Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'vino e marketing'

2 Gennaio 2008

Pin up d’antan in etichetta per vendere vino: anche questo è marketing?

Beh dai, non possiamo mica lamentarci se facciamo un confronto tra la Duca di Salaparuta che come ho scritto (leggi) ha scelto di dotarsi di una spettacolare testimonial per il lancio del proprio Brut Riserva, realizzando una raffinata campagna pubblicitaria, e quanto fatto da una sorta di joint venture californiana tra wine e show business, che per cercare di vendere dei pintoni da un litro e mezzo di “delicious Bordeaux blend of cabernet sauvignon, petite verdot, syrah and malbec (…)a beautiful, rich wine with flavors of black cherry, vanilla and a touch of chocolate. The light tannins and medium body give way to a long, fruit filled finish” é ricorsa nientemeno che una celeberrima ma ormai stagionatissima pin up!
Invece, come ha ben sottolineato (vedi) l’ottimo wine blog neozelandese Serious about wine – ovvero Wine Packaging, Design & Marketing Inspiration – poiché per alcuni produttori ed enologi “quel che appare in etichetta è più importante di quel che c’è dentro la bottiglia”, eccoci di fronte a questa malinconia e patetica più che scandalosa trovata (forse pensata per sessanta-settantenni un po’ bavosetti, nostalgici degli anni Cinquanta in cui le Blond Bombshells come Marylin Monroe e Jane Mansfield avevano fatto battere, forme generose tutte curve abbondantemente svelate nelle foto, i loro cuori) che vede sulle etichette dei vini far “bella” mostra di sé una delle bombshell d’antan, ovvero Mamie Van Doren, al secolo Joan Lucille Olander, nata nel 1931 (sito).
Immagini, come dice impietoso Serious about wine, che ritraggono Mamie sia quando aveva 21 anni ed era uno splendore, sia oggi, che diciamo non è più quella di una volta, abbondantemente e pesantemente ritoccate, anzi “Photoshopped“.
Mi sembra quasi maramaldeggiare e sparare sulla Croce Rossa, le immagini sono eloquenti e danno già abbastanza tristezza, bollare questa trovata delle Mamietage labels come le definiscono, etichette che presentano una parte che si può strappare (peel away) e rivela, come in uno strip tease, le un po’ stagionate grazie di Mamie.
E altrettanto inutile parlare dei vini, da uve della Alexander Valley imbottigliate dalla Armida winery (sito) di Healdsburg in California.
Se vorrete Enjoy the Spirit of Hollywood e dotarvi di queste “limited edition bottles of the Mamie Van Doren Collection of wines”, sul sito Internet dedicato (vedi) nonché su sito e myspace blog di Mamie (vedi e vedi ancora) potrete trovare, nel caso, tutti i dettagli utili.
Se gli Hollywood’s Golden Age of the 50’s, con l’annuncio della sexual revolution vi intrigano, ovviamente a scopo intellettuale, perché siete dei patiti del cinema e del costume dell’epoca, prego accomodatevi ed i tre magnum magnum con le etichette di Mamie, che potrete eventualmente farvi individualmente numerare e dedicare, saranno vostri a soli 300 svalutatissimi dollari.
Sono gli States, certo, amerikanate, un marketing del kitsch e del cattivo gusto, ma non mi stupirei più di tanto se in Italia prima o poi qualcuno “sbattesse” in etichetta le fascinose Pampanini, le Mangano o le Loren, o piuttosto la Cicciolina o la povera Moana Pozzi, magari su un Frascati, un Lambrusco o su un’esuberante Falanghina: cosa non si fa, al giorno d’oggi, per vendere!

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2 Aprile 2007

Fashion Wines Fiat: una comunicazione sul vino in perfetto stile Lapo

Lo giuro, questo testo non me lo sono inventato, mi è arrivato in forma di comunicato stampa da un’immaginifica agenzia alla quale la “creatività” non fa certo difetto…

Il comunicato testualmente recita: “Le Cantine Scrimaglio hanno presentato la nuova linea di Fashion Wine realizzati per il lancio del Nuovo Marchio Fiat. La scelta è caduta su un designa di grande classe e riconoscibilità: una bottiglia resa ancora più blasé dal marchi incastonato nel vetro, tra l’etichetta e il collo. Una bottiglia inconfondibilmente made in Italy: moderna e raffinata, nella quale l’eccellenza dei vini piemontesi si sposa eccezionalmente con le nuove occasioni di consumo del pubblico alla moda.

