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	<title>Vino al vino</title>
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	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Anthony D’Anna (Mondo Imports e Boccaccio Cellars) ambasciatore del vino italiano in Australia</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 07:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver raccontato, altrove, come vanno le cose per il vino italiano in Australia, ho pensato di dare la parola anche su Vino al vino ad un importante ambasciatore delle sorti dei nostri vini nella terra dei canguri. Ecco dunque la parola a Anthony D’Anna, esponente di una famiglia di origine calabrese emigrata nella zona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/anth_Container2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6982" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/anth_Container2.jpg" alt="" width="489" height="495" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Dopo aver raccontato, <a href="http://www.aisitalia.it/matt-paul-ci-racconta-come-va-il-vino-italiano-a-melbourne-australia.aspx">altrove</a>, come vanno le cose per il vino italiano in <strong>Australia</strong>, ho pensato di dare la parola anche su Vino al vino ad un importante ambasciatore delle sorti dei nostri vini nella terra dei canguri. Ecco dunque la parola a <strong>Anthony D’Anna</strong>, esponente di una famiglia di origine calabrese emigrata nella zona di Melbourne oltre cinquant’anni fa e fortemente impegnata nel business del vino <em>Down Under</em>.<br />
Con un grande negozio, <a href="http://www.boccaccio.com.au/contactus.htm">Boccaccio Cellars</a>, dove vengono venduti (con ottimi risultati) vini italiani e di altri Paesi disponibili in Australia, e con la società di importazione di vini italiani <a href="http://www.mondoimports.com.au/">Mondo Imports</a>, che importa e distribuisce vini di aziende come Roagna, Passopisciaro, Le Vigne di Alice, Castello di Monsanto, Brigaldara, Corte Sant’Alda, Piero Benevelli, Traversa, Paolo Saracco, Gran Sasso, Pipoli, Lucarrelli, Cristo di Campobello, Le Moire. Un’esemplare storia italiana, quella dei D’Anna, che dimostra non solo le grandi capacità degli italiani più in gamba di imporsi anche all’estero e di farsi portabandiera della produzione agroalimentare di qualità, ma che dimostra quale mercato molto interessante per i nostri vini stia diventando l’Australia. Dove un numero crescente di appassionati guarda ai vini di casa nostra per andare oltre i <em>blockbuster wines</em> troppo concentrati e muscolosi e apprezzi sempre più finezza, eleganza, senso di origine e personalità.<br />
E quel carattere<strong> food friendly</strong>, che rende i nostri vini insuperabili. Buona lettura!</p>
<p style="text-align: justify">Alcune informazioni su di lei Anthony: come é iniziato il suo percorso nel vino e come é stata la sua formazione in Australia?<br />
La mia famiglia per alcuni generazioni aveva coltivato la terra e vigneti in Calabria. Dopo la seconda guerra mondiale, quando l’Italia era una realtà economica ben diversa da quella odierna i miei nonni decisero di cercare una sorte migliore in Australia e partirono alla volta di Melbourne.<br />
Dapprima mio padre ed i suoi si misero a commercializzare pane fresco con un pulmino ai vari emigrati che come loro avevano lasciato l’Europa, poi nel 1963 poterono acquistare un negozio dove commercializzare anche vino.<br />
Nel 1969 poterono acquistare della terra nella Yarra Valley con l’obiettivo di piantare un vigneto e produrre vino, e poi nel 1974 acquistarono altra terra a Balwyn, una zona non conosciuta per la produzione agroalimentare, e crearono un supermercato, dove avevano particolare spazio cibi e vini.<br />
Le cose andarono bene e poterono crescere acquistando altri negozi intorno e puntando sempre sui vini australiani e italiani. Nel 1997 quando io e miei fratelli eravamo ancora all’Università aiutammo a piantare i primi vigneti nella proprietà di famiglia, ora condotta da mio fratello che produce vini per la nostra azienda, <a href="http://www.hoddlescreekestate.com.au/">Hoddles Creek Estate</a> nella Yarra Valley nella zona di Victoria.<br />
Una volta finiti gli studi universitari e la specializzazione in commercio e finanza e in politica internazionale, sono entrato nell’attività di famiglia e sono persuaso che sia stata la migliore decisione che potessi prendere. La mia famiglia produce propri vini (Pinot Noir, Chardonnay e Pinot Blanc) che vende ad altri commercianti e ristoranti ed esporta nel mondo ed inoltre abbiamo un punto vendita dove vendiamo vini australiani e italiani.<br />
La naturale evoluzione è stata quella di diventare importatori di vini della nostra terra d’origine e venderli agli stessi ristoranti e negozi che già acquistano i nostri vini.<br />
Non importiamo vini qualunque, ogni azienda deve essere a proprietà familiare, avere un forte legame con la propria terra e promuovere varietà autoctone della propria zona.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Parliamo di Mondo Imports&#8230;</span><br />
Abbiamo creato la società <a href="http://www.mondoimports.com.au/">Mondo Imports</a> per fare arrivare questi vini in Australia. Anche se siamo nel mondo del vino dal 1963, Mondo Imports è un’attività che mi rende molto orgoglioso, perché è facile entrare negli affari familiari e non toccare nulla, ma questa cosa non mi andava bene e volevo creare qualcosa di mio. Mondo Imports è cominciata in sordina, con il semplice aiuto dei miei familiari e oggi ha un ruolo importante nell’importazione di vini italiani in Australia.</p>
<p style="text-align: justify">La scelta di diventare un importatore e di specializzarsi sui vini italiani è dovuta solo alle sue origini familiari?<br />
Sebbene nato in Australia ho sempre avuto un forte legame con l’Italia, un legame che aumenta ogni anno a tal punto che non sarei sorpreso di finire la mia vita in Italia.<br />
Anche se bevo e gusto i vini di Francia, Spagna, Nuova Zelanda non ho con loro lo stesso legame e la stessa passione che sento per i vini italiani. Per fare bene le cose ci vuole passione e noi siamo appassionati dei vini italiani. Non è solo lavoro, noi importiamo i vini italiani perché amiamo l’Italia ed i suoi vini. Vengo in Italia almeno una volta l’anno e provo le stesse emozioni che provai nel corso del primo viaggio quando ero un ragazzo: l’Italia è nelle nostre vene e i vini italiani ci appassionano.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Qual’è la storia delle due società Mondo Imports e Boccaccio? E che relazioni ci sono tra le due società?</span><br />
Noi conduciamo Mondo Imports e Boccaccio Cellars (e la Hoddles Creek Estate) come attività separate. Boccaccio Cellars propone i migliori vini italiani di diversi importatori e regioni, siamo i più importanti venditori al dettaglio dei vini della Produttori del Barbaresco in Australia, ma non siamo i loro agenti.<br />
Vendiamo molte casse di Brunello ogni anno ai collezionisti di vino australiani, ma non siamo diretti importatori di aziende di Montalcino. Abbiamo rapporti stretti con Gaja, ma non siamo i loro importatori australiani.<br />
Boccaccio riguarda la vendita del meglio dei vini italiani, da importatori diversi. Naturalmente nel nostro punto vendita vendiamo anche i vini che importiamo, ma non hanno trattamento di favore. Non ci si può considerare dei seri commercianti di vini italiani a livello dettaglio se ci si limita a promuovere i vini che si importano. Abbiamo fatto diventare Boccaccio Cellars come uno dei migliori negozi di vini italiani in Australia perché prestiamo grande attenzione al lavoro di ogni importatore e sarebbe un disservizio nei confronti del vino italiano e dei nostri clienti se ragionassimo diversamente.<br />
Con Mondo Imports noi commercializziamo i vini che importiamo e quelli della nostra azienda vinicola in ristoranti e negozi in tutta l’Australia. Abbiamo creato Mondo Import nel 2006 e attualmente importiamo più di 150 mila bottiglie di vino dall’Italia.<br />
In Australia i vini del Nord e Centro Italia hanno sempre avuto largo spazio, grazie a fantastici importatori quali Trembath and Taylor, Arquilla and Negociants, che hanno fatto un ottimo lavoro e introdotto le persone a vini come Chianti, Brunello, Barolo e Barbaresco. E sebbene noi stessi importiamo vini dal Centro e Nord Italia, cosa molto importante per noi, ci siamo costruiti una certa fama come importatori specializzati in vini espressioni di varietà autoctone del Sud Italia, vini che rappresentano la mia grande passione.<br />
Abbiamo iniziato da poco la nostra prima collaborazione con un’azienda calabrese, <a href="http://www.lemoire.it/">Le Moire</a>, che ha sede ad una trentina di chilometri dalla località dove è nata mia madre. Un’azienda familiare che produce un grande vino rosso da varietà locali: un esempio di quello che è Mondo Imports.</p>
<p style="text-align: justify">Che genere di vini preferiscono oggi gli appassionati di vino in Australia? Preferiscono vini locali, o neozelandesi o del Nuovo Mondo o tendono anche a scegliere vini provenienti da altri Paesi come l’Italia?<br />
Oggi i vini che gli australiani preferiscono bere sono diversi da quelli che erano in voga 10 o 15 anni orsono. La gente attualmente tende ad acquistare innanzitutto un vino, senza preoccuparsi da dove provenga, mentre in passato si tendeva a puntare molto di più sui vini australiani.<br />
I vini della Nuova Zelanda hanno avuto un sacco di successo in Australia, oggi il loro spazio tende a diminuire con l’arrivo di altri vini provenienti da tutto il mondo. Abbiamo scelto il momento adatto per avviare la nostra attività di importatori, perché oggi i bevitori di vino in Australia sono alla ricerca di differenti vini e stili di vino.</p>
<p style="text-align: justify">Può descrivere qual’è la scena del vino in Australia dopo la crisi economica. In che situazione si trova l’industria del vino australiana?<strong> </strong><br />
In Australia possiamo dire di essere stati fortunati perché non c’è stata una grande crisi e siamo stati al riparo, grazie alla nostra distanza e al nostro tipo di economia da quanto è successo in Europa e negli States.<br />
Questo ha fatto sì che la scena del vino potesse continuare a svilupparsi e crescere negli ultimi cinque anni. L’elemento chiave non sono le condizioni economiche, ma il dominio di alcune catene di supermercati (Coles and Woolworths) che dettano a molte aziende ed importatori i termini economici di vendita, termini non sempre ragionevoli o sostenibili.<br />
Questo dominio ha portato molte aziende ed importatori alla bancarotta o in condizioni di grande difficoltà. Questi supermercati hanno acquistato diversi negozi di vino in tutta l’Australia e lo spazio di commercianti indipendenti si restringe sempre più e questo rappresenta davvero un grande problema.</p>
<p style="text-align: justify">La crisi economica ha cambiato il mercato del vino in Australia? Le persone che prima erano disposte a comprare e bere vini sono ora disponibili a pagare lo stesso prezzo per i vini che pagavano prima della crisi?<strong> </strong><br />
Anche se non c’è stata una grandissima crisi, le persone si sono fatte molto più attente nello spendere. Preferiscono evitare grandi spese o indebitarsi per automobili o tv di lusso e preferiscono godersi la vita ad esempio pranzando fuori al ristorante e mantenendo un equilibrio nel loro reddito. Anche i vini dal prezzo superiore ai 50 dollari australiani (40 euro) hanno conosciuto una frenata e si sono fatti più difficili da vendere e devono davvero giustificare con una qualità superba il loro prezzo.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Può darmi un’idea di quello che si paga oggi mediamente per una bottiglia di buon vino in Australia in un negozio o in un ristorante?</span><strong> </strong><br />
La gran parte del vino venduto al dettaglio ha un prezzo medio tra 15 e 20 dollari (tra 12 e 16 euro). Questo permette ai consumatori di acquistare vini di buona qualità australiani ed esteri. Questo diventa un range tra 40 e 60 dollari (tra 32 e 50 euro) su gran parte delle carte dei vini.</p>
<p style="text-align: justify">Le persone in Australia preferiscono bere vini al ristorante o a casa? Il consumo domestico è più importante ed in crescita del consumo al ristorante?<strong> </strong><br />
La gente tende sempre più a pranzare al ristorante e si tratta di un trend che continuerà anche nei prossimi anni. Questa è una buona cosa sia per i ristoranti che per l’industria del vino. Anche il consumo domestico è in aumento, perché cresce la cultura del vino e anche l’esplosione di wine &amp; food blog ha dato alla gente la spinta per cucinare e bere sempre meglio anche a casa.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Quali sono i vini esteri preferiti dagli appassionati di vino australiani e che posto hanno i vini italiani? Che posto occupano i vini italiani e quelli del Sud in particolare?</span><br />
Il Sauvignon blanc neozelandese è di gran lunga il vino estero più venduto in Australia, anche se non è il vino prediletto dagli esperti. Storicamente è sempre stata la Francia con i vini delle sue diverse denominazioni il più venduto negli ultimi dieci anni, ma crescono molto bene i vini di Spagna e Italia e si tratta di una tendenza che è previsto possa continuare.<br />
Anche se in Australia vanno molto bene vini classici come Chianti, Brunello, Barolo e Barbaresco assistiamo ad una crescente domanda di vini espressione di vitigni nobili del Sud, Aglianico da Basilicata e Campania and Nerello Mascalese dell’Etna sono stati vini emergenti negli ultimi anni.<br />
Noi siamo importatori di Passopisciaro e lo scorso anno abbiamo venduto i cru 2008 che sono andati esauriti in breve tempo e ora c’è una forte attesa e una grande richiesta per l’annata 2009.<br />
Questo cambia di molto le cose rispetto al passato quando i collezionisti prendevano in considerazione solo Barolo o Brunello, oggi c’è spazio per vini di tutte le regioni, se validi<em>. </em></p>
<p style="text-align: justify">Nel vostro portfolio troviamo vini di differenti aziende e regioni: Roagna, Passopisciaro, Le Vigne di Alice, Castello di Monsanto, Brigaldara, Corte Sant’Alda, Piero Benevelli, Traversa, Paolo Saracco, Gran Sasso, Pipoli, Lucarrelli, Cristo di Campobello, Le Moire,etc. Su quali elementi scegliete vini e produttori da importare?<br />
