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	<title>Vino al vino</title>
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	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Da Bacchus (Madrid) un messaggio chiaro: il vino é un fenomeno sempre più globale</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 09:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo pensavo già prima di partire e ora ne ho la conferma ora che l’esperienza è finita: valeva davvero la pena tornare a Madrid, per la terza volta, per l’edizione 2010 del Concurso Internacional de Vinos Bacchus, “la gran cita española de los vinos del mundo”, che si è svolto nella capitale iberica dal 12 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://farm3.static.flickr.com/2793/4441457188_e4a9b3d06c_o.jpg" alt="" width="270" height="360" />Lo pensavo già prima di partire e ora ne ho la conferma ora che l’esperienza è finita: valeva davvero la pena tornare a <strong>Madrid</strong>, per la terza volta, per l’edizione 2010 del <strong>Concurso Internacional de Vinos Bacchus</strong>, “<em>la gran cita española de los vinos del mundo</em>”, che si è svolto nella capitale iberica dal 12 al 16 marzo.<br />
Anche se, come ero già persuaso, i “<em>coup de foudre</em>”, ovviamente enologici, sono piuttosto rari e la qualità dei vini che vengono proposti in assaggio alle diverse commissioni di degustazione è, diciamolo con un simpatico eufemismo, “media”, in occasioni di rassegne così ben organizzate come questa, affidata alla <a href="http://www.uec.es/">Union Espanola de Catadores</a>, sapientemente guidata dal caro amico <strong>Fernando Gurucharri Jaque </strong>(nella foto qui sopra), che coordina un gruppo di collaboratori appassionati e di collaudata garanzia, non solo si incontrano persone interessanti, o si rivedono addirittura volti che si sono già incontrati in precedenti esperienze, ma si ha l’ennesima conferma di come oggi il mondo del vino rappresenti un fenomeno sempre più globale, con il quale, anche a voler essere eurocentristi come io mi sento profondamente, e legati ad un’idea del vino che vede ancora la “vecchia” Europa protagonista, occorre assolutamente fare i conti. Tanto più in un’epoca particolare e di profonda crisi, economica, ma anche di idee, come la nostra.<br />
Globale questo mondo del vino non solo perché in quattro giorni di degustazioni a Madrid si sono confrontati vini provenienti da 21 Paesi produttori diversi, perché i degustatori provenivano da terre, tradizioni, culture, professionalità, formazioni sul vino diverse, ma perché è soprattutto la stessa idea del vino, la civiltà che esprime, a non avere praticamente più frontiere o più limiti.<br />
Un’idea eterogenea che può vedere ancora il vino come una sorta di “opera d’arte”, come una sopraffina espressione del savoir faire e della fantasia dell’uomo, della sua capacità di interpretare e dare voce alla terra, ma che è sempre più quella di un prodotto, riproducibile e ripetibile, che per avere ragion d’essere deve corrispondere a leggi ed esigenze di ordine economico. Vi do rapidamente, a volo d’uccello, per rapidissimi accenni che da solo meriterebbero ognuno di essere sviluppati e costituire delle storie da raccontare, alcune idee di come abbia “respirato” l’internazionalità del vino in questi cinque giorni madrileni.<br />
<img class="alignright" src="http://farm5.static.flickr.com/4016/4440682011_230598b0c8_o.jpg" alt="" width="270" height="360" />Parto dalle degustazioni, dai circa 140 vini che sono toccati alla mia commissione, presieduta da una gentilissima signora enologo portoghese e composta oltre a me da un enologo e produttore tedesco e da quattro diversi esperti, enologi e produttori, spagnoli di diverse zone, tornate d’assaggio dove mi sono capitati vini rossi di Brasile, Uruguay e Israele insieme a vini di Bordeaux e di diverse zone della Spagna, spumanti della Sierra Gaucha brasiliana insieme a Cava, bianchi della Galizia insieme a vini di Mallorca e del Portogallo, rosati di diverse zone spagnole rossi di Madrid, ma anche di D.O. quale Toro, Somontano, Rioja.<br />
Poche emozioni, le più grandi, oltre al confortante piacevole livello di svariati rosati spagnoli, venute da alcuni bianchi spagnoli di annata 2007, Rias Baixas, Valdeorras e Rueda, apparsi in splendida forma, complessi, pieni di energia, dalla beva impressionante.<br />
Peccato che il Consejo Regulador della <a href="http://doriasbaixas.com/public/manager.php">D.O. Rias Baixas</a>, che è stato il partner in una delle migliori esperienze conviviali di questi giorni spagnoli, quella presso l’elegante ed eccellente ristorante <strong>Europa Deco</strong> dell’<a href="http://www.derbyhotels.com/page.php?id=515">Hotel Urban</a> nella centralissima Carrera de San Jerónimo, non abbia realizzato che invece di presentare giovanissimi 2009 e 2008, e con una selezione che non ha compreso diverse delle migliori aziende di questa splendida denominazione gallega, sarebbe stato meglio presentare, ad esperti venuti un po’ da tutto il mondo, Albariño di annate precedenti, per mostrare la loro complessità, freschezza e mineralità.<br />
Segnali di internazionalità, anzi di globalità e globalizzazione del vino, mi sono venuti parlando a lungo con un simpatico enologo svizzero di lingua francese, che ha cercato di convincermi che i chips, i copeaux, non sono nocivi al vino, ma consentono di dosare meglio della barrique a costo decisamente inferiore la cessione dei tannini del legno, da un altrettanto simpatico architetto turco di fama mondiale che all’inizio di questo decennio “tarantolato” dalla passione del vino ha deciso di mollare la sua attività per creare una <em>premium wine winery</em> in Turchia, puntando soprattutto sulle varietà internazionali francesi, dalla giovane e enologa del Baden che mi raccontava dei continui miglioramenti avvenuti in patria soprattutto con i rossi e segnatamente con i Blauburgunder o Pinot noir.<br />
O ancora, scoprire parlando con il presidente degli enologi portoghesi, che in Portogallo si è sviluppata una produzione di espumosos, metodo classico e metodo charmat, principalmente da varietà autoctone, che sta prendendo progressivamente piede e offre nuovi scenari alla produzione di questo Paese eminentemente da rossi.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4028/4440701449_09e533d6c3_o.jpg" alt="" width="420" height="280" /></p>
<p>E poi, nelle parentesi da questa girandola di comidas, con deliziosi e infiniti assaggi di tapas che in molti casi mi hanno confermato nell’idea che spesso in Spagna siano meglio e facciano godere di più, gastronomicamente parlando, i preliminari che il momento clou del pranzo o della cena vera e propria (con cuochi che a volte si dedicano ad onanismi mentali e si arrampicano sugli specchi in nome della modernità in cucina), il discorso non poteva che girare intorno ad una parola, la crisi.<br />
Crisi che non ha confini, che tocca tutti, che non risparmia nessuno e morde davvero un settore che lentamente si sta accorgendo di aver sbagliato clamorosamente a credere all’utopia gloriosa di uno sviluppo infinito, e che prende dolorosamente coscienza che si è piantato troppo, che si produce troppo, che la domanda è notevolmente inferiore ad un’offerta che a causa della crisi e delle difficoltà prende aspetti preoccupanti.<br />
<img class="alignnone" src="http://farm3.static.flickr.com/2746/4441613562_a36e23b3cd_o.jpg" alt="" width="300" height="400" /></p>
