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	<title>Vino al vino</title>
	<link>http://vinoalvino.org</link>
	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
	<pubDate>Fri, 09 May 2008 22:13:58 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>Serata Barolo A.I.S. Treviso 19 maggio</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 22:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Siete ancora in tempo a prenotarvi, se vivete nel triangolo tra Padova Venezia e Treviso (ma anche se vivete più lontano siete ugualmente i benvenuti) per partecipare, lunedì 19 maggio, alla Serata Barolo che la delegazione A.I.S. di Treviso organizza presso la bellissima Villa Braida a Zerman di Mogliano Veneto (sito Internet).
Il programma credo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm1.static.flickr.com/190/483756308_0bb7ca35f6.jpg?v=0" align="left" height="214" width="320" />Siete ancora in tempo a prenotarvi, se vivete nel triangolo tra Padova Venezia e Treviso (ma anche se vivete più lontano siete ugualmente i benvenuti) per partecipare, <strong>lunedì 19 maggio</strong>, alla <strong>Serata Barolo</strong> che la delegazione <strong>A.I.S. di Treviso</strong> organizza presso la bellissima <strong>Villa Braida</strong> a Zerman di Mogliano Veneto (<a href="http://www.villabraida.it/">sito Internet</a>).<br />
Il programma credo non sia proprio male, visto che in degustazione, presentati e commentati da chi scrive, che ha effettuato anche la scelta dei vini, saranno <strong>otto Barolo dell’eccellente annata 2004</strong> (e all’epoca sarò reduce dal maxi assaggio dei vini di questo millesimo fatto in occasione di Alba Wines Exhibition) di aziende di sicuro affidamento e riferimento dislocate tra La Morra, Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba (per questa volta niente Barolo di Monforte d’Alba, Novello o Verduno).  <span><br />
</span>I vini in degustazione saranno, in rigoroso ordine alfabetico secondo il nome del produttore:</p>
<p>Azienda agricola <strong>Barale</strong> (Barolo) Barolo Castellero 2004<br />
Azienda agricola <strong>Brezza</strong> (Barolo) Barolo <strong>Bricco Sarmassa</strong> 2004<br />
Azienda agricola <strong>Gagliasso</strong> (La Morra) Barolo <strong>Torriglione</strong> 2004<br />
Casa vinicola <strong>Gigi Rosso</strong> (Castiglione Falletto) Barolo <strong>Arione</strong> 2004<br />
Azienda agricola <strong>Livia Fontana</strong> (Castiglione Falletto) <strong>Barolo annata</strong> 2004<br />
Casa vinicola <strong>Marchesi di Barolo</strong> (Barolo) Barolo <strong>Sarmassa</strong> 2004<br />
Azienda agricola <strong>Monchiero</strong> (Castiglione Falletto) Barolo <strong>Rocche</strong> 2004<br />
Azienda agricola <strong>Sobrero</strong> (Castiglione Falletto) Barolo <strong>Ciabot Tanasio</strong> 2004</p>
<p class="MsoNormal">Se amate il <strong>Barolo</strong> <strong>vero</strong> e non vi disturba l’idea che tra i vini selezionati non ci sia nemmeno un esempio di quello stile tardo-moderno (barrique, concentratore, aromi di tostatura e di vaniglia, colore fittissimo, frutta a strati e nessuna eleganza né riconoscibilità varietale) che ormai ha fatto il suo tempo anche se qualche irriducibile continua a pensare che rappresenti il meglio e l’avanguardia dei vini di Langa e che possa piacere al consumatore oltre che ad una stampa non si sa bene se incompetente o complice, bene, questa all&#8217;insegna della piacevolezza, della tradizione illuminata, è sicuramente una serata – con il particolare trascurabile della mia conduzione – di quelle da non perdere…<br />
<u> Per informazioni</u>: <a href="mailto:aistreviso@virgilio.it  ">e-mail 1</a> - <a href="arno.galleazzi@libero.it "></a><a href="mailto:arno.galleazzi@libero.it ">e-mail 2</a> - tel. 349 4975311 <span></span></p>
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
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		<title>Noiosi, incorreggibili lamorresi. Déja vu e vecchie filosofie nei Barolo di La Morra</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 12:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Indignazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Clamoroso ad Alba: Alba Wines Exhibition stringe un gemellaggio con l’Anteprima dei vini della Costa Toscana.
E’ solo alla luce di questa pura ipotesi di lavoro, di questa incongrua molto ipotetica sinergia tra la manifestazione dedicata ai vini di una zona e di un vitigno, il Nebbiolo, tra i meno globalizzati e meno “internazionalizzabili” del mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm4.static.flickr.com/3166/2477461563_110922dfc3.jpg?v=0" align="left" height="247" width="330" />Clamoroso ad Alba: Alba Wines Exhibition stringe un gemellaggio con l’Anteprima dei vini della Costa Toscana.<br />
E’ solo alla luce di questa pura ipotesi di lavoro, di questa incongrua molto ipotetica sinergia tra la manifestazione dedicata ai vini di una zona e di un vitigno, il Nebbiolo, tra i meno globalizzati e meno “internazionalizzabili” del mondo e la vetrina dei vini di un’area ampia che un’identità territoriale se la devono ancora costruire e sono quindi tra quelli maggiormente legati ad una libera formula e interpretazione aziendale, che si spiegano i risultati che hanno offerto all’assaggio larga parte dei vini, presentati come Barolo annata 2004, provenienti dal comune di La Morra.<br />
Con l’eccezione, è bene citarli subito e complimentarsi con i loro artefici, di vini di ottima personalità e sicuro valore qualitativo come il Torriglione ed il Rocche dell’Annunziata di Mario Gagliasso, del Brunate di Vietti, del Rocche e del Barolo annata di Aurelio Settimo, del Rocche dell’Annunziata e del Bricco Francesco di Rocche Costamagna, del Vigna Gattera e del Vigna Arborina di Gianfranco Bovio, del Cerequio di Michele Chiarlo, ed in misura minore del Serre di Gianni Gagliardo, del Vigna San Giacomo di Stroppiana, del La Serra e del Lu di Eugenio Bocchino, del Vigna Gancia e del Vigna Conca di Mauro Molino, del Marcenasco di Renato Ratti, i vini di La Morra che ci sono stati proposti (ricordiamo le assenze dalla degustazione di aziende di peso come Roberto Voerzio, Boglietti, Altare e tanti altri), hanno mostrato lo stesso senso del territorio, la riconoscibilità varietale, l’identità che potrebbero testimoniare degli eschimesi trapiantati nel Sahara.<br />