Con Mondo Imports non è tanto importante l’origine dei vini e sono ben lieto di comprendere tutte le regioni se mi trovo di fronte ad una vera qualità dei vini e dell’azienda, proprietà familiare e forte legame con la terra di origine e con le varietà di uva locali.<br />
Se l’azienda perde il proprio carattere familiare e vengono meno determinati standards non ho alcuna esitazione ad interrompere la collaborazione anche se l’azienda fosse famosa e prestigiosa. In tutti gli aspetti della vita e del business l’integrità è di fondamentale importanza.<br />
Se questo viene percepito allora la collaborazione non può che proseguire su solide basi.<br />
In Australia oggi siamo fortunati che le persone siano felici di provare nuove e differenti varietà di cui parlano sempre più i media del vino locali. I vini di Puglia, Basilicata, Sicilia e Campania hanno avuto un fantastico successo e siamo in debito nei confronti dei grandi giornalisti che hanno scritto di questi vini. Senza il supporto di giornalisti come Jane Faulkner e Tim White molto attivi nel promuovere i vini italiani in Australia per un lungo periodo, il successo e l’accettazione del vino italiano in Australia sarebbe stato diverso.</p>
<p style="text-align: justify">Qual’è la situazione attuale in Australia per i vini italiani? E quale l’immagine dei nostri vini?<br />
L’immagine del vino italiano oggi è abbastanza elevata. In un range di prezzi da 15 a 1000 dollari a bottiglia la gente capisce di trovarsi di fronte ad un vino di alta qualità. Anche spendendo solo 15 dollari si può avere la garanzia di un vino di buona qualità e interessante.<br />
Prendiamo il Bianco Salento che noi importiamo e che è in vendita a 15 dollari (12 euro) un vino che è stato bene accolto dagli appassionati di vino ma che figura in lista a bicchiere in alcuni dei migliori ristoranti australiani. Questo mostra la fiducia che che i ristoranti ed i consumatori hanno nell’acquistare e gustare simili vini. Quest’anno importeremo circa 18 mila bottiglie di questo vino che ha avuto successo in tutti i settori dell’industria del vino australiana.<br />
Siamo in Australia dove abbiamo la fortuna di avere importatori di vini italiani che sanno apprezzare l’importanza di introdurre solo vini di qualità e questa consapevolezza di un numero crescente di operatori ci aiuterà a lavorare insieme per migliorare sempre più l’immagine del vino italiano in Australia.</p>
<p style="text-align: justify">Gli australiani conoscono i vini italiani o deve ancora fare opera di apostolato come un missionario nel presentare la ricchezza (di uve, denominazioni, terroir, nomi) dei vini italiani?<strong> </strong><br />
La maggioranza delle persone non ha confidenza con i nomi delle denominazioni o dei vitigni dei vini italiani ed il nostro compito di importatori è svolgere un’opera di informazione ed educazione in tal senso. Eppure questa non conoscenza non costituisce un ostacolo al fatto che questi vini vengano acquistati e messi alla prova.<br />
Come amiamo dire non preoccupatevi da dove arriva il vino e da quali uve sia prodotto, ma provate il vino in sé, gustatelo. Se vi piace, compratelo e bevetelo. E per estensione tocca a noi educare i ristoranti ed i commercianti di vino a conoscere meglio questi vini. E se non prendono confidenza con questi vini non potranno raccomandarli e consigliarli ai loro clienti.</p>
<p style="text-align: justify">Quali sono gli elementi maggiormente apprezzati in Australia nei vini italiani? Vengono preferiti vini da varietà internazionali autoctone o anche vini da varietà autoctone?<br />
L’Italia è conosciuta in tutto il mondo, la gente cucina italiano a casa, mangia nei ristoranti italiani e non ha problemi a bere vino italiano. Non c’è mai stato un momento migliore per la vendita di vino italiano in Australia. La gente è sempre più diposta ad acquistare vini da vitigni autoctoni ed il 98% del vino italiano che importiamo è espressione di vitigni autoctoni. Se non ci fosse questa tendenza Mondo Imports non avrebbe avuto lo stesso successo.</p>
<p style="text-align: justify">La vendita di vini italiani in Australia è un business in crescita? Cosa fate per promuovere al meglio i vini italiani nel vostro negozio? <strong> </strong><br />
E’ sicuramente in crescita. Mondo Imports ha una storia recente ma sta crescendo molto bene ed è sempre più interessata ai vini italiani. Quest’anno ho anche lanciato il mio personale wine blog <a href="http://ilvinodatavola.wordpress.com/">http://ilvinodatavola.wordpress.com/</a> per raccontare la mia attività di importatore di vino italiano in Australia. Organizziamo costantemente degustazioni, seminari e cene e investiamo in promozione ed educazione, questa è la strada da seguire ora ed in futuro.</p>
<p style="text-align: justify">Quali sono i auoi vini preferiti italiani e le aue regioni del vino preferite?<br />
Per essere onesto non ho un vino o una regione che preferisco. Amo Barolo, Barbaresco, Amarone della Valpolicella, Chianti, Brunello di Montalcino, Aglianico e scelgo cosa bere tra una fitta rete di varietà, regioni e stili. Il percorso del vino riguarda sempre l’educazione e io cerco di provare e sperimentare e gustare il maggior numero di vini e stili possibili. Lo faccio a casa con amici e professionalmente con diversi esponenti dell’industria del vino australiano.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Come vede il futuro del vino italiano in Australia?</span><br />
Non potrebbe essere migliore: la mia famiglia è coinvolta nell’industria del vino dal 1963 e nel 2013 festeggeremo i primi cinquant’anni di attività. Siamo entusiasti ora come lo eravamo 49 anni orsono e crediamo di aver avvistato solo la cima dell’iceberg in relazione alla fortuna del vino italiano in Australia, una fortuna destinata a crescere e svilupparsi, come pure la conoscenza e la domanda e sono felice di essere parte di questo processo e assolutamente ottimista circa i futuro del vino italiano in Australia.</p>
<p>___________________________________________________________</p>
<p><strong>ATTENZIONE!</strong></p>
<p><strong>Non dimenticate</strong><strong> </strong>di leggere</p>
<p>anche<strong> </strong><strong>Lemillebolleblog,</strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
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		<title>Salento IGT Rosato Girofle 2011 Azienda Monaci</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 08:17:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[I vini di Radici del sud secondo Franco Ziliani]]></category>

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		<description><![CDATA[I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani La neve ed il gelo dei giorni scorsi qui a Bergamo (ma anche nel resto d’Italia il grande freddo siberiano non ha assolutamente scherzato) mi hanno provocato una singolare reazione. Non solo, pur non essendo assolutamente un amante del caldo torrido, ho avuto nostalgia della stagione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani </strong></p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignright" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7020/6812632823_3ae1d1efa6.jpg" alt="" width="117" height="500" />La neve ed il gelo dei giorni scorsi qui a Bergamo (ma anche nel resto d’Italia il <a href="http://www.corriere.it/cronache/12_febbraio_03/meteorologi-previsioni_d1a50602-4e31-11e1-af4c-6a00aeffb10f.shtml">grande freddo siberiano</a> non ha assolutamente scherzato) mi hanno provocato una singolare reazione.<br />
Non solo, pur non essendo assolutamente un amante del caldo torrido, ho avuto nostalgia della stagione estiva, e ho pensato con un certo rimpianto ai giorni bellissimi, era inizio giugno e non era ancora scoppiata la calura agostana, di <a href="http://www.ivinidiradici.com/">Radici del Sud</a>, ma ho pensato, anche se fuori era tutto bianco ed il termometro era abbondantemente sotto zero, che fosse il caso di stapparmi un rosato.<br />
Non accusatemi di voler fare l’originale a tutti i costi, o di volermi atteggiare ad eno snob. Io i rosati, che non ho scoperto ora e di cui scrivo da almeno vent’anni, da quando la maggior parte della stampa italiana non se li filava nemmeno (a proposito: è stato presentato il <a href="http://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&amp;opz=display&amp;id=12182&amp;keysh=vini%20rosati">primo Concorso enologico nazionale vini rosati d’Italia</a>. Volete scommettere che nonostante sia un rosatista “ante-marcia” non mi chiameranno a far parte delle commissioni di degustazione?), li bevo e me li godo tutto l’anno, che sia estate oppure, per dirla con Shakespeare, sia “<a href="http://www.enotes.com/shakespeare-quotes/now-winter-our-discontent">the winter of our discontent</a>”.<br />
E quale rosato potevo scegliere, pur ricreare <em>un’illusione d’estate</em> e di un periodo un po’ più sereno e solare (non solo da un punto di vista atmosferico) di questo?<br />
Non ho avuto dubbi, non solo pensando a quello che a mio avviso è da anni il migliore (non me ne vogliano i produttori dei tanti altri ottimi rosati che questa splendida regione propone) dei rosati pugliesi, ma ricordandomi delle parole che l’autore di questo splendido vino e grande padre di tutta l’enologia pugliese di qualità, <a href="http://www.aziendamonaci.com/">scrive sul proprio sito Internet aziendale</a>, a proposito del rosato: “Ma chi l’ha detto che il rosato non è né carne né pesce, che la bottiglia dev’essere solo di vetro bianco, piacevole solo d’estate, che può accompagnare solo qualche piatto o tante altre banalità o pregiudizi che finiscono per recare danno ad un vino pregevole?<br />
Il fascino del vino rosato, invece, è nel bicchiere in tutte e quattro le stagioni, è adatto alla maggior parte dei piatti e riesce ad esaltare in modo originale il valore del cibo. E’ più che plausibile proporre un gusto nuovo, controcorrente”.<br />
<img class="alignnone" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7142/6812618971_00a9153e8b_o.jpg" alt="" width="346" height="450" /><br />
A pronunciare queste evidenze, che condivido in toto e cui plaudo, è, come dicevo, l’uomo che in una vita spesa tra vigne e cantine di Puglia ha prodotto i migliori rossi e rosati base <strong>Negroamaro</strong> mai nati in terra pugliese e che ora, conclusa la sua lunga e onorata carriera di consulente (in passato lo è stato di aziende come Agricole Vallone, Botromagno, Candido, Cantina di Copertino, Taurino contribuendo alla nascita e alla leggenda di vini come Graticciaia, Brindisi Vigna Flaminio, Pier delle Vigne, Duca d’Aragona, Cappello di Prete, Notarpanaro, Patriglione, Scaloti, Le Pozzelle, per citarne solo alcuni…), <strong>Severino Garofano</strong>.<br />
L’uomo che dimostrando il proprio notorio <em>sense of humour</em> e la sopraffina ironia ha deciso di chiamare <strong>Girofle</strong> giocando sul proprio cognome il <strong>Salento rosato</strong> base Negroamaro prodotto nella sua bellissima azienda di 18 ettari posta nell’agro di Copertino (nome anche di una delle poche universalmente note <a href="http://www.vinopr.it/copertino-doc/">denominazioni salentine</a>), acquistata negli anni Novanta dapprima in società con la famiglia Librandi (di cui all’epoca Garofano era consulente) e poi diventata interamente di proprietà.<br />
In questa azienda, dove oggi babbo Severino è affiancato dai bravissimi e simpatici figli Renata e Stefano, in questa zona posta tra i due mari, tra Jonio e Adriatico, si fa davvero viticoltura (ed enologia) d’eccellenza, producendo vini, voglio citare i nomi dei più noti, Il Salento rosso Le Braci, il Salento rosso base Negroamaro Malvasia Nera Montepulciano Simpotica, il Copertino Eloquentia, il Salento rosso base Negroamaro Primitivo I Censi, che onorano ai massimi livelli la terra salentina ed esplorano, grazie alla straordinaria sensibilità di Severino Garofano, tutte le enormi potenzialità delle uve che qui vengono allevate, in particolare il Negroamaro di cui Garofano nella sua lunga carriera ha esplorato, sviscerato, mostrato tutte le sfumature, sia in rosso che in rosato.</p>
<p><img class="alignnone" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7009/6812628515_1491ac723e_o.jpg" alt="" width="336" height="450" /></p>
<p style="text-align: justify">Perché ho scelto il <strong>Girofle</strong>? Per il semplice motivo che mi piace straordinariamente e che in ogni occasione in cui ho avuto modo di degustarlo e berlo, ricordo le mie due ultime presenze in terra pugliese, ad inizio ottobre a Lecce per il Congresso di un’Associazione per la quale dopo anni di lavoro comune sono diventato improvvisamente persona non gradita, e poi a novembre <a href="http://www.ivinidiradici.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=257:-a-radici-wines-experience-si-affermano-il-carattere-e-la-qualita-della-produzione-enogastronomica-regionale&amp;catid=36:comunicati-stampa&amp;Itemid=56">a Masseria Barbèra per Radici wine experience</a>, mi è sembrato sempre all’altezza della propria fama, in perfetta forma.<br />
Tanto da indurmi, ogni volta che lo incontro, a pregare Stefano Garofano, dotato della stessa ironia del padre, di provare a produrre almeno un anno un rosato non dico cattivo (cosa impossibile) ma un po’ meno buono tanto da lasciare le luci della ribalta anche agli altri.<br />
Nel 2011 l’annata 2010 del rosato Girofle, che ho ritrovato pimpantissimo e godibile anche al mio assaggio (diciamo così: bottiglia prontamente “seccata” e con piena soddisfazione) è stata tra i vini premiati in occasione di Radici del Sud, stranamente non dalla giuria di esperti internazionali, ma <a href="http://www.ivinidiradici.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=239:nicola-campanile&amp;catid=36:comunicati-stampa&amp;Itemid=56">dal gruppo appassionati esperti del Sud</a>.<br />
In effetti questo rosato di Negroamaro ottenuto da vigneti ad alberello pugliese classico, posti su terreni argillosi di varia composizione posti al di sopra della pietra calcarea dura o tufacea, prodotto con una tecnica delicata che prevede vendemmia di grappoli interi condizionata a dieci gradi prima della pigiatura, macerazione senza graspi per la durata di 24 ore con mosto a 15-16 gradi, è un classico di eleganza, piacevolezza, equilibrio, splendido nel colore mai acceso o eccessivo, un cerasuolo salmone pallido, nei profumi fitti, delicati, perfetto mix tra note floreali e fruttate, tra rosa e agrumi, piccoli frutti rossi e accenni di erbe aromatiche, estremamente freschi, puliti, fragranti, nonostante la loro intensità.<br />