<p>Dici crisi e allora parlando con un amico enologo e chef de cave aggiunto di un’importante maison de Champagne, scopri che può succedere, a causa della crisi, di vedere il mercato inglese, che era il primo mercato estero, calare in un anno del 60 per cento, con quantità che è molto difficile distribuire altrove, o ancora che in Spagna, dove la crisi economica sta mordendo pesantemente, accade che bodegas di Cava vendano i loro vini a 1,10 euro, roba da far impallidire il <a href="../../../../../blog/2009/12/trentodoc-a-349-euro-o-della-prosecchizzazione-del-metodo-classico-trentino.html">Trento Doc svenduto prima di Natale da Cavit a 3,</a>50, che molti vini di denominazioni anche importanti siano svenduti in bottiglia a 0,80 tutto compreso, ma che questo bellissimo Paese stia letteralmente impazzendo, difficile scoprire le cause di questo successo, per il nostro Lambrusco, un po’ in tutte le tipologie, dal rosato al dolce al secco, e che possa accadere che un milione abbondante di bottiglie di questo “Lambrusco” vengano vendute da un noto commerciante, emiliano-romagnolo?, macché, piemontese ad un’importante catena spagnola della grande distribuzione ad un euro. Dove stiano i margini di guadagno è facile capirlo, solo nei grandi numeri.<br />
Queste le prime impressioni, un po’ a caldo, scritte à la volée nella mia camera d’albergo, il centralissimo e comodo <a href="http://www.hotelhusapaseodelarte.com/">Husa Paseo dell’Arte</a>, cinque minuti dalla stazione di Atocha, altrettanti dal Museo del Prado e da quello della Reina Sofia, e una quindicina di minuti a piedi dalla Puerta del Sol e dalla bellissima Plaza Mayor, l’ultimo giorno, prima della proclamazione dei vincitori del Concurso, presso l’elegantissimo Casino de Madrid che ha ospitato le nostre sessioni di degustazione, e della cena di gala finale, con la quale, con un pizzico di malinconia, ci saluteremo per darci arrivederci a presto.<br />
Tra due anni, suerte permettendo, ancora qui a Madrid, oppure in qualche altra occasione dove questo circo internazionale del vino, formato da tanta gente unita dalla passione per questa antica bevanda, si darà appuntamento. E se questa è la globalizzazione del vino, <em>que viva la globalisation</em>!</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4033/4441473956_019292c1b8_o.jpg" alt="" width="400" height="300" /></p>
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		<title>Stamford Bridge: la magica notte interista che mise a tacere i gufi</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 16:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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E così per questa volta i gufi sono sistemati, messi in condizione, a meno di apparire ridicoli, anzi patetici, di dover tacere. Cosa potrebbero dire, difatti, dopo la prova maiuscola offerta dalla vera squadra di Milano, la Beneamata Inter, martedì sera allo Stamford Bridge di Londra?
Niente, se fossero degli sportivi dovrebbero anche loro inchinarsi, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://farm3.static.flickr.com/2268/2130613268_0b358bb8b3_o.jpg" alt="" width="301" height="226" /></p>
<p>E così per questa volta i gufi sono sistemati, messi in condizione, a meno di apparire ridicoli, anzi patetici, di dover tacere. Cosa potrebbero dire, difatti, dopo la prova maiuscola offerta dalla vera squadra di Milano, la Beneamata Inter, martedì sera allo<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stamford_Bridge"> <strong>Stamford Bridge</strong></a> di Londra?<br />
Niente, se fossero degli sportivi dovrebbero anche loro inchinarsi, come nella mia camera d’albergo a Madrid ho visto e sentito fare dalla stampa spagnola, alla superiorità netta e indiscutibile della squadra messa in campo da quello che questa volta è apparso davvero lo “special one”, in maniera impeccabile. Inchinarsi ammirati alla forza di un gruppo apparso tremendamente coeso e motivato come poche altre volte si era visto quest’anno. Ad esempio in occasione dei due derby dove “l’altra squadra di Milano” (come si chiama?) è stata letteralmente asfaltata…<br />
Undici leoni in campo, qualcuno come Maicon o Samuel o Lucio spettacolosi. Ma che dire del tenace lavoro anche difensivo assicurato dalle tre punte schierate (qualcuno dica a quel bambino viziato di Balotelli di imparare…), dell’unità d’intenti, della grinta, che hanno fatto sì che non ci fosse storia e partita e che il risultato apparisse bugiardo perché un 2 o 3 a zero e non solo l’uno a zero sarebbe stato più giusto.<br />
Questa l’Inter che mi piace, che mi ha fatto sognare e, lo confesso, anche scorrere qualche lacrima di felicità nella mia notte madrileña e che vorrei vedere sempre così tosta, determinata, feroce. Se sapremo giocare sempre così, solo un grandissimo Barcellona o un Manchester come quello che ha mandato a casa gli ex grandi di Milanello, potrebbe impedirci di coronare il grande sogno e di gioire a Madrid come mi accadde quando ero bambino ed i Mazzola, i Corso, i Suarez, gli indimenticabili Giacinto e Armando, e poi Tarcisio Burgnich e tutti gli altri eroi nerazzurri, da Jair a Guarneri a Sarti, ci consegnarono alla leggenda.<br />
Ed il campionato? Niente paura, giocando così e tornando a fare sul serio, non come a Catania, come potrebbe non essere, ancora una volta nostro? Grazie magica Inter!</p>
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		<title>Come va il vino in Corea (del Sud)? Un nostro inviato speciale ce lo racconta</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 09:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricordate l’articolo di qualche tempo che un misterioso inviato nel Far East, Rico, un amico grande esperto italiano di vini e della loro commercializzazione mi aveva mandato – leggetelo qui &#8211; da Bangkok in Tailandia? Il suo esempio ha fatto proseliti, perché ora, nientemeno che dalla Corea (o Korea?) del Sud si é fatto vivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://farm5.static.flickr.com/4024/4417715686_401ee38b87_o.jpg" alt="" width="221" height="400" />Ricordate l’articolo di qualche tempo che un misterioso inviato nel Far East, <strong>Rico,</strong> un amico grande esperto italiano di vini e della loro commercializzazione mi aveva mandato – <a href="../../../../../blog/2010/02/alla-ricerca-dell%e2%80%99eldorado-del-vino-dal-nostro-inviato-speciale-nel-far-east.html">leggetelo qui</a> &#8211; da Bangkok in Tailandia? Il suo esempio ha fatto proseliti, perché ora, nientemeno che dalla <strong>Corea</strong> (o Korea?) del Sud si é fatto vivo un altro inviato speciale, un ingegnere ventottenne di Genova, <strong> Pierpaolo Speranza</strong>, che da anni fa la spola dall’Italia alla <strong>Korea del Sud</strong> per conto di un’azienda genovese che ha aperto una succursale in questo paese e da circa tre mesi si é trasferito in pianta stabile laggiù, “tornando solamente nelle festività e in poche altre occasioni”. In questo bel post, che sono molto contento di pubblicare, Pierpaolo ha deciso di raccontare “la mia piccola esperienza in una terra tanto lontana e diversa dal nostro bel paese”.<br />
Lo fa, come scrive, da “innamorato del vino. Tremendamente, profondamente, irrimediabilmente…”. E lo fa con grande efficacia e scrivendo piuttosto bene. Ecco la sua piacevolissima testimonianza.<br />