I Fashion Wine con il Nuovo Marchio Fiat costituiscono un ulteriore passo avanti nella mirata operazione di brand extension voluta da Fiat, che ha trovato nelle cantine Scrimaglio un partner creativo e affidabile. I Fashion Wine Scrimaglio Monferrato doc Rosso e Monferrato doc Bianco, con il Nuovo Marchio Fiat sono stati giudicati eccezionali anche sotto il profilo della qualità.

L’attenzione al design e alle occasioni in cui i Fashion Wines con il Nuovo Marchio Fiat saranno presentati e offerti, dice Pier Giorgio Scrimaglio, bisnipote del fondatore Francesco Scrimaglio e oggi responsabile dell’Azienda, ci ha stimolato a realizzare un vino che rispecchi l’eccellenza di cui quel marchio è universalmente riconosciuto come simbolo nel mondo dell’auto e non solo”. I Fashion Wine si possono trovare nei migliori ristoranti oppure sono acquistabili on line sul sito Internet Fashion Wine”.
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9 Gennaio 2007

Winett Taste & Trade 2007: un’importante occasione di confronto con la realtà della GDO

Ma che fine avrà fatto, una volta lasciata la Gourmet International che l’aveva vista tra i maggiori responsabili di quel grande evento enogastronomico che è il Wine Festival di Merano, una wine manager capace e abile organizzatrice come Federica Schir ? La risposta era prevedibile: dopo essersi preso un riposo sabbatico e una volta trasferitasi dalla bella località termale altoatesina in Veneto, Federica ha deciso di rimanere e di operare in quel mondo del vino che ben conosce.

Più determinata e agguerrita che mai eccola pertanto ripresentarsi oggi, dividendosi tra Venezia e Treviso, alla testa, insieme a Marco Giol, della società Winett srl, che sta mettendo a punto la seconda edizione di Winett Taste & Trade.

Che cosa sia Winett Taste & Trade è presto detto, una convention commerciale privata business to business dedicata ad un selezionato numero di aziende produttrici di vino interessate a consolidare o instaurare nuovi rapporti commerciali con quella realtà importante e che non si può far finta di ignorare rappresentata dai buyers della Grande Distribuzione Organizzata e della Distribuzione Organizzata, nonché con altri importanti gruppi d’acquisto organizzati nei settori Horeca ed Import – Export.

La società Winett srl. in collaborazione con la rivista Beverage Observer, si è posta l’importante obiettivo di superare la logica delle fiere e dei saloni vinicoli, che sono simpaticissimi e utili soprattutto per il consumatore, ma portano solo raramente affari alle aziende, per andare incontro alla richiesta di incontri finalizzati ad immediati riscontri commerciali nel segno della concretezza e della razionalizzazione del tempo.

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31 Dicembre 2006

Asti Spumante: quale immagine all’alba del 2007 ?

Non ho alcun dubbio che il migliore modo di dimostrare attaccamento alle sorti di quel prodotto inconfondibilmente e inimitabilmente italiano (e piemontese) che è l’Asti Spumante sarebbe che ognuno di noi stasera ne stappasse almeno una bottiglia, favorendo una crescita di quella quota di consumi nazionali che è del 25 per cento, contro il 75% commercializzato all’estero in moltissimi mercati.

Però, anche se i numeri e le statistiche diffuse in sapienti comunicati stampa prontamente ripresi, con suono di grancassa, da testate compiacenti, magari all’interno di ampi servizi dove compaiono pagine pubblicitarie consortili o di singoli grandi marchi astigiani, ci dicono che la vendemmia 2006 per le uve Moscato destinate all’Asti (e al Moscato d’Asti) è andata bene, che nel primo semestre 2006 le vendite di Asti Docg in Italia sono cresciuto quasi dell’otto per cento, e che all’estero fanno registrare incrementi mercati importanti come Germania, Russia, Giappone, Nord Europa, posso sommessamente far notare che questa crescita è stata conseguita anche con tattiche e strumenti discutibili ?