E poi magnificamente succoso, rotondo, pieno al punto giusto, ma vivacissimo al gusto, ricco di nerbo acido e sale, giocato su una fruttuosità calibrata e mai surmatura, su un carattere secco che non cede mai alla tentazione (un po’ banalotta e ruffiana) di arrotondarsi e diventare più <em>appealing</em> (ma per quale palato?) grazie ad un filo di dolcezza in più, ad un residuo zuccherino più elevato.<br />
<img class="alignright" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7030/6812641855_c3af211dda_o.jpg" alt="" width="257" height="342" />Un rosato dotato di un carattere tale che lo rende adatto ad una gamma infinita di abbinamenti (e non solo quelli, su cui trionfa, della lussureggiante cucina estiva o ancora di più su quelli della tradizione pugliese, ma su molti e molti altri ancora, espressione di ogni tradizione gastronomica regionale, e meraviglioso su una pizza fatta come Dio comanda) e fa sì che ogni volta che se ne stappa una bottiglia questa finisca puntualmente e allegramente, come dovrebbe essere destino di ogni vino degno di questo nome una volta portato a tavola, per vuotarsi rapidamente e con gioia.<br />
Un rosato, davvero per ogni occasione, che corrisponde perfettamente all’identikit del vino rosato che non è più possibile snobbare e non prendere sul serio tracciato <a href="http://bramptonwines.wordpress.com/2012/02/03/rose-wine-all-around/"><strong>in questo post</strong></a> pubblicato sul <a href="http://bramptonwines.wordpress.com/">colorato e simpatico blog aziendale</a> di questa attiva <a href="http://www.wine.co.za/directory/winelist.aspx?CLIENTID=6520">casa vinicola sudafricana</a>.<br />
Un post dove leggiamo, e sono parole che coloro che tendono ancora a non considerare i rosati dovrebbero meditare, questa sacrosanta riflessione: “<em>Rosé wines have had a tendency to be put on the backburner by many a wine drinker. </em><em>All over the world people are realizing it is no one-dimensional wine. Rosé wine sales are on the rise as enthusiastic wine lovers have discovered that many of these pink wines are not the sugary sweet wines once thought, but a rather sophisticated member of the family. Apart from the refreshing taste, it’s an extremely versatile food-wine. It also makes for a splendid picnic wine.<br />
Its delicate flavours will compliment every item in the basket. From the variety of meat sandwiches, any form of fruit, salads and even your chip and dip. It’s to be enjoyed in all circumstances, whether it’s with lunch, a dinner party or just at home on your couch. Not to be mistaken as an entry level wine. So go out, buy a bottle and be refreshed</em>”.<br />
Il che, tradotto, significa che i rosati hanno la tendenza ad essere rifiutati e snobbati da molti bevitori anche se in tutto il mondo la gente si sta accorgendo che non sono vini ad una sola dimensione. Le vendite di rosati sono in crescita e molti appassionati hanno scoperto che questi non sono più i vini zuccherosi di una volta, ma qualcosa di molto più sofisticato.<br />
Oltre al loro gusto fresco sono vini da cibo estremamente versatili e sono ottimi per il picnic. Il loro delicato aroma e gusto si sposa bene con ogni cosa che porterete con voi, con sandwiches di carne, ogni tipo di frutta, insalate antipasti e stuzzichini.<br />
Si possono gustare in tutte le circostanze, a pranzo a cena, ad un dinner party o sdraiati comodamente sul divano. Non prendeteli per vini di basso livello, compratene una bottiglia e fatevi rinfrescare da loro.<br />
Tutto giusto, ma queste cose, pur con tutto il doveroso rispetto per i sudafricani, dovrebbero esserci chiare da tempo in Italia, se davvero Enotria é l’antica, storica terra del vino…<br />
<strong><br />
Azienda Monaci</strong><br />
località Tenuta Monaci<br />
Copertino LE<br />
tel. 0832 947512<br />
e-mail <a href="mailto:vini@aziendamonaci.com">vini@aziendamonaci.com</a><br />
sito Internet <a href="http://www.aziendamonaci.com/">http://www.aziendamonaci.com/</a></p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://farm6.staticflickr.com/5127/5247147613_486d7e70ef_o.jpg" alt="" width="378" height="233" /></p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Questo articolo viene pubblicato contemporaneamente su</span>:</p>
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		<title>WineWebNews 07 febbraio 2012 Sarà il Pinot noir la next big thing vinosa?</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2012/02/winewebnews-07-febbraio-2012-sara-il-pinot-noir-la-next-big-thing-vinosa.html</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 08:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[WineWebNews]]></category>

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		<description><![CDATA[Dall’Italia Anteprima Amarone 2008: non è tutto oro quello che luccica Commenti a gogò dopo l’Anteprima della nuova annata, il 2008, di Amarone della Valpolicella, che si è svolta la scorsa settimana a Verona. Ne segnalo in ordine sparso tre. Sul blog Wining, creato dal giornalista Rai Umberto Gambino, il servizio, piacevolmente naif, di Michela [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/02/wine-web-news-logo-ridotto.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7011" src="http://vinoalvino.org/files/2012/02/wine-web-news-logo-ridotto.jpg" alt="" width="450" height="150" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<p style="text-align: justify">Dall’Italia</p>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Anteprima Amarone 2008: non è tutto oro quello che luccica<br />
</strong>Commenti a gogò dopo l’Anteprima della nuova annata, il 2008, di Amarone della Valpolicella, che si è svolta la scorsa settimana a Verona. Ne segnalo in ordine sparso tre.<br />
Sul <a href="http://www.wining.it/">blog Wining</a>, creato dal giornalista Rai Umberto Gambino, il servizio, piacevolmente naif, di <strong>Michela Pierallini</strong>, che racconta dei vini degustati e dei produttori incontrati, privilegiando l’aspetto umano – <a href="http://www.wining.it/tastings/314-amarone-2008-quadri-dautore-.html">leggete qui</a>.<br />
Molto più tecnico, e corredato da giudizi e valutazioni che mostrano una netta conoscenza della materia, il post del wine writer polacco <strong>Wojciech Bońkowski</strong>, sul suo <a href="http://blog.polishwineguide.com/">blog Polish wine guide</a>, che dice senza mezzi termini che “2008 is not a great vintage of Amarone, and the main problem is a lack of depth and vivacity; 2008s invariably taste a little flat”, ovvero che quella 2008 non è una grande annata per l’Amarone e sconta una carenza di profondità e vivacità.<br />
Per il giornalista polacco quella del Ripasso rimane la tipologia che si vende meglio, anche se non mostra di avere un vero e proprio stile, variabile da quello di un semplice rosso fruttato quotidiano a quello di vini muscolari che si avvicinano allo stile Amarone.<br />
Bonkovski sottolinea uno degli aspetti contraddittori dell’Amarone, ovvero la <strong>bevibilità</strong>, denunciando che “troppi Amarone sembrano essere prodotti per assomigliare ad una sorta di Nutella liquida. Questo stile da competizione sta uccidendo l’Amarone come ha già ucciso molti altri vini italiani”.<br />
E poi osserva che “making wines with 10g residual sugar and 17% alcohol, Amarone producers are moving into the liqueur category. Who drinks liqueur with dinner? And what is the per capita consumption of liqueur in Italy or other markets that Amarone wants to conquer?”. Ovvero che producendo vini con un elevato residuo zuccherino e un 17 per cento di alcol, i produttori entrano nella categoria dei vini liquorosi e chi può bere questi vini a tavola? E qual’è mai il consumo pro capite di vini del genere in Italia e sugli altri mercati che l’Amarone vorrebbe conquistare? <strong><a href="http://blog.polishwineguide.com/2012/01/30/anteprima-amarone-2012-musings/#more-3078">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Un Amarone che dà i numeri</strong><br />
Critico e non trionfalista anche <strong>Angelo Peretti</strong> <a href="http://www.internetgourmet.it/">sul suo blog Internet gourmet</a>, su taluni aspetti emersi nel corso dell’Anteprima Amarone (alla quale, per inciso, ho deciso anche quest’anno di non partecipare, giudicando tempo perso esserci).<br />
Il buon Peretti annota che “all&#8217;Anteprima dell&#8217;Amarone della vendemmia 2008, questo fine settimana, mancavano nomi importanti che gli anni scorsi c&#8217;erano. Mancavano Begali, Venturini, Speri, Tedeschi ed altri, gente che in passato era presente, eccome. Adesso loro ed altri fanno parte del club delle Famiglie dell&#8217;Amarone d&#8217;Arte, e le Famiglie hanno detto &#8220;no&#8221; all&#8217;Anteprima organizzata dal Consorzio.<br />
Le scelte sono scelte e vanno rispettate, ci mancherebbe. Ma non mi pare una bella cosa quest&#8217;assenza, oggi che l&#8217;Amarone tira come un forsennato. Se il treno frena, frena per tutti. Se deraglia, ci restano sotto tutti, inutile illudersi. Se ci sono problemi di filiera, che se ne parli, che ci si confronti, che ci si scanni se serve scannarsi, ma le colpe, se colpe ci sono, non possono ricadere su chi l&#8217;Amarone lo beve, sui suoi sostenitori, sui ristoratori, sui giornalisti e i blogger, su chi cioè ha nell&#8217;Anteprima un&#8217;occasione importante”.<br />
Peretti inoltre riferisce i dati sul mercato dei vini della Valpolicella forniti dal presidente del Consorzio: “nel 2011 si sono vendute 11 milioni di bottiglie di Amarone (erano 5 nel 2000), più di 20 milioni di Ripasso e altri 25 milioni di Valpolicella &#8220;base&#8221;.<br />
Nel 2000 il &#8220;base&#8221; era a 50 milioni: l&#8217;effetto sostituzione verso i gradini più alti (in prezzo) della piramide valpolicellista è clamoroso. In Valpolicella è arrivato un fiume di soldi, in questa maniera. &#8220;Oggi siamo più preoccupati di mantenere i numeri che non di farli crescere&#8221; ha aggiunto.<br />
Ha anche osservato che &#8220;il mercato c&#8217;è, esiste, è dunque facile vedere aziende che pensano più al loro interesse che non all&#8217;interesse collettivo&#8221;. Si tratta di numeri che dovrebbero far riflettere e non indurre di certo, se si vuole essere lucidi, a facili trionfalismi… <strong><a href="http://www.internetgourmet.it/2012/01/amarone-purche-non-sia-colpa-di-chi-lo.html">Leggete qui</a></strong> <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Bertani celebration</strong><br />
Per chiudere la carrellata sull’Anteprima Amarone voglio citare ancora un post del wine writer polacco <strong>Wojciech Bońkowski</strong>, sul suo <a href="http://blog.polishwineguide.com/">blog Polish wine guide</a>, laddove afferma che se dovesse scegliere un vino oltre all’Amarone Classico sceglierebbe il Valpolicella Ognisanti 2007 di Bertani, “a single-vineyard <em>superiore</em>-grade wine that responds exactly to my <a href="http://blog.polishwineguide.com/2012/01/30/anteprima-amarone-2012-musings/">plea</a> to make Valpolicella an internationally serious wine by lowering yields, selecting grapes, expressing <em>terroir</em>, introducing extra structure without recurring to the fat sweetness of <em>ripasso</em>: made from a 5-hectare parcel of oldish 35-year selected clonal vines, this wine has a hauntingly fruity, elegant, quintessentially Italianate bouquet and excellent progression of crisp, focused, structured cherry fruit on the palate. With this wine alone, Bertani is at the top of Valpolicella”.<br />
E parlando di Bertani non si può che celebrare le vecchie annate di Amarone (un terzo della produzione viene imbottigliato come riserva), che come racconta Wojtek riferendosi ad un 1976 aperto in suo onore, regalano sempre grandi emozioni. <strong><a href="http://blog.polishwineguide.com/2012/02/03/bertani-amarone-1976-and-1967/">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Barbaresco ad una svolta</strong><br />
Continua la lunga trasferta in terra di Langa dell’ottimo wine writer americano <strong>Alfonso Cevola</strong>. E continuano i suoi puntuali, sempre acuti e ben scritti e originali post, sul suo blog <a href="http://acevola.blogspot.com/">On the wine trail in Italy</a>.<br />
Il tema, trattato con grande originalità e sensibilità, é il Barbaresco, il vino e la sua zona di produzione, definita “a very special place”. Per Cevola questa denominazione è una zona che si è in qualche modo protetta e salvaguardata dai cambiamenti e dagli stravolgimenti che hanno cambiato le caratteristiche di molti vini italiani e costituisce “un tesoro per l’Italia e per il mondo”.<br />
Ed è un vino, pieno di valori forti, che è in qualche modo ad una svolta e costituisce una risorsa importante per tutti coloro che amano i vini veri con un forte senso di origine. <strong><a href="http://acevola.blogspot.com/2012/01/langhe-report-barbaresco-at-crossroads.html">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Susumaniello che sorpresa!</strong><br />
Sul suo <a href="http://dobianchi.com/">blog Do Bianchi</a> il wine writer americano <strong>Jeremy Parzen</strong> celebra, definendolo una grande sorpresa, un vino espressione di uno dei tanti vitigni autoctoni pugliesi, il <strong>Susumaniello</strong>, rivalutato in questa epoca di riscoperta di tante varietà del territorio.<br />
Come scrive, in passato questa varietà era utilizzata come vino da taglio, ma oggi viene spesso vinificato in purezza e con grandi risultati: “But Angelini’s 2010 Susumaniello was delicious last night: bright and surprisingly light on the palate, with the acidity that we crave, high but balanced alcohol, and juicy, chewy red berry fruit. I loved it, as did the group of wine professionals with whom we tasted it”. <strong><a href="http://dobianchi.com/2012/02/03/susumaniello-what-a-sususurprise-and-georgia-ps-photo-shoot/">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Una domenica da Lino Maga</strong><br />
Una bella sorpresa la scoperta <a href="http://emicranie.wordpress.com/">sul blog Emicranie</a> di un ampio articolo, appassionato, scritto con meraviglia e cuore puro dal misterioso autore (bravo!), dedicato al racconto di una visita, una domenica pomeriggio, al simbolo di un vino emblematico come il <strong>Barbacarlo</strong>, il vignaiolo <strong>Lino Maga</strong>.<br />