“Io amo tutto ciò che riguarda il vino, la mia fame di conoscenza per questa meraviglia dell’uomo è insaziabile. Dopo aver vissuto la condizione di trasfertista/trasferito ed avendo visto diversi miei colleghi nella stessa condizione posso affermare che ambientarsi in questo paese non è una cosa semplice e tutti o quasi sentono la terribile mancanza di quello che a casa nostra è sempre presente e dato quasi per scontato. Dal pane fresco, passando al sapore delicato dell’olio fatto con olive taggiasche, al profumo ed il gusto unico del pesto per arrivare al vino che, per chi come me oltre ad avere origini liguri ha radici e vigne nelle langhe, è sempre stato una passione per non dire un culto. Korea del Sud e vino, ossimoro o due parole che insieme possono legare?<br />
Vedrò di delineare, per quanto mi è possibile, un quadro della situazione attuale. Il ponte che gradualmente ha introdotto i Koreani al mondo del vino negli ultimi 25 anni si chiama <a href="http://wiki.galbijim.com/Majuang">Majuang</a>, la marca principale di vino prodotto in Korea. Infatti per questioni di latitudine, essendo che la vitis vinifera prospera nelle zone temperate dei due emisferi tra 30 e 50 gradi di latitudine nord e 30 e 40 gradi di latitudine sud, il vino si produce in una fascia che comprende sia l’emisfero nord parte europea esempio Germania, Francia, Portogallo, Spagna, Italia, Ungheria, Libano, Grecia sia il Nord America (California e Florida) che l’ Asia orientale (Cina) per arrivare fino all’estremo oriente ovvero Korea del Sud!<br />
Quasi simmetricamente nell’emisfero Sud si trovano sulla stessa fascia Cile, Argentina, Sud Africa, Nuova Zelanda e Australia.  Tornando al Majuang, avendo assaggiato la versione rossa, personalmente ritengo che chiamarlo vino sia davvero un affronto preferisco pensarlo come un parente alla lontana che poi forse è più parente di un aceto molto zuccherato!<br />
Ad ogni modo è stato proprio questo parente del vino a far conoscere ed apprezzare il vino ai Koreani che negli ultimi anni hanno iniziato ad importare vini da tutto il mondo diminuendo di conseguenza il consumo di Majuang che attualmente non credo superi il 15% dei vini totali venduti.<br />
C’è poi un’altra bevanda, denominata <strong>Bokbunjajoo</strong>, molto diffusa ed apprezzata dai Koreani che considerano la più grande espressione del vino locale, peccato questo sia vino ma vino ottenuto da lamponi!<br />
<img class="alignright" src="http://farm5.static.flickr.com/4037/4417720370_44a109902a_o.jpg" alt="" width="266" height="400" />E’ ottenuto dalla fermentazione delle bacche di lamponi e zucchero in acqua per almeno un anno, quello che si ottiene è un “vino” moderatamente dolce con un colore rosso intenso ed una gradazione alcolica tra i 15° e i 19°, gradevole ma sicuramente dopo cena al massimo come digestivo.<br />
La parte più curiosa di questo “vino” è l’alone mistico che si porta dietro, infatti tutti i Koreani affermano esso abbia proprietà afrodisiache ed il motto della bevanda è “<em>Men drink, women love</em>!”.<br />
Riguardo i vini importati la fanno da padroni (per chi come me ritiene fondamentale il rapporto qualità/prezzo da buon genovese…) cileni ed australiani facilmente reperibili sul mercato, si trovano infatti scaffali pieni in tutti gli “Homeplus” la catena di supermercati più diffusa, con prezzi ragionevoli e alla portata di tutti. Per una bottiglia di Casillero del Diablo Cabernet 2007, prodotto da Concha y Toro o di Cono Sur Carmenere 2008 Vina Cono Sur entrambi cileni piuttosto che Jacob&#8217;s Creek Reserve Shiraz 2006 o Wyndham Estate Show Cabernet Merlot di Wyndham Estate non si spendono più 15€, vini molto vanigliati e fruttati (per la gioia di Franco!) ma a queste latitudini appunto bevibili. Certamente la più grossa fetta di mercato è detenuta dai vini francesi, non a caso qualsiasi Koreano con cui mi è capitato di scambiare due chiacchiere sull’argomento riconoscono la Francia come il paese per antonomasia da associare al vino.<br />
I vini francesi sono esportati in massa e presenti in tutte le enoteche/wine bar più alla moda di Seoul ma a prezzi proibitivi. Quindi sono assolutamente off limit, almeno che non abbiate avuto la fortuna come me di avere un collega francese (nato nella regione di Bordeaux più di sessanta anni fa che di cognome fa Cantinolle… nomen homen!) con una conoscenza sovrana dei vini della sua regione, con cui ho condiviso ottime bottiglie a prezzi più abbordabili come per esempio un Mèdoc Château D’Escurac 2004, o Saint Emilion Grand Cru Château de Fonbel 2002 piuttosto che un Haut Mèdoc Château Sociando – Mallet 2003, di Jean Gautreau tutti vini reperibili in Francia tra 10 e 20€ che acquistati nelle enoteche specializzate in Korea hanno purtroppo altri prezzi.<br />
Per ultimo semplicemente perché come si suole dire “dulcis in fundo” i vini italiani importati, per i quali la regola è semplice, il più delle volte per una bottiglia di vino acquistata al supermercato il prezzo è stimabile intorno al doppio di quello a cui si vende in un’ enoteca italiana convertito in “Won” che è la valuta locale.<br />
Attualmente prendendo sempre come riferimento la catena Homeplus i vini italiani venduti sono una ventina, troviamo fra questi i Chianti Castello di Farnetella 2006 (25€), Chianti Ruffino Riserva Ducale (35€) e Riserva Ducale Oro 2004 (65€), Chianti Campo Antico Barrelaia Riserva 2005 (18€), Barbaresco Coste Rubìn Fontanafredda 2005 (80€), Masi Modello delle Venezie 2005 (15€), l’immancabile Santa Cristina di Antinori (12€), uno sconosciuto almeno per me IGT Canneto D’Angelo 2005 che non ho provato e il Barbera Briccotondo 2006 di Fontanafredda che è stata sicuramente la sorpresa più piacevole di questo inizio 2010 venduto in straordinaria offerta ad un prezzo vicino agli 8€.<br />
Infine nei ristoranti italiani migliori delle due città maggiori della Korea, vale a dire “Casa Antonio” a Seoul e “Collavini” a Busan si possono trovare liste vini di tutto rispetto che presentano una buona selezione delle cantine più note come Frescobaldi, Antinori, Banfi, Masi, Gaja, Cusumano e Donnafugata a prezzi sconsigliati ai deboli di cuore!”<br />
Pierpaolo Speranza</p>
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		<title>Igt Vigneti delle Dolomiti Besler Biank 2004 Pojer e Sandri</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 09:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libiam nei lieti calici]]></category>

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		<description><![CDATA[Erano ormai un po’ di anni che non salivo, da San Michele all’Adige, dove ha sede il mitico Istituto Agrario fonte di alcune delle più importanti ricerche e sperimentazioni in campo viticolo ed enologico in Italia, su per la bellissima collina di Faedo, mare di vigneti da cui arrivano diversi dei più pregiati vini bianchi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://farm3.static.flickr.com/2779/4408349906_26266824ba_o.jpg" alt="" width="261" height="415" />Erano ormai un po’ di anni che non salivo, da <strong>San Michele all’Adige</strong>, dove ha sede il mitico <a href="http://www.ismaa.it/">Istituto Agrario</a> fonte di alcune delle più importanti ricerche e sperimentazioni in campo viticolo ed enologico in Italia, su per la bellissima collina di <strong>Faedo</strong>, mare di vigneti da cui arrivano diversi dei più pregiati vini bianchi trentini.<br />
Trovandomi a Trento per una degustazione di <strong>Marzemino</strong> (di cui scriverò presto e che è stata un’autentica sorpresa, per la qualità diffusa e l’autenticità di molti dei 40 vini degustati) non ho potuto non cogliere l’occasione per ritornare quindi in quel di Faedo e andare a fare visita nella sua attrezzatissima cantina, con tanto di esemplare distilleria (diciamolo: una delle migliori in assoluto d’Italia), il vecchio caro amico<strong> Mario Pojer</strong>, che con il socio <strong>Fiorentino Sandri </strong>conduce (sono ormai 35 le vendemmie) uno dei fiori all’occhiello di una produzione enologica trentina che non si può ridurre solo alle potentissime – e un po’ in difficoltà mega cantine cooperative – ma che può contare su una serie di piccole e medie realtà di assoluto valore.<br />