Si parla difatti di una “filiera impegnata nel rilancio del prodotto”, di un “piano di rilancio multidisciplinare” che prevede un investimento di qualcosa come 40 milioni di euro tra risorse pubbliche e private, si tirano in ballo manager, esperti, cervelloni, si che “l’Asti Docg è top of mind” ovvero ben presente e conosciuto al consumatore, anche se molti “lo considerano un vino demodé, polveroso, di poco carattere e poco prestigio”, e poi cosa accade, alla fine di tutti i discorsi, nel momento topico e fondamentale della vendita ? Come si presenta l’Asti Docg al consumatore, quale immagine di sé proietta, quale idea della propria importanza, credibilità, offre ?

A giudicare da una pagina pubblicitaria apparsa giovedì 28 dicembre sul Corriere della Sera, inserzionista la catena di supermercati, iperstore & superstore, GS, non una catena qualsiasi, non benissimo, perché in questa presentazione di “prezzi in festa GS” validi sino al 31 dicembre, l’Asti Spumante Docg di una notissima casa già piemontese e oggi multinazionale, Martini, appare come il prodotto non solo più popolare, cosa che l’Asti è deve effettivamente essere, ma quello che per vendersi è più disposto, con rispetto parlando, a “calare le brache”, solo dal punto di vista del prezzo, ovviamente.

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3 Novembre 2006

Vini del Danubio blu: una promozione intelligente

Ricordate il magnifico walzer An der schonen blauen Donau di Johann Strauss II ? Questa magnifica musica rievoca l’atmosfera di un tempo e di un impero che fu, quello austroungarico e di una terra, sintesi di culture e tradizioni diverse, dove anche il vino, basta pensare al Tokaij, ai vini della Wachau , erano grandi protagonisti.

Il Bel Danubio blu oggi, oltre ad evocare una musica struggente ed un’epoca lontana, è diventato nel Nuovo Mondo, negli Stati Uniti, in California, un ottimo argomento di marketing del vino utilizzato da una società, la Blue Danube wine company, che si propone di presentare e commercializzare in terra americana, “A different taste from the heart of Europe”, un gusto diverso dal cuore dell’Europa, ovvero vini che sfuggono alla logica della standardizzazione e dell’omologazione, un’alternativa al trinomio Chardonnay-Merlot-Cabernet, che costituisce il leit motiv di tanta viticoltura ed enologia made in Usa.

Basta visitare il loro sito Internet per vedere con quanta efficacia, intelligenza e originalità i responsabili della società, sita nel cuore della San Francisco Bay Area e fondata nel 2002 da una coppia di appassionati, lei dall’inconfondibile cognome d’area ungaro balcanica, Molnar, ed esperti dei mercati dell’est Europa, sappiano promuovere, anche attraverso degustazioni e la partecipazione a wine show, festival, eventi culturali, i vini da loro distribuiti e presentarli efficacemente a rivenditori, ristoranti, appassionati, distributori.

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31 Luglio 2006

New Zealand screwcap wine seal iniziative: quando il tappo a vite diventa prassi

Oggi per moltissimi produttori di vino la vera priorità, il problema urgente da risolvere (va da sé, dopo l’attuale, preoccupante, contrazione degli acquisti) si sta, sempre di più, dimostrando l’individuazione di un affidabile, pratico sistema di chiusura delle bottiglie che possa realmente configurarsi come una reale alternativa al tappo di sughero.
Una chiusura classica che forse, da un punto di vista coreografico, continua ad essere insuperabile, per un certo tipo di pubblico refrattario ad accettare il nuovo, ma che per molti mercati e per larghi strati di consumatori recentemente approdati al vino, visti i problemi che il famigerato TCA o gusto di tappo spesso presenta, rischia di apparire anacronistico o di funzionare come un deterrente ad un regolare consumo.

Per alcuni dei più attivi e pragmatici e dinamici Paesi produttori del Nuovo Mondo, Australia e Nuova Zelanda in primis, la risposta sembra sempre più diffusamente essere rappresentata dal cosiddetto “screwcap” o tappo a vite, che fior di aziende utilizzano non solo sulle linee base ma sulle linee top e sui cosiddetti premium wines che anche Down under vengono prodotti.

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