Scrive l’autore: “Ci parla del suo vino, anzi, dei suoi vini, ogni anno diversi. Del rispetto per la terra. Si amareggia pensando al mercato che imbriglia il mondo del vino e passa velocemente in rassegna la sua vita professionale fatta di battaglie, di questioni di principio, di speranze disattese nel trovarsi da solo di fronte a inettitudine o interesse: noi muti, lì, come due nipotini, ad ascoltare il nonno.<br />
Se ne accorge e sornione mi dice “Non va bene che parlo solo io”, capisco, faccio una domanda e lui riprende a parlare tranquillo per l’ora successiva. Noi di nuovo felici. Parla di Gianni Brera, di Gigi Veronelli, di Ferrer Manuelli: si apre uno spiraglio su un mondo andato, su un’Italia che non c’è più e che forse non ha lasciato i frutti sperati.<br />
Racconta dei <em>coups de théâtre</em> di Brera nelle situazioni più incredibili, della stima di Veronelli, della cucina incredibile e meravigliosa di Ferrer, uomo incredibile. Penso che io di tutto questo ho solo letto qualcosa qua e là e ora mi ritrovo ad ascoltare le gesta mitiche e un po’ assurde direttamente da uno dei protagonisti”.<br />
Un bellissimo racconto, eco di un mondo del vino che per fortuna da qualche parte esiste ancora. <strong><a href="http://emicranie.wordpress.com/2012/01/29/lino-maga-barbacarlo/">Leggete qui</a></strong> <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Barbera australiano</strong><br />
Interessante post di <strong>Paul Starr</strong>, sul <a href="http://biancorossowine.blogspot.com.au/">blog Bianco – rosso Italian grapes and wines in Australia</a> dedicato ad uno dei sempre più numerosi vini italiani prodotti in Australia a base di uve italiane, un “2009 vintage blend of barbera (90%) and cabernet sauvignon (10%)”.<br />
Starr ricorda che solo una piccola percentuale di persone cui ha proposto il vino avevano qualche familiarità con l’uva Barbera e solo un po’ di più con i vini italiani, ma parlando di vini del nostro Paese il discorso cade inevitabilmente sul loro carattere, dovuto anche ad un elevato contenuto acido, che li rende perfetti in abbinamento ai cibi: “Sometimes we talk about Italian foods in general, other times about how the high natural acid in barbera fits with high-acid food (like a fresh tomato sauce for a simple pizza, or a vinegar/oil dressed grilled vegetable dish)”.<br />
E qualcuno vorrebbe rinunciare a queste caratteristiche che li rendono unici? <a href="http://biancorossowine.blogspot.com.au/2012/02/hand-selling-italian.html">Leggete qui</a> <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Dall’estero</strong> <strong> </strong></p>
<p><strong><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/02/Pinotnoir-time.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7012" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/02/Pinotnoir-time.jpg" alt="" width="350" height="350" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Sarà il Pinot noir the next big thing!</strong><br />
Previsione impegnativa, come si legge nell’edizione on line della rivista specializzata britannica <a href="http://www.thedrinksbusiness.com/">The Drink Business</a> di Ross Brown, responsabile dell’azienda australiana Brown Brothers, intervenendo alla sessione finale del nono International Cool Climate Symposium a Hobart in Tasmania.<br />
Secondo Brown i cambiamenti tecnici hanno reso il Pinot noir più aperto accessibile e generoso nei confronti dei consumatori, il cui gusto è evoluto verso vini più leggeri, saporiti e dal minore contenuto alcolico.<br />
A suo dire, ora è ora per un altro ciclo favorevole ai vini rossi, dopo l’era del Cabernet Sauvignon negli anni Settanta, dello Chardonnay negli anni Ottanta, de Sauvignon Blanc negli anni Novanta. <strong><a href="http://www.thedrinksbusiness.com/2012/02/pinot-noir-tipped-for-the-top/">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nuovi standard per i vini prodotti nei Paesi dell’Est</strong><br />
Interessanti notizie, dal <a href="http://www.starnewsonline.com/">sito Internet Starnews online</a>, sulla nuova stagione dei vini prodotti nei Paesi dell’Est, che seguono anche l’evoluzione della cucina e della gastronomia locale.<br />
Oggi ci si trova di fronte ad un vero e proprio “wine revival”, e taluni vini prodotti nell’ex cortina di ferro trovano spazio persino sul mercato americano, a Los Angeles, dove una società, <a href="http://www.bluedanubewine.com/">Blue Danube</a>, si è specializzata nell’importazione di vini croati, sloveni e ungheresi. <strong><a href="http://www.starnewsonline.com/article/20120202/ARTICLES/120209937">Leggete qui</a></strong> <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Salone del vino all’aeroporto di Sofia</strong><br />
Restando sul tema vino nei Paesi dell’Est, si segnala la news apparsa <a href="http://www.novinite.com/">sul sito Internet Novivite</a>, Sofia news agency, che informa in questo mese presso l’aeroporto di Sofia in Bulgaria, verrà lanciato un rinnovato “wine tasting saloon”, che offrirà la possibilità ai visitatori di degustare i migliori vini bulgari.<br />
Questo salone è ubicato al terminal 2 e comprende 50 posti a sedere che potranno trattenersi per tre ore degustando pagando meno di 15 euro. <strong><a href="http://www.novinite.com/view_news.php?id=136335">Leggete qui</a></strong> <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Vini della Virginia in grande spolvero</strong><br />
Due articoli apparsi su siti Internet americani informano dei grandi risultati che l’industria del vino sta ottenendo in Virginia. Come si legge dal 2005 al 2010 il numero delle aziende vinicole è passato da 130 a 200 dando lavoro a 4750 persone (3160 nel 2005).<br />
Le vendite di vini prodotti in Virginia sono cresciute nel 2011 dell’11 per cento, con cinque milioni e mezzo di bottiglie commercializzate. Cresce anche il turismo del vino, per numero di visitatori e per volume d’affari. <strong><a href="http://www.nbc29.com/story/16675134/wine-sales-boost-virginia-economy">Leggete qui</a></strong> e poi <strong><a href="http://www.cbsnews.com/8301-505245_162-57370677/economic-study-va-wine-industry-growing/">ancora qui</a></strong> <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>La Cina é pronta per scoprire un nuovo Lafite.. neozelandese?</strong><br />
Intrigante interrogativo posto da un blog inglese specializzato nei vini di Bordeaux? La Cina, ormai tanto innamorata dei grand crus di Bordeaux come Lafite è oggi pronta ad accogliere un grande taglio bordolese prodotto in Nuova Zelanda?<br />
Eccessiva la valutazione, <a href="http://www.prweb.com/releases/2012/1/prweb9152408.htm">da parte dell’azienda</a>, che parla senza mezzi termini di “<em>Destiny Bay Wine Ranked with the Finest French Bordeaux by Chinese Collectors and enthusiasts”</em> e riferisce dei giudizi entusiastici espressi da un influente critico di vino cinese, o c’è davvero spazio per un “Lafite of New Zealand”? <strong><a href="http://bordeaux-undiscovered.co.uk/blog/2012/02/will-china-find-another-lafite/">Leggete qui</a></strong> <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Australia unico avversario degno per la Borgogna?</strong><br />
Restando nel Nuovo Mondo emerge un’altra valutazione decisamente positiva dei vini locali paragonati senza complessi di inferiorità ai più grandi vini europei. Su <a href="http://www.thedrinksbusiness.com/">The Drink Business</a>, <strong>Alex Hunt MW</strong>, direttore responsabile degli acquisti alla <a href="http://www.berkmann.co.uk/">Berkmann Wine Cellars</a> sostiene testualmente che “Australia is the only country in the world that can hold up against Burgundy” ovvero che l’Australia é il solo Paese produttore mondiale che possa confrontarsi con la Borgogna nella produzione di Chardonnay.<br />
Va bene valorizzare i vini che si stanno vendendo o che si provano a vendere, ma non stiamo perdendo il senso della misura? <strong><a href="http://www.thedrinksbusiness.com/2012/01/australia-back-on-top/">Leggete qui</a></strong> <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nuova Zelanda: il Sauvignon va forte ma urgono alternative</strong><br />
Sul sito Internet neozelandese <a href="http://www.nzherald.co.nz/">New Zealand Herald</a> il wine writer <strong>Jo Burzynska</strong> conferma la centralità del Sauvignon blanc, con dati eloquenti che parlano di un 69% di uve relative alla vendemmia 2011 e di un 84% dell’export, ma questa prevalenza netta di questa varietà di uva pone l’industria del vino locale, secondo alcuni osservatori, in una situazione precaria, che rende fondamentale e urgente una diversificazione, non essendo la Nuova Zelanda l’unico produttore mondiale di vini base Sauvignon. <strong><a href="http://www.nzherald.co.nz/food-wine/news/article.cfm?c_id=206&amp;objectid=10777999&amp;ref=rss">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Anche in Nuova Zelanda scoprono che con i lieviti naturali è meglio</strong><br />
Restando nel <strong>Nuovo Mondo</strong> apprendiamo da una news pubblicata sempre dal sito Internet neozelandese <a href="http://www.nzherald.co.nz/">New Zealand Herald</a> che nel Paese dei kiwi una ricerca condotta dalla School of Biological Sciences at the University of Auckland and funded by NZ Winegrowers and MSI, rivela chiaramente che i vini prodotti con i “so-called &#8220;wild&#8221; or &#8220;indigenous&#8221; yeasts”, ovvero con i lieviti indigeni, mostrano più personalità e carattere dei vini, ottenuti dalle stesse varietà di uve prodotti con la “collaborazione” dei lieviti selezionati. E’ la legge del terroir, che emerge anche nelle nuove terre del vino. <strong><a href="http://www.nzherald.co.nz/food-wine/news/article.cfm?c_id=206&amp;objectid=10782639">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify">Arrivederci alla prossima settimana e buona lettura!<br />
<a href="mailto:francoziliani@yahoo.it">Franco Ziliani</a></p>
<p>___________________________________________________________</p>
<p><strong>ATTENZIONE!</strong></p>
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<p>anche<strong> </strong><strong>Lemillebolleblog,</strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui</a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://vinoalvino.org/blog/2012/02/winewebnews-07-febbraio-2012-sara-il-pinot-noir-la-next-big-thing-vinosa.html/feed</wfw:commentRss>
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		<title>Mondo del vino italiano? Tutto va bene e nessuna crisi! Un’incredibile puntata de Il Gastronauta</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 12:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Non avrei proprio voluto essere nei panni dell’ottimo Davide Paolini se per un malaugurato caso mi fossi trovato a condurre al posto suo la puntata di questa mattina della sua sempre interessante trasmissione Il Gastronauta che si presentava, come si legge sul sito Internet dedicato, con questo menu: “La crisi dei consumi ha colpito anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/02/va-tutto-bene.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6997" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/02/va-tutto-bene.jpg" alt="" width="450" height="389" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Non avrei proprio voluto essere nei panni dell’ottimo <strong>Davide Paolini</strong> se per un malaugurato caso mi fossi trovato a condurre al posto suo la puntata di questa mattina della sua sempre interessante trasmissione <strong>Il Gastronauta</strong> che si presentava, <a href="http://www.gastronauta.it/taccuino-editoria-multimedia/radio-24/vino-in-difficolta.html">come si legge sul sito Internet dedicato</a>, con questo menu: “La crisi dei consumi ha colpito anche il cibo oltre la ristorazione. Il <a href="http://www.gastronauta.it/tag/vino">vino</a> <a href="http://www.gastronauta.it/tag/mostra">mostra</a> un andamento disomogeneo: ci sono infatti denominazioni che soffrono maggiormente il calo di domanda, mentre altre possono essere definite &#8220;aree felici&#8221;, a cominciare dall’Amarone e dal Prosecco.<br />
Quali sono le denominazioni che più di altre segnano il passo? Perché queste marcate anomalie? Dipende dalla qualità, dal prezzo o da politiche di commercializzazione? Quale il futuro per il <a href="http://www.gastronauta.it/tag/vino">vino</a> italiano?”.<br />
Non solo larga parte degli intervenuti, soprattutto alcuni vecchi volponi del vino italiano tipo Emilio Pedron, Sandro Boscaini ed Ezio Rivella, hanno dimostrato che il mondo del vino italiano è sempre lo stesso, che non intende cambiare e riconoscere i propri errori, e che vorrebbe andare avanti come se non ci si trovasse di fronte ad un cambiamento epocale, ma ci hanno convinto di essere dei visionari, di aver immaginato qualcosa che in realtà non esiste.<br />
Secondo le loro parole – e invito tutti ad ascoltare la registrazione in podcast della trasmissione, <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Il%20Gastronauta">qui sul sito di Radio 24</a>, quando tra pochi giorni sarà disponibile, per larga parte del mondo del vino italiano non si può parlare di crisi, perché come hanno detto – e Paolini l’ha più volte sottolineato con trasparente stupore e una qualche perplessità – il vino è un’isola felice e altro che problemi, tutte le cose vanno bene, madama la marchesa!<br />
Per il presidente del Consorzio Valpolicella Pedron non c’è nessun problema e nessuna contraddizione nel passaggio della produzione di Amarone (lui lo chiama così, senza mai dire come dovrebbe Amarone della Valpolicella) da cinque milioni a 12 in pochi anni, e si deve parlare di riqualificazione del territorio, per Antonio Rallo presidente di Assovini Sicilia aver consentito di imbottigliare fuori zona i vini della Doc Sicilia non è stato un clamoroso errore e tutto va bene per i vini siciliani.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/02/va_tutto_bene-tv.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7000" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/02/va_tutto_bene-tv.jpg" alt="" width="450" height="348" /></a><br />
E poi per il presidente del Consorzio del Brunello Ezio Rivella il Brunello va a gonfie vele, e nel 2011 produzione e vendite sono cresciute di un milione di bottiglie rispetto al 2010, il Brunello è ancora di moda, il valore immaginario del vino è sempre cresciuto “non intaccato da attacchi e operazioni negative”.<br />