Sto parlando, l’avrete capito benissimo, dell’<a href="http://www.pojeresandri.it/">azienda Pojer e Sandri</a>. Riferendosi a questa cantina bisognerebbe decisamente dilungarsi, e raccontare, per filo e per segno, come non solo si lavori splendidamente in vigna, con una tenacia, una ricerca delle soluzioni più adatte, terroir per terroir, da Faedo alla Val di Cembra (dove da qualche anno Pojer si è esteso), ma anche in cantina, senza eccessivi tecnologismi, ma con una ricerca, e si può tranquillamente dire in questo caso, una sperimentazione, invenzione e messa a punto di soluzioni tecnologiche di assoluta avanguardia, che poi qui da Faedo vengono applicate in tutto il mondo. Basta leggere, sul sito aziendale, la parte dedicata al concetto di innovazione – <a href="http://www.pojeresandri.it/pojeresandri_innovazione.html">leggete qui</a> – per capire come qui ci si sforzi di guardare sempre avanti e di migliorare, sino al punto da introdurre un qualcosa, che poteva anche apparire stravagante o assurdo, come il “lavaggio” delle uve, mediante “l’utilizzo di una<strong> lava-uva</strong> (pensata e progettata nel 2003) utilizzando una vasca con effetto “Jacuzzi” (un idromassaggio con microbolle)”, con il preciso intento “di asportare terra, polvere, insetti, residui floreali e soprattutto residui di rame e zolfo, utilizzati in campagna contro peronospora e oidio che sono dei funghi, proprio come i lieviti che svolgeranno, più tardi, la fermentazione” Mario Pojer sostiene, e dati analitici ben precisi confortano la sua intuizione, che “lavando l’uva mettiamo i lieviti indigeni, propri delle uve, nelle condizioni ottimali di lavoro.<br />
Manteniamo così integro il carattere dell’uva che conserva le caratteristiche del suo territorio, inteso anche come microflora responsabile delle fermentazioni”.<br />
Il risultato lo si vede dai vini classici – provati in cantina, ancora in serbatoio in acciaio splendidi, fragranti, promettentissimi Müller Thurgau, Nosiola, Sauvignon, e poi in attesa di essere imbottigliati uno squillante Pinot nero 2008 e un uvaggio <a href="http://www.pojeresandri.it/fileadmin/storage/pojeresandri/C11%20rosso%20faye.pdf">Rosso Faye</a>, di pari annata (Cabernet franc e Sauvignon, Merlot e Lagrein mai provato così complesso, succoso ed equilibrato in terra trentina) – e da nuovi vini, che Mario e Fiorentino producono con la freschezza mentale, l’inventiva, la fantasia, di un neofita. Ho così potuto assaggiare, in anteprima, un vino destinato a far parlare, un uvaggio bianco denominato <strong>Filii</strong> (figli) che ispirandosi ai vini bianchi tedeschi, nei quali la componente alcolica non è mai elevata, si vuole proporre, “ospitato” in una bella bottiglia renana da mezzo litro, come un vino di facile approccio e di beva immediata, ma non banale, con i suoi soli 9 gradi alcolici, ed il suo mix, calibrato, di uve Riesling e dei suoi “figli”, Müller Thurgau (incrocio Riesling x Sylvaner), Kerner (incrocio Trollinger x Riesling) e Incrocio Manzoni (incrocio Riesling x Pinot bianco).<br />
Tutte uve raccolte in anticipo sulla maturazione, (un 40-50% del frutto presente in vigna) e sottoposte alle altre cure e attenzione riservate ai vini più importanti.<br />
Un vino, in particolare, tra quelli degustati, mi ha profondamente colpito, tanto da volerlo poi riassaggiare, ma che dico, bere, a casa. Parlo di uno degli ultimi nati, ancora un bianco, da uve Pinot bianco, Riesling Renano, Sauvignon, Kerner, Incrocio Manzoni, espressione di una delle ultime “avventure” del duo Pojer e Sandri, lo “sbarco” in Alta Val di Cembra in quel magnifico posto – <a href="http://www.pojeresandri.it/pojeresandri_besleri.html">vedete qui le foto</a> e rimanete incantati anche voi – che è il <strong>Maso Besleri</strong>, in località Valbona di Cembra, “frutto di diversi  acquisti e di una ricomposizione fondiaria”.<br />
Lavoro iniziato nel 1998 con una bonifica di 3,5 ettari con relativo impianto viticolo e proseguito sino ad arrivare agli attuali otto ettari di vigneto completamente ristrutturato,  ai quali nell’anno 2009 si aggiunge la ristrutturazione del maso  inteso come casa composto da un ricovero per macchine agricole, una piccola cantina adibita ad acetifico e dei locali adibiti ad Agritur.<br />
Un maso da cui nascono un vino bianco  ed uno rosso frutto ognuno di una cuvèe di 5 differenti varietà di uva, allevate con intensità elevate ad ettaro, sino a 6200 ceppi. In questo posto bellissimo, modellato dal ritiro dei ghiacciai e dall’opera del torrente Scorzai, con presenza elevata di roccia porfirica di origine vulcanica e terreni ricchi in scheletro, da uve raccolte a maturazione avanzata, con mosti fermentati in piccoli fusti di rovere e di acacia (il 60 per cento) e 6 mesi di affinamento in legno a contatto dei propri lieviti, Pojer e Sandri hanno tirato fuori l’Igt <strong>Vigneti delle Dolomiti Besler Biank</strong>, la cui annata 2004 (si tratta di un vino naturalmente destinato a durare a lungo, di grande personalità e complessità, dovute al particolarissimo mix varietale, ai terroir, all’altezza (e a qualche “magia” enologica di Mario), proverò a descrivervi.<br />
Colore paglierino oro dalla maestosa brillantezza e qualche leggero riflesso verdognolo, naso caratteristico, particolare, molto complesso, compatto, con una componente aromatica spiccata e un ricordo di muschio, una presenza di frutta ben matura e succosa, dagli agrumi alla pesca ad un ricordo di albicocca, ma anche con una freschezza, da fiori bianchi, fieno di montagna, e una vena leggermente speziata, completata da striature di mandorla fresca e frutta secca, davvero notevole.<br />
Al gusto se possibile ancora meglio, inizialmente ben secco, incisivo, nervoso, come dev’essere un vero bianco di montagna, ma poi progressivamente il vino si distende, si allarga, prende confidenza, e consistenza, al gusto, conquista e riempie il palato con ampiezza cremosa, pienezza d’espressione, struttura ben sostenuta, dinamismo e sviluppo, per chiudere, ricco di sapore, importante, su una fresca nota salata, una vena minerale, esaltata da un’acidità ben calibrata.<br />
Una vera e propria scoperta, che la cantina consiglia di abbinare a piatti di pesce speziati, a primi saporiti, carni bianche, che ho pienamente gustato, e lo stesso mia moglie, che sui bianchi affinati in legno è solitamente molto scettica, su un saporito piatto di bucatini all’amatriciana.<br />
E bravi Mario e Fiorentino! Prossimamente, sui vostri schermi, per parlare dei loro metodo classico, che si guardano bene dal presentare come Trento Doc. Vista la confusione che (ancora) regna in Trentino su questa tipologia, con aziende “leader” che puntano indifferentemente a bollicine top “da guide” e a bottiglie <a href="../../../../../blog/2009/12/trentodoc-a-349-euro-o-della-prosecchizzazione-del-metodo-classico-trentino.html">da svendere negli hard discount a prezzi da prosecchino</a>, come dare loro torto?</p>
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		<title>Il Nebbiolo nell’albese: degustazione A.I.S. il 23 marzo a Lecco</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 14:44:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siete, anche voi, dei grandi appassionati del magnifico, inimitabile Nebbiolo e vivete in Lombardia?