Ahimé, quanti noiosi, incorreggibili lamorresi, vini senza capo né coda senza eleganza né equilibrio, sfacciati, noiosi, prevedibili, déja vu. Estrazioni selvagge, concentrazioni, interventismo a gogò in cantina, esasperazione in vigneto con estrazioni tirate allo spasimo, surmaturazioni incongrue, con il risultato di esprimere vini che non berresti mai, che non si fanno bere, che respingono, sconcertano, irritano e mettono tanta tristezza, per l’idea sbagliata e vecchia del fare vino che i loro produttori mostrano.<br />
Vini seriali ma ben poco seri, vini tutti uguali tra loro, come fatti su con lo stampino, come se ci fosse un’unica mano a realizzarli, vini dove l’idea del territorio, dei cru e della terra di origine viene annientata da un’interpretazione non sai più se furbesca o “stolta” del vino. Difficile pensare di fronte a molti di questi vini, verdi, aggressivi, volgari, dai colori concentratissimi e improbabili, dal legno sfacciato, dalle tostature spinte, privi di polpa, di sostanza, di equilibrio, di grazia, spesso con problemi basilari di pulizia esecutiva (ma come diavolo hanno fatto a superare l’esame delle commissioni di degustazione?) che possano essere pensati per il consumatore, per essere bevuti.<br />
Ma chi diavolo vuole ancora oggi vini del genere, chi è disposto a spendere dei soldi per comprarli, chi li vuole bere, chi è disposto a metterli in cantina e ad attendere che evolvano? Con questo imprinting, questo timbro che li marca e condiziona, sono vini che sono impossibilitati ad evolvere a maturare a diventare importanti.<br />
Vorrebbero impressionare, ma forse solo gli sprovveduti, mostrare attributi che non hanno, importanze inesistenti, e finiscono solo con l’essere vini del vorrei ma non posso e quindi fingo. Fingo di essere quel grande vino che non sarò mai, e quindi maschero, parodizzo, caricaturo un’idea del Barolo che non ha più senso di esistere, che è solo patetica e malinconica. Vini, taluni, che ti fanno pensare di trovarti a Bolgheri e dintorni, con i loro colori melanzanosi merlotteggianti paradossali.<br />
Ma dove sta scritto che La Morra, questi produttori di La Morra almeno, meritino di rimanere nell’area di produzione del Barolo se la loro concezione del Barolo é quella mostrata da vini come quelli degustati questa mattina?<br />
Perché non passano al Langhe rosso, al Langhe Nebbiolo vista la loro “idea” di Barolo? Di fronte a questi vini, che con la Langa del Nebbiolo non hanno nulla a che fare si respira solo aria di Toscana o di Nuovo Mondo o di Massiccio centrale francese e non certo di Langa. Vini, alcuni di loro, che possono andare bene solo per turisti francesi o californiani o di chissà dove che vengono in Langa, vanno al ristorante, ordinano un Barolo per curiosità, senza conoscerlo, probabilmente senza amarlo, e poi si sentono rassicurati trovando aria di Bordeaux, di Napa Valley, di Barossa Valley…<br />
Una riflessione amara mi è venuta malinconicamente alla mentre in questa degustazione tanto faticosa e noiosa. Che forse ho, abbiamo sbagliato ad abbassare la guardia, credendo che in Langa fossero un po’ tutti tornati ad un aureo equilibrio, che certi fenomeni deteriori fossero finiti, che alla spudoratezza si fosse posta fine, invece rieccoci in un clima quasi “brunellesco”, dove l’interventismo in vigna ed in cantina detta il ritmo e legge, dove i vini vengono confezionati secondo strane sensibilità e filosofie, dove dell’idea di terroir, di riconoscibilità varietale, viene fatto strame, perché non frega niente a nessuno, perché quello che conta è proporre vini assurdi, vini pensati a misura di guida o di consumatori incompetenti e allocchi disposti a comprarli, a portarseli a casa, a berli. Ammesso che ci si riesca…</p>
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		<title>WineCreator, difficile dialogo tra enologi e giornalisti del vino</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 22:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Confesso che mi aspettavo di più, visto il parterre di grandi nomi annunciati (anche se con qualche defezione dell’ultimo minuto o quasi, ad esempio quelle di Michel Rolland e Riccardo Cotarella tra gli enologi, di Robert Joseph, Bob Campbell, James Halliday tra i giornalisti) dalla prima edizione di Wine Creator (sito), primo international meeting o, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><img src="http://farm3.static.flickr.com/2007/2448793275_a67d93f80e.jpg?v=0" align="left" height="219" width="328" />Confesso che mi aspettavo di più, visto il parterre di grandi nomi annunciati (anche se con qualche defezione dell’ultimo minuto o quasi, ad esempio quelle di Michel Rolland e Riccardo Cotarella tra gli enologi, di Robert Joseph, Bob Campbell, James Halliday tra i giornalisti) dalla prima edizione di <strong>Wine Creator</strong> (<a href="http://www.winecreator.net">sito</a>), primo international meeting o, per dirla in spagnolo “<em>encuentro de autores de vino</em>”, che si è svolto a metà aprile nella splendida antica cittadina di <strong>Ronda</strong> (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=7od7FLoz2WE">vedi filmato</a>), a nord di Malaga.<br />
Non che non sia valsa la pena di volare per quasi tre giorni nel cuore di un’affascinante <strong>Andalusia</strong> tutta da scoprire, anzi, esserci è stato simpatico e mi ha consentito di incontrare vecchi amici, il mio editor di The World of Fine Wine Neil Beckett, l’editor di Decanter Guy Woodward, e poi l’ottimo Pierre Casamayor, Joshua Greene che avevo conosciuto solo dieci prima al Vinitaly, e poi Victor de la Serna, e Joel B. Payne con il quale avevo sinora avuto contatti solo via e-mail.<br />
E’ stato divertente esserci a <strong>Ronda</strong>, anche per cogliere l&#8217;occasione di ribadire quello che penso sulla sua expertise e conoscenza dei vini italiani, e piemontesi, ad un personaggio al quale un bagno di umiltà non farebbe male, ovvero il celebre giornalista francese <strong>Michel Bettane</strong> - secondo il quale, volete ridere?, noi italiani sciocchi e oscurantisti avremmo <strong>&#8220;impedito</strong>&#8221; a Monsù <strong>Angelo Gaja</strong> di &#8220;migliorare&#8221; il Barbaresco, parlo del vino e della denominazione, non dell’interpretazione, molto personale, che ne dava il celebre produttore langhetto prima di declassare i suoi crus a Langhe Nebbiolo…<br />