E quando Paolini riferisce dell’sms di un ascoltatore che lamenta la poca territorialità dei vini toscani e veneti dove spicca l’influenza dell’enologo, gli è venuto naturale replicare, nonostante nessuno abbia parlato di blogger, che “si tratta di opinioni dei blogger sulle quali è inutile disquisire”, perché il Brunello progredisce e gode di un trend positivo.<br />
E poi nonostante Sandro Boscaini, patron della Masi agricola, riferendosi al problema degli incassi, di cui si era lamentato giudicandolo gravissimo, Marco Giannoni presidente del Consorzio vini Cortona, che aveva criticato anche la Doc Sicilia con possibilità di imbottigliamento fuori territorio, lo avesse definito “uno dei problemi in Italia per chi vende a ristoranti e enoteche c’è difficoltà del credito e del business meno lavoro meno bottiglie importanti vendute”, l’Amarone resta il vino “più di moda e ha ragioni per esserlo”, come esempio di “lusso accessibile”, di qualità attuale moderna, frutto nel vino, importanza nel vino e nella veste, territorialità dichiarata, uve autoctone e storia, romanzo.<br />
Per lui, e sembrava di essere negli anni Novanta e nel 2012 della crisi, “insieme all’Amarone si raccontano tante cose, ha tutti gli ingredienti per bere non solo vino ma un lusso. Oggi l&#8217;Amarone va molto bene ma non dobbiamo banalizzarlo e non farlo diventare solo bene di consumo ma mantenere il mito”.<br />
E poi notizie positive anche dal direttore Consorzio Lugana, che ha parlato di trend estremamente positivo, con oltre 10 milioni bottiglie e 50% di export, da Pietro Ratti presidente del Consorzio Barolo e Barbaresco, secondo il quale “va bene anche da noi, dati positivi 2011 cresciuti del 10% rispetto 2010”.<br />
E dal super ottimista Gianluca Bisol, noto produttore di Prosecco, secondo il quale analizzata la crescita del Prosecco negli ultimi 40 anni, con un tasso del 9,6% di crescita annua, se questa resterà nei prossimi anni porterà il Prosecco a numeri importanti.<br />
E oggi mentre nessuno si sogna di dire che lo Champagne, che come ha ricordato bene Paolini ha secoli di storia e un’immagine e un prestigio consolidati e non andrebbe tirato in ballo e tirato per la giacchetta, produce troppo con 330 milioni di bottiglie, la crescita del Prosecco spaventa e fa pensare a difficoltà a gestirla.<a href="http://vinoalvino.org/files/2012/02/Prodi-barca.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7006" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/02/Prodi-barca.jpg" alt="" width="292" height="204" /></a><br />
Mentre il Prosecco, con i suoi attuali 270 milioni di bottiglie che lo collocano ben al di sotto dello Champagne, tra Doc e Docg, essendo passato da un mondo totalmente indisciplinato in passato, di grande confusione, ad uno oggi regolamentato, è dotato di una “piramide di qualità che garantisce il consumatore e garantisce di avere un prodotto dignitoso per tutte le tasche”. E così mentre qualche corifero della grande industria del vino e delle sue logiche (responsabile di un sito dove spiccano i banner pubblicitari di quelle aziende e di quei consorzi che ci assicurano che di crisi non si deve parlare) ci rassicurava dicendo che le cantine hanno aumentato il fatturato, e ci parlava di marchi affermati su mercati esteri reti grazie a commerciali solide, e per singoli vini del ritorno alla politica delle assegnazioni bottiglia per bottiglia e di fatturato aumentato per valore.<br />
Mentre la logica dice che i fatturati aumentano per i volumi mentre i prezzi calano, e in trasmissione arrivavano telefonate di spettatori che parlavano di vini Doc e Docg di denominazioni anche note e prestigiose in vendita a prezzi molto ribassati, quasi svendite, nella grande distribuzione e di prezzi di vini comuni non a denominazione in aumento, perché sono tantissimi, a causa di quella crisi di cui non si deve parlare, che non sfiora nemmeno il mondo del vino, ad essere passati a quei vini a causa del drammaticamente diminuito potere d’acquisto.</p>
<p><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/02/costa-concordia-naufragio-infophoto-anteprima-600x400-561084-anteprima-600x400-561199.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7002" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/02/costa-concordia-naufragio-infophoto-anteprima-600x400-561084-anteprima-600x400-561199.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ma allora questa dannata crisi di cui parlano in tanti, le cantine piene, i prezzi in discesa, i conti che tornano, quando tornano, solo se si abbassano i prezzi e si accetta di guadagnare meno, l’eccesso di produzione causato dalle scriteriate politiche di crescita di tante denominazioni, ce la siamo sognata, è un’invenzione oppure questi signori che ci parlano di vino isola felice immune da crisi ci stanno prendendo in giro?<br />
Ascoltandoli parlare, questi padroni del vapore del vino italiano mi hanno fatto pensare a <a href="http://www.youtube.com/watch?v=-pls1i4Kt9E">questo irresistibile sketch di Antonio Albanese</a>, con il trio di rassicuranti bugiardi che con tutta la tranquillità possibile ci dice, con voce flautata, che “tutto bene noi stiamo veramente bene non ci sono più problemi”….<br />
E saranno pifferai del genere, simili capitani Schettino, che porteranno la nave del vino italiano alla stessa sorte della Costa Concordia… Poveri noi…</p>
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		<title>Rias Baixas Albariño de Fefiñanes 2006 Bodegas del Palacio de Fefiñanes</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 07:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libiam nei lieti calici]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo confesso, in qualche modo mi sentivo in debito, dopo non aver avuto un responso positivo, leggete qui, da un bianco 2007 degustato dopo alcuni anni, proposto in una bottiglia chiusa con il tappo a vite, di poter riuscire a proporre all’attenzione dei lettori di questo blog un bianco che si trovasse in splendide condizioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/AlbarinoFefinanesbott.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6936" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/AlbarinoFefinanesbott.jpg" alt="" width="140" height="540" /></a>Lo confesso, in qualche modo mi sentivo in debito, dopo non aver avuto un responso positivo, <a href="http://vinoalvino.org/blog/2012/01/collio-bianco-2007-rosenplatz-livio-felluga-tappo-a-vite-ma-perche.html">leggete qui</a>, da un bianco 2007 degustato dopo alcuni anni, proposto in una bottiglia chiusa con il tappo a vite, di poter riuscire a proporre all’attenzione dei lettori di questo blog un bianco che si trovasse in splendide condizioni anche ad alcuni anni dalla vendemmia.<br />
Per farlo sono andato doppiamente a colpo sicuro. Ho scartato accuratamente bianchi che avessero fatto fermentazione o affinamento in legno piccolo e sceso in cantina sono andato su una tipologia di bianchi che non mi ha mai deluso anche dopo aver stappato le bottiglie dopo 3-4-5 anni. Scelta della tipologia di vino e dell’azienda, pardon della <em>Bodega</em>, ancora più mirata, perché mi era dispiaciuto, anche se il vino era tutt’altro che cattivo, <a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/07/rias-baixas-albarino-de-fefinanes-1583-2005-un-grande-vino-rovinato-dal-legno.html">aver giudicato qualche tempo fa</a> non con i consueti toni entusiastici un vino prodotto da una delle aziende simbolo e leader della più mediatica tra le denominazione spagnole riservate ai vini bianchi, la galiziana <a href="http://doriasbaixas.com/public/manager.php?p=Home">Rias Baixas</a>. Questa volta sono persuaso che Juan Gil de Araujo Gonzalez de Careaga, proprietario delle celeberrime <a href="http://www.fefinanes.com/">Bodegas del Palacio de Feniñanes</a> di Cambados Pontevedra proprietario di questa azienda simbolo della denominazione fondata nel 1904 il cui primo Albariño risale al 1928, sarà ben contento di quello che scriverò.<br />
Avendo scelto non uno dei vini più ambiziosi della <a href="http://www.fefinanes.com/en/vinos.swf">selezione aziendale</a> tipo la la selezione <em>III Año</em><em> </em>prolungato affinamento sur lie <em>(dell’</em><strong>Albariño de Fefinanes 1583</strong>, <em>Blanco fermentado en barrica</em> avevo già scritto<em>), </em>bensì il classico <em>Blanco joven</em> prodotto ogni anno in 100-120 mila esemplari.<br />
Prima di parlarvi del vino e della “scommessa” ampiamente vinta e delle emozioni che mi ha dato un bianco, <a href="http://www.fefinanes.com/fichafefinanes.pdf">affinato esclusivamente in acciaio</a>, di cinque anni, voglio spendere qualche parola sulla <strong>D.O. Rias Baixas</strong>, sul cui ricco e aggiornato sito Internet del Consejo Regulador vengono ricordate le eccellenti performances ed il fatto che “<em>los vinos de Rías Baixas son los blancos españoles que más se venden es el mercado estadounidense, con un incremento del 24%</em>”, siano cioè i vini che si vendono di più sul difficile mercato degli Stati Uniti, dove nel 2011 hanno avuto un incremento del 24 per cento.<br />
Dirò di più, questi bianchi sapidi, minerali, piacevolissimi, prodotti in una regione che conto prima o poi di visitare, confermano la loro vocazione all’export, con un incremento delle importazioni pari al 33,64% durante la campagna 2010-2011 (che va dal settembre 2010 al 31 agosto 2011), e un incremento del 16% rispetto al 2010.<br />
Io adoro questo <strong>Rias Baixas Albariño de Fefiñanes </strong>delle<strong> Bodegas</strong> del <strong>Palacio de Fefiñanes</strong> proposto in una classica, elegante bottiglia renana lunga-alsaziana.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/FefinanesAlbarino20061.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6943" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/FefinanesAlbarino20061.jpg" alt="" width="208" height="450" /></a>E mi piace come Juan Gil de Araujo Gonzalez de Careaga presenta, con parole semplici ed incisive, la vocazione dei vini della bodega, affermando che “<em>nuestros vinos hablan con nitidez de su paisaje, de su tierra, tienen la plenitud de una variedad singular, la uva albariña</em>”, ovvero che i nostri vini parlano nitidamente del loro paesaggio e della loro terra, e conservano le pienezza della varietà Albariño.<br />
In questa versione senza interferenze dovute all’uso e alla presenza del legno a “cantare” sono esclusivamente quest’uva semi aromatica, ricca di acidità, piena di freschezza, e la terra, ed il ricordo del vicino Oceano che conferisce a questi bianchi una strepitosa salinità ed una vibrazione tutta particolare. Spettacolare il colore del vino, un oro squillante luminoso pieno di riflessi, e subito al primo contatto olfattivo, nonostante i cinque anni di riposo trascorsi in bottiglia, il vino si propone e si racconta complesso, fragrante, pieno di allegria e di vitalità, con i classici profumi di fiori bianchi della varietà, gelsomino e poi fiori d’arancia, di pesca noce, mandorla, un accenno di fiori bianchi e fieno secco, una leggerissima nota di miele e di anice, e poi è un trionfo di pietra e sale, di sfumature salmastre e minerali che danno al vino slancio, freschezza, un carattere spiccato del tutto personale.<br />
<a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/MarchioFefinanes.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6940" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/MarchioFefinanes.jpg" alt="" width="259" height="239" /></a>Altrettanta freschezza, assoluta integrità anche al primo attacco in bocca dove il vino (4 grammi zucchero) si propone ben secco e diritto, verticale, profondo, ma con una buona ampiezza e consistenza sul palato, in grado di ripartire e riproporsi, con inalterata energia e nerbo, ad ogni sorso, con la sua classica nota di mandorla salata sul finale, ben teso, vibrante, equilibrato e piacevolissimo.<br />
Quanti altri vini bianchi italiani di cinque anni, affinati in acciaio, mi avrebbero regalato le stesse emozioni, il puro piacere di continuare a berlo (ero a casa mia a cena e non dovevo guidare) senza stancarmi?<br />
Querido Albariño!<br />
<strong>Bodegas del Palacio de Fefiñanes</strong> <a href="http://www.fefinanes.com/">http://www.fefinanes.com/</a></p>
<p>___________________________________________________________</p>
<p><strong>ATTENZIONE!</strong></p>
<p><strong>Non dimenticate</strong><strong> </strong>di leggere</p>
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		<title>I nuovi ricchi hanno cambiato il mercato del vino L’influenza dei consumatori dei Paesi Bric</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 07:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Voglio segnalarvi uno splendido articolo, pubblicato in quell’autentico serbatoio di idee che è il sito Internet Knowledge Wharton dell’Università della Pennsylvania, scritto da quel grande giornalista, che si occupa anche di vino, che è George M. Taber, come si legge nel suo fantastico curriculum, autore del volume “A Toast to Bargain Wines: How Innovators, iconoclasts, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/BRIC.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6977" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/BRIC.jpg" alt="" width="400" height="306" /></a><br />
Voglio segnalarvi uno splendido articolo, pubblicato in quell’autentico serbatoio di idee che è il <a href="http://knowledge.wharton.upenn.edu/index.cfm">sito Internet Knowledge Wharton dell’Università della Pennsylvania</a>, scritto da quel grande giornalista, che si occupa anche di vino, che è <em><strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/George_M._Taber">George M. Taber</a></strong>, </em>come si legge <a href="http://www.georgemtaber.com/About.html">nel suo fantastico curriculum</a>, autore del volume “A Toast to Bargain Wines: How Innovators, iconoclasts, and winemaking revolutionaries are changing the way the world drinks (Scribner, November 2011)” per quarant’anni editor e giornalista di primario valore, National Economic Correspondent and Business Editor for <em>Time</em> magazine e dal 2005 interamente concentratosi sul wine writing.<em><br />
</em>Nel suo articolo, intitolato<em> “</em><strong>Raise a Glass to the Free Market in Wine</strong>”, Taber, partendo dalla citazione colta di due economisti classici come Adam Smith e David Ricardo, sostiene che il business globale del vino oggi è diventato un eccellente caso di studio, e una manifestazione dell’andamento del libero mercato.<br />