Bene, allora segnatevi questa data, martedì 23 Marzo e questo posto, l’Hotel N.H. “Pontevecchio” di Lecco, per un appuntamento, ore 20.45, credo piuttosto interessante.
A cura della delegazione dell’A.I.S. di Lecco, e del suo delegato Fabio Folonaro si terrà difatti una Serata che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://farm1.static.flickr.com/80/241609871_7eae2f542d_o.jpg" alt="" width="297" height="315" />Siete, anche voi, dei grandi appassionati del magnifico, inimitabile <strong>Nebbiolo</strong> e vivete in Lombardia?<br />
Bene, allora segnatevi questa data, <strong>martedì 23 Marzo</strong> e questo posto, l’<a href="http://www.nh-hotels.it/nh/it/hotels/italia/lecco---lago-di-como/nh-pontevecchio.html">Hotel N.H. “Pontevecchio” di Lecco</a>, per un appuntamento, <span style="text-decoration: underline">ore 20.45</span>, credo piuttosto interessante.<br />
A cura della delegazione dell’<strong>A.I.S. di Lecco</strong>, e del suo delegato Fabio Folonaro si terrà difatti una Serata che abbiamo voluto intitolare “<strong>Il nebbiolo nell&#8217;albese</strong>”, ovvero <strong>Barbaresco</strong>,<strong> Barolo</strong>,<strong> Roero </strong>e<strong> Langhe Nebbiolo</strong>.<br />
Otto vini scelti in quattro denominazioni diverse della zona di<strong> Alba</strong> per illustrare le differenze d’espressione che il Nebbiolo presenta a seconda del terroir.<br />
Dal Nebbiolo fresco, immediato, con invecchiamento limitato ad un anno o poco più, di cui solo una parte effettuata in legno, al più impegnativo Roero, più strutturato, anche se proveniente da terreni più leggeri, sabbiosi calcarei, sino a passare al Barbaresco e al Barolo, ovvero l’apoteosi del Nebbiolo in terra di Langa.<br />
Per questo incontro, che avrò ancora una volta il grande piacere di condurre, ho scelto queste aziende e questi vini:<br />
<strong>Langhe Nebbiolo </strong><br />
Giuseppe Mascarello Langhe Nebbiolo 2007<br />
Cavallotto Langhe Nebbiolo 2007<strong><br />
Roero</strong><br />
Cà Rossa Roero Monpissano 2006<br />
Matteo Correggia Roero 2007<strong><br />
Barbaresco</strong><br />
Rizzi Barbaresco Pajoré Suran 2006<br />
Dante Rivetti Barbaresco Bricco riserva 1999<br />
<strong>Barolo</strong><br />
Vajra Barolo Bricco delle Viole 2005<br />
Maurizio Rosso Barolo Arione 2005</p>
<p>Mica male come menu nebbiolesco, non trovate?<br />
Per informazioni e modalità di partecipazione tel 039 5310002 / 340 8071309 / 3357357383 <a href="mailto:fabiofolonaro@libero.it"><br />
e-mail</a></p>
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		<title>Quale rapporto tra produzione, divulgazione e consumo? Filippo Parmigiani, enologo, dice la sua</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 09:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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E’ con grande piacere che pubblico questa acuta riflessione propostami da Filippo Parmigiani (nella foto), enologo e produttore nei Colli Piacentini, oltre che relatore ai corsi A.I.S.
Con Filippo ho fatto conoscenza solo di recente, in occasione della nostra partecipazione alla bella rassegna G &#38; G (Ghemme e Gattinara) organizzata dall’A.I.S. Verbano Cusio Ossola a Stresa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://farm3.static.flickr.com/2715/4419663566_d2f64328a8.jpg" alt="" width="400" height="391" /></p>
<p>E’ con grande piacere che pubblico questa acuta riflessione propostami da <strong>Filippo Parmigiani</strong> (nella foto), enologo e produttore nei Colli Piacentini, oltre che relatore ai corsi A.I.S.<br />
Con Filippo ho fatto conoscenza solo di recente, in occasione della nostra partecipazione alla bella rassegna G &amp; G (Ghemme e Gattinara) organizzata dall’A.I.S. Verbano Cusio Ossola a Stresa, ma è nato subito un naturale feeling, rafforzato dalla co-conduzione, che ci ha molto divertito, di una degustazione di Ghemme e Gattinara 1999, e soprattutto da una serie di commenti, alcuni assolutamente deliranti, che questa degustazione da noi condotta ha provocato su un forum vinoso frequentato soprattutto da talebani del vino. Non veri appassionati e conoscitori, ma semplici fanatici, talmente presi dal loro Ego ipertrofico da considerarsi non solo l&#8217;ombelico del mondo, ma i veri &#8220;arbitri&#8221; della validità di un vino e dell&#8217;operare di un produttore. Gente pericolosa, da cui meglio stare alla larga.<br />
Sono persuaso che ci saranno altre occasioni per parlare insieme di vino e di commentarne le vicende alla luce di un comune sentire e sono pertanto molto contento di proporvi questo suo intervento, che tocca un tema centrale nel discorso sul vino odierno, il rapporto, che dovrebbe essere paritario e virtuoso, tra produzione, divulgazione e consumo. Buona lettura!</p>
<p>“Entrare in enoteca o sfogliare la carta dei vini e scegliere una bottiglia è un gesto quasi quotidiano e all’apparenza assai semplice che spesso nasconde un momento di decisione combattuto fra la sicurezza di un’etichetta già collaudata e la curiosità di qualcosa di nuovo; se ci troviamo in un posto di fiducia spesso ci si lascia consigliare su qualcosa di sconosciuto ma che merita di essere assaggiato, rimettendoci  a chi per professione ha avuto modo di comparare le molteplici offerte di un territorio o di un vitigno, scegliendo sulla base di parametri diversi tipo qualità, prezzo, reperibilità, concorrenza, notorietà, moda. Stessa funzione, ma su scala ben più ampia, dovrebbero avere riviste, articoli, guide e blog. Chi scrive di vino dovrebbe  quindi offrire un servizio di informazione verso il consumatore attento e curioso, che sulla base della fiducia maturata in uno o più reporter del vino attinge dalle recensioni e opera la propria scelta.<br />
Affermazioni scontate e banali, lo so, se non fosse che i termini della questione siano stati ribaltati; la filiera dal produttore al consumatore con l’aiuto dell’informazione, è stata stravolta dal peso che il ruolo dell’informazione, ha assunto nel tempo.<br />
Non parlo solo di casa nostra, prima la Francia dei celebri bordolesi poi la  California dei Merlot e l’Australia dei Riesling hanno accusato il problema e hanno provato a rivendicare la paternità del territorio e della produzione nelle diverse interpretazioni che i singoli produttori sono in grado di offrire all’interno dei parametri dettati dai disciplinari.<br />
Le responsabilità sono da distribuirsi in modo assolutamente paritetico; si parte dalla produzione che pur di mantenere quote di mercato o di conquistarne di nuove, ha rinunciato alla propria identità esasperando il normale aggiornamento qualitativo in una sorta di trasformismo verso gli standard dei produttori con più citazioni; si arriva al consumatore che per pigrizia e abitudine degenerata  in malcostume preferisce trovare tutto pronto, precotto e preconfezionato e attinge ciecamente a selezioni e scelte demandate ad altri delegando invece che condividerle le emozioni. L’informazione ha esagerato nell’approfittare commercialmente della posizione di privilegio data dalla necessità del produttore di vendere e dalla comodità del consumatore di appoggiarsi a peso morto e farsi guidare (in molti casi condizionare) nella scelta.<br />
Oggi  per gran parte dei produttori poter comparire su una guida e vedersi premiati con qualsivoglia riconoscimento un vino è garanzia di vendita e di spuntare prezzi a volte oltre il ragionevole, mentre correre da solo viene ritenuto possibile solo per chi ha già raggiunto una notorietà inattaccabile; chi non rientra nelle due categorie è considerato fuori tempo.<br />
Per molti consumatori bere le etichette celebrate è sinonimo di competenza, fra incompetenti, ma ancor più di immunità dalle critiche sulla scelta operata, protetti dalla tiratura di chi ha celebrato quei vini. Commercializzare una guida è garanzia di visibilità, guadagni e potere.<br />
E allora perché non farlo? Proviamo a guardare dal fuori il sistema; si nota subito che la forza commerciale che vanta l’anello informativo si basa sulla possibilità di garantire visibilità alle prime scelte, quindi forte opportunità di vendita.<br />