Vicende personali a parte, ma è stata una soddisfazione intervenire nel dibattito e dire direttamente nella sua lingua a Monsieur Bettane che è meglio che continui ad occuparsi, con indiscutibile competenza, dei vini di Bordeaux e che lasci che siamo noi italiani a decidere il destino e l’identità dei nostri vini più importanti, dal Barolo al Brunello di Montalcino, a rispettare le regole vigenti, senza modificare “creativamente” il gusto e lo stile dei nostri grandi vin de terroir, credo che WineCreator, come ho spiegato diffusamente in un ampio articolo (<a href="http://www.sommelier.it/archivio.asp?ID_Categoria=9&amp;ID_Articolo=1162">leggi qui</a>) che ho pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S. (<a href="http://www.sommeliersonline.it">sito</a>) sia riuscita solo a metà.<br />
Eccellente l’intuizione, la pensata di mettere per due giorni a confronto, in diverse sessioni di dibattito, chi il vino lo progetta, contribuisce a crearlo, lo produce, ovvero i vignaioli ed i produttori ed i loro preziosi consulenti che con termine inglese siamo soliti definire winemaker, e chi il vino lo racconta, lo giudica, lo<span>  </span>analizza, lo propone e ne canta le gesta al consumatore, ovvero la stampa specializzata.<br />
<img src="http://farm4.static.flickr.com/3117/2410348096_8690d1c7ba.jpg?v=0" align="right" height="317" width="225" />Passando però dalla teoria, dall’idea, alla pratica, mi sembra che si sia messa un po’ troppa carne al fuoco, che gli argomenti di dibattito proposti nelle varie sessioni fossero così ampi ed impegnativi (<a href="http://www.winecreator.net/en/programa.php">vedi programma</a>) che era davvero difficile impedire che il discorso diventasse un po’ troppo dispersivo e che si finisse a trattare di Massimi Sistemi, generalizzando.<br />
Nessuna colpa del moderatore, l’ottimo Victor de la Serna, (<a href="http://elmundovino.elmundo.es/elmundovino/noticia.html?vi_seccion=2&amp;vs_fecha=200804&amp;vs_noticia=1209469563">leggi qui un suo commento</a>) che si è destreggiato alla grande parlando in spagnolo, inglese, francese e regolando il “traffico” degli interventi previsti, né dei singoli intervenuti, che hanno cercato, chi con ottimi risultati, chi meno, di contribuire a sviluppare i temi di discussione proposti.<br />
Il problema, a mio avviso, è consistito piuttosto in un’oggettiva difficoltà dei due mondi, i produttori di vino ed i winemaker da una parte ed i wine writers dall’altra, di dialogare, di mettersi l’uno in ascolto dell’altro.<br />
Così siamo finiti con l’assistere ad una serie di relazioni, interventi, discorsi, alcuni interessanti e centrati, altri meno, alcuni preparati, altri come improvvisati all’impronta, e non, salvo rari momenti, a quell’incontro-confronto di esperienze e professionalità, a quell’intreccio di idee e visioni sul mondo del vino di oggi, che avrebbe dovuto essere il leit motiv di questo wine summit.<br />
Bisognerà tenerne conto, nell’impostazione, nella scelta dei relatori, nell’organizzazione e nella scansione del lavoro, se davvero si vorrà ripetere questa esperienza comunque positiva, tra due anni, nel 2010… </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alba Wines Exhibition: primi responsi delle degustazioni</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/05/alba-wines-exhibition-primi-responsi-delle-degustazioni.html</link>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 11:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[A&#8217; la volée, perché nel pomeriggio mi aspettano un paio di degustazioni verticali di Barolo, qualche flash dalle prime due giornate di Alba Wines Exhibition, la grande cinque giorni di assaggi dedicati alle nuove annate del Roero (solo 11 vini&#8230;), del Barbaresco e del Barolo.
Tra ieri e oggi ci siamo &#8220;sciroppati&#8221; una settantina di Barbaresco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm3.static.flickr.com/2406/2475988218_d94a8cd467.jpg?v=0" align="left" height="290" width="218" />A&#8217; la volée, perché nel pomeriggio mi aspettano un paio di degustazioni verticali di Barolo, qualche flash dalle prime due giornate di Alba Wines Exhibition, la grande cinque giorni di assaggi dedicati alle nuove annate del Roero (solo 11 vini&#8230;), del Barbaresco e del Barolo.<br />
Tra ieri e oggi ci siamo &#8220;sciroppati&#8221; una settantina di Barbaresco annata 2005, più sette riserva 2003 (nutro delle riserve sulla &#8220;riserva&#8221;: perché produrla in un anno come il 2003?), e i primi 40 Barolo annata 2004. Di scena i Barolo di Barolo questa mattina, con la conferma - premessa: le degustazioni avvengono rigorosamente alla cieca senza conoscere il nome del produttore e del vino - di valori noti e consolidati, Brezza con lo straordinario Bricco Sarmassa ed il Sarmassa, Comm. G.B. Burlotto con il Cannubi, Beppe Rinaldi con il Brunate Le Coste, e poi il vino di Maria Teresa Mascarello, il Castellero ed il Cannubi di Barale, e qualche &#8220;sorpresa&#8221;, almeno per quanto mi riguarda: il Cannubi di Michele Chiarlo, il Cannubi di Cascina Adelaide, il Liste di Damilano, il Cannubi Boschis di Virna, i vini, di stampo sorprendentemente classico di Luciano Sandrone, Nei Cannubi nei Poderi Einaudi, ecc. ecc.<br />
<img src="http://farm3.static.flickr.com/2132/2475990086_a6d2d61894.jpg?v=0" align="right" height="290" width="218" />Volete sapere quali siano i due vini, lo ripeto assaggiati alla cieca, senza alcun tipo di preconcetto, prevenzione, arrière pensée, che mi sono piaciuti meno (eufemismo), che ho trovato sideralmente, abissalmente lontani dalla mia idea di vino, vini che non riuscirei a bere nemmeno sotto tortura? Sono il Barbaresco ed il Barolo, così almeno recita l&#8217;etichetta, che vedete tra le mie mani nelle fotografie, opera dell&#8217;amico Pierluigi Gorgoni, che pubblico a corredo di questo flash.<br />
Una bottiglia di premio a chi capirà chi siano questi &#8220;capolavori&#8221;, se così si può dire, dell&#8217;italica enologia&#8230;<br />