Dopo aver analizzato i meccanismi relativi alla produzione di merci e beni di consumo e al loro scambio, Taber dopo aver ricordato che oggi si produce e si vende vino un po’ ovunque tanto che ci si trova di fronte a quella che definisce una “<strong>large global overproduction</strong>”, un’ampia sovrapproduzione, osserva che “The cost of wine in recent years has reflected this generally free global market in two ways, one bad and one good”.<br />
E concentra l’attenzione sul fatto che le nazioni Bric (Brasile, Russia, India e Cina) sono rapidamente diventate consumatrici di vino e hanno spinto vigorosamente in alto i prezzi di molti premium price wines, soprattutto quelli di Bordeaux.<br />
Tutto questo è stato generato dalla classica legge della domanda e dell’offerta, e se aumentano fortemente le richieste di “Château Lafite, the favorite label of the newly wealthy Chinese”, <a href="http://wineeconomist.com/2011/01/28/the-brics-two-faces-of-chinese-wine/">il vino preferito dai nuovi ricchi cinesi</a>, i prezzi di questo vino salgono alle stelle.<br />
Larga parte, come scrive, dei nuovi “BRIC wine drinkers are buying primarily just a few wines &#8212; the First Growths of Bordeaux&#8217;s left bank, the most famous wines from the right bank such as Château Pétrus, leading Burgundies like Domaine de la Romanée-Conti, and the most costly Champagnes, including Louis Roederer Cristal and Dom Perignon.<br />
The higher the price for those wines, the better they seem to sell. Few wealthy consumers, though, are venturing much beyond prestige wines to buy the thousands of French products selling for $25 or less. So while a very small group of producers are prospering, the French wine business as a whole is in trouble”.<br />
E così mentre l’attenzione di nuovi ricchi si concentra su un numero ristretto di vini, che più sono cari e più sono avvertiti come status symbol e più sono richiesti, moltissimi vini di qualità e dal prezzo molto più contenuto restano in un cono d’ombra.<br />
Accade così che, come racconta il “CEO of Moët Hennessy USA, the big French Champagne producer”, nonostante il ristagno dell’economia Usa il boom delle vendite in Russia e nei Paesi asiatici abbia spinto in alto i prezzi, cosa mai verificatasi prima.<br />
L’avvento dei nuovi consumatori cinesi sta avendo lo stesso impatto che produssero sul mercato del vino l’arrivo dei nuovi consumatori americani tra gli anni Cinquanta e Sessanta o quello dei giapponesi tra gli anni Settanta e Ottanta. In questa fase ci si concentra su vini considerati di prestigio, dotati di una reputazione elevata, di un’immagine elevata che fa passare in secondo piano il fatto che siano costosi e tendano a diventarlo ancora di più.<br />
Ci vogliono nervi saldi in questa fase e non cedere alla tentazione, come racconta un produttore francese a Taber, di vendere l’intera produzione in Cina visto che si potrebbe farlo ad un prezzo molto superiore a quello praticato sui mercati tradizionali. Ma fare questo vorrebbe dire chiudersi le porte su quei mercati.<br />
C’è però un aspetto positivo, un contrappeso, secondo il giornalista americano, in questo attuale trend, ovvero che mentre i prezzi dei prestige wines salgono alle stelle, “the good side of the free market in wine is that there are now more and better products available at attractive prices than ever before”, sono sempre più disponibili e sono sempre migliori vini a prezzi bassi, molto più bassi che in passato.<br />
La qualità dei questi vini, sostiene, è incredibilmente migliorata, grazie all’uso della tecnologia. E questa, dice, resta una storia tutta da scrivere ancora, perché la stampa americana tende a concentrarsi sul fenomeno dei premium wines e dei loro prezzi stellari: “The greatest story never told in the wine business is the improvement of those bargain products. The American wine media focus mainly on premium wines that few people can now afford, and offer scant coverage of less expensive products.<br />
As a result, publications have generally missed the improved quality of less expensive bottles”.<br />
Il finale dell’articolo chiama ancora in causa Adam Smith e David Ricardo, che, scrive Taber, sarebbero stati felici di vedere che “the price and quality of the wines that most people drink on a regular basis have never been better. The market is working. For many of us, it is the golden age of wine”, che il prezzo e la qualità dei vini che la gente beve regolarmente non sia mai stato migliore.<br />
Il mercato è all’opera e per molti di noi, scrive, questa è l’età dell’oro del vino. E voi, cosa ne pensate?</p>
<p>___________________________________________________________</p>
<p><strong>ATTENZIONE!</strong></p>
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]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Taurasi 2007 Contrade di Taurasi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2012/01/taurasi-2007-contrade-di-taurasi.html</link>
		<comments>http://vinoalvino.org/blog/2012/01/taurasi-2007-contrade-di-taurasi.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 07:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani Sono stati tra i protagonisti principali dell’edizione dello scorso giugno di Radici del Sud i vini a base di quell’uva suprema e difficile che è l’Aglianico, sia quelli espressione dei terroir del Vulture, in Basilicata, sia quelli provenienti da diverse aree della Campania. Oggi, sottolineando come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/TaurasiContradeTaurasi2007.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-6928" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/TaurasiContradeTaurasi2007-474x1024.jpg" alt="" width="246" height="531" /></a>I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani</strong></p>
<p style="text-align: justify">Sono stati tra i protagonisti principali dell’edizione dello scorso giugno di <strong>Radici del Sud</strong> i vini a base di quell’uva suprema e difficile che è l’<strong>Aglianico</strong>, sia quelli espressione dei terroir del Vulture, in Basilicata, sia quelli provenienti da diverse aree della Campania.<br />
Oggi, sottolineando come <a href="http://www.ivinidiradici.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=239:nicola-campanile&amp;catid=36:comunicati-stampa&amp;Itemid=56">sia stato premiato</a>, e giustamente, dalla giuria degli esperti internazionali, voglio richiamare l’attenzione su un Aglianico campano, su un vino prodotto nella zona simbolo e principe dell’Aglianico prodotto in terra campana, l’<a href="http://www.sito.regione.campania.it/agricoltura/Tipici/taurasi.htm">area del Taurasi in Irpinia</a> ovvero <a href="http://www.comune.taurasi.av.it/vino_taurasi_docg.php">l&#8217;intero territorio amministrativo dei comuni</a> di Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant&#8217;Angelo all&#8217;Esca, San Mango sul Calore, Torre le Nocelle e Venticano, tutti in provincia di Avellino.<br />
Il vino, che riassaggiato in questi giorni ho trovato in forma spettacolare, è l’annata 2007 del <strong>Taurasi</strong> prodotto dalla piccola azienda agricola <a href="http://www.cantinelonardo.it/"><strong>Contrade di Taurasi</strong></a> creata dalla famiglia Lonardo nel 1998, che ha la fortuna di poter contare su quattro ettari di vigna collocati, ovviamente su terreno vulcanico, nel cuore della zona di produzione, splendidamente esposti a sud e impostati per ottenere senza forzatura una produzione contenuta in 50 quintali ad ettaro.<br />
Attivi da molti anni in campo agricolo lanciando nel 1998 il marchio <strong>Contrade di Taurasi</strong> i Lonardo si sono imposti delle regole precise di lavoro che comportano l’utilizzo esclusivo di uve provenienti dai vigneti aziendali, di lieviti autoctoni per esaltare le caratteristiche organolettiche tipiche del vino, l’ottimizzazione dei processi produttivi e la sperimentazione di nuove tecniche agronomiche ed enologiche nel rispetto della tradizione. Per fare questo, e per avviare un attento studio sui vigneti aziendali teso all’individuazione di singoli cru, hanno deciso di dotarsi di uno staff tecnico importante e di ricorrere alla collaborazione di un gruppo di validi ricercatori e professori universitari delle Università di Napoli e di Palermo, enologi, chimici enologici, microbiologi, ampelografi, studiosi di Scienza degli alimenti, nonché del Centro Interdipartimentale per la Risonanza Magnetica Nucleare, oltre che un agronomo.<br />
Forze che collaborano  &#8211; <a href="http://www.contradeditaurasi.it/ricerca.htm">leggete qui</a> – anche al lavoro di recupero e di rivalutazione, che ha visto l’azienda protagonisa, del <a href="http://www.contradeditaurasi.it/pdf/Presentazione%20Grecomusc%27.pdf">Grecomusc’</a>, vitigno autoctono su piede franco, che sopravvive in ceppi sparsi nelle vigne più antiche dell’agro.<br />
La vinificazione sperimentale, condotta in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e di Palermo, ha portato a risultati davvero molto interessanti.<br />
Venendo al vino, una produzione intorno alle 5000 bottiglie che in enoteca si possono trovare ad un prezzo tra i 25 e i 30 euro, prezzo importante ma pienamente giustificato dalla qualità del vino e dalle sue ampie possibilità di evoluzione in bottiglia, trattandosi di un Taurasi stile passista e non sprinter, un vino slow che ha bisogno di tempo per esprimersi e che emerge, dandogli il tempo necessario, alla distanza, si tratta di un Taurasi espressione di <strong>Aglianico</strong> proveniente da <strong>vecchi vigneti</strong> posti sulle ceneri vulcaniche delle migliori parcelle del comune di Taurasi, tali da renderlo un “<strong>Taurasi di Taurasi</strong>”.<br />
Vigneti da venti a 50 anni d’età posti a 350-400 metri di altezza con impianto a cordone speronato., o meglio “a starseto” per usare l’espressione locale. Uve vendemmiate a fine ottobre inizio novembre e sottoposte ad un processo di vinificazione che prevede in fase fermentativa una lunga macerazione in acciaio (quasi un mese), affinamento di 18 mesi in tonneau, seguito da ulteriori sei mesi in acciaio e un anno in bottiglia, e imbottigliamento senza trattamento stabilizzante e senza filtrazione.<br />
<a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/TaurasiContradeTaurasi.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-6932" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/TaurasiContradeTaurasi-422x1024.jpg" alt="" width="243" height="590" /></a>Dimenticatevi, nell’accingervi a degustare questo Taurasi, talune espressioni moderne di questa nobilissima Docg campana, che nelle sue migliori prove riguarda rossi tra i più importanti prodotti in tutto il Sud Italia, giocate sul frutto ed esuberanti, subito aperte e godibili, ma prive di quella profondità e pluridimensionalità che rendono davvero la misura di un grande Taurasi.<br />
Qui vi troverete di fronte invece ad un Taurasi austero ed in nulla piacione o ammiccante, ad un vino, colore rosso rubino violaceo di bella intensità e grassezza nel bicchiere, che al primo impatto olfattivo potrà anche spiazzarvi, contratto e chiuso com’è, misterioso, resti ad aprirsi e concedersi e un po’ guardingo, giocato su sfumature minerali, petrose, di cenere, poco appariscenti.<br />
Una volta lasciato respirare nel bicchiere, ovviamente un ballon abbastanza ampio, il vino pur restando su toni selvatici e terrosi, con liquirizia, cuoio, erbe aromatiche, pepe nero, accenni salmastri e animali, lascia trasparire una quieta, succosa componente fruttata, che richiama la prugna secca più che altri frutti rossi. Il tutto a comporre un insieme ben teso, di grande espressività.<br />
La bocca è asciutta e austera al primo impatto, di grande ampiezza e peso, con una componente tannica centrale petrosa, ricca di sale, mineralità nerbo, una materia ricca e potente, dinamismo, ricchezza di sapore e persistenza lunghissima.<br />
Un Taurasi di grande energia e vitalità, che non accarezza ma “graffia” e scuote, giocato più sulla componente terrosa e minerale che sulla dolcezza, un “vino del vulcano” che ha verticalità e una vena lunghissima di grande soddisfazione.<br />
Non un vino per tutti, un Taurasi per certi versi “baroleggiante”, pensando a certi Barolo di Serralunga d&#8217;Alba più che di La Morra, una manifestazione nitida della grandezza che l’Aglianico, da vecchie vigne ed in posizioni ottimali, può raggiungere in questo terroir d’eccellenza che è Taurasi. Chapeau!</p>
<p><strong>Azienda agricola Contrade di Taurasi</strong> di Enza Lonardo<br />
Via Municipio, 39 Taurasi (AV)<br />
tel e fax: +39.0827.74483 +39.081.544.2457<br />
e-mail <a href="mailto:info@cantinelonardo.it">info@cantinelonardo.it </a>- <a href="mailto:distribuzione@cantinelonardo.it">distribuzione@cantinelonardo.it</a><br />
sito Internet <a href="http://www.contradeditaurasi.it/">http://www.contradeditaurasi.it</a> e <a href="http://www.cantinelonardo.it/">http://www.cantinelonardo.it/</a></p>
<p><img class="alignnone" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://farm6.staticflickr.com/5127/5247147613_486d7e70ef_o.jpg" alt="" width="378" height="233" /></p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Questo articolo viene pubblicato contemporaneamente su</span>:</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.ivinidiradici.com/" target="_blank">www.ivinidiradici.com</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.lucianopignataro.it/">http://www.lucianopignataro.it/</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.vinoalvino.org/">www.vinoalvino.org</a></p>
<p>___________________________________________________________</p>
<p><strong>ATTENZIONE!</strong></p>
<p><strong>Non dimenticate</strong><strong> </strong>di leggere</p>
<p>anche<strong> </strong><strong>Lemillebolleblog,</strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui</a></strong></p>
<p>oggi si parla di <a href="http://www.lemillebolleblog.it/2012/01/31/quale-bicchiere-per-le-nostre-bollicine-bicchiere-da-bianco-o-flute/">quali bicchieri scegliere per Champagne e metodo classico</a><strong><br />
</strong></p>
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]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://vinoalvino.org/blog/2012/01/taurasi-2007-contrade-di-taurasi.html/feed</wfw:commentRss>
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		<item>
