che hanno proposto quei “Brunello”, concedono loro con magnanimità, perché non volevano grane, perché non hanno, come si suol dire, gli attributi, perché di fronte a certi nomi è meglio tacere o magari, chissà, perché a loro quei vini piacevano di più o li sentivano più consoni al loro gusto (e con che faccia si presentano però come “esperti” di Sangiovese e di Brunello?), hanno taciuto.
Sono venuti meno al loro dovere di alzare la manina e di dire che qualcosa non andava, hanno fatto dell’informazione non dalla parte del lettore pagante, ma nell’interesse di quelle aziende, dell’establishment, di quello spirito di “cupola”, che impone un’oggettiva sinergia d’interessi tra loro ed i produttori più spregiudicati, potenti e mediatici.
Una vera e propria “Trahison des clercs”, come si direbbe citando il libro di un celeberrimo libro di Julien Benda, un abdicare a quel ruolo di stimolo, di critica, di denuncia delle cose che non vanno che un intellettuale, e quindi un giornalista che scrive e si occupa di vino, dovrebbe sentire “cucito” sulla propria pelle e al quale per nulla al mondo dovrebbe rinunciare.
Un atteggiamento, quello di larga parte dei giornalisti del vino italiani, che mi sembra un uomo e un giornalista di assoluta indipendenza come Massimo Fini abbia splendidamente descritto, applicandolo agli intellettuali italiani in genere, in questo bell’articolo pubblicato questa mattina su Il Giornale (proprietà della famiglia Berlusconi, oh yes, ma intanto libero di pubblicare articoli del genere), che raccomando alla vostra attenzione. L’intellettuale, il giornalista (del vino, delle pagine culturali, dello spettacolo, il cronista politico)? Sempre il solito maledetto conformista, impegnato a non “disturbare il manovratore”, a non toccare gli interessi di chi conta, di chi ha potere, danaro, influenza, ed è meglio tenere buono, perché non si sa mai…

23 Commenti »

16 Giugno 2008

Vino al vino chiama ed il cavalier Rivella puntualmente risponde

Non avevo dubbi che avendolo invitato, più che “sfidato” ad un confronto pubblico sul tema Brunello, ad un dibattito tra sostenitori della necessità di non toccare il disciplinare di produzione e fautori di un’apertura ad altre uve oltre al Sangiovese, il cavaliere del lavoro Ezio Rivella avrebbe risposto.
Lo conosco troppo bene e da tanti anni, dai tempi in cui lui da presidente dell’Unione Italiana Vini incredibilmente difendeva, dai potenti produttori toscano-veneto-piemontesi che volevano giubilarmi, la mia collaborazione al Corriere Vinicolo, e dialogavamo, con toni accesi, sul Barolo, che già all’epoca, lui piemontese di Castagnole Lanze, voleva rendere più moderno, suscitando le ire del carissimo Bartolo Mascarello, per pensare che potesse sottrarsi al confronto.
E così, come mi aspettavo, come mi sentivo sarebbe avvenuto , questo pomeriggio Rivella si è manifestato con una telefonata dalla sua tenuta Pian di Rota di Castiglione d’Orcia, dicendosi divertito dalla “sfida” lanciatagli e manifestando la sua piena disponibilità (e pregandomi di renderla nota ai lettori di questo blog) a parteciparvi. Per affermare la forza delle sue ragioni, quel cambiamento che ritiene inevitabile, anche in questo particolare momento, e contribuire, con la lunga esperienza maturata in quel di Montalcino alla testa del Castello Banfi e poi testimoniata in un libro, Io e Brunello, che vi suggerisco comunque di leggere, a dare una mano al Brunello e a Montalcino a superare le difficoltà che entrambe, indiscindibilmente legati e sinonimo l’uno dell’altro, come del Sangiovese, stanno vivendo.
E’ stata una telefonata molto divertente la nostra, dove come vecchi “nemici” che si conoscono da anni e in fondo si “stimano” anche se hanno idee lontane anni luce, ci siamo rinfacciati, con battute ironiche, gli eccessi attribuiti all’altro, il mio “fanatismo” nel difendere la causa del Brunello e dei vini italiani, così come li “sento” secondo Rivella, ed il mio, secondo lui, “farmi pubblicità” con questa battaglia del Brunello, anche se in verità io non ho vini o vinacci da vendere e magari ero abbastanza noto e conosciuto nell’ambiente vino, con quasi 25 anni di esperienza, anche prima di questa “crociata”…
La smania del cavaliere, a mio avviso, di liberarsi da quei lacci e laccioli rappresentati, a suo dire, da disciplinari di produzione troppo rigidi e superati.
Quello che abbiamo entrambi convenuto, per il momento, è che questo confronto dovrebbe avere un arbitro super partes e svolgersi, a Montalcino ovviamente, in un momento meno congestionato di questo, dove forse, convengo con lui, una discussione pubblica del genere potrebbe avere risvolti da tifo sulle gradinate…
Con il Consorzio in altre faccende molto affaccendato e impossibilitato a fare da organizzatore a questo confronto, abbiamo pensato di tenere buono il progetto e di aggiornarci per tirarlo fuori dal cassetto e realizzarlo non appena sarà possibile.
In ogni caso, come ci ho tenuto a dirgli al telefono e come ho più volte scritto, chapeau al cavaliere del Brunello, per la sua disponibilità e la sua franchezza.
Mille volte meglio lui che afferma pubblicamente, a mio modesto avviso sbagliando di grosso, che il Brunello così come siamo abituati a conoscerlo e ad apprezzarlo, a trazione Sangiovese, non va più bene e va cambiato, consentendo, a chi vuole, di utilizzare anche altre uve, di tanti altri sepolcri imbiancati ed ipocriti e falsi che esclamano “il disciplinare non si tocca e solo Sangiovese per il Brunello!”, e poi, nel segreto delle cantine, tagliano il grande vino di Montalcino e lo taroccano disinvoltamente e spudoratamente con chissà quali uve e quali vini.
E’ proprio per la sua chiarezza, per il suo non nascondersi dietro ad un dito e dire pubblicamente come la pensa, che credo che un confronto pubblico con Ezio Rivella s’ha da fare e che sarebbe stimolante sostenerlo. Prossimamente su questi “schermi” dunque?

5 Commenti »