A proposito, ora vado di fretta, appena posso ve li descrivo queste due indescrivibili &#8220;bontà&#8221;&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vinissage, vini da agricoltura biologica in rassegna ad Asti</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 08:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Per gli appassionati dei vini naturali e da agricoltura biologica e biodinamica sabato 10 e domenica 11 maggio (sabato dalle 15 alle 19 e domenica dalle 10.30 alle 19) è di prammatica una visita, ad Asti, presso il Palazzo del Michelerio (Corso Alfieri 381) per la terza edizione di Vinissage, Salone di vini naturali e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><img src="http://farm3.static.flickr.com/2163/2460894087_b13fbe7c3b.jpg?v=0" align="left" height="342" width="240" />Per gli appassionati dei vini naturali e da agricoltura biologica e biodinamica <u>sabato 10 e domenica 11 maggio</u> (sabato dalle 15 alle 19 e domenica dalle 10.30 alle 19) è di prammatica una visita, ad <strong>Asti</strong>, presso il Palazzo del Michelerio (Corso Alfieri 381) per la terza edizione di <strong>Vinissage, Salone di vini naturali e da agricoltura biologica e biodinamica</strong>.<br />
Nelle parole degli organizzatori (<a href="http://www.comune.asti.it/turismo/promozione-territorio/vinissage.shtml">visitare qui, nell’apposita pagina dedicata del sito del Comune di Asti</a>), la rassegna si propone come vetrina di una viticoltura intesa come espressione della “naturalità” della vinificazione. In altre parole una vinificazione assolutamente non interventista che “<em>deve accompagnare l’uva nella sua trasformazione, utilizzando solo principi fisico-chimici naturali, fortemente convinti che “ con dell’uva biologica si può fare del vino industriale, ma che per fare del vino naturale è indispensabile avere delle uve biologiche </em>“.<br />
Al Salone parteciperanno una quarantina di vignaioli italiani e francesi, uniti dalla convinzione che la qualità dei vini nasca da una vendemmia sana e da un buon lavoro in vigna, ma che a questo debba far seguito un impegno in cantina basato sul massimo rispetto per la naturalità dell’uva.<br />
I vini presenti a Vinissage, vini che in larga parte si sono volutamente posti ai margini dei tradizionali canali commerciali, sono, secondo gli organizzatori, “<em>un’autentica espressione del legame e dell’identità  tra il vino ed il territorio e non hanno certo la pretesa di essere gli unici vini buoni, hanno però il vantaggio di essere solo uva fermentata e di rappresentare il gusto del loro territorio, del loro vitigno e del vignaiolo che li produce… e parlano senza clamori della loro anima</em>”.<br />
Tra le aziende presenti alla manifestazione si segnalano in particolare le aziende francesi Gerard Shueller ed fils dall’Alsazia, il grande champagnisa Raymond Boulard, Château S.te Anne nel Bandol, il Domaine Antoine Arena in Corsica, il Domaine de Gressac nel Languedoc-Roussillon, Lise et Bertrand Jousset nella Valle della Loira, Catherine &amp; Gilles Vergé operativi nel Maconnais in Borgogna e poi tra gli italiani autentici pionieri della viticoltura biologica e biodinamica come i piemontesi Vittorio Bera di Canelli, Cascina degli Ulivi di Novi Ligure, Pino Ratto della zona del Dolcetto di Ovada, Cascina Corte a Cogliani, e poi La Stoppa di Rivergaro nel piacentino, I Clivi di Corno di Rosazzo in Friuli, La Distesa di Corrado Dottori a Cupramontana nelle Marche, La Biancara di Angiolino Maule a Gambellara nel vicentino, l’azienda agricola Occhipinti nel ragusano, le toscane Cerreto Libri di Pontassieve, San Giuseppe, Campi di Fonterenza, Santa Maria a Montalcino, La Burattina di Manciano e Campi nuovi di Cinigiano nel grossetano, La Colombaia di Colle Val d’Elsa nel senese.<br />
Una presentazione completa della manifestazione, con il “<strong>Manifesto programmatico</strong>” nel quale i produttori presenti si riconosco, la potete trovare <a href="http://www.sommelier.it/archivio.asp?ID_Categoria=9&amp;ID_Articolo=1171">in questo articolo – leggi</a> - scritto per lo spazio delle news del <a href="http://www.sommeliersonline.it">sito Internet dell’A.I.S.</a><br />
Per informazioni: tel. 0141 399526 <a href="mailto:promoterr@comune.asti.it">e-mail</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>13 maggio: Serata Brunello di Montalcino a Modena</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/05/13-maggio-serata-brunello-di-montalcino-a-modena.html</link>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 22:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono proprio felice, lo sono sempre, ma questa volta lo sono ancora di più, di tornare a Modena, dagli amici della delegazione modenese dell’A.I.S. (cito su tutti il delegato Luigi Carnevali e la brava Barbara Brandoli, ideatrice dell’associazione culturale Divino scrivere – sito e blog ) per condurre, reduce da una settimana in Langa, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><img src="http://farm4.static.flickr.com/3274/2454134873_2223f66c33.jpg?v=0" align="left" height="340" width="231" />Sono proprio felice, lo sono sempre, ma questa volta lo sono ancora di più, di tornare a <strong>Modena</strong>, dagli amici della <u>delegazione modenese dell’A.I.S.</u> (cito su tutti il delegato <strong>Luigi Carnevali</strong> e la brava <strong>Barbara Brandoli</strong>, ideatrice dell’associazione culturale <strong>Divino scrivere</strong> – <a href="http://www.divinoscrivere.it/">sito</a> e <a href="http://divinoscrivere.wordpress.com/">blog</a> ) per condurre, reduce da una settimana in Langa, una serata dedicata al <strong>Brunello di Montalcino</strong> (vedi </span><a href="http://vinoalvino.org/files/2008/05/locandinadegbrunellomontalcino.pdf" title="Serata Brunello Modena">Serata Brunello Modena</a><span>).<br />
Otto vini, otto signori vini, otto vini sulla cui natura esclusiva di vini prodotti solo con uve Sangiovese in purezza di Montalcino non ho alcun dubbio e di cui mi faccio garante, in degustazione, e basterebbe già questo, credo, a rendere la serata quantomeno interessante.<br />
Ma c’è altro però, c’è stato e ci sarà altro, come ci riferiscono le cronache (leggere la prima uscita delle <strong>WineWebNews</strong> dell’A.I.S – <a href="http://www.sommelier.it/archivio.asp?ID_Categoria=3&amp;ID_Articolo=1159">link</a> – per averne un’idea), ovvero lo scandalo – ma<em> oportet ut scandala eveniant</em> ho scritto – <a href="http://vinowire.simplicissimus.it/2008/04/18/opinion-oportet-ut-scandala-eveniant/">vedi</a> – dei Brunello di Montalcino “non conformi” al disciplinare, perché sospettati, così dice l’inchiesta in corso, di avere unito al Sangiovese quote di altre uve (leggi Merlot, Cabernet, ecc.) e sarebbe ipocrita non tenerne debitamente conto.<br />