		<title>E’ ufficiale: Benvenuto Brunello é una degustazione per riviste e giornalisti di serie B. Allora perché andarci?</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2012/01/e%e2%80%99-ufficiale-benvenuto-brunello-e-una-degustazione-per-riviste-e-giornalisti-di-serie-b-allora-perche-andarci.html</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 18:33:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma allora è proprio vero che, come ho scritto qui, per il Consorzio del Brunello di Montalcino ci sono riviste e giornalisti di serie A, da trattare come privilegiati e cui consentire degustazioni separate dei propri vini, e la massa di riviste e giornalisti di serie B o C che le nuove annate di Brunello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/Brunellodegustazioniseparate.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6972" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/Brunellodegustazioniseparate.jpg" alt="" width="468" height="650" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ma allora è proprio vero che, <a href="../../../../../blog/2012/01/benvenuto-brunello-degustazioni-in-anteprima-dell%e2%80%99anteprima-per-alcuni-privilegiati-why.html">come ho scritto qui</a>, per il Consorzio del Brunello di Montalcino ci sono riviste e giornalisti di serie A, da trattare come privilegiati e cui consentire degustazioni separate dei propri vini, e la massa di riviste e giornalisti di serie B o C che le nuove annate di Brunello e di Rosso di Montalcino se le devono assaggiare, in fretta e furia, nella canea vociante, nella bolgia del Benvenuto Brunello!<br />
E come si può vedere da questa circolare 64/2011 del 6 dicembre 2011 del Consorzio la raccolta campioni per singole e anticipate degustazioni non è avvenuta solo per Wine Enthusiast, bensì per Decanter, Falstaff e James Suckling.<br />
Ma allora, cari amici e colleghi degustatori di serie B e C come me, per quale motivo dovremmo partecipare al Benvenuto Brunello (manifestazione che non merita nemmeno l’onore della home page <a href="http://www.consorziobrunellodimontalcino.it/">sul sito Internet del Consorzio</a>) quando sappiamo di essere considerati come una massa indistinta, che se le cose gli vanno bene così d’accordo, altrimenti accomodarsi altrove?<br />
Io francamente all’idea di restarmene a casa (cosa che so bene lascerà indifferenti i signori del Consorzio) ci sto seriamente pensando…</p>
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		</item>
		<item>
		<title>WineWebNews 30 gennaio 2012 Stati Uniti: aziende vinicole in aumento nonostante la crisi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2012/01/winewebnews-30-gennaio-2012-stati-uniti-aziende-vinicole-in-aumento-nonostante-la-crisi.html</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 07:13:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[WineWebNews]]></category>

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		<description><![CDATA[Dall&#8217;Italia Langhe Report by Alfonso Cevola Da non perdere per tutti gli appassionati della terra promessa del Nebbiolo, le Langhe, il doppio reportage di una serie di visite tra produttori di Barbaresco e Barolo che sta facendo in questi giorni nell’albese l’ottimo wine blogger americano Alfonso Cevola, testimoniato da una serie di post pubblicati sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/wine-web-news-logo-ridotto1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6955" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/wine-web-news-logo-ridotto1.jpg" alt="" width="450" height="150" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Dall&#8217;Italia</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Langhe Report by Alfonso Cevola</strong><br />
Da non perdere per tutti gli appassionati della terra promessa del Nebbiolo, le <strong>Langhe</strong>, il doppio reportage di una serie di visite tra produttori di Barbaresco e Barolo che sta facendo in questi giorni nell’albese l’ottimo wine blogger americano <strong>Alfonso Cevola</strong>, testimoniato da una serie di post pubblicati sul suo wine blog cult <a href="http://acevola.blogspot.com/">On the wine trail in Italy</a>.<br />
Molto interessante quello che scrive di un’azienda di riferimento come <strong>Elvio Cogno</strong> a Novello, apprezzata per i suoi Barolo, ma anche per il suo bianco “a wine made <a href="http://dobianchi.com/2010/08/24/nascetta/">famous in the blogosphere, Anas-Cetta</a>, the Nascetta white. Now a Langhe DOC, we sampled the 2010. Valter was also animated. Maybe the cold weather was making these guys move a little faster, I don’t know.<br />
The 2010 was well balanced and had that steely minerally quality when young. Later that night we tasted the 2008 at dinner and could see the evolution as the wine mellowed and crept into a more comfortable skin, slightly resembling Riesling without the high concentration of fruit a German wine can typically exhibit. I have never seen the wines of Elvio Cogno as delicate and elegant as I have on the trip. Complimenti, Valter”. Leggete <strong><a href="http://acevola.blogspot.com/2012/01/langhe-report-nebbiolo-full-immersion.html">qui</a></strong> e poi <strong><a href="http://acevola.blogspot.com/2012/01/langhe-report-from-ovello-to-novello-to.html">ancora qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Fatalone, il miglior bianco pugliese?</strong><br />
Impegnativo il giudizio espresso dall’amico <strong>Jeremy Parzen</strong>, top wine blogger statunitense, based in Austin (Texas) <a href="http://dobianchi.com/">sul suo wine blog Do Bianchi</a>.  Jeremy racconta del suo primo impatto con i vini di <a href="http://dobianchi.com/2011/06/06/primitivo-two-ways-italian-grape-name-and-appellation-pronunciation-project/"><strong>Pasquale Petrera</strong></a> alias <a href="http://www.fatalone.it/">Fatalone</a> “at the <a href="http://www.radiciwines.com/"><strong>Radici Wines</strong></a> festival in Puglia, June 2011, I was immediately impressed by his belief in Natural winemaking (chemical-free farming and native yeast) and by what a <em>simpatico</em> and easygoing guy he was. I knew the wines and I was thrilled to taste with him: as the leading historical estate (some say it was an atavic of his who first bottled 100% Primitivo) in the only hilly appellation of the otherwise flat Apulian peninsula, there are many who would argue that his Fatalone Primitivo is one of the best if not the best from the region”.<br />
E poi parlando di un suo vino bianco base Greco afferma: “I recently opened a bottle of his Greco Spinomarino, named after the <a href="http://maps.google.com/maps?q=spinomarino,+bari&amp;hl=en&amp;ll=40.739714,17.011986&amp;spn=0.137869,0.273628&amp;sll=40.762492,16.952909&amp;sspn=0.008614,0.017102&amp;vpsrc=6&amp;hnear=Strada+Spinomarino,+70023+Gioia+del+Colle+Bari,+Puglia,+Italy&amp;t=m&amp;z=12"><strong>Spinomarino</strong></a> “village road” where (I’m assuming) it’s grown. The wine was bright and fresh, although gently oxidative in style, a balance of intense salty minerality and white and stone fruit flavor with a kiss of citrus. We loved it… probably the best white wine I’ve ever tasted from Puglia…”. <a href="http://dobianchi.com/2012/01/23/best-white-from-puglia-fatalones-gioia-del-colle-greco-spinomarino/">Leggete qui</a></p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/Dolcetto.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6967" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/Dolcetto.jpg" alt="" width="247" height="315" /></a>Dolcetto da amare</strong><br />
Nella <a href="http://www.huffingtonpost.com/food/">sezione food del celebre sito Internet The Huffington Post</a> il wine writer <strong>Ray Isle</strong> dedica un affettuoso articolo al <strong>Dolcetto</strong>, definito come un vino che vive un momento difficile perché é prodotto in Piemonte e soffre la concorrenza del Nebbiolo “the grape in Barolo, which means Dolcetto is competing against a beverage that&#8217;s been known since as the mid-1800s as &#8220;the wine of kings and the king of wines&#8221;, ovvero del re dei vini, ma anche della Barbera, roba che lo rende “ a kind of the Avis to Nebbiolo&#8217;s Hertz. It&#8217;s number two. It tries harder”.<br />
Ma Isle vuole dare una spinta al Dolcetto, definendolo “a nifty grape. It makes juicy, lively, affordable and delicious reds, with a flavor that suggests black cherries and a faint, intriguing touch of bitterness. Dolcetto isn&#8217;t meant for deep thought but simply for happy drinking. You can chill it lightly. You can serve it with <a href="http://www.foodandwine.com/slideshows/burger-recipes" target="_hplink">burgers</a>”.<br />
E così invita a comprare una bottiglia a stapparla in compagnia di amici, a berla su una pizza, a goderla in sé senza tanti problemi. E come dice “how can you not love a grape whose name translates as &#8220;little sweet one?&#8221; <strong><a href="http://www.huffingtonpost.com/food-wine/dolcetto_b_1202736.html?ref=food">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tutto ok per il vino trentino?</strong><br />
Vigoroso post di <strong>Cosimo Piovasco di Rondò</strong> sul battagliero <a href="http://www.trentinowine.info/">blog Trentino wine blog</a>. Nel post racconta della risposta data dall’assessore, che lui definisce “il plenipotenziario (?) al Turismo e all’Agricoltura” all’interrogazione di un consigliere circa lo status (traballante) in cui versa il mondo del vino trentino. Il <a href="http://www.trentinowine.info/wp-content/uploads/2012/01/interrogazione-zanon.pdf">consigliere aveva interrogato</a> “la Giunta provinciale per sapere: le dimensioni e le forme del piano promozionale e di marketing per il vino trentino nei prossimi mesi; i dati sulla produzione locale annua ed il confronto degli stessi almeno con le ultime cinque annate agrarie; le proiezioni di vendita per l’anno 2012 del vino trentino nel suo complesso”. Quello che emerge, dalla risposta dell’Assessore Mellarini è che “l’investimento, diretto e indiretto, nel piano di promozione e marketing a favore del vino, nel 2011 sarebbe costato <strong>un milione di euro</strong>. Un milione di euro, uno.<br />
Messa così, la cifra sembra modesta. Ma anche insignificante. Non si dice dove e come siano stati spesi questi soldi. Ma, soprattutto, non si capisce se questa sia una cifra esaustiva e comprensiva di tutto. Comprensiva anche delle scampagnate a Madrid, Londra, Roma, Orvieto, Vinitaly. E tutto il resto: consulenze, consulenti, compensi per <strong>direttorinondirettori</strong> esperti in comunicazioni varie.<br />
Comunque, partiamo da qui: dal milione di euro. E aspettiamo ulteriori delucidazioni. Che naturalmente non arriveranno. Ma <strong>BabboMella</strong>, pur ripetendo la lezione imparaticcia che va impartendo da quel dì, questa volta, supera se stesso: ci ricorda che da un certo numero di  anni la produzione si è spostata verso<strong> il frutto a bacca bianca</strong> (nessuno se ne era accorto), che i bianchi del Trentino sono considerati “<strong>eccezionali</strong>” (da chi non si sa) e infine ci mette sopra anche il suo bel cappello, complemento d’arredo che non guasta mai:  il comparto sarebbe riuscito a tenere botta alla crisi perché, in passato come oggi, ha puntato sulla “<strong>caratterizzazione territoriale</strong>”. Ossantoiddio, la caratterizzazione territoriale? Ma quale? Quella del Pinot Grigio?”. E bravo Cosimo! <strong><a href="http://www.trentinowine.info/2012/01/vino-trentino-tutto-bene-madama-la-marchesa/">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/uva_amarone.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6961" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/uva_amarone.jpg" alt="" width="400" height="267" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Anteprima Amarone: primi commenti</strong><br />
Sul suo <a href="http://blog.polishwineguide.com/">blog Polish Wine Guide</a> il wine writer polacco <strong>Wojciech Bonkowski</strong> pubblica alcune prime riflessioni sulla degustazione della nuova annata di <strong>Amarone della Valpolicella</strong>, il 2008, cui ha partecipato in questi giorni a Verona. Come scrive “The tasting – which I chose to do strictly blind – was actually better than expected. There were some excessive wines, but not so many, and the majority were good. On the other hand, there were very few truly outstanding wines, as befits a less-than-perfect vintage and a tasting where most renowned producers chose not to participate”. <strong><a href="http://blog.polishwineguide.com/2012/01/29/anteprima-amarone-della-valpolicella-2012/">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://blog.polishwineguide.com/2012/01/29/anteprima-amarone-della-valpolicella-2012/"> </a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://blog.polishwineguide.com/2012/01/29/anteprima-amarone-della-valpolicella-2012/"></a></strong> <strong>Ancora sulla Moscato mania negli States</strong> Il giornalista americano <strong>Bonny Wolf</strong> <a href="http://www.npr.org/">sul sito Internet Npr.org</a> ritorna sul tema <strong>Moscato mania</strong> cui si sta assistendo negli Stati Uniti e descrive la parabola compiuta da questi vini da una relativa oscurità ad un momento di moda.<br />
Come scrive “In the U.S., wine drinking has held its own during these hard economic times, and even grown in some unlikely corners. Moscato, for example, the Italian dessert wine, has gone from relative obscurity to the toast of the town. Now the words used about the rise of moscato are &#8220;breathtaking,&#8221; &#8220;phenomenal,&#8221; &#8220;insane.&#8221; Industry watchers say they&#8217;ve never seen anything like it.<br />
Danny Brager, vice president of the alcoholic beverages division at Nielsen, says moscato madness is not just on the coasts, and it&#8217;s not only in cities — it&#8217;s everywhere”.<br />
Le vendite di Moscato sono cresciute del 73 per cento negli ultimi dodici mesi, e inoltre “That&#8217;s on top of the 100 percent growth from 2010. It is the fastest growing varietal wine in the country”. Uno dei segreti del successo é il fatto di non essere costoso “it&#8217;s inexpensive — generally $8 to $20 a bottle. That&#8217;s a good price point in a recession” e di avere un basso contenuto alcolico e di essere un vino dolce, categoria di vini che si vendono bene tra i consumatori sotto i 40 anni: “It&#8217;s low in alcohol and has a lightly sweet, fresh flavor with hints of peaches, apricots, pears, orange blossoms and rose petals. And sweet wines are selling big, especially to the under-40 crowd, who grew up imbibing sugary drinks. Moscato is being called a gateway beverage for new wine drinkers”. <strong><a href="http://www.npr.org/2012/01/29/146000345/moscato-madness-the-dessert-wines-sweet-surge?ft=1&amp;f=1001">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Dall’estero<br />