La “crescita” di un territorio sui parametri dettati da chi opera le scelte porta ad aumentare il panorama di aziende papabili del massimo riconoscimento; la prima conseguenza è la condivisione  delle potenzialità di mercato tra storici appartenenti al privilegio dell’olimpo e nuovi entrati, la seconda conseguenza, ancora più antitetica rispetto alla conclamata crescita del territorio, è che l’esigenza di fidelizzare il lettore anche con la coerenza dei parametri degustativi che caratterizzano le commissioni, porta al congelamento dei risultati raggiunti.<br />
Paradossalmente in questa fase diventa più redditizio occuparsi degli esclusi, stilando nuove graduatorie di merito e offrendo di volta in volta nuove opportunità di promozione alternativa, il vino frutto in contrapposizione dei vini invecchiati, barricato o non barricato, quotidiano o da meditazione, del territorio o del vitigno.<br />
Nasce una nuova guida cui mirano non solo gli esclusi dalle precedenti ma anche gli insoddisfatti dalle promesse di vendita non tradotte in fatturati. La rotta porta inevitabilmente al punto di partenza; tanti produttori con le cantine piene di vini che non parlano di loro ma di chi poteva scrivere di loro, difficoltà di vendita, la necessità di differenziarsi, nuovi vademecum che invadono gli spazi lasciati liberi dalle precedenti occupazioni; non a caso in alcuni esempi estremi si parla di “presidi” nel territorio: circoscrizione territoriale sottoposta a un&#8217;unica autorità (dizionario della lingua italiana “Sabatini”).<br />
E il consumatore?  Inconsciamente è l’anello che condiziona tutto, le sue scelte, che siano di comodo, di moda, di alternativa, di abitudine, di competenza, di condizionamento…. finanziano il sistema.<br />
Produzione, divulgazione e consumo non possono prescindere l’una dall’altra, il rispetto dei ruoli è garanzia di sopravvivenza delle diverse produzioni (che va oltre al concetto di “cru”), di pluralità di informazione, di diritto di scelta del consumatore finale.<br />
Produttori e consumatori devono reclamare autonomia e rispetto; i primi a tutela della propria identità e delle importanti risorse investite nel progetto, i secondi a tutela del diritto di provare emozioni.<br />
Rompere l’equilibrio fra le diverse forze in gioco, subendo la l’informazione e trasformandola in condizionamento, è una forma  suicidio collettivo da cui mi dissocio”.<br />
Filippo Parmigiani</p>
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		<title>Barbera meeting a ritmo di blog: una svolta nella comunicazione sul vino</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 15:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Sono quasi dispiaciuto, visto che non mi è stato proprio possibile essere della partita, di essermi perso, pur non essendo un grandissimo fan di quest’uva e dei vini che ne sono espressione, l’edizione 2010 del Barbera meeting che per quattro giorni si è svolto ad Asti.
Quattro giornate dedicate all’assaggio di Barbera, d’Asti, del Monferrato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4056/4417709598_6cec03dd8e_o.jpg" alt="" width="450" height="129" /></p>
<p>Sono quasi dispiaciuto, visto che non mi è stato proprio possibile essere della partita, di essermi perso, pur non essendo un grandissimo fan di quest’uva e dei vini che ne sono espressione, l’edizione 2010 del <a href="http://www.barberameeting.it/">Barbera meeting</a> che per quattro giorni si è svolto ad Asti.<br />
Quattro giornate dedicate all’assaggio di Barbera, d’Asti, del Monferrato e d’Alba, confesso non essere una prospettiva che mi alletta più di tanto, però, visti gli impegni profusi dagli organizzatori e <a href="http://www.wellcomonline.com/">da chi si é occupato</a>, con grande professionalità, dei rapporti con la stampa, e soprattutto l’innovazione introdotta, che ha consentito di seguire praticamente in tempo reale quanto stava accadendo, sul blog dedicato, il <a href="http://barbera2010.com/">Barbera blog</a>, a chi è rimasto a casa, credo che sarebbe stato molto divertente oltre che interessante professionalmente, esserci.<br />
E dare il mio contributo, da giornalista che opera anche sul blog, magari coinvolgendo alcuni amici italiani presenti, non propriamente blogger, ma che comunque operano sul Web come Carlo Macchi e Alessandro Franceschini, a postare, commenti, impressioni, fotografie, note di degustazione sui tanti vini in assaggio, proprio come ha fatto il gruppo di wine blogger provenienti da Stati Uniti e Regno Unito coordinati da Jeremy Parzen di <a href="http://dobianchi.com/">Do Bianchi</a>.<br />
La loro presenza, il loro lavoro fuori dagli schemi, fatto sfruttando la velocità consentita dal Web, non sono sfuggiti, come dimostrano svariati articoli dedicati a questa novità, come quello di Sergio Miravalle, pubblicato sulla Stampa – <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=262&amp;ID_articolo=71&amp;ID_sezione=585&amp;sezione=">leggete qui</a> – oppure quello di Parzen: <a href="http://dobianchi.com/2010/03/10/the-barbera-boys-and-girl-make-headlines-in-italy/">Leggete qui</a><br />
Tra i vari post pubblicati, uno dei più interessanti è sicuramente quello del <a href="http://saignee.wordpress.com/">wine blog americano Saignée</a>, dedicato al fenomeno dei cosiddetti “Super Barbera”, ovvero dei Barbera d’Asti dalle caratteristiche speciali in qualche modo ispirati al modello dei super Tuscan. Vini potenti, molto concentrati, colorati e ricchi di legno.<br />
Leggendo quello che scrive il wine blogger americano, ma basta leggere tutti gli altri commenti sul Barbera blog, che hanno condannato l’eccesso di legno nei vini, la loro carenza di equilibrio e di piacevolezza, non sembra proprio che questa scelta incontri il favore dei degustatori e commentatori presenti ad Asti… <a href="http://saignee.wordpress.com/2010/03/10/barbera-and-superbarbera/">Leggete qui</a></p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm3.static.flickr.com/2781/4405588001_6e7ec0c08e_o.jpg" alt="" width="400" height="139" /><br />
Sarebbe piaciuto anche a me, se solo ce l&#8217;avessi fatta ad esserci, partecipare agli incontri e alle discussioni con i produttori, che ci sono stati nei pomeriggi e nelle serate della manifestazione, per capire meglio dove stia andando questo superpopolare tra i vini piemontesi, prodotto tra l’altro in quantitativi molto rilevanti, e quali siano gli orientamenti dei produttori e come pensino di affrontare i vari mercati, soprattutto quelli esteri, con i loro vini.<br />
Di una cosa, da osservatore da lontano della manifestazione, mi sono persuaso. Che il cambiamento e la novità introdotti dal Barbera meeting segnano un punto di svolta e di non ritorno.<br />
E che sarà ben difficile, a mio avviso impossibile, pensare di organizzare analoghe manifestazioni, in Piemonte o altrove, rinunciando consapevolmente alla cassa di risonanza che i blogger, quelli in gamba, quelli che scrivono cose serie e autorevoli e fanno opinione (e ce ne sono, in Italia come all’estero) assicurano.<br />
Non invitarli a partecipare, come viene invece fatto con i giornalisti che operano sulla carta stampata o che collaborano alle guide, sostenendo che … “tanto sono solo blogger”, è non solo sciocco, ma dimostra che non si é capito, come diceva Bob Dylan, che “<em>times are a changing</em>”, che oggi c’è tutto un pubblico di appassionati del vino, che frequenta la  Rete e sa discernere il grano dal loglio, che tende a credere di più a quello che scrivono, assolutamente indipendenti da qualsivoglia condizionamento, determinati wine blogger, che esprimono in libertà le loro idee, i loro gusti e disgusti, che all’informazione tradizionale, spesso ingessata e condizionata, proveniente dalle riviste e da svariate guide.<br />
Ecco perché questo <strong>Barbera meeting a ritmo di blog</strong>, con il <em>live blogging</em> assicurato questa volta da sette wine blogger, la prossima volta magari da quindici, ben coordinati, costituisce, nella piccola cronaca del discorso e della comunicazione del vino, un evento da ricordare. E da tenere seriamente in considerazione.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Vamos a Madrid! Concurso Internacional de Vinos Bacchus 2010</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2010/03/vamos-a-madrid-concurso-internacional-de-vinos-bacchus-2010.html</link>
		<comments>http://vinoalvino.org/blog/2010/03/vamos-a-madrid-concurso-internacional-de-vinos-bacchus-2010.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 23:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Cosa ne dite signori di questo ambientino ritratto nelle foto che illustrano questo post? Davvero niente male, non trovate?