Sarà pertanto una bella occasione, oltre che per <u>rendere omaggio al</u> <u>lavoro serio della stragrande maggioranza dei produttori di Montalcino</u>, che hanno rispettato il dettato del disciplinare in vigore, che <u>non hanno turlupinato i consumatori</u>, che non si sono sognati, né si sognano, di proporre di imbastardire il loro Brunello con iniezioni, più o meno truffaldine, di altre uve, e <u>per presentare le aziende che hanno voluto collaborare a questa serata </u>e coglierne lo spirito, particolarmente in questo momento, ed i loro vini. E per cercare di riflettere insieme su cosa è successo a Montalcino, non solo ora che lo scandalo è scoppiato, ma nel corso degli ultimi 10 anni, da quando il vino, essendo diventato di successo e oggetto di un fiorente business, ha subito una serie di attenzioni-tentazioni che hanno condizionato il lavoro delle aziende.<br />
Anche in occasione di questa serata, come ho sempre fatto su questo blog a partire dal mio primo post sul tema, pubblicato il 21 marzo, esprimerò, con chiarezza e assoluta indipendenza, il mio punto di vista, quello che penso su quello che è accaduto e su quello che ora si dovrebbe fare, a Montalcino, per mantenere alti il nome e l’immagine di Messer Brunello.<br />
I vini in degustazione, nel corso della serata, che si terrà <u>martedì 13 maggio alle 21</u>, presso quella bellissima sede (già collaudata in febbraio nel corso di una fortunata Serata Barolo) che è il <strong>Golf &amp; Country Club di Colombaro di Formigine</strong> (via Castelnuovo Rangone 4) all’immediata periferia di Modena, lungo la strada verso l’Abetone, saranno otto Brunello di Montalcino, rigorosamente annata 2003, di aziende note e meno note, delle più grandi e affermate <strong>Col d’Orcia</strong> e <strong>Lisini</strong>, sino ai piccoli, ma qualitativamente impeccabili, <strong>Citille di Sopra</strong>, <strong>Gianni Brunelli</strong>, <strong>Pecci Celestino</strong>, <strong>Pinino</strong>, <strong>Tenuta di Sesta</strong> e <strong>Uccelliera</strong>.<br />
Vini che ho scelto non perché mi siano simpatici i produttori, che in alcuni casi non conosco nemmeno di persona, ma perché nel corso degli assaggi di Benvenuto Brunello edizione 2008 ho ritenuto i loro vini tra i migliori, o più interessanti, rispettosi del Sangiovese e dei terroir di Montalcino in un’annata difficile e quantomai soggetta a “tentazioni” interventiste come il 2003.<br />
Sono persuaso che sarà una bella serata e che chi deciderà di esserci (vedi qui il <a href="http://www.aisemilia.it/cms/page/pagina/1209372401">link al sito della pagina dell’A.I.S. Modena</a> del <a href="http://www.aisemilia.it">sito Internet dell’A.I.S. Emilia</a> per informazioni e modalità di iscrizione) non si pentirà di aver scelto di partecipare…</span></p>
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		<title>Produttori di Langa: che errore non partecipare ad Alba Wines Exhibition!</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/05/produttori-di-langa-che-errore-non-partecipare-ad-alba-wines-exhibition.html</link>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 13:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Pensavo fosse superfluo, tanto la cosa è ovvia e ritenevo acquisita e incontestabile, ribadire la centralità e l’indispensabilità di Alba Wines Exhibition, l’annuale manifestazione,  organizzata dall’Unione Produttori Vini Albesi, con il braccio operativo-organizzativo dell’agenzia Wellcom, che da 13 anni permette alla stampa specializzata italiana ed internazionale di convenire per alcuni giorni ad Alba per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm3.static.flickr.com/2380/2473648502_c23135e1d2.jpg?v=0" align="left" height="300" width="225" />Pensavo fosse superfluo, tanto la cosa è ovvia e ritenevo acquisita e incontestabile, ribadire la centralità e l’indispensabilità di <strong>Alba Wines Exhibition</strong>, l’annuale manifestazione,  organizzata dall’<strong>Unione Produttori Vini Albesi</strong>, con il braccio operativo-organizzativo dell’agenzia Wellcom, che da 13 anni permette alla stampa specializzata italiana ed internazionale di convenire per alcuni giorni ad Alba per un assaggio meditato delle nuove annate dei tre vini base Nebbiolo di Langa: Roero, Barbaresco e Barolo.<br />
Mi sembrava pletorico ripetere, per quante volte l’ho già ribadito, scrivendone, parlandone in pubblico, anche in terra toscana, favorendo una sorta di virtuoso passaparola ai colleghi della stampa internazionale, che questa è la manifestazione numero uno non solo in Piemonte ma dell’Italia tutta, quella che ci consente di degustare, nelle migliori condizioni possibili, con calma, seduti, serviti dai bravi sommelier A.I.S., disponendo di diverse ore di tempo a disposizione, con la modalità degustazione alla cieca, un massiccio, significativo, importante numero di vini delle nuove annate che Dio e Bacco mandano anno dopo anno in terra.<br />
Chiedetelo ai colleghi che, come me, hanno da anni la fortuna ed il privilegio di essere invitati e di trascorrere alcuni giorni, ospiti dell’Unione Produttori Vini Albesi e dei produttori che credendo in questa manifestazione, nella sua efficacia, validità e serietà, ne rendono possibile lo svolgimento. Non c’è altra vetrina a noi riservata, in Italia, né Benvenuto Brunello, né Anteprime del Chianti Classico, del Vino Nobile di Montepulciano, dell’Amarone della Valpolicella, ecc. ecc. dove chi voglia farsi un’idea complessiva del valore delle nuove annate, delle stilistiche dominanti, delle diversificazioni dei vini in base ai terroir (elemento fondante e fondamentale in vini come Barbaresco e Barolo), possa avere a disposizione un campione di vini così ampio.<br />
Eppure, spiace doverlo fare rilevare, a fronte di una qualità costante della manifestazione, di una sua crescita continua, che comprende anche le degustazioni pomeridiane e la possibilità di fare visita alle aziende che partecipano ad Alba Wines e mettono in degustazione, mettendosi in gioco alla pari degli altri, famosi o meno famosi, ricchi e potenti o emergenti, i loro vini, da alcuni anni si sta verificando un fenomeno preoccupante e deteriore.<br />
Parlo del disimpegnarsi di un numero crescente di aziende significative, che decidono, per varie motivazioni, alcune oggettive, tipo non avere ancora imbottigliato i vini dell’annata che sarà tema delle degustazioni (quest’anno il 2005 per il Barbaresco ed il Roero, ed il 2004 per il Barolo), oppure diciamo così soggettive e personali, dotate di fondamento oppure meno, di non partecipare e di non mettere i loro vini in degustazione.<br />