</strong><br />
<strong><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/qrw.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6962" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/qrw.jpg" alt="" width="280" height="357" /></a>La Quarterly Review of Wines cessa le pubblicazioni</strong> Una notizia triste quella pubblicata sul sito Internet del quotidiano statunitense <a href="http://www.bostonherald.com/">Boston Herald</a>: dopo 35 anni chiude i battenti la rivista <a href="http://www.qrw.com/">Quarterly Review of Wine</a>. “The Winchester-based Quarterly Review of Wines is putting a cork in its 145,000-circulation magazine after more than three decades. “No one really wanted to go, but we all knew it was time,” said publisher/owner Richard Elia, who’s winding down the publication this month.A 100-page glossy written by and for fans of the grape, the QRW has been checking out vintages and profiling winery owners since 1977”. Un’altra vittima della crisi economica… <strong><a href="http://www.bostonherald.com/jobfind/news/media/view/20220129wine_magazine_will_cease_publication_after_35_years/srvc=home&amp;position=also">Leggete qui<br />
</a></strong><br />
<a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/wv_2012-01-24_directorystates.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6956" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/wv_2012-01-24_directorystates.jpg" alt="" width="440" height="341" /></a><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Anche con la crisi economica crescono le aziende vinicole negli States</strong><br />
Controcorrente, rispetto all’idea diffusa di un mondo del vino americano ancora vittima della crisi economica, l’articolo pubblicato sulla rivista specializzata statunitense <a href="http://www.winesandvines.com/index.cfm">Wines and Vines</a>.<br />
A dispetto della crisi il numero delle aziende vinicole nel nord America è aumentato nel 2011: In spite of a weak economy, the number of wineries in North America continued to grow in 2011. The latest tally by WinesVinesDATA, the research arm of Wines &amp; Vines magazine, identified 7,345 wineries now operating in the United States, up by 450 wineries or 6% from a year ago.<br />
Canadian wineries now number 465, up 17%”, ovvero 450 aziende in più rispetto al 2010, con un incremento del sei per cento. Inoltre “California continues to count the most wineries in North America, rising to a new high of 3,519 this month, as a net gain of 196 wineries materialized. However, less than half of the wineries are in California, and fully 16 states and two Canadian provinces (British Columbia and Ontario) have more than 100 wineries. The six biggest states for wineries, in order, are: California, Washington, Oregon, New York, Virginia and Texas. With 230 wineries, British Columbia has more than Virginia.<br />
Each of the states has at least two wineries, and even Nova Scotia and Prince Edward Island have some. Mexico is home to 24 wineries, for a North American total of 7,834”. <strong><a href="http://www.winesandvines.com/template.cfm?htitle=Wineries%20Continue%20to%20Proliferate&amp;content=96685&amp;section=news">Leggete qui</a></strong> e poi <strong><a href="http://blogs.wsj.com/wine/2012/01/24/data-shows-growth-in-american-wineries/">ancora qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Prezzi in ascesa negli States?</strong><br />
Ancora Stati Uniti con una previsione del wine blogger americano <strong>W. Blake Gray</strong> espressa <a href="http://blog.wblakegray.com/">sul suo blog The Gray Report</a>. A causa dell’andamento delle vendemmie 2011 in California, Italia, Australia e Spagna, vendemmie decisamente scarse in quantità, sono da prevedere prezzi dei vini in aumento: “So forget about vintage ratings: the way to characterize 2011 wines from most of the world is going to be &#8220;expensive.&#8221; How important is California&#8217;s small harvest to the rest of the world? Quite important: the state now represents 9% of global wine production, about half as much as the entire nation of France and more than twice as much as Chile or Australia.<br />
So while Languedoc production was up 10% and Bordeaux has spare wine (Fredricks: &#8220;There is plenty of wine in Bordeaux if they could ever figure out how to make wine to meet the world market.&#8221;), that won&#8217;t hold down prices overall as much as you’d expect. Even the high end will be affected by the small harvest, again because of the end of discounting. Wineries that have built up multiple ways to sell their wine won&#8217;t be as eager to cut prices. So prepare to spend more on wine in 2012, no matter how the vintage is characterized and rated”. <strong><a href="http://blog.wblakegray.com/2012/01/expect-wine-prices-to-rise-this-year.html">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/WinesSpain.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6969" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/WinesSpain.jpg" alt="" width="350" height="165" /></a><br />
La Spagna del vino “costretta” all’export</strong><br />
La giornalista <strong>Lauren Frayer</strong> <a href="http://www.npr.org/">sul sito Internet americano Npr.org</a> racconta come la Spagna del vino si trovi costretta a puntare più che mai sull’export data la crisi economica interna e la contrazione nei consumi di vino in patria. Come scrive “Judging from the crowds in Spain&#8217;s tapas bars, you might wonder where the economic crisis is. But there&#8217;s been a subtle change. Many are drinking less wine or switching to beer &#8220;It&#8217;s more expensive to have a good wine.<br />
You can get two beers for the same price as you can get one wine,&#8221; says Marta Juan Seva, who sips a cerveza at a sidewalk cafe in Madrid. Spanish wines have never been more popular in the U.S. But Europe&#8217;s debt crisis means many Spaniards can no longer afford their beloved Rioja, so Spanish winemakers are looking abroad. So we&#8217;ve seen no growth in domestic consumption”. <strong><a href="http://www.npr.org/2012/01/29/146006314/to-stay-afloat-spanish-winemakers-export-abroad?ft=1&amp;f=1003">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Bianchi dal gusto più dolce? Basta usare un fungicida!</strong><br />
Ancora <strong>W. Blake Gray </strong>ed il suo <span style="text-decoration: underline">The Gray Report</span> ci raccontano i sorprendenti risultati di uno studio pubblicato <a href="http://www.academicwino.com/2012/01/new-formulations-of-fungicide-alter.html">sul blog scientifico The Academic Wino</a>. Per avere vini bianchi con un gusto più dolce basterebbe, alla faccia della filosofia dei vini naturali, usare un livello più alto di funghicidi.<br />
Come racconta, “White wines with higher levels of fungicide residue may taste sweeter and have more tropical fruit, apricot and floral aromas. While the study has major flaws, notably that it has not been replicated, it&#8217;s still a study I wish I&#8217;d never seen, but I can&#8217;t unsee it now. I&#8217;ll wonder from now on, when I smell tropical fruit aromas in Chardonnay, if I&#8217;m really smelling fungicide. And thanks, Spanish scientists, for spoiling floral aromas in white wine for me <em>forever</em>”. <strong><a href="http://blog.wblakegray.com/2012/01/fungicide-residue-makes-white-wines.html">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><img class="alignnone" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7032/6675554415_2d2de10e7c_o.jpg" alt="" width="405" height="270" /></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>I wine buyers asiatici affinano i gusti</strong><br />
Interessante lancio di agenzia della Reuters, a firma di <strong>Andy Ho </strong>e<strong> Cathy Yang</strong>, sull’evoluzione dei gusti dei compratori di vino di Hong Kong del mercato asiatico. Anche se continuano a tirare le richieste per i grandi crus di Bordeaux, per i vini bordolesi più prestigiosi e costosi, si assiste ad una progressiva diversificazione del mercato, con i collezionisti asiatici che puntano anche su cru di Bordeaux meno prestigiosi e costosi, e affinano gusti più sofisticati.<br />
Questo sia per motivi economici, perché i prezzi dei top wines bordolesi avevano raggiunto livelli incredibili, sia perché “People are trying to get everything they can, and second growth, which has been undervalued for the last three years &#8212; they&#8217;re moving up as well. So I think it&#8217;s the signs of a more sophisticated market and ultimately a healthier market.<br />
Second growth Bordeaux &#8212; some of which are known unofficially as &#8220;Super Seconds&#8221; for their quality &#8212; have been drawing the attention of pan-Asian buyers from those in established markets such as Hong Kong and the mainland, all the way to newer collectors in Taiwan, Singapore and <a title="Full coverage of Indonesia" href="http://www.reuters.com/places/indonesia">Indonesia</a>”.<br />
In definitiva “The new collectors have cut their teeth on the Bordeaux, the big names, the well-known names, and now they&#8217;re ready to spread their wings a little bit and diversify,&#8221;. <strong><a href="http://www.reuters.com/article/2012/01/25/uk-hongkong-wine-idUSLNE80O01Z20120125?feedType=RSS&amp;feedName=businessTravel">Leggete qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify">Arrivederci alla prossima settimana e buona lettura!<br />
<a href="mailto:francoziliani@yahoo.it">Franco Ziliani</a></p>
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<p><strong>ATTENZIONE!</strong></p>
<p><strong>Non dimenticate</strong><strong> </strong>di leggere</p>
<p>anche<strong> </strong><strong>Lemillebolleblog,</strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui</a></strong></p>
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]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://vinoalvino.org/blog/2012/01/winewebnews-30-gennaio-2012-stati-uniti-aziende-vinicole-in-aumento-nonostante-la-crisi.html/feed</wfw:commentRss>
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		<title>Benvenuto Brunello: degustazioni in anteprima dell’Anteprima per alcuni privilegiati. Why?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 15:42:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Una semplicissima domanda ai responsabili del Consorzio del Brunello di Montalcino. Benvenuto Brunello, la manifestazione che organizzate da svariati anni, é ancora la grande e unica vetrina delle nuove annate del Rosso di Montalcino e del Brunello di Montalcino rivolta alla stampa italiana e internazionale che invitate nel vostro bel borgo? E se è davvero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/BenvenutoBrunellocartellone.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6949" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/BenvenutoBrunellocartellone.jpg" alt="" width="269" height="460" /></a>Una semplicissima domanda ai responsabili del <a href="http://www.consorziobrunellodimontalcino.it/">Consorzio del Brunello di Montalcino</a>.<br />
<strong>Benvenuto Brunello</strong>, la manifestazione che organizzate da svariati anni, é ancora la grande e unica vetrina delle nuove annate del Rosso di Montalcino e del Brunello di Montalcino rivolta alla stampa italiana e internazionale che invitate nel vostro bel borgo?<br />
E se è davvero così e le nuove annate vengono presentate, trattandosi di anteprima, come viene definita, in quella sede, com’è possibile che alcune testate possano degustare i vini e scriverne in… anteprima?<br />
Leggendo che alcune testate, ad esempio l’americana <strong>Wine Enthusiast</strong>, <a href="http://www.winemag.com/Wine-Enthusiast-Magazine/Web-2012/2007-Brunello-di-Montalcino-95-point-Vintage/">hanno già avuto modo di degustare e di descrivere i Brunello dell’annata 2007</a> che verrà presentata a Montalcino e di raccontarci in video <a href="http://www.winemag.com/Wine-Enthusiast-Magazine/Video/?playvideo=brunello_2007">i dietro le quinte</a>, visto che affermano “<em>Wine Enthusiast gets a first chance to score the newest Tuscan wine releases</em>” e “Wine Enthusiast Magazine was among the first to blind taste through the new vintage and found it to be indeed one of the most exciting vintages since the start of the millennium”?<br />
Assicurando inoltre che “here is a selection of the top-rated 2007 Brunellos, with abbreviated reviews. All reviews are available in the Buying Guide, and will be published in the May 012 issue of <em>Wine Enthusiast Magazine</em><em>”</em><em>, </em>allora vuol dire che l’appuntamento del Benvenuto Brunello si é trasformata in una vetrina pro forma, dato che Wine Enthusiast ha potuto fare “<em>an intense tasting of some 250 wines at the local vintners’ association headquarters in Montalcino</em>” molto tempo prima di quanto sia stato consentito agli altri invitati alla manifestazione?<br />
Come dobbiamo leggere <strong>queste anteprime delle anteprime</strong> pubblicate, lo scorso anno se ricordo bene si trattò di Wine Spectator, che quest’anno sembra essere stata sorpassata dalla rivista avversaria, dobbiamo interpretarle come il fatto che per il Consorzio del Brunello ci sono riviste e giornalisti di serie A, che vanno privilegiate e che possono degustare in tutta calma e scrivere in anteprima delle nuove annate di Brunello, e riviste e giornalisti di serie B o C che devono aspettare il circo barnum del Benvenuto Brunello per degustare di corsa, degustazioni in batteria, roba da allevamento di polli, Rosso, Brunello, Brunello riserva e varie ed eventuali in soli due giorni?<br />
Io, per mia fortuna, non mi trovo nella condizione di dover raccontare vino per vino, dando magari i punteggi, tutti i campioni degusatati, e mi limiterò ad andare a Montalcino per farmi un’idea generale del livello dell’annata 2007, ma se fossi un collega che si trovasse a dover fare quello, sarei veramente inca…volato per il trattamento di favore concesso ad alcuni a discapito di altri…<br />
Ai responsabili del Consorzio del Brunello una cortese risposta&#8230;</p>
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