Bene, da venerdì 12 a martedì 16, sarà questo, in Alcalà 15, nel pieno centro di quella città meravigliosa che è Madrid, lo scenario che accoglierà la nona edizione di Bacchus, Concurso Internacional de Vinos organizzato dall’Union [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4014/4413481732_0a2e43f161_o.jpg" alt="" width="323" height="430" /></p>
<p>Cosa ne dite signori di questo ambientino ritratto nelle foto che illustrano questo post? Davvero niente male, non trovate?<br />
Bene, da venerdì 12 a martedì 16, sarà questo, in Alcalà 15, nel pieno centro di quella città meravigliosa che è <strong>Madrid</strong>, lo scenario che accoglierà la nona edizione di <a href="http://www.uec.es/bacchus/">Bacchus</a>, <em>Concurso Internacional de Vinos</em> organizzato dall’<a href="http://www.uec.es/">Union Española de Catadores</a>.<br />
Qui, nello splendido <a href="http://www.casinodemadrid.es/sp/index.htm">Casino de Madrid</a>, che proprio nel 2010 celebra il primo secolo di storia, degustatori de todo el mundo, tra cui il vostro “Don Quixote”, che a Bacchus torna per la terza volta, si troveranno a degustare e giudicare, per decidere se assegnare loro le “medallas del Gran Bacchus de Oro, Bacchus de Oro y Bacchus de Plata” qualcosa come un migliaio di vini provenienti da Italia, Francia, Germania, Argentina, oppure Bulgaria, Turchia, Cipro, Slovacchia, Brasile o Israele, per citare solo alcuni dei Paesi che presenteranno in concorso le loro produzioni.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm3.static.flickr.com/2748/4412770199_a613c57ed5_o.jpg" alt="" width="410" height="275" /></p>
<p>Una grande occasione per vedere che aria tira, quali gli orientamenti stilistici, le tendenze, nel sempre più variegato mondo del vino mondiale e per incontrare vecchi e nuovi amici, giornalisti e anche qualche wine blogger, ma anche tecnici, degustatori, professori universitari, ricercatori, che ho già incontrato nelle precedenti edizioni di Bacchus e che sicuramente ritroverò quest’anno.<br />
<img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4058/4412772709_282b1a89cf_o.jpg" alt="" width="332" height="415" /></p>
<p>E poi, lo confesso, uno dei motivi più forti che mi hanno spinto ad accettare l’invito degli organizzatori e del presidente della U.E.C., l’amico Fernando Gurucharri Jaque, la magia infinita, la vitalità, il fascino, l’energia di una città ogni volta sorprendente e bellissima come <a href="http://www.munimadrid.es/portales/munimadrid/es/Inicio?vgnextfmt=default&amp;vgnextchannel=1ccd566813946010VgnVCM100000dc0ca8c0RCRD">Madrid</a>, dove sarà bello, anche questa volta, regalarsi qualche ora, dimenticando vini e dintorni, da<em> wanderer</em>, per visitare nuovamente il Museo del Prado e quelli Thyssen-Bornemisza o Reina Sofia, o girovagare per il <a href="http://www.mercadodesanmiguel.es/">Mercado de San Miguel</a> o cogliere, nel tempo libero lasciato dalle degustazioni, dalle tapas e dai momenti conviviali, le tantissime opportunità offerte – <a href="http://www.esmadrid.com/es/portal.do">vedete qui</a> – da questo posto davvero a misura di turista.<br />
Sto arrivando Madrid e <em>que viva la vida</em>!<br />
<strong>N.B.</strong> Voi comunque continuate a seguire il blog, dove troverete sempre nuovi post da me già programmati per l&#8217;uscita nei prossimi giorni</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm3.static.flickr.com/2730/4409400752_61995de0ff_o.jpg" alt="" width="405" height="393" /></p>
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		<title>Cirò Classico Superiore 2008 ‘A Vita Vigna De Franco e Serata A.I.S. a Cirò marina</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 09:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari lettori di Vino al Vino vi autorizzo a darmi del babbeo e dell’addormentato. Perché solo un babbeo e un addormentato come me, potendo disporre, da dicembre, non da due giorni, di un’assoluta novità e potenzialmente di un ottimo vino, avrebbe aspettato sino a marzo inoltrato per decidersi a stapparla e metterla alla prova.