Questa scelta, piaccia o meno, costituisce un oggettivo impoverimento della manifestazione, che resta importante, anche se deprivata della presenza di vini noti e talvolta mediatici, ma che viene in qualche modo minacciata, nella sua essenza, dal non vedere molte aziende significative non scendere in campo e offrire il loro contributo ad una vetrina che è interesse di tutti, nessuno escluso, abbia a perpetuarsi ed essere la più rappresentativa e onnicomprensiva possibile anche in futuro.<br />
Questo con il contributo, la collaborazione ed il co-protagonismo di tutti, perché è il messaggio dei grandi vini base Nebbiolo di Langa che deve passare, della loro grandezza e nobilitate, non dell’essere superstar, protagonista e numero uno (due o tre) di qualcuno in particolare.<br />
Registro pertanto con disappunto e sincero dispiacere che quest’anno, è un elenco ovviamente incompleto, tentato alla volée e senza alcuna pretesa di essere esaustivo, mancano all’appello le seguenti aziende:<br />
Azelia<br />
Boglietti<br />
Borgogno<br />
Bruno Giacosa<br />
Camerano<br />
Cappellano<br />
Castello di Neive<br />
Ceretto<br />
Cigliuti<br />
Clerico<br />
Conterno Fantino<br />
Corino<br />
Elio Altare<br />
Elio Grasso<br />
Gaja<br />
Giacomo Conterno<br />
Giuseppe Mascarello<br />
Paolo Scavino<br />
Piero Busso<br />
Roberto Voerzio<br />
Schiavenza<br />
Sobrino<br />
Varaldo</p>
<p>A tutti loro, vorrei chiedere, per favore, di riconsiderare la loro posizione, di non chiamarsi fuori, di non sentirsi estranei e non toccati da questa manifestazione che è e vuole essere una vetrina collettiva dei vini base Nebbiolo prodotti nella Langa albese, di crederci invece, e dare un contributo, importante, alla sua possibilità di avere un futuro anche nei prossimi anni.<br />
E’ nell’interesse di tutti, nessuno escluso, mantenerla in vita, migliorarla, renderla sempre più vitale, non progressivamente soffocarla con un’indifferenza non solo egoista, ma miope e colpevole.</p>
<p class="MsoNormal" align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Missione compiuta: &#8220;ambasciatore&#8221; del Barolo in terra toscana</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/05/missione-compiuta-ambasciatore-del-barolo-in-terra-toscana.html</link>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 08:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Non posso lasciar correre, senza dedicarle una parola, la “missione compiuta”, lunedì 5, in terra toscana, ovvero la degustazione (leggi) di sei Barolo, cinque di annata 2004 e uno di annata 2003, da me condotta, davanti ad un pubblico attento e competente, nell’ambito del Premio Versilia organizzato dall’A.I.S., delegazione della Versilia, nella bellissima Villa Borbone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><img src="http://farm4.static.flickr.com/3216/2452323136_6c446bc246.jpg?v=0" align="left" height="173" width="320" />Non posso lasciar correre, senza dedicarle una parola, la “missione compiuta”, lunedì 5, in terra toscana, ovvero la degustazione (<a href="http://vinoalvino.org/blog/2008/04/sei-grandi-barolo-in-degustazione-al-premio-versilia.html">leggi</a>) di sei Barolo, cinque di annata 2004 e uno di annata 2003, da me condotta, davanti ad un pubblico attento e competente, nell’ambito del <strong>Premio Versilia</strong> organizzato dall’A.I.S., delegazione della Versilia, nella bellissima Villa Borbone a Viareggio.<br />
Merito dei sei vini, che erano tutti veramente buoni (posso complimentarmi con me stesso per averli scelti bene?), e di un relatore in discreta forma – dicunt – il “sacro verbo” del Nebbiolo di Langa è potuto arrivare nella… “terra degli infedeli”, ovvero di quei toscani che avendo la fortuna di poter contare su una delle poche grandi uve del mondo, <strong>messer Sangiovese</strong>, dimostrano invece un insano innamoramento per le uve bordolesi, che vorrebbero, checché ne dica qualche rotondo giustificazionista, ficcare dappertutto, non gli è bastato il Chianti Classico, ora pensano al Brunello di Montalcino&#8230;<br />
Vini in ottime condizioni, con una mia personalissima preferenza, in termini di eleganza, per l’unico 2003 selezionato, il fragrante, aereo, inebriante Santo Stefano di Perno del mio carissimo amico Mauro (Giuseppe) Mascarello, ma quale godimento e quale dimostrazione della forza dei veri tannini, quelli che derivano dal Nebbiolo e non dai boschi del Massiccio centrale francese, e della verità della terra, da tutti gli altri vini, dal Ginestra Casa Maté di Elio Grasso al Bricco Sarmassa di Brezza, al Bricco Boschis di Cavallotto, al Barolo Serralunga di Massolino, sino alla soave, fragrante eleganza, al mirabile equilibrio, alla dolcezza naturale dell’Acclivi di Comm. G.B. Burlotto, tutti di annata 2004.<br />
Compiuta la mia missione di “ambasciatore” (autonominatomi) e di portatore sano del “germe” del Nebbiolo, indotto molte persone a pensare di programmare quanto prima una visita in quelle sei cantine e in tante altre che ho nominato, parlando di Barolo ma anche del suo ottimo fratello Barbaresco, ho potuto, ieri mattina presto, partire da Viareggio alla volta di Alba.<br />
Il tempo di arrivare, di sistemarmi nella base che mi ospiterà sino a lunedì mattina, di annusare l’aria di “casa”, che tali per me considero <strong>le Langhe</strong>, anche se poi vivo, quando non sono in giro, in quel di Bergamo, che alle 13 ero già in zona Barolo, per una visita a La Morra al nuovo locale di quel gran signore della ristorazione e dell’ospitalità che è stato ed è tuttora l’ottimo <strong>Gian Bovio</strong> (<a href="http://www.ristorantebovio.it/web/">sito</a>).<br />
Ero lì tranquillo che mi gustavo i primi antipasti di un bel menu degustazione all’insegna della classicità di Langa (proposto a 42 euro) con un paio di bicchieri del mio Dolcetto di Dogliani per antonomasia, il Briccolero del caro Quinto Chionetti, quando dalla sua voce, inconfondibile, mi sono accorto che ad un tavolo dietro di me era arrivato, in compagnia di due suoi simpatici amici di Cuneo, che poi sono diventati anche amici miei, nientemeno che uno dei grandi “<em>arneis</em>” di Langa (intendendo per arneis uno spirito bizzarro, originale, singolare), ovvero “<strong>Citrico</strong>”, al secolo <strong>Rinaldi Giuseppe detto Beppe</strong>.<br />
Sono così finito per trasferirmi al suo tavolo e a fraternizzare, parlando di Langa e Barolo, di rinoceronti, roi o presunti tali, grandi orsi, &#8220;tigri&#8221;, abili venditori di fumo e niente arrosto e grandi personaggi, Bartolo, ovviamente, ma anche l’altro Mascarello, Mauro, figlio del mitico Gepin, con il trio di amici.<br />
Questo mi ha consentito di gustare, quasi in anteprima, uno dei Barolo 2004 <u>che vi consiglio di comprare a scatola, pardon, a bottiglia chiusa</u>, il severo, autentico, rigoroso e buonissimo (un po’ ruffiano, anzi, usa un’altra espressione, dice Beppe) suo Brunate Le Coste (che se fosse solo Brunate, come dice un grande sostenitore di questa tesi, Gianfranco Soldera, sarebbe ancora più buono).<br />
E poi, tanto per non farci mancare nulla, richiesto di scegliere dalla bellissima carta dei vini del ristorante un Barolo di Castiglione Falletto di mio pieno gusto, ho puntato su un vino di cui mi sono innamorato, vero coup de foudre, dal primo sorso, la <strong>riserva Vignolo 1999 di Cavallotto</strong>. Vino rigoroso, elegante, complesso, completo, intensamente minerale (grafite e polvere da sparo), appena selvatico il giusto, ancora giovane e con quale potenziale d’evoluzione nel tempo, ma già in grado di offrire il segno della propria classe.<br />
Sono stato molto contento di constatare che la mia scelta è stata apprezzata – lo diceva la buta vuota rimasta sul tavolo – dai due amici di Beppe, gran barolisti al cospetto di Bacco, e da Citrico, che questo vino diceva di non conoscere e che ha gustato, condendo la degustazione, macché la sana bevuta, con battute in libertà condite con la sua consueta verve, la sua ironia e autoironia, il suo disincantato, artistoide guardare al mondo, che lo rendono, all’alba dei suoi 60 anni, più che mai personaggio di riferimento nel mondo, splendido, della Langa albese.<br />
La prima giornata non è poi finita, perché ieri sera ho gustato una cena esemplare, per vivacità, creatività, ed equilibrio e gusto dei piatti, al <strong>Piazza Duomo di Alba</strong> (<a href="http://www.piazzaduomoalba.it/">sito</a>), regno di quello chef sensibile e intelligente che é <strong>Enrico Crippa</strong> e della famiglia Ceretto, con Roberta e Federico, due dei quattro young lions eredi dei Barolo brothers Bruno e Marcello, miei anfitrioni insieme al fraterno amico Giacu, Giacolino Gillardi.<br />
Abbiamo bevuto benissimo, e volevo vedere, ma di questo, di un grande <strong>Barbaresco Faset del 1988</strong> (oh yes!) e di un supremo <strong>Cornas</strong>, annata <strong>2004</strong>, di <strong>Auguste Clape </strong>(chapeau Monsieur! Che grande Syrah, che splendido vin de terroir!), parleremo più oltre, visto che la prima giornata di Alba Wines Exhibition si prospetta nutrita, con 11 Roero 2005 e soprattutto 55 Barbaresco 2005 (di Barbaresco, Neive e Alba, domani i vini di Treiso) che ci attendono…<br />
Dimenticavo: evviva il Nebbiolo, ça va sans dire&#8230;  <span><br />
</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pomodoro Ferrisi: ovvero “fare l’amore con il sapore”</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2008 22:10:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[l'acquolina in bocca]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordate quella pubblicità televisiva di uno yogurt che invitava a “fare l’amore con il sapore”? Bene, con questa segnalazione voglio raccontarvi come invece abbia avuto grandissime soddisfazioni, non “orgasmiche”, ma di assoluta libidine gustosa, assaporando dei pomodori che sono la quintessenza del “pomodoroso” sapore, qualcosa di veramente speciale.
Ricordate quanto avevo scritto qualche tempo fa in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><img src="http://farm3.static.flickr.com/2376/2462535578_e54ba8a672.jpg?v=0" align="left" height="187" width="329" />Ricordate quella pubblicità televisiva di uno yogurt che invitava a “<em>fare l’amore con il sapore</em>”? Bene, con questa segnalazione voglio raccontarvi come invece abbia avuto grandissime soddisfazioni, non “orgasmiche”, ma di <u>assoluta libidine gustosa</u>, assaporando dei pomodori che sono <strong>la quintessenza del “pomodoroso” sapore</strong>, qualcosa di veramente speciale.<br />
Ricordate quanto avevo scritto qualche tempo fa in occasione del mio incontro con <strong>Oscar Farinetti</strong> a Eataly (<a href="http://vinoalvino.org/blog/2008/02/ma-perche-non-chiamarlo-oscar-incontro-con-farinetti-%e2%80%9cpatron%e2%80%9d-di-eataly-%e2%80%93-parte-prima.html">leggi qui</a>) e dell’avvistamento, con successiva degustazione una volta a tavola, di una speciale qualità di pomodori, i <strong>pomodori Ferrisi</strong>, posti in vendita nel food shop torinese per ricchi alla sbalorditiva cifra di <strong>25 euro</strong> (ripeto, 25 euro, tipo le vecchie care cinquantamila lire) <strong>al chilogrammo</strong>?<br />
In un successivo post (<a href="http://vinoalvino.org/blog/2008/02/eataly-tutto-buono-pulito-e-giusto-pero%e2%80%a6.html">leggi</a>) dopo aver visitato il sito Internet di questi strepitosi pomodori (<a href="http://www.pomodoroferrisi.it">leggi</a>) avevo fatto notare che era possibile l’acquisto on line al costo di <strong><span>28,50 euro per cinque chilogrammi</span></strong>, ai quali aggiungendo i 15 euro della spesa di spedizione sino ai 10 chilogrammi, si arrivava ad un totale ancora robusto ma più umano di 8,7 euro al chilogrammo, non certo venticinque&#8230;<br />
Tutto sembrava essere finito qui, con la mia curiosità, rimasta insoddisfatta, di capire perché diavolo dei pomodori, seppur così buoni, dovessero costare cifre così iperboliche, sino a quando, una decina di giorni fa, non si è fatto vivo con un commento pubblicato su questo blog, il titolare della ditta Ferrisi, <strong>Francesco Ferrisi</strong>, sostenendo che quei pomodori non fossero i suoi ma “un falso spacciato per Ferrisi”.<br />