Così, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://farm5.static.flickr.com/4053/4421630011_39150c2e93_o.jpg" alt="" width="223" height="400" />Cari lettori di Vino al Vino vi autorizzo a darmi del babbeo e dell’addormentato. Perché solo un babbeo e un addormentato come me, potendo disporre, da dicembre, non da due giorni, di un’assoluta novità e potenzialmente di un ottimo vino, avrebbe aspettato sino a marzo inoltrato per decidersi a stapparla e metterla alla prova.<br />
Così, di fronte a questa sorprendente ed eccellente prova d’esordio di una voce nuova del panorama di una zona vinicola a me cara com’è l’area di Cirò marina nel crotonese, in Calabria, parlo del <strong>Cirò Classico Superiore 2008 ‘A Vita</strong> della <a href="http://vignadefranco.blogspot.com/">società agricola Vigna De Franco</a>, devo solo fare mea culpa e mettermi in fila dopo le lucidissime celebrazioni di amici e colleghi giornalisti e blogger che mi hanno preceduto e che ben prima di me hanno festeggiato l’avvento sulla scena cirotana di un nuovo originale protagonista.<br />
Cosa aggiungere, difatti, a quello che hanno scritto Roberto Giuliani su LaVINIum – <a href="http://www.lavinium.com/cgi-bin/visuvinlav.cgi?IDvino=8590">leggete qui</a> – Luciano Pignataro sul suo omonimo wine blog – <a href="http://www.lucianopignataro.it/a/a-vita-ciro-rosso-classico-superiore-2008-doc/6813/">leggete qui</a> – e Andrea Petrini su Percorsi di vino – <a href="http://percorsidivino.blogspot.com/2009/12/dalla-calabria-al-piemonte-un-viaggio.html">leggete qui</a> &#8211; ?Direi ben poco, salvo ricordare, dicendo loro un convinto bravi!, chi siano gli artefici di questo exploit, <strong>Francesco De Franco</strong>, “architetto pentito fresco laureato in Enologia, e la sua compagna, friulana, <strong>Laura Violino</strong>”.<br />
Otto ettari di vigneti in biologico la loro tenuta, “nessuna sostanza di sintesi, solo rame, zolfo e agenti naturali, utilizzati con parsimonia. Nessuna concimazione, solo sovesci e ridotte lavorazioni del terreno per preservare la fertilità e favorire la biodiversità del suolo.Coltiviamo Gaglioppo, Magliocco, Greco nero e Greco Bianco, i migliori interpreti del nostro terroir”.<br />
L’azienda si trova a <strong>Cirò Marina</strong>, in località Muzzunetto, e può contare su vigneti piantati ad alberello, di età media tra i 30 ed i 40 anni e condotti interamente con sistema di agricoltura biologica.La prima uscita, diecimila bottiglie, è di quelle con il botto. Di quelle che colpiscono tale e tanta appare la chiarezza delle idee e la precisione del fare, visti i risultati.<br />
Com’è dunque questo Cirò esaltazione assoluta della grandezza, quando lo si sa prendere per il verso giusto, del<strong> Gaglioppo</strong>, raccolto tra il 2 e il 16 di ottobre a vendemmia tardiva?<br />
Non chiedetemi del colore, un rubino splendente, che Luciano Pignataro ha ben fotografato celebrando “la penetrabilità del colore, adoro avere la possibilità di traversare il vino fino al fondo del bicchiere, proprio come quando dalla barca si può vedere il fondo del mare. Non è un rubino stanco, ma scarico, non ha riflessi aranciati ma è vivo brillante, come deve essere appunto qualcosa messa in bottiglia appena un mese fa dopo dodici mesi di affinamento in acciaio”, un qualcosa che a differenza dai vini dai colori esagerati, lutulenti e volgari, come chi li ha così concepiti, “annuncia in genere finezza ed eleganza, sensazioni decise ma non pronunciate e imposte, qualcosa da corteggiare e non da respingere”.<br />
Quanto ai profumi, cosa aggiungere, di più e di meglio, a quello che ha osservato Roberto Giuliani, parlando di “una deliziosa ciliegia che si mescola alla varietà amarena ma rimane avvolta da spire odorose di rosa purpurea. Pur giovanissimo mostra già una iniziale tessitura speziata, ma prima si dona salmastro, quasi salino, poi incontra il mirto, il pepe, il timo, l&#8217;alloro, una profonda traccia minerale”.<br />
Da parte mia, sottoscrivendo in toto, aggiungerei la bellezza e la limpidezza del colore, quasi “nebbiolesco” l’eleganza, la suadenza carezzevole, che abbina fiori, frutta (ciliegia, ma anche lampone), accenni selvatici di liquirizia e mirto e leggermente pepati, e la salinità del mare, la cui vicinanza le vigne avvertono e “respirano”, l’eloquio inconfondibilmente “mediterraneo” del vino, quel suo accento inconfondibilmente calabrese e un accenno tra la menta e l’eucalipto. Ma un calabrese uso di mondo, che conosce la Langa del Nebbiolo, la Bourgogne del Pinot noir e sente in qualche modo vicina la  Sicilia dell’Etna…<br />
E poi che dire una volta passati al primo sorso, all’insegna di un assoluto equilibrio e di una bevibilità golosa, conquistati dall’alcol calibrato e non protagonista, dall’attacco asciutto, energico e perentorio nella sua dolcezza, dall’integrità ben polputa e “croccante” del frutto, dal tannino ben sottolineato ma non aggressivo, di terrosa consistenza e dall’acidità perfetta che equilibra e innerva e dà spinta a tanta materia?<br />
Viene da dire di trovarsi di fronte se non ad un grande vino, ad un vino giusto, vero, di assoluta precisione e autenticità, che ha profondità, dinamismo, continuità espressiva e dà sempre crescente soddisfazione quando lo gusti, che esprime con fedeltà la verità del luogo dov’è nato, il suo poter essere figlio solo di questa situazione e non di altre.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm3.static.flickr.com/2011/2712842595_d90d0ae761.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Un vino all’insegna della freschezza, del sale, del nerbo, che si fa bere e si esalta, come dovrebbe essere obbligo di ogni vino degno di questo nome, quando lo si accosta alla cucina, non solo a preparazioni importanti, ma anche ai due hamburger preparati a casa sul quale l’ho messo alla prova. Un vino che mi fa venire una gran voglia di conoscerne l’artefice, di stringergli la mano guardandolo negli occhi e dicendogli grazie.<br />
Cosa che farò sicuramente, se Francesco Maria De Franco mi farà il grande piacere di poterlo incontrare, il prossimo 19 marzo, festività di San Giuseppe (e anniversario dei primi 80 anni del più grande cuoco italiano vivente, Gualtiero Marchesi: auguri!) quando scenderò proprio nella sua Cirò Marina, invitato dagli amici dell’A.I.S. Calabria, per condurre, alle 18.30 presso il Centro culturale <em>A Casedda</em> dell’<a href="http://www.librandi.it/">azienda vinicola Librandi</a>, una degustazione dal titolo “<strong>Colori a confronto</strong>”.<br />
6 vini italiani, di spiccata personalità, da me scelti, a confronto per approfondire la questione del colore del vino. Sempre di più il mercato globale viene spinto dalla richiesta dei consumatori verso vini molto concentrati di colore. In Italia ed in Calabria ci sono vini che a questa tendenza di mercato contrappongono la loro personalità territoriale di grande spessore e la loro peculiare identità, che non si fa condizionare da mode che hanno ormai fatto il loro tempo e sono ancor più prive di senso.<br />
I vini in degustazione saranno:<br />
Aglianico del Vulture 2004 <strong>Eleano</strong><br />
Barbaresco Rio Sordo 2006 <strong>Cascina delle Rose</strong><br />
Barolo Acclivi 2006 <strong>Comm. G.B. Burlotto<br />
</strong>Brunello di Montalcino 2005 <strong>Col d’Orcia</strong><br />
Chianti Classico 2007 <strong>Monteraponi</strong><br />
Cirò classico riserva Duca San Felice 2007 <strong>Librandi</strong></p>
<p>Insomma una bella serata per parlare di vino e trovare quali punti di incontro ci possano essere, lavorando nel segno dell’autenticità, del rispetto delle caratteristiche varietali, della storia e della peculiarità di un territorio, tra vitigni apparentemente lontani e assai diversi tra loro come Aglianico, Nebbiolo, Sangiovese e Gaglioppo.<br />
Scommettiamo che ci divertiremo?</p>
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		<title>Povero Diavolo, che pena mi fai…</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 22:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pazza Inter]]></category>

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Mi dicono &#8211; sarò mica rimasto davanti alla tv a godermi lo spettacolo? &#8211; che la seconda squadra di Milano (come si chiama?) questa sera ne abbia buscate 4, perdendo 4 a 0, dal Manchester United e che sia uscita dalla Champions League, con le pive nel sacco…
Avete presente quella canzone di Riccardo Cocciante, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4047/4423589250_51e912698f_o.jpg" alt="" width="420" height="279" /></p>
<p>Mi dicono &#8211; sarò mica rimasto davanti alla tv a godermi lo spettacolo? &#8211; che la seconda squadra di Milano (come si chiama?) questa sera ne abbia buscate 4, perdendo <strong>4 a 0</strong>, dal <strong>Manchester United</strong> e che sia uscita dalla Champions League, con le pive nel sacco…<br />
Avete presente <a href="http://www.youtube.com/watch?v=KMddhxXv97k">quella canzone di Riccardo Cocciante</a>, che faceva.. “povero Diavolo, che pena mi fai…”?<br />
Beh, buon divertimento con le Rooney Tunes!<br />
<img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4061/4425143926_7540776f80_o.jpg" alt="" width="300" height="249" /></p>
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