Ovviamente a questo punto non ho potuto che contattare il produttore, responsabile di una piccola azienda familiare, posta nella fascia costiera della provincia di Ragusa, nella zona di Vittoria, che si sviluppa su un impianto serricolo di 11.000 metri quadrati e prosegue l’attività avviata alla fine degli anni Cinquanta dal padre, che fu il primo ad introdurre le coltivazioni della pregiata varietà “<em>pomodoro costuluto</em> ”, facendo tesoro di due elementi favorevoli, il clima della zona, molto adatto alle colture orticole, particolarmente temperato, con irraggiamento solare costante durante tutto l’anno e costanti brezze di ponente cariche di salsedine associate alle pochissime, anzi sporadiche, gelate, e la particolare composizione dell’acqua salmastra utilizzata.<br />
Va poi aggiunto, ed è importante da un punto di vista commerciale, che, come racconta il sito Internet “<em>sul finire degli anni 60 l’azienda Ferrisi si presentò col proprio prodotto nel mercato di Torino, dove negli anni si è conquistato la fiducia dei consumatori più accorti e giungendo ad essere identificato non più come un qualsiasi pomodoro costoluto, ma come <strong><span>“pomodoro Ferrisi”</span></strong>: un riconoscimento che per noi vale più di un  “I.G.P.</em>” e che a partire “<em>dal 2002 il marchio Ferrisi è un marchio registrato</em>”.<br />
Ma cosa rende particolari, direi inimitabili i pomodori Ferrisi? Ovviamente le fasi di lavorazione, effettuate interamente a mano dalla famiglia Ferrisi, tese a garantisce un prodotto uniforme nel gusto e nella qualità, con una severa selezione di tutti quei frutti giudicati non conformi ad essere commercializzati come <span>“Pomodoro Ferrisi”</span>.<br />
C’è però un dettaglio fondamentale, che fa davvero la differenza, oltre all’operare in condizioni di salinità davvero particolari. Lo definirei un lavoro “borgognone”, oppure “<em>alla Roberto Voerzio</em>”, teso a realizzare delle rese per pianta bassissime indispensabili per realizzare quella concentrazione del sapore che rende il pomodoro Ferrisi unico. Le piante vengono difatti “<em>stressate al massimo</em>” e mentre “<em>una normale pianta di costoluto può produrre dai 3 ai 4 kg di prodotto, per ottenere il pomodoro Ferrisi dalla stessa pianta si ottengono circa 0,8 – 1 kg di prodotto</em>”.<br />
Il risultato, come ho avuto modo di toccare con mano e gustare, godendomi questi pomi d’oro (per il prezzo elevato, anche se molto meno “allucinante” di quello proposto in febbraio a Eataly, oggi acquistando on line si spenderebbero, comprese le spese di spedizione, 10,50 euro al chilogrammo) è, perdonatemi l’iperbole, <strong>stre-pi-to-so</strong>! Comunque li gusti, da soli, con un pizzico di olio extravergine (il sale non serve), o di origano, oppure utilizzati per un sughetto che è un vero “babà”, questi pomodori marchiati uno ad uno “<u>gli antichi sapori</u>” ti riconciliano con il gusto del pomodoro, profumato di sole, ricchissimo di sapore, dolce, avvolgente, succoso, consentitemi il linguaggio vinoso, dalla persistenza infinita, eppure sapido e vibrante, dalla consistenza croccante, sodo, compatto, non un briciolo di acqua rilasciata quando lo si taglia e lo si mette nel piatto. <strong><img src="http://farm3.static.flickr.com/2127/2075866060_6f94017e61.jpg?v=0" align="right" height="270" width="186" />Pomodori-frutto</strong> (accidenti se mi sente Maroni sono fritto!), incredibilmente gustosi, che da soli fanno pranzo e cena, che hanno una tale intensità, una personalità, una polpa compatta, da lasciarti ammirato e farti pensare, a te che i pomodori li ami al punto da non riuscire a concepire come possibile un mondo senza pomodoro, e che soprattutto d’estate li mangeresti a pranzo e cena, come diavolo tu abbia potuto farti un’idea del pomodoro, di cosa sia veramente, senza averli mai gustati prima.<br />
E come tu possa oggi pensare di mangiare altro pomodoro che non sia questo incredibile , stupendo Ferrisi.<br />
Peccato solo che la stagione, per il costoluto, sia finita (il ciclo di lavorazione va difatti da dicembre ad aprile), mentre a maggio sia ancora tempo, siamo all’ultimo mese, per le varietà marmantino e marinda, mentre per il ciliegino, che presenta un prezzo più umano, 19 euro per cinque chilogrammi, è ancora tempo, essendo in calendario la sua produzione per tutto l’anno.<br />
Evviva il pomodoro Ferrisi dunque, ma accidenti, Oscar, vuoi spiegarmi perché mai se ordinandoli on line i pomodori Ferrisi io normale consumatore li pago, spese di spedizione comprese, una cifra intorno ai dieci euro al chilogrammo, se vengo ad Eataly quei pomodori, o presunti tali, li devo pagare il 150 per cento in più?<br />
Va bene che si tratta di una boutique del gusto, che fa tendenza, che è à la page, ma perché il signor Rossi, la sciura Maria, monsù Pautasso, il professionista goloso, devono svenarsi per farvi la loro spesa?</span></p>
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		<title>Brunellopoli: così parlò… il Robert Parker der Tufello</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2008 17:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[E voi cosa ne pensate?]]></category>

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		<description><![CDATA[Godetevi questa video-intervista (vedi filmato) rilasciata all’amico “sommelier informatico” e wine blogger Andrea Gori (leggi) dall’ineffabile &#8220;Robert Parker der Tufello&#8220;, al secolo Daniele Cernilli, direttore del Gambero rosso e co-direttore della guida Vini d’Italia.
Si parla del Brunello e di Brunellopoli (a proposito delle quali si è fatto vivo improvvisamente, per la serie “non è mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Godetevi questa video-intervista (<a href="http://youtube.com/watch?v=wLapfPO0RQ0">vedi filmato</a>) rilasciata all’amico “sommelier informatico” e wine blogger <strong>Andrea Gori</strong> (<a href="http://vinodaburde.simplicissimus.it/">leggi</a>) dall’ineffabile &#8220;<em>Robert Parker der Tufello</em>&#8220;, al secolo <strong>Daniele Cernilli</strong>, direttore del Gambero rosso e co-direttore della guida Vini d’Italia.<br />
Si parla <img src="http://farm1.static.flickr.com/210/441685431_2c86c5cada.jpg?v=0 " align="left" height="200" width="166" />del Brunello e di Brunellopoli (a proposito delle quali si è fatto vivo improvvisamente, per la serie “non è mai troppo tardi” – <a href="http://www.consorziobrunellodimontalcino.it/brunello/ns.asp?wci=wnsz&amp;lng=1040&amp;cur=0&amp;">leggi</a> – il <u>Consorzio del Brunello di Montalcino</u>).<br />
Non intendo commentare in alcun modo quello che Cernilli ci racconta, a voi il piacere di ascoltare e farvi un’idea…</p>
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